Monete complementari, monete virtuali, monete funzionali

Questo weekend ho avuto il piacere di ritrovare tanti amici
alla Blogfest di Rimini e partecipare a tre panel. Uno di questi si
è occupato di monete complementari e monete virtuali (consiglio a
tutti di leggere l’e-book su Bitcoin di Luca
Mercatanti
che mi ha aiutato finalmente a capire Bitcoin)
e sulle monete virtuali. E’ sempre difficile provare a spiegare
questo settore, principalmente perchè siamo abituati a concetti
come moneta, ricchezza, interessi, credito, finanza come oggetti
fissi e definiti. Talmente definiti da non poter essere messi in
discussione. Mi sono avvicinato a questo mondo, grazie
all’investimento in Sardex, azienda di cui
siedo nel consiglio di amministrazione. Il credito Sardex non
genera interessi e il circuito non richiede garanzie specifiche per
erogare il proprio credito, se non il fatto che i beni e servizi
offerti da chi partecipa alla community sono effettivamente utili,
necessari e richiesti dagli altri appartenenti. In effetti Sardex
non è una moneta, ma una camera di compensazione, che utilizza una
moneta virtuale per regolare le transazioni che avvengono dentro la
rete. Per questo più che di monete complementari preferisco parlare
di monete funzionali. Viste sotto questo profilo allora si possono
categorizzare tutte le monete come oggetti che definiscono delle
specifiche funzioni. In questo senso allora anche i punti fragola
Esselunga o le Millemiglia sono una moneta funzionale, il cui unico
scopo è la fidelizzazione del cliente. Le monete che noi conosciamo
da sempre, come l’euro o il dollaro incorporano due grandi
funzionalità: da un lato regolano le transazioni tra persone
(fisiche o giuridiche) e dall’altro consentono anche
l’accumulazione di ricchezza, fungendo da riserva di valore. Due
funzioni che in effetti sono in opposizione l’una con l’altra.
Siamo in mezzo ad una crisi economico-finanziaria profonda che ha
tante ragioni ma alla base di tutto c’è una enorme scarsità di
liquidità e grande difficoltà per le aziende ad ottenere credito.
Chi detiene moneta ha pochi incentivi a prestarla e farla ‘girare’
con la conseguenza che la funzione di ‘riserva di valore’ sta
comprimendo in maniera impressionante quella di generare
transazioni, che in ultima analisi sono ciò che determina veramente
lo sviluppo economico e quindi la ricchezza. Sappiamo che c’è una
relazione diretta tra i tassi di interesse e lo sviluppo. Più bassi
sono i tassi di interesse e maggiore è la crescita economica,
perchè tassi bassi aumentano gli investimenti, impattando sui
redditi e quindi sul consumo. Ma ormai i tassi di interesse sono
talmente bassi (in alcuni casi vicini allo zero) che questa leva di
sviluppo è diventata un’arma spuntata, soprattutto nel contesto
della crisi economica attuale. Quindi come fare a far ripartire
l’economia? Siamo abituati a pensare che la moneta debba generare
interessi, ma questo concetto è legato al fatto che guardiamo alla
funzione di riserva di valore. Nelle monete complementare infatti
esiste il concetto di demurrage, ovvero un tasso di interesse
negativo. Una sorta di inflazione programmata tale per cui la
moneta detenuta e non messa in circolazione perde valore. Questo documentario sulle monete
complementari spiega molto bene questi concetti. Incluse le tante
diverse funzionalità che possono essere applicate, ad esempio nel
no-profit.


La domanda che mi sorge spontanea quindi è: cosa
succederebbe se si applicasse il demurrage al credito
interbancario?
Ovvero cosa succederebbe se la banca
centrale cominciasse a prestare alle banche commerciali moneta che
perde valore giorno dopo giorno se non viene immessa sul mercato
del credito commerciale? Succederebbe che probabilmente questa
particolare ‘moneta funzionale interbancaria a tasso negativo’
avrebbe come unico scopo quello di circolare e fungerebbe da grande
stimolo per far ripartire l’economia, perchè incentiverebbe le
banche ad erogare il credito e non avrebbe senso utilizzarlo per
ripianare posizioni finanziarie. Lo abbiamo visto con i mille
miliardi che la banca centrale europea ha distribuito per salvare
le banche recentemente. Quei soldi hanno effettivamente salvato le
banche dal default, e quindi hanno assolto ad una funzione
assolutamente positiva e necessaria per la società, ma per contro
non sono arrivati alle aziende, non hanno fatto ripartire la
produzione e non hanno avuto impatto sullo sviluppo economico.
Insomma se il tema è far ripartire l’economia, perchè non disegnare
monete specifiche a questo scopo cominciando ad immaginare più che
una singola moneta ‘fits for all’ un ecosistema di monete, ancorate
all’euro ma disegnate per raggiungere diversi scopi specifici e
funzionalità?

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A day to remember. Equity crowdfunding is regulated in Italy, here is how the market will work

Consob (the Italian SEC) has published today the final regulation to operate an equity crowdfunding portal. From today Italian startups (first in the world) will have a regulated instrument to really enter the market and realize their projects, fundraising online.

In the next months several portals will launch in Italy and they will offert this new opportunity. Startups will be able to post their business plans and accounts online, and that the general public will be able to subscribe a small share of their capital online.

Italy is the first country in the world that has a regulatory framework for equity crowdfunding, after having recognized its transformative impact by inserting it in the Economic development decree, issued by the previous Monti government. I think this is something we as Italians should be proud of.

Today is a day to remember, since from now many things can change in the economic outlook of the Italian economy. Some objected that several countries (Australia, UK, Netherlands for example) have equity crowdfunding without the need of any kind of regulation. True, but having one means that since we now have a stable regulatory framework in this business, a lot of people that would not touch the sector are now able to invest.

Regulation is also essential as a mean to protect investors, and therefore necessary to develop an healthy market.

The regulation provides that authorized operators which will be inserted in a special registry, vigilated by Consob, will be able to offer on their portal equity instruments, issued by innovative startups. Such operators will have the role to ensure that documentation and information provided by the issuers is complete, clear and transparent. Crowdfunding portal operators are not allowed to provide any kind of investment reccomendation to the public and will have to ensure that subscribers have understood what they are buying and the risks connected to it, though an online questionnaire.

Portals will have the role to collect orders and send them through authorized intermediaries, that will have a simplified management, as long as the amounts are below 500 euros on a single order and a total of 1000 euros on an annual basis.

The law provides that besides banks and financial intermediaries a new category of managers will be autorized, provided they have specific experience and professional requirements. The important thing will be that such managers will have to operate exclusively for  single portal.

Startups that will want to issue fundraising campaigns, will have to provide the portal operators will all the relevant information, which will be subject to some rules:

– they will have to provide a clear, complete and transparent set of informations about their company and business plan

– subscribers will have the right to cancel their order until 7 days since the order is transmitted

– subscribers will have the right to sell shares back to the company in case of a ‘change in control’ in the company corporate structure

In order for the campaign to be completed, the startup will have to make sure that at least 5% of their offer is subscribed by a professional investor, according to the law provisions. This is an important matter, where Consob has clarified on a topic that has been largely discussed in the past weeks. Startups will be able to issue an offering freely but only such campaign whereas 5% has been subscribed by professional investors will complete.

Consob will keep monitoring key indexes and kpi of the market in the coming months, in order to potentially fine tune the regulation in the next months.

With such instruments the outlook for startups in our country has radically changed today. We are the only country in Europe to have a law for crowdfunding and the first in the world to have regulated environment, injecting a significant dose of innovation in the ecosystem.

It is the beginning of a process of democratization of finance and the means of production and if Consob will be successful in building a large and healthy market, from today everything has changed for startups in Italy.


La terza via dello sviluppo: la moneta complementare

In Svizzera 1,6 miliardi di transazioni commerciali sono regolate ogni anno con il WIR, la moneta complementare nata negli anni trenta a Zurigo. Moltissimi studi hanno dimostrato come la moneta complementare offra soluzioni nuove al problema dello sviluppo locale e che particolarmente in momenti di crisi economica contribuisce fortemente al sostegno di reddito ed occupazione.

In Sudamerica si fa utilizzo di monete complementari e camere di compensazione già da tempo. In Uruguay ad esempio è stata istituita una grande camera di compensazione nazionale in cui una nuvola di progetti di interscambio e tutte le utilities pubbliche effettuano transazioni senza usare la moneta ‘tradizionale’.

Oggi si è tenuto a Cagliari “La Terza Via” (davvero centrato il titolo!) un interessantissimo convegno scientifico su questo argomento, al quale hanno partecipato i massimi esperti economici in Italia della materia (tra cui i professori Amati e Fantacci della Bocconi) oltre ad importanti guru internazionali. E’ stato anche deciso che nascerà in Sardegna un centro studi internazionale interamente focalizzato su questo tema per capirne a fondo tutte le implicazioni scientifiche ed economiche.

La combinazione di digitalizzazione diffusa e della crisi economica finanziaria di questi anni stanno spingendo questo settore con grande velocità ed oggi esistono migliaia di monete complementari di tutti i tipi e le forme.

E’ un mondo completamente nuovo, con logiche, meccaniche, filosofie e modi di pensare profondamente diversi, decisamente più allineati all’economica collaborativa che stiamo solo adesso cominciando a vedere e percepire.

Ma non è facile capire come fare e cosa fare per sfruttare il pieno potenziale di questa innovazione (secondo me) per due ragioni:

– si tratta di un mondo davvero nuovo e differente (d’altra parte nonostante WIR abbia 80 anni, la moneta tradizionale ha ormai alcune migliaia di anni). Un mondo ancora largamente da esplorare;
– il modo di ragionare all’interno di un sistema come ad esempio Sardex è spesso diametralmente opposto a come siamo abituati a pensare di fronte a concetti come moneta, ricchezza, valore, credito. Dentro una moneta complementare queste idee a cui siamo visceralmente attaccati cambiano completamente di significato. Non ha senso accumulare Sardex ad esempio. Il credito non è commisurato alle garanzie, bensì all’utilità che la community ha dal bene o servizio acquistato. E così via. Non è facile spogliarsi di queste nozioni ed entrare nel nuovo paradigma.

Un esempio può aiutare a capire meglio di cosa parliamo. C’è un effetto diretto tra inflazione e disoccupazione, lo sappiamo. Ridurre i tassi di interesse aumenta l’occupazione. Ma come fare se i tassi di interesse (come succede oggi) sono vicini allo zero? Se pensiamo in modo tradizionale ‘siamo al capolinea’, visto che più bassi di così i tassi di interesse non possono andare.

Ma in una moneta complementare spesso ha molto senso introdurre tassi di interesse negativo (ovvero la moneta non utilizzata perde un pò del suo valore ogni giorno). Una specie di inflazione programmata che però ha l’effetto di far schizzare la velocita di rotazione, con la conseguenza di aumentare consumi e investimenti, disincentivare l’accumulo e far girare più rapidamente l’economia creando occupazione.

Peccato che nel modo di pensare ‘normale’ il tasso di interesse negativo non è contemplato.

Perchè? Perchè c’è un bug fondamentale: ovvero che la moneta nel corso della storia ha assunto un valore in se stessa che è superiore a quello che veramente invece fornisce il valore (ovvero i beni e servizi che ci consente di utilizzare). In altri termini il ruolo di accumulazione è largamente sopravanzato quello di essere uno strumento per regolare transazioni economiche. Ed ecco che un sistema che combina moneta ‘tradizionale’ e moneta complementare comincia ad avere tutto un suo preciso significato e ambito di applicazione.

Ci sono alcune migliaia di monete complementari al mondo. E’ un campo molto eterogeneo. Una matrice che combina diverse geografie, regole di funzionamento, scopi e funzionalità della moneta, effetti finali sull’economia. Dalle grandi camere di compensazione tra nazioni largamente utilizzate in Sudamerica, fino alle monete di quartiere che stanno nascendo ad Atene per aiutare i cittadini a campare durante la crisi.

In Italia convivono ad esempio sistemi molto diversi tra loro come BEXB (camera di compensazione nazionale tra aziende), Sardex (credito commerciale per l’economia locale), Scec (no profit per lo sviluppo del turismo di qualità). In aggiunta a tutto ciò con la digitalizzazione e nuove generazioni di sistemi software sarà sempre più semplice aggiungere funzionalità specifiche ad una moneta (cosiddette ‘monete funzionali’) con la possibilità di far viaggiare ed interoperare queste diverse monete sulla rete Internet.

Sono un paio d’anni ormai che ho scoperto questo nuovo mondo grazie ai Sardex, e mi sono convinto che siamo all’inizio di una vera e propria rivoluzione monetaria. In futuro coesisteranno decine, forse centinaia di monete diverse, disegnate ed implementate per raggiungere specifiche funzionalità ed obiettivi. Monete e sistemi che potranno interoperare ed essere gestiti dagli utenti tramite i propri borsellini elettronici. C’è chi sostiene che in futuro ognuno di noi emetterà una propria moneta che sarà scambiata con le altre attraverso marketplace online basati sul trust e valore specifico di ogni emettitore. E’ certamente uno scenario possibile.

A volte pensiamo che le cose possono essere solo bianche o nere. Che dobbiamo scegliere tra la crisi economica e il becero consumismo: tertium non datur. E invece no. C’è una terza via ed abbiamo solo iniziato ad esplorarla. E’ quella dell’economia collaborativa, in cui il ruolo della moneta complementare sarà assolutamente centrale.


La Terza Via: focus sulla moneta complementare domani a Cagliari

Si terrà domani a Cagliari “La terza via”, un convegno sulla moneta complementare.

Sarò tra gli speaker insieme ad esperti Italiani ed internazionali sulla materia. Il focus dell’evento sarà investigare l’impatto sull’economia della moneta complementare, le implicazioni e le possibilità che si aprono per lo sviluppo economico, particolarmente in questo contesto in cui la stretta monetaria e creditizia, oltre alla crisi economica sta mordendo profondamente il tessuto imprenditoriale Italiano.

Il Convegno sarà in Aula A, Facoltà di scienze economiche, giuridiche e politiche dell’Università di Cagliari. V.le S. Ignazio, 76.

Aprirà i lavori Ugo Cappellacci, Presidente della Regione Sardegna e l’Assessore al Bilancio Alessandra Zedda. La Sardegna è la prima regione in Italia che sta sperimentando l’utilizzo della moneta complementare per attivare politiche di sviluppo e nuovo lavoro.

Tra gli speaker Alessandro Spano (Università di Cagliari), Giuseppe Melis (Università di Cagliari) Luca Fantacci (Università Bocconi), Massimo Amato (Università Bocconi), Chris Cook (University College di Londra), Yves Wellauer (WIR Bank Canton Ticino), Henk Van Arkel (Strohalm Foundation).

Un’occasione unica per chi è interessato a comprendere meglio il tema della moneta complementare nel contesto delle politiche economiche Italiane ed Europee e di come questi nuovi strumenti possano contribuire in modo significativo allo sviluppo economico.


Legge Sviluppo, capitolo startup. A che punto siamo?

Le novità introdotte dalla Legge Sviluppo 2.0, particolarmente in riferimento al capitolo dedicato alle startup, sono ancora in larga parte in fase di attuazione.

La legge prevede che società di piccole dimensioni e recente costituzione, che soddisfano una serie di requisiti formali, possano ottenere l’iscrizione al neo-costituito registro ‘startup innovative’ tenuto dalle Camere di Commercio.

L’iscrizione prevede che per quattro anni, previa autocertificazione annua degli amministratori dei parametri, la società possa godere di alcuni vantaggi specifici (maggiore flessibilità nei contratti di lavoro, la possibilità di emettere stock options fiscalmente neutre, la possibilità di utilizzare l’equity per remunerare personale, amministratori e consulenti, una procedura di liquidazione semplificata) e di offrire vantaggi agli investitori che la supportano (incentivi fiscali e la possibilità di raccogliere capitali su portali online autorizzati dalla Consob).

Una delle prime cose attivate del provvedimento è stato il registro startup innovative (http://startup.registroimprese.it), che ha consentito alle società interessate e dotate dei requisiti di iscriversi. Il registro, realizzato da Infocamere, è semplice, chiaro e consente di effettuare online la registrazione oltre che fornire l’accesso alla lista delle startup iscritte. Ad oggi sono 763 aziende con una crescita di circa un centinaio al mese. Tra le regioni Italiane, le prime cinque fanno da sole oltre la metà delle startup registrate: Lombardia (145), Emilia-Romagna (98), Piemonte (84), Lazio (57), (Toscana (55).

La Consob ha inoltre rapidamente rilasciato la prima bozza di regolamento per rendere possibile in Italia la raccolta di capitali tramite portali online (il cosiddetto equity crowdfunding) e ha completato la prima fase di ascolto e consultazione pubblica.

E’ stata l’occasione anche per discutere ampiamente il tema del crowdfunding e la modalità con cui l’Italia sta implementando questa nuova ed innovativa modalità di finanziamento delle aziende. Se Consob continuerà con questa velocità potremo vedere le prime campagne di raccolta di finanziamenti già prima dell’estate e in quel caso saremmo il primo paese al mondo ad uscire con una regolamentazione di legge del crowdfunding via Internet (negli USA il regolamento SEC è in fase di lavorazione da due anni ed è atteso a fine anno).

E’ stato anche rilasciato a fine aprile il regolamento che definisce i requisiti per gli ‘incubatori certificati’, uno degli elementi più peculiari della legge. Si tratta di strutture che, soddisfando tutta una serie di parametri e di caratteristiche, possono accedere al regime di agevolazioni delle startup e sono soggetti qualificati come investitori professionali ai fini del crowdfunding. Il regolamento del Ministero Sviluppo Economico ha pubblicato i criteri su due tabelle distinte, che individuano il meccanismo di calcolo del punteggio ed occorre avere un punteggio minimo in ognuna delle due tabelle per ottenere la certificazione.

In pratica si è un ‘incubatore certificato’ (previa autocertificazione dei parametri da parte degli amministratori) se si dispone di almeno 400 metri quadri adibiti all’attività esclusiva di incubazione, una connessione Internet di almeno 10 Gb e 3 persone interamente dedicate all’attività di incubazione (in cosa poi debba consistere questa attività – con relativi contratti – è tutto da immaginare). Si ottengono punti per ogni candidatura ricevuta, ogni startup incubata, ogni startup che completa il percorso, per il numero di collaboratori, per la percentuale di incremento di lavoratori e di fatturato delle startup, il numero di brevetti registrati e i capitali (o fondi pubblici) raccolti dalle stesse.

Il Decreto prevede inoltre che le Camere di Commercio producano delle analisi periodiche su questi valori con cadenza non superiore ai sei mesi e il Ministero si riserva di modificare i parametri annualmente alla luce di questa analisi.

E’ atteso ormai a breve il decreto attuativo per la parte degli incentivi fiscali, in particolare quelli (sia privati che aziende) che consentono a chi investe in startup o investitori professionali di startup il recupero di circa il 20%.

Siamo dunque in una fase ancora molto preliminare nell’attuazione del provvedimento per tracciare qualunque tipo di considerazione sulla reale efficacia e sull’impatto di questo provvedimento che altrimenti sembrerebbero in questa fase estremamente modesti. In particolare mancano le risorse finanziarie (oltre agli incentivi fiscali e il crowdfunding, si era parlato anche di un impegno del MISE rispetto a Cassa Depositi e Prestiti all’investimento di 200 milioni di euro in startup tramite l’istituzione di un fondo di fondi di cui però non vi sono notizie).

E’ presumibile che il successo dell’iniziativa nel suo complesso è connesso a se e in che misura incentivi fiscali e crowdfunding riusciranno a far affluire capitali alle startup, rendendo quindi attrattivo l’ingresso in questo regime di agevolazioni. Ma soprattutto il successo a medio-lungo termine in termini di reale contributo allo sviluppo, sarà collegato all’efficacia della legge nell’individuare startup e incubatori realmente qualificati e qualificanti (al di là dei parametri formali che evidentemente non sono in grado di fornire una concreta garanzia che un’impresa sia realmente innovativa e che un incubatore sia realmente qualificato) indirizzando effettivamente su questi le risorse in modo da creare un sano e florido mercato dell’innovazione in Italia.


Vanity post, intervista di RAI Economia: il venture capital, motore di sviluppo economico

Spesso dico un sacco di baggianate, in pubblico o in interviste. In questo caso mi compiaccio con me stesso per essere riuscito in quest’intervista a fare più o meno un discorso sensato sul perchè oggi come oggi, se fossi stasera il Presidente Letta a ragionare su quel tesoretto di 8-9 miliardi di euro, farei un pensierino al tema delle startup. Che sono la materia prima per un possibile sviluppo duraturo e sostenibile. 

 


La terza rivoluzione industriale sta iniziando: svegliati Italia!

Sono convinto che un giorno mi guarderò indietro e potrò dire ‘quel giorno io c’ero’: Neil Gershenfeld era oggi a Roma, per celebrare la Maker Faire Europe – che si terrà a Roma quest’autunno – con un evento all’Acquario Romano, stracolmo. 

Ho avuto la fortuna di incontrarlo e parlargli e vorrei ringraziare davvero di questa opportunità l’Ambasciata Americana, i Global Shapers e la Camera di Commercio di Roma che lo hanno reso possibile.

Neil Gershenfeld è il direttore del Center for Bits and Atoms, all’MIT di Boston. Ideatore del primo FabLab, è uno dei punti di riferimento mondiali della comunità dei Maker e le sue idee sulla digital fabrication e sulla democratizzazione dei mezzi di produzione stanno potentemente ispirando decine di migliaia di innovatori in tutto il mondo.

Mentre il numero di FabLab nel mondo sta raddoppiando di anno in anno.  Ad oggi sono 261.

Il FabLab è un laboratorio (mio nonno avrebbe detto un’officina) che contiene una serie minima di macchinari (frese a controllo numerico, laser cutters, stampanti 3D, etc) necessari a produrre oggetti partendo da un file. Macchinari in cui l’intero processo produttivo è guidato digitalmente da computer e dai software di modellazione tridimensionale.

Esistono una quarantina di processi produttivi che oggi possono essere fatti in 3D con macchinari che costano da poche migliaia di euro. Attrezzare un FabLab costa qualche decina di migliaia di euro e con un investimento minimo è possibile comprare i macchinari che servono per stampare altri macchinari. E’ una fabbrica  completa che consente di costruire oggetti nei quali è possibile oggi anche incorprare un sacco di elettronica e sensori facili da usare e a basso costo, tipo un bell’Arduino per esempio. Ovviamente con il tutto collegato ad Internet.

Se tutto questo non fosse già abbastanza, una grandissima parte di questo hardware, moltissimo software ed una quantità già oggi enorme di contenuti, progetti, modelli e design sono open source e a disposizione di chiunque. Così come sono disponibili materiali educativi, corsi, formazione e tutto quello che può servire per imparare.

Oggi posso andare su Internet, scaricarmi (gratis!) ad esempio il file tridimensionale di una casa, andare al FabLab nella mia città, costruirmi i pezzi e in un paio di giorni con l’aiuto di un amico e le istruzioni online montarmela.

Come dice Gershenfeld, la vera rivoluzione non è nelle stampanti 3D che peraltro hanno il pregio di catturare rapidamente l’immaginario collettivo. La vera rivoluzione è la possibilità di trasformare bit in atomi e viceversa.

Un giorno le stampanti 3D saranno oggetti così evoluti ed integrati che anziché comprare un bicchiere in un negozio ci scaricheremo il file e lo stamperemo direttamente a casa nostra. Ma siamo solo all’inizio di questa rivoluzione, già definita la terza rivoluzione industriale. Oggi quello che Gershenfeld chiama il Replicator (citazione supergeek di Star Trek) è di fatto il FabLab.

Stiamo entrando nell’era della democratizzazione dei mezzi di produzione (e grazie a Kickstarter e il crowdfunding si sta democratizzando anche la finanza). Oggi fare una fabbrica costa poche decine di migliaia di euro e al limite se non si hanno i capitali, si può sempre andare a produrre i propri progetti al FabLab locale. Oppure metterli su Internet e consentire a chiunque abbia un FabLab vicino di produrseli, modificarseli, adattarseli e magari migliorarli direttamente in loco.

Infatti una delle regole dei FabLab è che qualunque cosa che può essere fatta in un lab è fattibile anche in un altro.

Siamo ancora nella fase 1.0 della digital fabrication in cui i computer fanno le macchine e le macchine sono in grado di fare altre macchine. Nella prossima era si potrà inserire del codice o del software direttamente nei materiali. Gershenfeld ha fatto vedere alcuni video dai suoi laboratori all’MIT di materiali in grado di cambiare forma o di nanomateriali a base biologica in grado di trasmettere informazioni tramite la programmazione del DNA.

La potenza di queste idee e di queste tecnologie si sta spargendo a macchia d’olio in giro per il pianeta. In Spagna la disoccupazione giovanile ormai è quasi al 50% e la città di Barcellona ha lanciato il progetto FabLab City con cui aprirà in città 12 FabLab per consentire ai ragazzi di crearsi un’occupazione direttamente con le loro mani.

Gli Stati Uniti stanno iniziando la discussione in Congresso di un progetto di legge presentato da Bill Foster che sta proponendo di fare una rete no-profit di FabLab interconnessi distribuiti sul territorio Americano che farà da backbone della rete nazionale di digital fabrication.

Anche in Italia la quantità di persone che si stanno mettendo insieme per fare un FabLab è notevole: community molto attive a Napoli, Pisa, Milano, Reggio Emilia, Novara, Torino, Firenze. Dopo aver dato un sguardo a questo fenomeno in giro per l’Europa con il Barcamper ci dirigeremo a conoscerli. In dpixel siamo fortemente convinti che se mai ci sarà una Silicon Valley di queste cose, questa potrebbe e dovrebbe essere il nostro paese.

Abbiamo qualche milione disoccupati e siamo all’alba della terza rivoluzione industriale. Svegliati Italia.