Manovra finanziaria: 1 miliardo l’anno a regime per le startup in Italia. Ma la sfida è muoverne almeno 10

La Legge di Bilancio 2019 appena varata contiene un intero capitolo dedicato al venture capital e alle startup. Lo misura introduce una serie di importanti novità su diversi fronti. Pochi punti ma molto incisivi, che potrebbero cambiare le caratteristiche dell’ecosistema startup in modo significativo.

Innanzitutto i soldi. 350 milioni di Euro subito, 1 miliardo l’anno a partire dal 2019.

Partirà il fondo Italia Venture III  con una dotazione di 200 milioni di Euro. A questo si aggiunge un fondo da 45 milioni di Euro in tre anni per la sperimentazione di AI e Blockchain del MISE.

Viene varato il Fondo pubblico per il venture capital con una dotazione iniziale di 100 milioni di Euro. Il fondo potrà sottoscrivere anche in co-investimento pubblico e privato quote di fondi di venture capital. Il fondo conterrà meccanismi privilegiati nella ripartizione dei proventi per attrarre co-investitori.

Alla dotazione iniziale verrà aggiunto il 15% dei profitti delle società partecipate dal MEF. Parliamo di partecipazioni di maggioranza o di controllo di società quotate come ENEL, ENI, Monte dei Paschi di Siena, Poste Italiane, ENAV. Così come partecipazioni in società non quotate infrastrutturali (Cassa Depositi e Prestiti, Ferrovie dello Stato, GSE) finanziarie (Invitalia, MEFOP – Società per lo Sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione, INVIMIT SGR).

Verranno investiti in startup tramite il venture capital il 15% dei profitti di aziende come  ad esempio Coni Servizi, Consip,  Poligrafico e Zecca dello Stato, Istituto Luce – Cinecittà,  RAI, SOGEI – Società Generale di Informatica, STMicroelectronics.

Il flusso di queste risorse dipenderà dagli anni e dai cicli economici, stimabile a numeri 2017 in 400 milioni di Euro. I profitti 2018 costituiranno il primo ticket per finanziare il 2019.

Viene modificata la disciplina dei Piani Individuali di Risparmio (PIR). Il 3,5% degli impieghi dovrà essere in fondi di venture capital che investono in startup. Bisognerà quindi vedere la raccolta 2019 dei nuovi PIR e degli ELTIF. Sono ipotizzabili  un flusso di 600/800 milioni di Euro l’anno solo da questa misura. Anche questo flusso potrebbe diventare ciclico, ma è un flusso stabile che di anno in anno può rinnovarsi e crescere, come calare. Le stime di mercato sono di una raccolta complessiva che potrebbe arrivare a 50 miliardi di Euro, potenzialmente 1,5 miliardi per le startup nel corso degli anni.

Si attivano quindi circa 1 miliardo di Euro tra quest’anno e il 2020,  1 miliardo circa l’anno a regime. Ma soprattutto si costruisce un outlook stabile per gli investimenti in startup Italiane: soldi, competenze e reti di investitori in filiera (fondi di fondi, fondi di co-investimento, fondi di venture di varia tipologia) che potranno alimentare il mercato dell’innovazione per diversi anni.

Introducendo nuovi attori nell’investment infrastructure nell’ecosistema dell’innovazione Italiana, stakeholders che direttamente o indirettamente hanno il miglior interesse a fare in modo che tali risorse si traducano in profitti e potenziali vantaggi per i propri business.

La finanziaria però tocca anche temi strutturali che riguardano il mondo del venture e del mercato startup in Italia. In particolare due aspetti importanti, delicati e strategici per costruire l’infrastruttura di investitori in startup Italiane.

Come prima cosa viene data una migliore specificazione del venture capital e una sua dignità quale asset class istituzionale strategica. E’ qualcosa che può sembrare un pò astratto a molti, ma negli anni questo percorso potenzialmente potrebbe far arrivare la maggior parte delle risorse al mercato dell’innovazione in Italia per molti decenni. Innescando potenzialmente un fenomeno simile al cambiamento che è successo negli USA con l’ingresso dei fondi pensione nel venture.

La chiave di tutta la manovra sulle startup quindi è nel comma 206: “Al fine di promuovere gli investimenti in capitale di rischio da parte di operatori professionali, lo Stato tramite il ministero dello Sviluppo economico, può sottoscrivere quote o azioni di uno o più Fondi di Venture Capital o di uno o più fondi che investono in Fondi di Venture Capital”.

Si definiscono venture quei fondi che investono 70/85% della raccolta in PMI non quotate e che non hanno operato in nessun mercato, attive da meno di 7 anni dalla prima vendita. Startup che necessitano di capitale di rischio che sulla base del business plan è superiore al 50% del loro fatturato medio negli ultimi 5 anni;

Startup nella fase di sperimentazione (seed financing), di costituzione (start-up financing), di avvio dell’attività (early-stage financing) o di sviluppo del prodotto (expansion o scale up financing); − il periodo di attività delle società target viene innalzato da ‘non più di 36 mesi’ a ‘meno di sette anni’.

Inoltre viene innalzata  la quota di investimenti agevolabili per fondi pensione e casse di previdenza. Viene previsto un incremento della quota di investimenti agevolabili per fondi pensione e casse di previdenza che investono in economia reale.

In particolare, tale quota viene portata dal 5 al 10% dell’attivo patrimoniale. Resta ferma la possibilità, per fondi pensione e casse di previdenza, di investire in fondi  e FoF (Funds of Funds) di venture capital.

Considerando che il patrimonio delle Casse Previdenziali e dei Fondi Pensione che possono accedere a questo beneficio e di circa 140 miliardi, il TAM complessivo di questo investitore è di 14 miliardi di Euro.

Ma per mobilitare queste risorse chiaramente startup e venture dovranno convincere e riuscire a farsi spazio nell’asset allocation del mondo previdenziale.

Infine la Finanziaria introduce una serie di misure per agevolare il mercato startup in Italia e affrontarne alcuni gap. Alcune di queste misure dovranno però trovare l’approvazione della Commissione Europea.

  1. Agevolazione fiscale. Viene innalzata l’aliquota di agevolazione fiscale per investitori persone fisiche e giuridiche dal 30 al 40%, sia per investimenti diretti in startup che per investimenti in fondi di venture capital.
  2. Incentivo alle exit. Incentivato l’acquisto del 100% di una startup, incentivato al 50% a condizione che il capitale della startup sia poi detenuto 3 anni.
  3. Voucher. Alle micro e piccole imprese è attribuito un contributo a fondo perduto, nella forma di voucher, per l’acquisto di prestazioni consulenziali di natura specialistica finalizzate a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale. Il contributo è riconosciuto in misura pari al 50% dei costi sostenuti ed entro il limite massimo di 40.000 Euro.

Ora la domanda è, cosa succederà adesso?  Ho provato a modellizzare l’impatto su 5 anni di questa manovra.

Potrebbero partire 20-25 nuovi fondi di venture capital, muoverebbe circa 4,5 miliardi di Euro in 5 anni come investimenti diretti e almeno altrettanti come co-investimenti di terzi nelle società target. Sono potenzialmente quindi una decina di miliardi di Euro investiti in 1-2mila startup nei prossimi 5 anni. In diversi stage di investimento e campi tecnologici.

Il mio suggerimento a voi startup è quindi di prepararsi ed attrezzarvi perchè da qui ai prossimi mesi si vedrà una crescente attività di investimento e progressivamente anche ticket maggiori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...