Google Glasses per la realtà aumentata


Google Zeitgeist Italia 2012

E’ divertente farsi un giro su Google Zeitgeist, il servizio che fa vedere un’analisi delle cose più cercate nazione per nazione su Google. Ecco alcune liste, significative

How to…


  1. Come fare Sesso
  2. Come fare un Clistere
  3. Come fare il Pizzetto
  4. Come fare innamorare
  5. Come fare braccialetti
  6. Come fare tatuaggi
  7. Come fare il mascarpone
  8. Come fare nodi
  9. Come fare Succhiotti
  10. Come fare Stretching

What does it mean…?


  1. Significato di Skyfall
  2. Significato di Kylie
  3. Significato di Metrosexual
  4. Significato di Spread
  5. Significato di P.V.
  6. Significato di Shareware
  7. Significato di Choosy
  8. Significato di Esodati
  9. Significato di Tav
  10. Significato di Deferito

Exhibitions


  1. Picasso – Milano
  2. Pixar – Milano
  3. Klimt – Venezia
  4. Degas – Torino
  5. Renoir – Pavia
  6. Leonardo – Venaria
  7. Cezanne – Milano
  8. Mondrian – Roma
  9. Dinosauri – Torino
  10. Guttuso – Roma

People


  1. Lucio Dalla
  2. Sara Tommasi
  3. Whitney Houston
  4. Piermario Morosini
  5. Felix Baumgartner
  6. Belen Rodriguez e Stefano De Martino
  7. Mario Balotelli
  8. Raffaella Fico
  9. Germano Mosconi
  10. Francesco Schettino

Searches


  1. Terremoto
  2. INGV
  3. Lucio Dalla
  4. Zalando
  5. Costa Concordia
  6. Calcolo Imu
  7. Sara Tommasi
  8. Akinator
  9. Pulcino Pio
  10. Italo

 

Local Places in Google Maps


  1. Hotel
  2. Camping
  3. Agriturismo
  4. Ristorante
  5. B&B
  6. Pizzeria
  7. Parcheggio
  8. Bar
  9. Supermercato
  10. Poste

 


Cara sono tornato dall’ufficio

Un secondo vantaggio di lavorare in Google è che quando esci dall’ufficio sei a qualche minuto da questo spot (3d street).

 

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Cara vado in ufficio

Lavorare in Google ha tutta una serie di benefit a partire dall’ufficio.

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Gaga @Google

Un bel video da pausa pranzo.


Cara Gabanelli

L’Internet economy vale 31,6 milardi di euro del nostro prodotto interno lordo: 2% dell’economia Italiana. Ma è un segmento che a differenza di quasi tutti gli altri settori, cresce a due cifre l’anno. Oggi del 13% e ci si aspetta del 18% entro il 2015. Di ogni euro che transita oggi nella nostra economia, 15 centesimi sono collegati ad Internet.

Il pericolo della privacy su Internet non è da sottovalutare, anzi nell’ultima trasmissione di Report è stato descritto bene, per carità. Ma si è persa una grande occasione per raccontare un altro aspetto della rete, e non l’ennesima storia sui mille misteriosi pericoli del web. Roba già vista, poiché da quindici anni quando si parla di Internet in Italia si raccontano esclusivamente le storie della pirateria e della privacy.

2% dell’economia è come l’agricoltura. Robe che c’è addirittura un Ministero dedicato.

 

Quando ho iniziato a lavorare in questo settore, circa quindici anni fa, l’Italia aveva un ruolo importante in questo mercato, se la giocava tra i primi dieci al mondo. Oggi ci va bene se siamo nei primi quaranta. Internet cuba oltre 30 miliardi della nostra economia, ma sono decine le nazioni che ci hanno superato negli ultimi anni, ultima il Sud Africa.

Invece la rete non è solo una realtà sociale, è anche un settore che genera lavoro, sviluppo soprattutto tra le fascie giovanili. Uno strumento che consente alle aziende, specie quelle piccole e medie di essere più competitive, di vendere in tutto il mondo, rendere più efficienti e potenti le proprie organizzazioni. L’economia del "clicco-compro" da sola, vale 17 miliardi di euro. La pubblicità su Internet viaggia rapidamente verso il 15% del mercato totale, secondo mezzo in Italia dopo la televisione.

Ed è vero, non si parla mai abbastanza di Wikipedia, Kiva, della rivoluzione sociale che il mobile sta portando nel Nord Africa, di Twitter in Iran del venture capital a Ramallah. Robe che non sono poi così complicate e che anche la Sora Cesira è assolutamente in grado di apprezzare. Il problema è che suo nipotino invece su Internet c’è, si collega tutti i giorni ed usa "cose" online ben più sofisticate di Facebook, che utilizzano anche i miei genitori.

Questa frattura di linguaggi e conoscenze è il principale problema oggi dell’Italia ed è il vero digital divide che l’Italia deve superare. Oggi il 93% degli Italiani sopra i 65 anni non utilizza Internet. Mentre il 71% di quelli sotto i 24 si collega tutti i giorni diverse ore al giorno. I corsi di Facebook in Emilia sono stati un bellissimo esempio raccontato dalla trasmissione di quello che serve oggi in Italia. 

Sarebbe bello un giorno avere Internet tra le Good News, alla voce: sviluppo economico, innovazione, tecnologia, lavoro, startup, internazionalizzazione, imprenditorialità, talenti, competizione globale, crescita, rilancio, competitività.

E spiegare ad esempio alla Sora Cesira, che dopo l’Università sua nipotina cominciasse a mandare i propri curriculum a società come Facebook.

 Con stima, affetto e in attesa di vedere la prossima puntata su Report.


Google non è un intermediario

Ovviamente come molti sto seguendo la vicenda della sentenza del tribunale di Milano contro i tre manager di Google per il servizio video. Qui un'intervista paradossale del Pubblico Ministero, che dovrebbe spiegare la cosa (grazie Athos).

"Gli intermediari non c'entrano nulla con questa vicenda. La nostra tesi è che nel servizio Google Video, Google non è intermediario perchè non si limita a mettere in comunicazione i soggetti in modo indifferente rispetto ai contenuti da loro immessi – come fa ebay per esempio (!) – ma trae un vantaggio economico dai contenuti che veicola con il servizio di google video e cosi' tratta i dati, l'intermediario non tratta i dati. E siccome google agisce a fine di lucro non si applica la normativa sul commercio elettronico ma si applica la normativa sulla privacy."

Francamente non sono un avvocato ma se devo fare la traduzione in Italiano per noi cittadini, mi sembra che qui si sostengono alcune cose che rendono evidente la nostra arretratezza culturale nel campo del digitale.

Riassumiamo i fatti: un video orrendo caricato da un utente su Google è stato messo sul servizio video in condivisione. I video, è rimasto online per alcuni mesi, quando Google ha ricevuto la segnalazione, nel giro di poche ore lo stesso è stato individuato ed eliminato dalla rete dalla società, ma tre manager  si sono comunque presi una condanna penale (galera) per violazione della privacy, in quanto legali rappresentanti di Google in Italia.

I manager di Google non hanno filmato, digitalizzato, caricato e condiviso il video, ovviamente. Un gruppo di ragazzini ha fatto l'ennesima ragazzata di pessimo gusto o atto di bullismo e si è servita di Internet per fare show-off. Francamente ricordo di una sentenza di questo tipo, circa una quindicina di anni fa in Germania, rispetto all'Amministratore Delegato di Compuserve. 

Qui però non si parla di intermediari, che è la cosa molto curiosa. Per il Tribunale Google non è responsabile in quanto intermediario, ma perchè è un'azienda che fa dei profitti. 

Si sostiente che "Google non è intermediario perchè perche' non si limita a mettere in comunicazione i soggetti in modo indifferente rispetto ai contenuti da loro immessi". In pratica Google diciamo così, "manipola" i dati quindi non è un "intermediario" che invece si limita a trasmetterli. Chi semplicemente 'li trasmette', non è un intermediario.

Sullo stesso principio allora una rete peer-to-peer (trasmette e basta) non è un intermediario, quindi non è responsabile se nel proprio sistema gira del materiale protetto ad esempio da diritti di copyright. Eppure da diversi anni a questa parte, reti peer-to-peer come Napster, Kazaa e Pirate Bay sono state chiuse proprio su questo ragionamento. Essere intermediari per i giudici qui ha significato 'rendere possibile' diciamo così il servizio. Una rete peer-to-peer non è illegale in se e non lo è neanche se non tiene copie dei file di cui non ha licenza sui propri server, in alcuni casi è bastato offrire il servizio. 

Il Tribunale di Milano, qui invece ci dice il contrario e sostiene che un'azienda non deve fare profitto trattando le informazioni in violazione del diritto alla privacy, che in questo caso sarebbe stato violato dai ragazzini che hanno immesso il video e dall'azienda su cui questi video risiedevano e da cui trasmettevano.

Considerando che qui la violazione è stata una eccezione su miliardi di video che sono disponibili e seguendo peraltro questo principio allora ci sarebbe da mettere in gabbia diversi amministratori delegati di giornali in edicola ogni giorno. 

Ma la libertà di informazione e di comunicazione è un'altra cosa, peccato che fin ad ora vale solo sui mezzi di comunicazione analogici. 

Internet per di più non funziona assolutamente come i mezzi tradizionali e come il caso di Bakeca sta a dimostrare è assolutamente giustificabile in base alla normativa attuale rendere responsabili gli amministratori di un sito Internet per violazioni dei propri utenti. 

Quindi Facebook è responsabile per le informazioni che vengono pubblicate dai propri utenti? E se io ho messo in sharing quel video su Twitter è responsabile anche Twitter? Oppure lo sono io per il gesto che ho fatto e basta?

Seguendo il filo del ragionamento del PM di Milano, facciamo direttamente che spegnerla sta Internet, e accontentarci del TG2.