Democratizzazione della finanza e decentralizzazione i driver dell’innovazione nella token economy

Le blockchain sono essenzialmente una nuova architettura informatica che consente di registrare le informazioni e regolarne l’accesso. Oggi i dati sono la nuova asset class dell’economia. Così come la terra era il valore principale nell’economia agraria, le fabbriche in quella industriale, i dati sono la principale fonte di creazione di valore dell’era digitale.

Le blockchain sono essenzialmente una nuova generazione di database che trattano l’informazione e il dato come un vero e proprio asset e come tale lo proteggono e forniscono le tutele necessarie al suo proprietario, costruendo al proprio interno un sistema economico che ne esprime un valore e rendendo liquido trasferibile. Il valore del dato, dell’asset sottostante o della transazione conseguente al suo passaggio sono rappresentati dai token (le cosiddette cryptocurrencies).

Airbnb non possiede le case che vengono affittate, Spotify non possiede la musica che viene commercializzata ed entrambe non posseggono nemmeno le reti che le distribuiscono. Posseggono unicamente i dati che consentono queste transazioni: li concentrano, li combinano, erogano un servizio di intermediazione e con questo processo producono un’immensa ricchezza, potenza e valore monetario.

Con la digitalizzazione di massa del pianeta, abbiamo assistito negli ultimi anni alla crescita esponenziale dei dati prodotti, registrati e disponibili per essere lavorati da nuovi intermediari. E così le mega tech companies che fanno da aggregatori, trasformatori e distributori della nuova materia prima hanno ammassato ricchezze gigantesche in poco tempo, diventando anche estremamente potenti. Google, Amazon, Alibaba, Facebook, Airbnb sono solo alcuni esempi di come oggi il possesso delle informazioni abilita la conquista e riconfigurazione di interi mercati.

Ma questi sistemi in grado di produrre immense ricchezze stanno sempre più mostrando vulnerabilità e crescenti problemi che stanno allarmando governi e consumatori con la conseguenza di un calo nella fiducia rispetto ai nuovi intermediari digitali.

Cambridge Analytica, fake news, pirateria informatica, furti massivi di dati di consumatori poi commercializzati su Silk Road si stanno ripetendo con crescente frequenza causando allarme nei consumatori. Il potere monopolistico delle mega tech company sta asciugando il contesto competitivo di intere filiere e accentrando potere e ricchezza enormi in poche mani provocando la necessità di interventi regolatori.

Sono tre i grandi temi al centro dell’attenzione dell’attuale architettura di Internet

  • Sicurezza e vulnerabilità ad attacchi informatici;
  • Opacità dei processi e delle transazioni sulle informazioni (ie privacy)
  • Accentramento del potere nelle mani di pochi operatori

E così nel 2008 Satoshi Nakamoto pubblica il suo whitepaper, nasce Bitcoin, la blockchain e le DLT (digital ledger technologies).

La promessa delle blockchain è di ribaltare l’attuale impostazione centralizzata delle tecnologie Internet client-server per passare ad un approccio opposto in cui sono le transazioni digitali sono totalmente decentralizzate, peer to peer, anonime ed intrinsecamente sicure grazie ad una catena crittografica di validazione.

Un sistema di questo tipo rende inoltre possibile la creazione di moneta elettronica e di asset digitali basati sulla scarsità, superando il problema della doppia spese ed eliminando la necessità di autorità centralizzate e intermediari.

Come molti fenomeni delle reti, la nuova tecnologia è nata come una sorta di movimento ‘politico’ con l’idea di riportare Internet alle promesse iniziali: disintermediazione, distribuzione di valore, libero accesso ai dati e alle informazioni, protezione della libertà individuale. Sulla base di questi valori la blockchain ha avuto una adozione lenta ma costante da parte di hacker e sviluppatori in tutto il mondo fino a raggiungere un tipping point e iniziare una crescita esponenziale nel 2016.

Il 2017 è stato l’anno di esplosione delle ICO, una bolla che ha toccato il culmine con una raccolta complessiva di 2,5 miliardi di dollari solo nel mese di Febbraio 2018. Nei primi 5 mesi di quest’anno le ICO hanno raccolto un totale di circa 8 miliardi di dollari. Ma ad  uno sguardo più ravvicinato però la metà dei capitali sono state raccolte da 10 vendite di token e la metà di queste ICO riguardano tecnologie di infrastrutturazione. Il mercato sta già facendo le sue scommesse selettive sui vincitori della token economy.

ico.png

Ma qual è lo stato dell’arte delle blockchain? A che punto siamo nello sviluppo delle nuove infrastrutture e servizi? Quali sono i principali problemi che devono affrontare?

Nonostante il clamore mediatico generato da Bitcoin e dalle cryptovalute e l’hype finanziaria che hanno creato, la verità è che l’uso concreto delle applicazioni di queste tecnologie oggi è estremamente limitato. Siamo nelle fasi iniziali di un fenomeno trasformativo.

Devono essere risolti moltissimi problemi tecnici: temi di scalabilità, solidità delle tecnologie, costo delle transazioni, di efficienza dei processi e di interconnessione dei sistemi. La visione di Internet come un mega computer interconnesso e distribuito è chiara, ma la modalità con cui ci si arriverà e le tecnologie che si affermeranno come colonne portanti del sistema sono ancora largamente in fase di sviluppo.

Innanzitutto bisogna considerare che questo miglioramento drammatico in termini di sicurezza, affidabilità e possibilità ha un costo, un costo tra l’altro molto significativo. Le blockchain da un punto di vista computazionale e di consumo computazionale ed energetico sono dei sistemi informatici largamente inefficienti rispetto alle tecnologie che tutti noi abbiamo utilizzato negli ultimi vent’anni e tuttora utilizziamo. D’altra parte non è detto che abbia senso per qualunque applicazione avere un ledger ridondato su milioni di computer. Anche per questo la quantità di cryptovalute che si stanno sviluppando è ampia e diversa per caratteristiche, funzionalità, scopi, sicurezza.

Ad oggi ancora non si vedono applicazioni su larga scala che hanno raggiunto masse significative di consumatori con impatti tangibili. L’unica applicazione su larga scala che effettivamente ha raggiunto questo obiettivo oggi è Bitcoin stessa. Non è solamente un tema di user adoption.

Ci sono da un lato ostacoli tecnici sulla performance ancora molto rilevanti da superare: Bitcoin processa 3/4 transazioni al secondo e più o meno questo è il suo limite tecnico, Ethereum 5/6 al secondo. Paypal processa qualche centinaio di transazioni al secondo, Visa o Mastercard processano alcune migliaia di transazioni al secondo, un mercato borsistico alcune decine di migliaia al secondo.

In questo momento la sfida è nel costruire un ecosistema di blockchain in grado di superare limiti tecnici e capacità applicative. Trasformare Internet in un mega computer distribuito e interconnesso in cui i dati si spostano ai bordi della rete e sono nelle mani di chi li produce.

Un secondo elemento che determina ancora un limitato sviluppo è il fatto che sta effettivamente nascendo un ecosistema di attori:

  • Protocolli (Bitcoin, Ethereum, Hyperledger, etc.)
  • Infrastrutture di trading (exchanges come Coinbase, compliance, custodia come Xapo, etc.)
  • Infrastrutture tecnologiche (tool di sviluppo, infrastrutture di delivery, etc.)
  • Gestioni di dati (exchange di dati, identity tools, etc.)
  • Applicazioni

blockchain ecosystem

E’ un ecosistema ancora largamente incompleto e la gran parte dei progetti in corso sono ancora in fase di sviluppo, in alfa o in beta. E comunque si tratta ancora largamente di applicazioni non pronte per il mercato di massa.

Probabilmente ci vorranno ancora diversi anni, prima che questi problemi tecnologici vengano risolti e servizi e applicazioni decentralizzate vedano un’adozione di massa.

Ma  la cosa che personalmente come investitore trovo più interessante di tutto ciò è che la tecnologia blockchain abilita nuove funzionalità, consentendo di fare delle cose che semplicemente non erano tecnicamente fattibili con le  tecnologie precedenti. Oppure rende possibile fare cose che si possono già fare con la tecnologia odierna, ma renderle molto più semplici, fluide e scalabili.

Nella token economy il dato diventa valore economico, con un suo prezzo espresso dalla dinamica di domanda e offerta e pure essendo un fatto digitale è trasferibile e non duplicabile. Questo abilita nuovi modelli di business, nuovi modalità di transare tra diverse controparti. Le applicazioni sulle blockchain consentono quindi nuovi tipologie di interazione tra gli uomini, tra uomini e oggetti e tra gli oggetti stessi (si pensi ad esempio all’impatto sull’IOT di questo tipo di architetture).

Nella token economy infatti possono essere remunerati comportamenti desiderabili con token che vengono scambiati in cambio di diritti o asset. Questi nuovi modelli di business si sviluppano combinando tre fattori:

  • I token, ovvero delle monete elettroniche con un valore di mercato
  • Dei benefici tangibili dagli utenti
  • Risultati tangibili in termini di modifiche di comportamento

I token consentono le microtransazioni, aprendo nuovi scenari per la monetizzazione dei contenuti o rendendo possibile ad esempio ad un utente la monetizzazione del proprio tempo o della propria attenzione (come alternativa alla pubblicità). E’ possibile immaginare un mondo in cui produttori di contenuti e consumatori di contenuti transano tra loro direttamente senza l’intermediazione della pubblicità.

Infine c’è un altro fenomeno che personamente trovo estremamente interessante come investore e come venture capitalist: le blockchain introducono un nuovo modo di finanziare l’innovazione, di far nascere nuovi servizi e di consentire al consumatore un accesso diretto al valore che viene creato dalla aziende.

Le cryptovalute sono una nuova asset class, che esprime un valore di mercato per il dato, il servizio offerto o per l’organizzazione che lo propone. E questo valore è liquido, scambiabile e continuamente monitorabile su dei marketplace. Concetti come il crowdfunding, il venture capital e le ICO stanno convergendo e rapidamente collassando verso una nuova tipologia di finanza per lo sviluppo. E con l’evoluzione delle ICO da utility tokens raccolti sotto forma di ‘reward based crowdfunding’ alle security ICOs raccolte secondo gli schemi classici della finanza o dell’equity crowdfunding molto probabilmente stiamo entrando in una nuova fase del venture capital.

bitcoin wallets.png

Ci sono voluti 10 anni perché il Web raggiungesse 1 miliardo di utenti.

Ad oggi ci sono circa 30 milioni di wallet di cryptovalute, la vera domanda quindi è dove ci troviamo oggi nella curva di adozione delle blockchain?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Venture capital in Europa, bene non benissimo

Erano due anni che non mettevo mano al blog. Due anni, tanta roba. Ma ho avuto molto da fare ultimamente.

Vale la pena re-inaugurare, con la lettura tra le righe dello Scaleup Report 2018 di Mind The Bridge, che sempre di più sta diventando una mappa profonda e dettagliata dell’ecosistema startup e venture capital in Europa.

Il report parte da una prima considerazione: still there is no competition with the US.

Vero, la forza con cui le scaleup Americane e Cinesi arrivano sul mercato è semplicemente un altro ordine di grandezza.

Detto ciò nel 2017 sono stati investiti in scaleup in Europa 22 miliardi di Euro, di cui quasi 3 in ICO.

Bene. E’ quasi il doppio di quello che fu investito anche solo due anni fa.

Scaleup Report ha mappato 5.596 startup in cui sono stati investiti complessivamente 83Bn Euro e producono 18Bn Euro di GDP. Con una popolazione di altissime professionalità di mezzo milione di posti di lavoro.

Interessante anche come il fenomeno stia penetrando i territori: “we saw notable increases as well, with the “scaleup density ratio” increasing from 0.9 to 1 scaleup per 100K inhabitants, and the “scaleup investing ratio” increasing as well from 0.33% to 0.45% of GDP.”

Correttamente viene anche rappresentato che non esiste ancora una via chiara per come scalare veramente questo sistema per provare a competere sugli stessi livelli a cui oggi si sta giocando la partita dei mercati tecnologici a livello globale.

Ofo docet. Oggi i mercati sono così. Per chi prende i nuovi business più grossi si può scalare da zero a 1BN nel giro di pochi anni.

Per quanto concerne l’Europa, quindi bene, ma non benissimo.

Qui una mia idea per cambiare marcia è di creare un vero mercato unico in Europa per le startup e il venture in Europa, con un singolo quadro normativo speciale per le scaleup per operare regardless dove sono fisicamente collocate, all’interno dell’Unione.  Una sorta di “Delaware Digitale Europeo”, quello che con l’Unicorn Forum abbiamo chiamato Single Startup Market.

Chissà, sarebbe bello immaginare di fare una test un giorno.

Ma occhio a pagina 5. Il ritmo a cui l’Italia sta cominciando a produrre scaleup (format Europeo… ovvero che hanno raccolto almeno 1M di Euro per essere mappate) è leggermente in ripresa.

Ancora timido (17%), ma il tasso di nuova creazione di scaleup lo scorso anno è cresciuto più che in alcuni altri paesi Europei. E soprattutto è cresciuta la raccolta (34%). Bene, ma nel campionato Europe ci siamo lasciati dietro la Norvegia. Il prossimo obiettivo superare la Danimarca. Un cambio di ritmo, ma strada davanti è ancora lunga ed impervia.

I grandi mercati Europei hanno una scala un ordine o due di grandezza dall’Italia.

scaleup europa fig 7

 

L’85% del funding è venuto dal venture capital. 12% dalle IPO (tra cui 4 IPO e 6 round sopra i 100M di raccolta ciascuno) e il 3% dei soldi è arrivato dalle ICO.  In media le scaleup ci hanno messo 9 anni per arrivare alla quotazione. Con il venture capital ci hanno messo invece 3,3 anni a raccogliere e 1 anno con le ICO.

43% dei soldi sono stati raccolti localmente, 11% cross-border in Europa. I top 5 in Europa scorso anno:

  1. Delivery Hero (Germania)
  2. Spotify (Svezia)
  3. IHS Markit (UK)
  4. Zalando (Germania)
  5. Delivery Hero (UK)

TOP SCALEUPS EUROPE

Ma detto ciò la conclusione del Report ci sta.

Europe is growing.

“This is a fact. But where it stands compared to international benchmarks, which of course means the US in the case of innovation economies? As of 2017, we tracked 20,760 scaleups in the US, approximately 4 times higher than Europe, with a resulting density number of 6.4 scaleups per 100K inhabitants, well above the 1 per 100K as performed by the Old Continent. This gap only widens when factoring in the total capital raised. US scaleups have raised $657.5B since inception, 8 times more than the $83.2B raised by their European counterparts. Speaking in terms of commitment, meaning percentage of GDP invested, once again the US shines, with investments in scaleups equalling 3.53% of GDP, compared to 0.45% in Europe, almost 8 times more.

Detto questo come ha acutamente osservato Emil Abirascid questa settimana, c’è un cambio di passo in Italia: nel primo semestre 2018 le nostre startup hanno raccolto 200M inclusi alcuni round significativi sopra i 10M. E anche il secondo semestre sarà certamente bello caldo, quest’anno si rischia di avere una crescita di quasi il 100% degli investimenti in Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Ecosistema innovazione e startup il punto della situazione

E’ stato bello ritrovare tanti amici che hanno condiviso un percorso in questo ecosistema delle startup di dieci anni. E’ stato bello vedere come il sistema nonostante le tante difficoltà in realtà sta acquisendo una sua fisionomia, resilienza e consapevolezza. Vedere che le reti si stanno stringendo e soprattutto che continua copioso il flusso ci sono nuove leve e nuove startup che continuano a venire fuori sempre più interessanti.

GIOIN è stato un bellissimo modo per gli amici di Digital Magics per celebrare un amico, che come un mantra ripeteva questo discorso negli ultimi anni.

Riflettevo oggi, su un altro paio di pilastri che hanno costruito pezzi grossi dell’ecosistema di innovazione e startup in Italia. E mi piace ricordarli.

E di un altro carissimo amico, che ne ha messo giù un altro bel pezzo.


Il punto della soluzione dell’ecosistema Italiano startup e innovazione, aziende ed open innovation sta facendo un passaggio da una prima fase ad una nuova fase. Le sfide aumentano ma anche i rewards se sapremo tutti insieme fare bene nei prossimi 10 anni.

E lo dico per tutti i ragazzi che non hanno avuto la fortuna di conoscerli. Ma sappiate che come si dice we stand on the shoulders of giants.

 

 


Il Cipnes Barcamper Challenge approda in Sardegna

 

Lunedi il Grecale tirava di brutto su Olbia ma quello che sembrava un atterraggio ballerino invece è andato come l’olio. Al Cipnes, il consorzio industriale di Olbia si è tenuta la conferenza stampa per raccontare al territorio e ai media le ultime evoluzioni del Cipnes Challenge, una prima fase del Tour Barcamper 2016 in cui come dpixel iniziamo lo scouting di quest’anno. Insieme ai vari partner del progetto abbiamo raccontato lo stato dell’arte del progetto.

Il Cipnes sta sviluppando un’iniziativa chiamata Sardinia Enterprise, un complesso fieristico e parco multifunzionale in una location strategica, affacciato al mare vicino al porto turistico più trafficato della Gallura. Lo spazio sarà dedicato a promuovere e commercializzare a livello nazionale e internazionale le filiere del comparto agroalimentare ed ittico della sardegna, oltre che un incubatore ed acceleratore di imprese innovative, particolarmente nel campo della nautica e dell’agrifood. Sardinia Enterprise sta realizzando uno spazio in cui i prodotti di qualità dell’isola possano essere raccontati, spettacolarizzati e commercializzati non solo rispetto all’utente finale, ma anche e soprattutto rispetto a target di buyer nazionali e internazionali. Sardinia enterprise inoltre metterà a disposizione una serie di servizi che consentiranno ad imprese e startup di usufruire di logistica, marketing, tecnologia, vendita per sviluppare il proprio business.

Il progetto sta raccogliendo crescenti adesioni di partner e patrocinatori interessati, Cipnes Challenge infatti è patrocinato dalla Cattolica Assicurazioni, dalla Fondazione Banco di Sardegna, da Sardegna Ricerche, da Sardex, dall’Ucina, dall’Università di Sassari, dalla Camera di Commercio di Sassari, dalla Camera di Commercio di Nuoro, dalla CNA Gallura-Fab Lab Olbia.

Oggi e domani il Barcamper sarà a SMAU Padova, ma prossima settimana approderà in Sardegna per incontrare startup, imprenditori e PMI interessate a partecipare al Challenge. Il nostro obiettivo è individuare 20 progetti da inserire in una settimana di mentorship con tutto il team di dpixel. Tutti i partecipanti saranno vagliati anche da Sardinia Enterprise e laddove interessati avranno la possibilità di accedere ai servizi e alla piattaforma di servizi e infrastrutture per lo sviluppo del proprio business.

Un’evoluzione interessante è che vista la natura del progetto e del suo scopo, oltre alle startup che propongono innovazioni tecnologiche nel campo dei settori primari e agroalimentari e al comparto della nautica e del mare in genere, siamo anche molto interessati a incontrare soluzioni nel campo del retail innovativo, in quanto lo spazio di teatralizzazione e commercializzazione dei prodotti sarà allestito con le più moderne tecnologie e applicazioni per offrire la migliore esperienza possibile e per arricchire la relazione tra i produttori e i clienti. Logistica, analytics, big data, IoT, storytelling interattivo, social CRM sono tutte aree di interesse del Cipnes Challenge.

Ma lo scouting non si ferma qui. Stiamo anche cercando startup e PMI nel campo agroalimentare che vogliano accedere alla piattaforma di Sardinia Enterprise. Produttori dedicati alla qualità e alla tradizione delle filiere del cibo Sarde con la voglia di crescere, aggregarsi e aggredire i mercati internazionali.

Saremo parcheggiati con il nostro camper la prossima settimana a:

  • Sassari, il 14 Marzo presso Cubact, incubatore dell’Università di Sassari
  • Oristano, 15 Marzo al Consorzio Industriale di Oristano
  • Cagliari, 16 Marzo dagli amici di Open Campus Tiscali
  • Nuoro, 17 Marzo presso Ailun

E’ possibile prenotarsi un appuntamento online, dal sito del barcamper  se volete assicurarvi un posto. Oppure passare di li se non siete riusciti a prenotarvi.

Stiamo cerando 20 iniziative interessanti da mettere nella TechWeek la startup school di una settimana di dpixel, durante la quale oltre a lavorare con gli imprenditori sui loro business plan avremo l’ausilio di un partner per strutturare la documentazione di accesso ai bandi pubblici che sono molti in questo campo sia nazionali che regionali.

I migliori 10 team potranno partecipare all’evento finale che si terrà ad Olbia per presentare i progetti di impresa selezionati alla comunità finanziaria e ai partner industriali e finanziari del Challenge. I vincitori riceveranno premi in denaro (due premi da 15.000 euro) e un periodo di supporto e accelerazione all’interno del nascente incubatore del CIPNES a Olbia.

 


 


The biggest tribute to a band

This is probably one of the biggest tribute events ever dedicated to a band. 1000 Italians met to record this cover of Learn to Fly with the objective to ask the Foo Fighters to come play in Cesena, Italy. As the organizers say ‘Italy is a country where dreams not easily become true. But it’s a land of passion and creativity’.

And Dave Grohl, touched confirmed they will come. Awesome! Dreams can become true with the right dosage of passion, creativity and entrepreneurship.

 


Altro che bamboccioni!

RAC Bergamo Città Alta

Quando passi una serata ascoltando Gianluca Dettori ne esci pieno di entusiasmo. Gianluca sa che fra i giovani che guarda c’è la leadership di domani e sa che grazie a loro [noi, diciamolo] si potranno risolvere molti problemi lasciati in eredità dalle generazioni passate.

Gianluca nasce come un economista, prendendo una laurea che, afferma, “nessuno voleva più una volta finita l’università”. Decide così di andare a fare il venditore per Olivetti, raggiungendo il massimo ruolo operativo per un venditore nonostante lui si faccia passare come uno qualunque della rete, perché dice: “un venditore è sempre ben accetto, Olivetti era all’epoca la società più figa del mondo ed era in Italia”.

È strano sentire un simile linguaggio in ambiente Rotary e anche lui ha un attimo di perplessità, tanto da scusarsi accenando un sorriso.

_DSC0107 Gianluca Dettori

È un fiume in piena, Gianluca, e ci racconta di come le sue passioni lo abbiamo traghettato da…

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Sardex Factor sul Financial Times e comincia girare nel mondo

Una bella storia del Financial Times ha piazzato Sardex in homepage, con un racconto che nonostante ci provi da alcuni anni è decisamente la miglior narrazione di questa esperienza che abbia visto. Da alcuni anni riceviamo richieste da tutto il mondo di entità interessate a portare il modello Sardex nei loro territori. In questa presentazione Giuseppe Littera spiega ai Greci come funziona il modello, ovvero come costruire sviluppo senza moneta.