Immuni ma non dalle maldicenze

Il Governo ha scelto la app che verrà utilizzata per il social tracing nella fase due di gestione della crisi. Arcuri ha scelto Immuni, sviluppata da una coalizione di eccellenze:

– Bending Spoons, startup bootstrappata dai fondatori che si è affermata la #1 nelle app in Italia e una delle migliori al mondo nel suo settore. Un fiore all’occhiello tra le startup Italiane di cui andare fieri.

Centro Medico Sant’Agostino, una bellissima iniziativa di cliniche a basso costo super efficienti, finanziate dal miglior fondo di social venture Italiano, Oltreventure e guidata da uno dei CEO più smart e illuminati che conosco, Luca Foresti. Luca peraltro è stato il primo che con le sue analisi dei dati ha messo in evidenza che i morti sospetti nei piccoli paesi Lombardi indicano che il COVID ha colpito ben oltre le statistiche ufficiali.

Jakala, un’altra (ex) startup eccellente Italiana, ormai molto grande, leader nel digital marketing anche qui fondata da uno dei migliori e più illuminati CEO che conosco, Matteo De Brabant tramite Geouniq specializzata nel location based.

– L’avvocato Giuseppe Vaciago, specializzato in digitale, cybercrime e privacy, fellow di Nexa e visiting scholar di Stanford.

Il codice sorgente è stato donato allo Stato Italiano che ora dovrà decidere come usarlo.

Insomma per una volta lo Stato decide molto rapidamente, tramite un comitato di veri esperti, che sceglie tra 300 applicazioni candidate (non oso pensare a quante robe assurde saranno arrivate) quella fatta da un dream team di superstar nei loro rispettivi settori. Quando si parla di merito e di persone giuste al posto giusto, uno come me normalmente è contento, nonostante come tutti non ho visto la app, almeno so di essere nelle mani dei migliori. Dovremmo tutti fare un applauso ad Arcuri per la rapidità del processo e per la scelta fatta che sulla carta non fa una grinza.

E invece no.  Subito si sono scatenati sui social i commenti, pregiudizi, le maldicenze, i sospetti, le dietrologie, quelli che sanno come andava fatta, che l’architettura è sbagliata, la tecnologia era meglio open source, che doveva essere obbligatoria, che chissà quali amici hanno al Ministero, bla, bla, bla.

Questo modo di ragionare è proprio una di quelle cose che meno mi piacciono di noi Italiani che hanno la classica Sindrome del Palio di Siena, autolesionisti e propugnatori dell’erba del vicino sempre più verde. Poi c’è sempre quello che raccogliendo tutti questi malumori se ne esce con articoli come questi.

Per chi desidera avere le informazioni invece che affidarsi alle fake news e alle maldicenze, qui una bella intervista del Corriere sull’argomento a Luca Foresti.



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