L’innovazione che non chiede permesso salva la vita

Tra le storie che vale la pena raccontare di questi giorni c’è la questione delle valvole per le macchine di rianimazione dell’ospedale di Chiari a Brescia. Succede che Giovedì i medici si rendono conto di un’emergenza: stanno finendo le valvole di ricambio per i respiratori e l’azienda produttrice non è in grado di fornirli in tempo in quanto le scorte sono esaurite.

Venerdì Nunzia Vallini, collaboratrice del Giornale di Brescia scoperta la cosa contatta Massimo Temporelli e lanciano l’idea di costruire le valvole mancanti con le stampanti 3D. Massimo comincia a pubblicare una serie di appelli sui social e contattare telefonicamente i vari Fablab per trovare la soluzione. Ma bisogna stampare il loco visto il lockdown che non consente spostamenti. Nel frattempo viene contattata l’azienda produttrice che si rifiuta di fornire i file 3D per la stampa, anzi addirittura minaccia di fare causa per violazione dei diritti d’autore.

Giustamente Temporelli & friends se ne fregano e si ricostruiscono per conto loro il file 3D per la stampa. Isinnova, startup di Brescia specializzata nella fabbricazione digitale, mette a disposizione  il proprio know-how e tramite il suo fondatore e CEO Cristian Fracassi, compra la stampante che viene installata all’ospedale per autoprodursi le valvole necessarie.

foto respiratori

Ieri alle 19,30 Massimo annuncia sui social: dopo vari test le valvole funzionano e 10 pazienti oggi stanno respirando grazie ai pezzi prodotti con le stampanti 3D e al lavoro di alcuni volontari, nel post dichiara: “lasciate però che mi tolga due o tre sassolini dalla scarpa: sono stati in tanti nel mio post precedente a dubitare e criticare questo sistema di agire che, è vero, sarà poco ortodosso, perfettibile, poco regolare, non certificabile…ma sta permettendo di salvare vite umane. Ecco a tutti voi, miei cari, vi dico: vinciamo noi! Vince Cristian, vince l’Ospedale di Chiari, vince chiunque crede in quello che fa, al di là degli ostacoli e non si lamenta, non critica ma agisce, spera e lavora. Questa è l’umanità che fa la storia….io sto dalla loro parte. Sempre!

La discussione si è scatenata sui social tra i makers, i pezzi sono stati prodotti prendendo in considerazioni moltissimi aspetti in merito alle diverse tecnologie dei materiali, ai metodi di stampa e vengono costruiti in ambiente sterile dentro l’ospedale in collaborazione con i dottori e seguendo le loro indicazioni direttamente sul campo. Moltissimi Fablab, service di stampa e produttori di stampanti 3D si sono messi a disposizione per riprodurre i filtri nel proprio territorio. Si sta quindi valutando come condividere la metodologia in modo che chiunque possa adottarla. Per far funzionare i filtri occorre produrre dei fori da 0,8 mm, che sono fondamentali, per cui la sperimentazione che sta funzionando è in pieno svolgimento. Si pensa già di riuscire ad avere altri 100 filtri entra stasera.

Cristian Fracassi sui social commenta “Vorrei inoltre ricordare a quelli che si scandalizzano, a quelli che diventano esperti di polimeri, a quelli che dicono che senza un CE non si va da nessuna parte che dovrebbero prima trovarsi nella condizione di essere in un letto ammalati, avere una crisi respiratoria, avere il respiratore lì di fianco al letto ma non poterlo usare perché un pezzo funzionante non ha il CE? siamo in emergenza, non in casi di normalità.

Sono passati due giorni dal momento in cui è emerso il problema e quello in cui è stata attivata la soluzione. Grazie all’impegno e alle capacità di innovatori e makers che tirano dritto alla faccia del diritto d’autore.

In questa storia vince l’innovazione e vince l’Italia. Se continuiamo su questa strada non ci sarà Silicon Valley che tenga. Non ce n’è per nessuno.


6 commenti on “L’innovazione che non chiede permesso salva la vita”

  1. Guido Bucciotti ha detto:

    Questa vicenda, oltre a farmi pensare che quando i giovani si danno da fare FANNO, mi convince sempre più del fatto che la eccessiva dipendenza da aziende esterne per tutto è pericolosa. Secondo me per alcune cose lo stato deve consentire una maggiore autonimia, soprattutto per gestire le emergenze.
    Sono un liberista, ma alcune cose non possono che essere sociali. Un esempio: com’è possibile che invece di pretendere una gestione controllata ed efficiente (possibilissima….) si sia deciso di concedere in gestione le autostrade, fatte con i soldi degli italiani, oltretutto secretando i contratti? In questo modo si aumenta il costo per la gente senza alcun guadagno per lo stato e nessun mifglioramento (anzi…oggi fanno letteralmente schifo) del servizio a prezzi assurdi.
    Lo stesso per alcune forniture di necessità.
    Ferrovie, strade, sanità, luce dovrebbero tornare di stato. Perchè? Perchè la produzione e gestione di questi beni fondamentali impatta con il teritorio e l’ambiente (di tutti), serve indistintamente a tutti (spostamenti e trasporto merci), deve essere garantita a tutti. Ovviamente occorre una gestione alla luce del sole.
    In questo caso anche la produzione delle valvole è una necessità che va ben oltre i diritti del privato. Se il privato non riesce a soddisfare una richiesta da cui dipende la vita di molte persone, l’azienda non può che dichiarare la propria neutralità: o produce o lascia produre, tertium non datur.

  2. Lilly Azzari ha detto:

    Grazie agli italiani che agiscono

  3. Lilly Azzari ha detto:

    Grazie agli italiani che agiscono

  4. Carmen ha detto:

    Peccato che non condividano il file di stampa con altri che potrebbero aiutare gli ospedali di zona.

    • dgiluz ha detto:

      Carmen, credo di ci siano delle buone ragioni, nel senso che occorre seguire un protocollo per la produzione, che è quello che hanno messo a punto sul campo con i dottori. Penso che una volta definito meglio questo aspetto diffonderanno in modo mirato il protocollo


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