L’opportunità digitale del Coronavirus

A Milano sono ormai alla terza settimana di lockdown, con le scuole chiuse e i bambini a casa. Naturalmente la situazione provocata da questo virus è critica e l’impatto in termini umani ed economici immenso e ancora impossibile da calcolare. Se riusciremo a vincere come i Cinesi nel giro di pochi mesi, forse potremo un giorno lasciarci dietro questa brutta crisi ancora in piedi. Ma c’è anche uno scenario possibile in cui il virus sia il detonatore della prossima ondata di recessione – da cui noi Italiani non c’eravamo ancora ripresi – dopo quella dei sub-prime e in questo caso sarà una batosta che lascerà segni per un altro decennio.

Ma c’è un effetto collaterale che si nota chiaramente: l’effetto digitale. Il lockdown di tutto il paese nelle prossime settimane sta scatenando il più grosso esperimento sociale di digitalizzazione di massa degli Italiani.

Innanzitutto nelle scuole. Qui a Milano dove la situazione ormai si è consolidata da un pò le maestre hanno dovuto cominciare ad attrezzarsi. Tutte hanno iniziato ad adattare il programma di studi agli strumenti digitali: dalle cose più semplici, tipo inviare esercizi in PDF a cose un pò più sofisticate usando strumenti online interattivi. Lo sa bene Marco De Rossi, che con la sua Weschool ha visto letteralmente esplodere i numeri sui suoi server. Scorsa settimana 4 milioni di richieste ‘non dalla cache’, moltissimi insegnanti hanno aperto la loro classe su Weschool e cominciato ad assegnare esercizi interattivi. Mio figlio  adora questa cosa, fa i compiti molto più volentieri, gli esercizi gli danno gratificazioni istantanee quando fa le cose giuste e l’interfaccia grafica e gamificata dello studio rende molto più piacevole imparare. Addirittura le sue maestre hanno assegnato ai bambini una classe online di coding e lui ha scoperto di avere una vera passione per l’argomento. Sempre le sue maestre hanno organizzato una videochat di classe una sera, che è stata un enorme successo. Ai bambini mancano gli amici e poter giocare insieme e non si vedevano e sentivano da una decina di giorni. Quando si sono ritrovati tutti online è stato incredibile, sono letteralmente impazziti dalla gioia, sono stati due ore a chiacchierare e le maestre si sono inventate dei giochini da fargli fare in video.

Non sono un estremista del digitale ed è chiaro a tutti che niente potrai mai rimpiazzare la fisicità e la forza del lavoro di gruppo che si fa a scuola. Ma credo tutti noi genitori, sicuramente i bambini e probabilmente anche le maestre hanno avuto una chiara percezione che ci sono cose che si possono fare bene e molto meglio online, innovando la didattica e coinvolgendo i piccoli con strumenti che loro adorano. Questa se la sapremo sfruttare potrebbe essere una grande scuola per rinnovare l’instruzione in Italia, proprio perchè sta forzando gli insegnanti a usare gli strumenti interattivi. La cosa non è generalizzata, infatti le maestre di mia figlia invece si rifiutano di andare oltre l’invio di PDF e letture da fare a casa. Su questo però il Ministero dell’Istruzione potrebbe intervenire forzando la mano visto lo stato di necessità in cui si trovano le famiglie e i bambini.

Con l’iniziativa ‘Solidarietà digitale’ lanciata dalla Pisano onestamente ci sono poche scuse visto che la quantità di strumenti gratuiti messi a disposizione delle scuole e degli insegnanti è veramente ricca.

In Primomiglio abbiamo la fortuna di poter svolgere la maggior parte del nostro lavoro da casa, per cui ci siamo messi subito tutti in modalità smart e un pò tutti quelli che possono farlo in queste settimane si sono adattati. Dopo una fase di assestamento iniziale sto registrando almeno a livello personale che la mia produttività è aumentata in modo sensibile. Non ci sono tempi morti tipo spostarsi da una parte all’altra per andare in ufficio o in riunioni (riunioni che peraltro spesso sono molto più produttive se fatte online). Si riescono a fissare le riunioni un giorno per l’altro, spesso in giornata stessa senza dover fare troppo planning. E’ molto più semplice bilanciare il lavoro con gli impegni personali ed è molto più facile concentrarsi (bambini permettendo) senza troppe distrazioni. Penso che dopo questa esperienza introdurremo in ufficio almeno un paio di giorni fissi di smart working, ma la cosa chiara è che tutto è molto più produttivo se anche gli altri lo fanno. Sarebbe interessante capire cosa succederebbe se tutte le aziende adottassero due giorni fissi di smart working per tutti i lavoratori che possono farlo. Sicuramente un’altra cosa a Milano l’abbiamo notata: l’aria è improvvisamente diventata pulita.

Infine ci sono i mille impatti sulla vita digitale delle persone. Le nostre portfolio company nel commercio elettronico stanno vedendo esplodere i numeri, i miei genitori si sono installati software di webchat per poter salutare i bambini e tutti stanno toccando con mano il fatto che ci sono molte cose che si possono fare bene e meglio digitalmente, basta semplicemente uscire dalla pigrizia di cambiare le nostre abitudini.

C’è sempre un mezzo bicchiere pieno andando a guardare le cose e a me sembra che questo massivo esperimento non richiesto di digitalizzazione ci da la possibilità di fare un salto in avanti sulla digitalizzazione. Sarebbe bello che anche la pubblica amministrazione sfruttasse questo momento per forzare i propri dipendenti a digitalizzare il proprio lavoro e il rapporto con i cittadini visto lo stato di necessità dei cittadini in questi frangenti.

 

 

 

 

 

 



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