I could not agree more with Massimo Banzi

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Aperte le iscrizioni a Vulcanicamente > Napoli Tech Weekend ICT/Social dal 16 al 18 Febbraio

E’ stata annunciata ufficialmente la prima tappa di Vulcanicamente, il percorso di selezione e mentorship per chi si vuole cimentare con una startup. Il Tech Weekend è dedicato a chi è interessato al mondo di Internet e dell’ICT oppure a progetti di impatto sociale è la prossima settimana: dal 16 al 18 Febbraio al Maschio Angioino. Ci saranno un pò di venture capitalist: Rita Polarolo, fund manager di Principia SGR, Loris Lanzellotti e Niccolò Sanarico, associati in dpixel. Ci sarò anch’io per tutto il weekend e mi hanno confermato che verranno anche Amedeo Giurazza, Amministratore Delegato di Vertis SGR e Giovanni De Caro, Investment Manager di Atlante Ventures. Sommati tutti possiamo dire che il prossimo weekend ci saranno a Napoli oltre un centinaio di milioni di euro, di venture capital early stage tecnologico, che hanno come target di investimento startup del Sud. Fondi che hanno già finanziato startup come AutoXY (Lecce), Mosaicoon (Palermo), Crowdengineering (Catania), Money360 (Cagliari), Personal Factory a Simbario, CityNews, Sardex (Serramanna, CA), Applix, Docebo.

Ci si iscrive sul sito dell’Incubatore Napoli Est, non occorre avere un business plan, ma se si è bravi si dovrebbe uscire dal weekend con le conoscenze di base per farlo. Occorre però avere una buona idea o una buona motivazione per essere ammessi e la volontà concreta di fare una startup.


Start-up senza notaio per i giovani

Start-up senza notaio per i giovani.


Bruno Murari al TEDx di Bologna

Si moltiplicano i TEDx, ecco il talk di Bruno Murari, un grandissimo Italiano, di cui ho scritto in passato su Wired, che considero uno dei guru dell’alta tecnologia Italiana. 50 anni di MEMs in STM. Ecco la sua storia e quella dei semiconduttori fin dai loro albori.


Domani finali del Tour dei Mille a Torino

Domani a Torino ci saranno le finali del Tour dei Mille di Working Capital 150. Verranno assegnati i grant i seed e Quantica annuncerà l’investimento da un milione di euro. Parteciperanno alla sessione finale decine di startup verranno decisi gli investimenti e i premi. Abbiamo dato il massimo in dpixel per cercare di leggere e selezionare gli oltre 2.000 progetti.  Sarà una giornata faticosa e ricca di sorprese, un sacco di ospiti tra cui:

  • Marco Patuano (Amministratore Delegato Telecom Italia)
  • Loris Nadotti (Presidente di PNICube)
  • Piero Fassino (Sindaco Torino)
  • Michele Coppola (Assessore alla Cultura, Patrimonio linguistico e Politiche giovanili Regione Piemonte)
  • Francesco Profumo (Presidente CNR)
  • Gabriele Galateri di Genola (Presidente Assicurazioni Generali)
  • Giovanna Melandri (Camera dei Deputati)
  • Franco Amato (Consigliere Fondazione CRT)
  • Paolo Barbanti (Amministratore Delegato Pharma & Biotech Advisors)
  • Paolo Barberis (Fondatore Dada)
  • Michele Costabile (Consigliere Delegato Quantica)
  • Andrea Di Camillo (Co-fondatore Quantica)
  • Ivan Lo Bello (Presidente Confindustria Sicilia)
  • Antonio Presti (Presidente Fondazione Fiumara D’Arte)

L’evento si svolgerà il 18 novembre dalle ore 10.00 alla mostra Stazione Futuro presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino, Corso Castelfidardo, 22.  Il programma aggiornato è sul sito ufficiale e su Facebook.

Per partecipare è possibile iscriversi all’evento sul sito di Working Capital.
Per seguire l’evento in streaming potete collegarvi al sito http://workingcapital.webcasting.it/ dalle ore 10 del 18 novembre.

Dal 18 al 19 novembre Stazione Futuro ospiterà tutti i progetti dei 150 finalisti, in una mostra che racconterà le idee con cui vogliono cambiare l’Italia, e i manifesti di tutti i progetti partecipanti a questa edizione. Sabato 19, inoltre, incubatori di impresa pubblici e privati incontreranno gli innovatori che hanno partecipato a Working Capital-PNI, per aiutarli a sviluppare le idee proposte in Italia e all’estero.

Per chi è interessato al mondo dell’innovazione Italiana, questa è una bella scusa per farsi un weekend a Torino.


AAA: cercasi donne

Qualcosa di innaturale ed orrendo è successo nella demografia Cinese in questi anni: il rapporto tra uomini e donne sul totale della popolazione è decisamente squilibrato a favore degli uomini (si ritiene circa 55% uomini contro 45% donne). Il che implicherebbe che ci sono oggi qualcosa come 200 milioni di uomini in Cina che non saranno in grado di trovare una compagna e metter su famiglia.

La causa di questa distorsione nelle numeriche perfette di Madre Natura è da ricercarsi nell’azione dell’uomo. In Cina da molti anni la crescita demografica viene limitata da leggi – inaccettabili per noi occidentali –  che non consentono alle coppie di avere più di un figlio o figlia. Anni di queste normative hanno alterato il corso della natura (e della società), per cui zii, cugini, fratelli e sorelle stanno diventando delle specie gradualmente in via d’estinzione.

Ma la conseguenza più grave è  che l’onere del sostentamento futuro della famiglia e degli anziani ricade sulle spalle di un unico figlio. Per questo nelle regioni contadine più povere la nascita di una femmina è considerata da molti una disgrazia. Non esistono statistiche ufficiali disponibili e nessuno conosce il numero di bambine abbandonate, non registrate all’anagrafe o in taluni casi addirittura soppresse dalla famiglia, ma evidentemente questo squilibrio demografico testimonia che si tratta di un problema di non poco momento.

E’ un argomento tabù in Cina, specie per il governo e gli organi ufficiali. La gente non ama parlarne ma la situazione sta diventando talmente preoccupante da allentare la rigidità nell’applicazione di questa norma e sono in molti a ritenere che non passerà ancora molto tempo prima che verrà abolita.

Si è tentato di ovviare al problema esportando uomini come forza lavoro nei paesi emergenti in cui la Cina è fortemente impegnata (ad esempio in Africa). Si è provato anche ad ‘importare’ donne e sono moltissime, ad esempio, le coppie formate da uomini Cinesi e donne Vietnamite. Ma tutto questo non basta e non è certo praticabile nel concreto la strada di ‘incentivare’ in qualche modo l’omosessualità maschile per ovviare alla giusta aspettativa dei Cinesi di creare una famiglia. Un amico Musulmano suggeriva di introdurre la bigamia femminile (una donna sposata con più uomini) ma anche questa direi più una proposta teorica poco attuabile nel concreto.

La verità è che non esistono soluzioni praticabili ad uno squilibrio di questo tipo, un’alterazione della natura che ha innescato una vera e propria bomba demografica pronta ad esplodere con il potenziale di destabilizzare società e politica Cinesi.


La sfida dell’urbanizzazione Cinese

La Cina ha oggi 153 città con oltre un milione di abitanti (in Europa sono 35). Quattordici di esse hanno una popolazione superiore ai cinque milioni. Se questi numeri possono apparire già impressionanti di per sé, la vera sfida dell’urbanizzazione Cinese avverrà nei prossimi anni, considerando che per il 2030 quadruplicherà il reddito pro-capite e  raddoppierà il numero di città con oltre cinque milioni di abitanti (passando a 32).  Tra queste circa quindici megalopoli con oltre 25 milioni di abitanti. Questo significa che nei prossimi vent’anni dovranno essere costruiti 40 miliardi di metri quadri abitativi, pari a 5 milioni di case tra cui 50.000 grattacieli (dieci volte quelli di New York) e le città con oltre un milione di abitanti diventeranno 226.

E’ una sfida impressionante per il governo Cinese che dovrà trovare una sistemazione a 240 milioni di immigrati provenienti dalle campagne. Persone che vorranno la propria fetta di sviluppo e richiederanno acqua, cibo, energia, trasporti e lavoro. Una sfida che metterà a dura prova i leader Cinesi su temi come l’ambiente, l’approvvigionamento di risorse e il traffico solo per citare alcuni tra i principali.

Sono questioni che richiedono di effettuare oggi scelte radicali in merito al modello di urbanizzazione da perseguire per ogni municipalità. Costruire enormi megalopoli, grandi hub con immensi sobborghi oppure provare a sviluppare un modello di urbanizzazione più diffuso e a misura d’uomo? Ognuna di queste strade si porta dietro conseguenze e problematiche diverse, ma le scelte intraprese avranno impatto non solo sulla Cina e sulla popolazione locale; si porteranno dietro implicazioni importanti per il resto del mondo e per ognuno di noi.

Tutti sembrano correre a velocità tripla a Shanghai di questi tempi: urbanizzazione e migrazione sono i driver principali di questa crescita impetuosa e genereranno oltre 200 milioni di posti di lavoro aggiuntivi nei prossimi vent’anni. Un’impressionante sviluppo economico con implicazioni e problemi di magnitudine inimmaginabile per noi Europei: dovranno essere costruiti 5 miliardi di metri quadri di nuove strade, 170 nuovi sistemi di trasporto di massa.  Asfalto e cemento provocheranno una riduzione del 20% delle terre coltivabili e le nuove città raddoppieranno la necessità di energia elettrica attualmente disponibile. La pressione sulle risorse idriche sarà molto forte, specie nelle regioni del nord che richiederanno lo sviluppo di infrastrutture in grado di trasportare grandi quantità d’acqua.

Il potere in Cina è largamente decentralizzato e la maggior parte delle tasse sono incamerate e reinvestite a livello locale, mentre solo una piccola parte è inviata al governo centrale. Questo significa che ogni città dovrà trovare in qualche modo una propria ricetta in grado di bilanciare il modello di sviluppo perseguito con l’utilizzo delle risorse finanzirie, ambientali ed umane disponibili. Per contro un’impostazione fortemente decentralizzata di questo tipo ha la conseguenza di provocare talora distorsioni e duplicazioni preoccupanti negli investimenti e nelle scelte effettuate.

Abbiamo avuto modo di visitare, durante la permanenza a Shanghai, un incubatore tecnologico costruito negli ultimi 10 anni. Incubatore (niente a che vedere con i nostri) che ha richiesto finora un’investimento di 170 miliardi di dollari, trattandosi di una vera e propria città, costruita da zero, in grado di ospitare 12 milioni di abitanti. Una città fantasma ancora in gran parte vuota, che il governo di Shanghai dovrà riempire nei prossimi anni con scienziati, startup e venture capitalist. Interi quartieri fantasma, senza persone, ristoranti ed automobili pronti ad ospitare chilometri di laboratori di ricerca, aziende e fabbriche high-tech.

Questa è la Cina urbana oggi: qualcosa che non possiamo permetterci di ignorare con cui le generazioni dei nostri figli e nipoti dovranno certamente fare i conti. Ma anche un’opportunità, considerando che il sistema Universitario Cinese, è già oggi in deficit di talenti e persone con elevato livello di scolarizzazione e professionalità.

Un libro per chi vuole approfondire: “Factory girls: from village to city in a changing Cina” di Leslie T Chang

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