Diaman Tech, la prima campagna regolamentata di equity crowdfunding al mondo

Daniele Bernardi, Amministratore Delegato e fondatore di Diaman Tech vanta un primato mondiale: è il primo imprenditore al mondo ad aver chiuso una raccolta di capitali su Internet all’interno di una piattaforma regolamentata di equity crowdfunding. La sua startup innovativa ha completato un aumento di capitale di 160.000 euro su UnicaSeed, la seconda piattaforma autorizzata alla raccolta da Consob, delle undici tra autorizzate ed in fase di istruttoria.

L’Italia, con il pacchetto normativo sulle startup è stata la prima nazione al mondo ad abbracciare un’innovazione finanziaria che si ritiene nei prossimi anni potrà essere un forte elemento di sviluppo: l’equity crowdfunding. Su queste piattaforme privati cittadini e aziende possono accedere alla documentazione dell’aumento di capitale e sottoscrivere direttamente dal portale le azioni o quote dell’emittente. Diaman Tech è lo spin-off di un software finanziario che supporta i promotori finanziari e i gestori patrimoniali a fare scelte di investimento più consapevoli, riducendo  gli errori di finanza comportamentale. Ho incontrato e intervistato il fondatore al Techgarage Fintech dell’IWBank Tour, presso l’IT Forum di Rimini, davanti ad una platea di trader ed operatori nel campo degli investimenti finanziari.

“Io sono Automotive Engineer – racconta Daniele Bernardi – ho lavorato 7 anni all’Aprilia Moto come progettista per poi entrare in finanza nel 1999. Il core business del nostro gruppo è la consulenza finanziaria erogata mediante modelli quantitativi. I nostri clienti sono esclusivamente banche e SGR e a nostra volta abbiamo asset under management di 200 milioni di euro. Ho scelto l’equity crowdfunding per una raccolta così modesta principalmente perché volevo mettere intorno alla società un nucleo di persone legate al prodotto. Soci che possono contribuire in modo significativo al miglioramento, alla diffusione e allo sviluppo del software, visto che ne sono i primi utilizzatori. La campagna ci ha dato grande visibilità. Siamo considerati dai nostri clienti degli innovatori e volevamo sperimentare questa nuova opportunità in cui credo molto.”

Diaman Tech ha costruito una campagna che combina l’equity con il cosiddetto ‘reward’. Chi sottoscriveva le azioni dello società riceveva un significativo sconto sul software, quindi la campagna è stato un mix di vendita del prodotto e raccolta finanziaria. Questo ha consentito anche di eliminare il problema della ‘exit’ ovvero di dare ai sottoscrittori una prospettiva per poter monetizzare il proprio investimento. Lo sconto unito alla detrazione fiscale (in quanto investimento in startup innovativa) consente di recuperare l’investimento in meno di tre anni indipendentemente dal suo successo.

“Abbiamo impostato tutto principalmente sulle persone che ci conoscono e già apprezzano il nostro lavoro di consulenza – prosegue Bernardi –  abbiamo contattato 380 promotori finanziari e di questi 40 hanno poi investito, con una percentuale di successo che non ci aspettavamo in tutta onestà. Ma 30.000 euro, il 20% della raccolta, sono arrivati da nuovi clienti che non conoscevamo. Stiamo organizzando un incontro con tutti i soci per aggiornarli sui vari progetti che abbiamo in cantiere e spero che alcuni di loro abbiano la reale volontà di aiutarci, sia dal punto di vista delle vendite che dal punto di vista delle idee per lo sviluppo. Puntiamo ad una quotazione al mercato AIM, anche se non lo abbiamo mai dichiarato apertamente. Non volevamo alimentare illusioni ed avvicinare investitori che non comprendano bene cosa che comporta investire in una start-up.”

L’equity crowdfunding è quella che si dice una ‘nuova asset class’, che oggi ha in Italia un suo primo assetto normativo. In dirittura di arrivo la normativa USA e molti paesi Europei tra cui Francia, Spagna stanno lavorando attivamente sul tema. Non solo è una classe di investimento nuova, ma è una tipologia di raccolta completamente diversa dal passato, in grado di sfruttare al massimo le potenzialità di Internet. Non è necessariamente nemmeno troppo assimilabile alla quotazione in borsa, anche se sembra assomigliarci molto a prima vista. La Consob stessa nell’emissione del regolamento in attuazione della legge sulle startup ha segnalato come sia possibile che a seguito delle prime esperienze potranno avvenire delle revisioni. Trovare il giusto bilanciamento tra tutela dei risparmiatori e apertura del mercato.

“Serve snellire il processo di sottoscrizione – spiega Bernardi – ed i vincoli legati alla normativa MiFID. Non intendo che bisogna liberalizzare completamente il processo, ma bisogna guardare oltre la mera tutela degli investitori, perché i veri obiettivi di questa norma sono dare ai giovani la chance di realizzare i propri sogni e far crescere l’economia. A mio parere bisogna arrivare alla transazione immediata tramite carta di credito e la liberalizzazione degli investimenti sotto i 1.000 euro, senza necessità di effettuare il questionario di adeguatezza che la MiFID impone per la raccolta finanziaria. Servirebbe dematerializzare le quote di SRL, per permettere la compravendita senza dover andare ogni volta dal notaio per la cessione, altrimenti una persona che abbia investito ad esempio 200 euro raddoppiato il capitale, in realtà se cede le quote si trova a dover pagare di più di quello che ha guadagnato.

Con l’equity crowdfunding si apre un percorso nuovo di democratizzazione della finanza e nuovi strumenti per gli imprenditori per realizzare i propri sogni. Un futuro denso di opportunità e rischi nel quale sarà fondamentale e necessario intraprendere un percorso di educazione di sottoscrittori e operatori finanziari, che ancora non conoscono questa nuova tipologia di investimenti.

 

 

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