Imprenditrici protagoniste a Torino prossima settimana

Parteciperò con immenso piacere la prossima settimana a Gammadonna, il salone nazionale dell’imprenditoria femminile, argomento che  mi sta particolarmente a cuore.  Si tratta di una due giorni (2 e 3 Ottobre) che quest’anno si terrà nella mia amata Torino, al Centro Congressi di Torino Incontra (qui il link per scaricare il programma completo).

Il tema del lavoro non è mai  di semplice gestione per le donne e la crisi economica attuale ha reso ancora più complesso il delicato bilanciamento tra lavoro, famiglia, carriera e affetti. L’idea su cui ruota quest’anno Gammadonna è quella di re-inventarsi ed una strada per farlo è proprio quella dell’imprenditoria. Un percorso che offre la possibilità di avere maggiori gradi di libertà nell’impostare la propria vita, organizzarsi e gestire meglio il proprio tempo. Oltre al vantaggio di poter pienamente esprimere il proprio potenziale e non dover subire le discriminazioni che purtroppo ancora troppo spesso le donne devono affrontare all’interno del mondo aziendale.

Gammadonna sarà un momento per condividere esperienze, confrontarsi ed ascoltare testimonianze allargando la propria rete. Sono oltre un 1,4 milioni le aziende guidate da donne oggi in Italia, un quarto del totale e potrebbero essere molte di più. Nel 12% dei casi imprenditrici sotto i 35 anni. Il salone ormai giunto alla quinta edizione  vede anche l’adesione del Presidente della Repubblica, oltre al patrocinio, sponsorship e supporto di numerosissime istituzioni.

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Maker Faire Europe: il futuro inizia tra una settimana a Roma

Ci siamo, la prossima settimana si terrà la prima Maker Faire Europe a Roma, dal 3 al 6 ottobre al Palazzo dei Congressi dell’Eur. La Maker Faire sarà la più grande esposizione europea sulla creatività e la manifattura digitale, sui makers e le tecnologie di fast prototyping e stampa 3D. Curata dal direttore di StartUpItalia Riccardo Luna e dal fondatore di Arduino, Massimo Banzi, Radunerà oltre 200 progetti provenienti da tutto il mondo, consentendo ai visitatori di partecipare a decine di workshop, conferenze e performance dal vivo. Da non perdere, giovedì 3 ottobre, è la conferenza inaugurale “How to reMake the world”, presentata da Riccardo Luna (registrati online per partecipare gratuitamente).

Il 4 Ottobre Dale Dougherty, fondatore di Make Magazine (pubblicazione di riferimento del settore) e Riccardo Luna saranno al Techgarage Makers Edition. Nell’evento le 10 più interessanti startup di makers selezionate durante il Barcamper Tour in Europa presenteranno il loro progetto e business plan ad investitori ed interessati a questo nuovo settore industriale.

Tutte le info, il programma e la possibilità di acquistare i biglietti sul sito.


360 by 360 e 375 by Wcap entro il 30 Settembre

Questa settimana ci sono due scadenze per le startup, vanno inviati entro il 30 Settembre i progetti per partecipare a 360 by 360, la business plan competition organizzata da 360 Capital Partners, il principale fondo di venture capital Italiano, che selezionerà un progetto sul quale investire 360.000 dollari in qualunque settore: cleantech, medicale, ICT/Internet e processi industriali. Sul sito apposito informazioni e modalità di partecipazione.

Sempre il 30 Settembre scade anche l’ultima call 2013 di Working Capital, nella quale verranno assegnati 15 grant da 25.000 euro ciascuno a startup nel campo Internet e digitale. Occorre registrarsi su Rep (il repository online) e caricare il proprio progetto entro questa settimana per partecipare.

 

 

 

 


Monete complementari, monete virtuali, monete funzionali

Questo weekend ho avuto il piacere di ritrovare tanti amici
alla Blogfest di Rimini e partecipare a tre panel. Uno di questi si
è occupato di monete complementari e monete virtuali (consiglio a
tutti di leggere l’e-book su Bitcoin di Luca
Mercatanti
che mi ha aiutato finalmente a capire Bitcoin)
e sulle monete virtuali. E’ sempre difficile provare a spiegare
questo settore, principalmente perchè siamo abituati a concetti
come moneta, ricchezza, interessi, credito, finanza come oggetti
fissi e definiti. Talmente definiti da non poter essere messi in
discussione. Mi sono avvicinato a questo mondo, grazie
all’investimento in Sardex, azienda di cui
siedo nel consiglio di amministrazione. Il credito Sardex non
genera interessi e il circuito non richiede garanzie specifiche per
erogare il proprio credito, se non il fatto che i beni e servizi
offerti da chi partecipa alla community sono effettivamente utili,
necessari e richiesti dagli altri appartenenti. In effetti Sardex
non è una moneta, ma una camera di compensazione, che utilizza una
moneta virtuale per regolare le transazioni che avvengono dentro la
rete. Per questo più che di monete complementari preferisco parlare
di monete funzionali. Viste sotto questo profilo allora si possono
categorizzare tutte le monete come oggetti che definiscono delle
specifiche funzioni. In questo senso allora anche i punti fragola
Esselunga o le Millemiglia sono una moneta funzionale, il cui unico
scopo è la fidelizzazione del cliente. Le monete che noi conosciamo
da sempre, come l’euro o il dollaro incorporano due grandi
funzionalità: da un lato regolano le transazioni tra persone
(fisiche o giuridiche) e dall’altro consentono anche
l’accumulazione di ricchezza, fungendo da riserva di valore. Due
funzioni che in effetti sono in opposizione l’una con l’altra.
Siamo in mezzo ad una crisi economico-finanziaria profonda che ha
tante ragioni ma alla base di tutto c’è una enorme scarsità di
liquidità e grande difficoltà per le aziende ad ottenere credito.
Chi detiene moneta ha pochi incentivi a prestarla e farla ‘girare’
con la conseguenza che la funzione di ‘riserva di valore’ sta
comprimendo in maniera impressionante quella di generare
transazioni, che in ultima analisi sono ciò che determina veramente
lo sviluppo economico e quindi la ricchezza. Sappiamo che c’è una
relazione diretta tra i tassi di interesse e lo sviluppo. Più bassi
sono i tassi di interesse e maggiore è la crescita economica,
perchè tassi bassi aumentano gli investimenti, impattando sui
redditi e quindi sul consumo. Ma ormai i tassi di interesse sono
talmente bassi (in alcuni casi vicini allo zero) che questa leva di
sviluppo è diventata un’arma spuntata, soprattutto nel contesto
della crisi economica attuale. Quindi come fare a far ripartire
l’economia? Siamo abituati a pensare che la moneta debba generare
interessi, ma questo concetto è legato al fatto che guardiamo alla
funzione di riserva di valore. Nelle monete complementare infatti
esiste il concetto di demurrage, ovvero un tasso di interesse
negativo. Una sorta di inflazione programmata tale per cui la
moneta detenuta e non messa in circolazione perde valore. Questo documentario sulle monete
complementari spiega molto bene questi concetti. Incluse le tante
diverse funzionalità che possono essere applicate, ad esempio nel
no-profit.


La domanda che mi sorge spontanea quindi è: cosa
succederebbe se si applicasse il demurrage al credito
interbancario?
Ovvero cosa succederebbe se la banca
centrale cominciasse a prestare alle banche commerciali moneta che
perde valore giorno dopo giorno se non viene immessa sul mercato
del credito commerciale? Succederebbe che probabilmente questa
particolare ‘moneta funzionale interbancaria a tasso negativo’
avrebbe come unico scopo quello di circolare e fungerebbe da grande
stimolo per far ripartire l’economia, perchè incentiverebbe le
banche ad erogare il credito e non avrebbe senso utilizzarlo per
ripianare posizioni finanziarie. Lo abbiamo visto con i mille
miliardi che la banca centrale europea ha distribuito per salvare
le banche recentemente. Quei soldi hanno effettivamente salvato le
banche dal default, e quindi hanno assolto ad una funzione
assolutamente positiva e necessaria per la società, ma per contro
non sono arrivati alle aziende, non hanno fatto ripartire la
produzione e non hanno avuto impatto sullo sviluppo economico.
Insomma se il tema è far ripartire l’economia, perchè non disegnare
monete specifiche a questo scopo cominciando ad immaginare più che
una singola moneta ‘fits for all’ un ecosistema di monete, ancorate
all’euro ma disegnate per raggiungere diversi scopi specifici e
funzionalità?


Venture capital e startup: l’Italia VUOLE investire sul proprio futuro!

Qualche giorno fa ho pubblicato su Chefuturo questo articolo, che ripubblico qui sotto con un importante aggiornamento (finalmente una buona notizia!!): il Governo Letta ha presentato il provvedimento Destinazione Italia, che al punto 21 recita come segue:

Misura 21: ATTRARRE CAPITALI E COMPETENZE PER FAR CRESCERE LE STARTUP

Problema/opportunità: L’Italia è un Paese a “creatività e imprenditorialità diffusa”, dove negli ultimi anni sempre più persone, in particolari giovani, stanno aprendo startup innovative. A fine 2012 è stata adottata una legislazione organica per facilitare la nascita e lo sviluppo di queste nuove aziende. Serve quindi fare in modo che sempre più idee di business innovativo possano contare, in particolare nella delicata fase di avvio d’impresa, su capitali e competenze adeguati. Per farlo serve che si rafforzi il mercato degli investitori tipici in startup (venture capitalist e business angel). Esiste una reale opportunità di attrarre capitali esteri disposti a investire in startup che, nate in Italia, hanno una vocazione naturale a conquistare in tempi rapidi i mercati internazionali.

Soluzione: costituire un “Fondo dei Fondi” dedicato al co-investimento in fondi di venture capital, che supportano operazioni di investimento realizzate da angel investor, incubatori e acceleratori d’impresa, in analogia a quanto proposto nel rapporto “Restart, Italia!” del Ministero dello Sviluppo Economico e come ripreso nel rapporto del Gruppo di Lavoro nominato dal Presidente della Repubblica. I fondi pubblici saranno attivati solo a condizione che (almeno) una parte delle risorse private sia di origine straniera. 

Qui sotto la ripubblicazione del post, a questo punto c’è solo da sperare che il Governo Letta abbia il tempo di realizzare questo provvedimento.

L’EVCA (European Private Equity e Venture Association) ha pubblicato i dati del settore per il 2012 con un report scaricabile online. L’associazione raggruppa un ampio raggio di attori: private equity, venture capital, fondi pensione, fondi di fondi, family office per un totale di 650 operatori. In questi dati c’è la radiografia del venture capital nel vecchio continente, insieme a una lettura molto interessante per le startup Italiane.

Le startup sono oggetti delicati e ad alto rischio e necessitano di capitali specializzati per partire e svilupparsi nelle prime fasi. Inoltre il venture capital è fondamentale perché è il primo anello nella catena alimentare della finanza, originando una parte non trascurabile di quelli che poi saranno gli oggetti di investimenti da parte di operatori ulteriori, inclusi i mercati strutturati come le borse. In Italia, forse il miglior esempio è quello di Yoox, ex-startup che ha superato il miliardo di euro di capitalizzazione ed è leader globale nel suo settore, partendo dall’idea di un giovane imprenditore.

Le statistiche raggruppano i due grandi settori del capitale di rischio: venture capital – su cui mi concentrerò – e private equity (ovvero fondi che si occupano di buyout, replacement capital, salvataggi e turn-around, quindi specializzati in aziende già mature).

L’Europa ha investito nel 2012 €36.5 miliardi in capitale di rischio (-19% rispetto all’anno prima) finanziando circa 5.000 aziende. E, purtroppo occorre dirlo, salta subito all’occhio il ritardo Italiano in questo campo, considerando che investiamo meno di un terzo rispetto alla media europea (0,07% del PIL rispetto al 2,6%). Ma colpisce ancora di più che la percentuale per il solo settore del venture capital è dello 0,004% del PIL in Italia contro lo 0,02% medio in Europa. Dopo di noi solo Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Grecia e Ucraina. C’è un macroscopico gap da colmare: è la cruda realtà dei numeri.

Se ne è occupata recentemente anche AIFI (associazione italiana di settore che curiosamente non è tra i partner della ricerca EVCA) analizzando gli investitori Italiani. Nonostante la grande base di investitori istituzionali, la maggior parte di essi non investe in capitale di rischio e una parte infinitesimale si avvicina al venture capital e quindi alle startu

Eppure il venture capital in Europa esiste eccome, visto che nel 2012, 556 firm hanno investito 3,2 miliardi complessivi. Soldi provenienti da 952 fondi che hanno finanziato 2.923 startup (-14% sull’anno prima). È necessario sapere che una firm spesso può essere advisor di più fondi, entità giuridiche che identificano specializzazioni e investitori differenti.

Così come la catena alimentare della finanza è strutturata per ‘fasi’ della vita (e morte) aziendale, anche il venture capital è a sua volta stratificato in seed, startup e later stage (in genere grandi operazioni, come ad esempio l’aumento di capitale di Spotify dello scorso anno – azienda di musica digitale, che per inciso, nel 2013 punta a oltre 20 milioni di abbonati e 1 miliardo di euro di ricavi a pareggio).

Dei 3,2 miliardi di venture investiti nel vecchio continente, 100 milioni di euro sono andati nel seed, finanziando 353 startup (con un importo medio raccolto di circa 300.000 euro). Altre 1.796 in fase successiva, hanno raccolto 1,3 miliardi di euro (circa 700.000 euro di media) e 839 aziende hanno preso 1,8 miliardi di euro di “later stage” capital (investimenti di circa 2 milioni di media). Per il  60% operazioni di early stage prevalentemente nei settori lifescience, ICT/Internet e cleantech.

Una nota per le startup. Questi dati evidenziano se mai ve ne fosse bisogno che le valutazioni negli USA e i soldi investiti (fatevi i conti in tasca per il vostro fundraising) sono frutto di un ecosistema decisamente più competitivo, sviluppato, e molto più ricco. Per questo non sono necessariamente comparabili all’Europa. Un’operazione di “later stage” in America è in genere è sopra i 10 milioni di dollari.

È anche interessante osservare che nei flussi internazionali di capitali, l’Europa ha un saldo negativo di 159 milioni di Euro. Firm straniere hanno investito in startup del vecchio continente 210 milioni di Euro, mentre i VC Europei hanno investito 369 milioni in startup estere. C’è ancora poca consuetudine ad investimenti internazionali anche considerando che dei 2,9 miliardi intra-europei, solo il 19%  (610 milioni) sono cross-border: 610 milioni di venture europeo investiti in startup di una diversa nazione del continente.

Nel 2012 il fundraising dei fondi di venture è stato molto difficile, specie il primo semestre. Gli operatori europei hanno raccolto 3,6 miliardi di euro, con una riduzione drastica rispetto ai 5,2 miliardi del 2011. È in corso un cambiamento profondo nel mercato del venture globale e lo scorso anno sono partiti solo 102 fondi rispetto ai 152 dell’anno precedente. L’unica nota ‘positiva’ di uno scenario che è molto difficile per la scarsissima liquidità, è che l’early stage è rimasto stabile raccogliendo 2 miliardi di euro. Soldi che attraverso la gestione di advisor specializzati nei prossimi anni finiranno alle startup. Capitali che si sommeranno a quelli già esistenti sul mercato dagli anni precedenti e che in questo momento stanno cercando attivamente nuovi investimenti.

Un fondo di venture capital, normalmente ha una durata di 8-10 anni, suddivisa in due fasi: una prima fase di investimento (in genere 4-5 anni), in cui viene costituito il portafoglio di partecipazioni, e una seconda fase in cui non si effettuano più nuovi investimenti ma ci si concentra sulle exit, fino alla chiusura del fondo stesso. Questi capitali freschi saranno quindi messi sul mercato nei prossimi 4-5 anni.

Altri dati importanti per capire “l’aria che tira” sono le statistiche sui disinvestimenti. Quasi 1.000 exit sono provenute dal venture capital, circa altrettante dal private equity. Nel venture principalmente: trade sales, write-off e vendite sul mercato secondario. Il problema grosso (negli Stati Uniti la situazione è del tutto analoga) è quello delle IPO. Le quotazioni in borsa hanno toccato un minimo visto solo in periodi post-bolla: 5 IPO di startup da investimenti di venture (ed ancora meno nel buyout visto che sono state solamente 3). È un problema grosso, che forse in qualche modo potrà essere attenuato dal crowdfunding nei prossimi anni.

Infine una notizia interessante, in realtà conosciuta agli addetti, è quella dell’importanza del settore pubblico per il venture capital e in generale il capitale di rischio. I Governi tramite le proprie agenzie sono i principali investitori nel venture capital: hanno apportato il 40% delle risorse a disposizione per le startup nel 2012 (erano il 33% nel 2011). È quindi il Governo Italiano il principale interlocutore che deve attivarsi se vogliamo sviluppare le startup nel nostro paese.

È interessante osservare lo spaccato geografico delle fonti di finanziamento per le startup:

–       Francia 34,5%, che peraltro ha tra le sue strategie la leadership europea

–       Scandinavia 17,5%, che ha sviluppato bene con norme ad hoc il settore

–       Germania 10,7%, grazie ad un ecosistema potente con forti ramificazioni globali

–       UK 10,1%, fortemente collegata agli US ed una capitale (Londra) della finanza

L’Italia è nel calderone degli ‘other Western Europe’.

D’altra parte i dati AIFI confermano che il settore del venture capital è ancora minuscolo, soprattutto in considerazione del fatto che siamo una delle 5 grandi nazioni dell’Europa continentale. Dai dati del report di Price Waterhouse Cooper del 2012 risultavano 136 investimenti di venture capital per complessivi 135 milioni di euro. Sono valori in aumento rispetto ai 106 investimenti dell’anno prima, ma occorre anche considerare che il 2012 è stato l’anno di massima operatività dei tre fondi governativi ‘HT’ (Principia, Atlante Ventures e Vertis) che hanno completato il loro periodo di investimento nel primo semestre di quest’anno. La conseguenza è che il 2013 sarà un anno molto duro per le startup, che dovranno fare fundraising se le cose non cambiano. E comunque stiamo parlando di 100 milioni su un mercato di 3,2 miliardi: peanuts.

Quest’estate Cassa Depositi e Prestiti (100% del ministero del Tesoro) ha annunciato la disponibilità di 6 miliardi di euro per investimenti in capitale di rischio. Inoltre abbiamo in Italia 89 fondazioni bancarie, 21 enti previdenziali, 547 fondi pensione, 239 compagnie assicurative. Le risorse per rimetterci in linea almeno con i nostri competitor Europei ci sono, ma serve dedicare risorse e più attenzione al settore del venture, perché senza capitali specializzati le startup Italiane non riusciranno ad andare da nessuna parte. Specie in un contesto competitivo e globale come questo.

È il momento giusto per farlo, ora o mai più: la quantità e qualità di startup che vediamo sul campo è in forte crescita e si è creata un minimo di speranza e delle aspettative. L’altra faccia della crisi è questa grande opportunità per l’Italia: milioni di giovani di talento sono oggi largamente sottoccupati e viste le scarse prospettive stanno scegliendo di fare gli imprenditori. È la generazione meglio istruita di tutta la storia della Repubblica e, in questi ultimi cinque anni, ha cominciato a conoscere, praticare e diffondere la startup culture. Solo questa generazione è in grado di immaginare, costruire e sviluppare le aziende che possono prosperare sui mercati importanti dei prossimi 30-40 anni.

Ma occorre finanziarle o anche questo sarà l’ennesimo treno perso della nostra nazione.


Finale StartCup Calabria: appuntamento a Cosenza il 25 Settembre

Ultimo round  della Start Cup Calabria 2013, con il Techgarage di chiusura della quinta edizione. In giuria ci saranno imprenditori, venture capitalist, operatori di istituti finanziari e di fondi di seed, amministratori pubblici, docenti universitari. Tra i premi ai vincitori anche l’ammissione al Premio Nazionale per l’Innovazione, previsto a Genova per Ottobre 2013, e l’opportunità di accedere ai servizi di CalabriaInnova e diTechNest, l’incubatore dell’Università della Calabria. 

Quest’anno la selezione dei finalisti è stata dura e porterà in finale 10 startup di altissima qualità (qui le schede di dettaglio), provenienti da tutta la regione e in tutti i settori (Internet, cleantech, medicale):

– EOlit 2.0, tecnologia basata su Arduino per ottimizzare la progettazione e manutenzione dei parchi eolici;

GiPStech, indoor GPS basato su una sofisticata tecnologia di analisi del magnetismo terrestre

– GreenDEA, tecnologia distribuita per lo sviluppo di grandi capacità computazionali

MagicBus, il Waze dei trasporti pubblici

– MISBIO, tecnologia diagnostica dei disturbi intestinali basata su ECG

– OVAGE, servizio web based affidabile e validato sotto il profilo medico per la predizione dell’età ovarica femminile

– Scalable Data Analytics, software per l’esecuzione di workflow di analytics riferiti a big data

– SeaToSea, produce emulsionanti detergenti (biosolfattanti tensioattivi) low-cost, a partire da batteri marini, in grado di limitare l’inquinamento marino causato da idrocarburi

– SHARE YOUR TRANSPORT!, piattaforma per il matching in tempo reale tra domanda e oerta di trasporto, ottimizzando percentuali e combinazioni di carico dei veicoli

– WASTE MANAGEMENT SYSTEM, un innovativo sistema integrato hardware/software per la raccolta e gestione della raccolta differenziata coinvolgendo tutti gli attori della catena.

Si inizia allecon un panel moderato da Elenca Collini del Corriere Innovazione e Davide Dattoli di Talent Garden. Partecipano Pierantonio Macola – Amministratore delegato SMAU, Laura Ramaciotti – Coordinatore Progetto Spinner Emilia-Romagna, Simone Ungaro – Direttore Generale Istituto Italiano di Tecnologia

Programma

14:30 Registrazione
15:00 Saluti: Riccardo Barberi – Responsabile dell’Incubatore TechNest, Università della Calabria, Michele Costabile – Presidente Associazione TechGarage, Danilo Farinelli – Direzione CalabriaInnova
15:30 Primo round di 5 pitch con live voting

16:00 Break musicale con  Takabum street band
16:20 Secondo round di 5 pitch con live voting
17.10 Ancora musica ocn i Takabum
17:30 Proclamazione dei vincitori di StartCup Calabria 2013: Mario Caligiuri – Assessore alla Cultura, Istruzione e Ricerca – Regione Calabria
18:00 Festeggiamenti, live music e aperitivoIl programma può essere scaricato da qui. Sono ormai quattro anni che partecipo attivamente alla StartCup Calabria e ho visto crescere anno su anno quantità e qualità delle startup partecipanti. La quinta edizioni continua questo trend, un appuntamento da non perdere, ci si registra per l’evento qui.

Scade il 30 Settembre l’application per i 25.000 di Working Capital

Scade tra meno di due settimane la chiamata per assegnare i nuovi 15 grant da 25.000 euro di Working Capital 2013. Mentre vengono buttati dalla finestra centinaia di milioni di euro con bandi pubblici inutili, i soldi del venture capital Italiano sono agli sgoccioli e l’occasione di raccogliere 25.000 euro a fondo perduto per una startup che ci sta provando sul serio non va assolutamente persa.

Ricordo che i grant sono a fondo perduto, Telecom non diluisce i fondatori e non richiede quote (se volete saperne di più, qui un estratto del contratto di assegnazione dei grant) consentendo di entrare nella macchina Working Capital con i vari vantaggi annessi & connessi.

Possono partecipare tutti, anche chi tra le 4.000 startup già presenti ha fatto application in passato.

Se non l’avete ancora fatto, è necessario caricare il vostro progetto creando un account sul Repository (per gli amici ‘Rep’). Una volta caricati i materiali, dovete fare richiesta di esame del vostro progetto per il grant in corso. La call si chiude in 30 Settembre, chi c’è c’è. Nelle settimane immediatamente seguenti lavoreremo intensamente per analizzare tutte le candidature e assegnare rapidamente i soldi.

Nel frattempo la sala macchine di Working Capital sta già lavorando alla progettazione del  programma per il prossimo anno. Il 2014 sarà un anno non facile per le startup, per cui se volete un consiglio mettete tutto il fieno in cascina che potete: there is only make.