Startup al Meeting di Rimini

Tra le tante cose si parla anche di startup al Meeting. Molti mi hanno chiesto informazioni su come e cosa fare. In questo post alcuni link utili.


Affaredelgiorno annuncia investimento da 1,1 milioni di euro

E’ attualmente in beta chiusa il primo aggregatore di buoni sconto per la spesa del supermercato. Affaredelgiorno.it aprendo il sito al pubblico a Settembre, consentirà a chiunque di trovare e scaricare coupon e sconti per risparmiare sulla spesa direttamente da Internet.  La startup di Lamezia Terme, fondata da Antonio Folino e Alessandro Falvo, ha annunciato la chiusura di un round di finanziamento complessivo da 1,1 milioni di euro, sottoscritto da Principia SGR e Digital Investments, di cui dpixel è advisor.

Parallelamente entrerà in Consiglio di Amministrazione il Professor Sandro Castaldo, di Università Bocconi, uno dei massimi esperti in Italia di retail marketing.

Su Affaredelgiorno, chiunque potrà scegliere tra migliaia di coupon sconto utilizzabili in centinaia di punti vendita su tutto il territorio Italiano, risparmiando così sulla spesa settimanale (che secondo una recente ricerca di Coldiretti, in Italia ha un costo dell’11% più alto che in altri paesi europei). I coupon possono essere scaricati sul proprio computer e stampati oppure inviati al proprio telefono cellulare per essere poi utilizzati direttamente alla cassa del supermercato attraverso il lettore di codici a barre.

Ho conosciuto Antonio Folino la prima volta un paio di anni fa, durante un evento di Working Capital a Catania. Due chiacchere veloci, durante un cocktail, confusi in mezzo a mille persone in cui provò a raccontarmi Affaredelgiorno nella confusione. Devo dire la verità non ne fui particolarmente colpito. Avevo visto passare dal nostro ufficio diverse startup che volevano attaccare questo mercato da diversi angoli (chi digitalizzava i flyer con la scontistica, chi forniva app geolocalizzate per trovare gli sconti, e così via), alcune anche già finanziate da altri investitori.

Inizialmente la storia di Antonio mi sembrò una tra tante senza riuscirne a capire il vero valore. Ma fu diversi mesi dopo, grazie all’interessamento di Massimiliano Cerilli, di Principia ed il nostro partner in dpixel Franco Gonella (molto più esperto di me nel campo retail) che incominciammo a considerare l’investimento, fino a convincerci di puntare sulla startup Calabrese.

Affaredelgiorno infatti offre un servizio molto interessante ai consumatori, consentendo di risparmiare milioni di euro con l’utilizzo dei coupon disponibili sul sito. Ma ancor più interessante è il backend della piattaforma che mette a disposizione di tutti i brand che offrono i propri coupon un dashboard ricchissimo di informazioni, analytics e statistiche molto granulari e assolutamente in tempo reale. In questo modo è possibile verificare le campagne effettuate, capirne i risultati e ritarare rapidamente le promozioni in corso per raggiungere i propri obiettivi di vendita.

Il settore dei coupon sconto ha avuto una crescita fenomenale negli ultimi anni, in tutto il mondo, e soprattutto una trasformazione, collegata ad Internet, i telefonini e al digitale.  Negli Stati Uniti il settore è enorme, al punto da determinare fenomeni collettivi e addirittura show televisivi in cui l’utilizzo combinato di coupon, promozioni e vendite speciali possono portare al consumatore sconti estremamente significativi.

Proprio recentemente si è quotato al Nasdaq il leader americano del settore, Retailmenot, raccogliendo circa 230 milioni di dollari dall’IPO. L’azienda Americana, che negli ultimi tre anni ha acquisito anche altri player in Europa (UK, Germania, Olanda e Francia) è schizzata da 16,9 milioni di ricavi nel 2010 a 144,7 milioni nel 2012 (con un EBITDA che lo scorso anno è stato di 70 milioni di dollari!). Retailmenot ad oggi offre sul sito circa mezzo milione di coupon al mese, generando traffico pari a circa 450 milioni di visite l’anno e ricavi per i propri retailer pari a 2,4 miliardi di dollari.

In Italia i buoni sconto distribuiti (complice anche la crisi) sono passati da 370 milioni nel 2008 a 420 milioni nel 2011, portando un risparmio per le famiglie che è passato da 43 a 57 milioni di euro. Grazie ad una tecnologia proprietaria, Affaredelgiorno.it è in grado di creare un link diretto tra il sistema cassa di un punto vendita ed i propri Web Services, tracciando qualunque transazione in tempo reale.

“In questo modo abbiamo la possibilità di offrire ai consumatori un modo facile per risparmiare e alle aziende e alla GDO, uno strumento affidabile e sicuro per promuovere i loro prodotti e costruire le proprie campagne di marketing.” Spiega il fondatore e CEO Antonio Folino.

E’ la seconda startup Calabrese in cui siamo coinvolti come investitori dopo Eco4Cloud, testimonianza tangibile di quanto andando sui territori si riesca poi effettivamente a trovare interessanti opportunità di investimento sviluppate da imprenditori coraggiosi ed innovativi come i fondatori di Affaredelgiorno.

Il progetto nasce come evoluzione dell’attività di Emediamarketing, web agency di Lamezia Terme che negli ultimi dieci anni si è specializzata  nel segmento retail. Un storia che può fare da esempio e da guida per tante ottime web agency Italiane. Non è la prima volta che mi capita infatti di vedere startup molto interessanti, nate come evoluzione di esperienze e competenze maturate nel lavoro ‘tradizionale’ del marketing digitale. Passare da azienda di consulenza e servizi ad azienda di prodotti digitali è forse un ‘template’ che molti team di talento digitale in Italia potrebbero seguire per cambiare il proprio business rendendolo scalabile e potenzialmente globale.

 

 

 

 


Makerfaire European Tour in visita al FabLab di Amsterdam


Intervista a Riccardo Luna

A Potenza, durante il Techgarage di Nidi TecnoFrontiere, ho intervistato Riccardo Luna sul suo libro #Cambiamotutto.


Benvenuti nel ‘garlic belt’

Questa settimana ho parlato con il partner di un importante fondo di venture US (il fondo di venture di Peter Thiel) che è uno dei pochi fondi Americani ad occuparsi di venture capital internazionale. Gli dicevo che sono pochi gli investitori anche Europei che guardano all’Italia. Mi ha confermato che a Londra parlando con il manager di un grande fondo UK, gli ha detto che “we don’t look at the garlic belt”. Ovvero non si occupano minimamente di cercare investimenti in Spagna, Portogallo, Italia, Grecia.

A parte il nomignolo vagamente offensivo che denota una certa patina di pregiudizio e velato razzismo e mi fa schiumare di rabbia, (non è da meno peraltro l’acronimo PIGS con cui queste nazioni vengono chiamate in nord Europa), la verità è che questa è la situazione generalizzata. E’ inutile che ce la meniamo tanto, capitali di rischio stranieri qua in Italia non ne arrivano. Punto.

L’Italia è considerata un pig, centro del Garlic Belt, un luogo dove non ha senso neanche mettere il naso per un operatore che guarda al mondo come territorio di investimento. Per quanto possiamo suonarcela e cantarcela, questa è la verità. Nel campo delle startup e venture capital, siamo considerati un paese del tutto marginale, probabilmente anche molto meno interessanti di paesi Sudamericani o Africani, dove almeno ci sono economie in crescita.

Quando ho postato su Facebook questo aneddoto si è scatenata una discreta discussione che vale la pena riprendere e provare a schematizzare.

Ci sono gli ottimisti, come Luca “Li faremo ricredere! ; )” o Pietro che dice “continuiamo a muovere i nostri passi con passione, con le nostre idee ed i nostri capitali… L’affermazione internazionale sarà una conseguenza. C’è bisogno che incubatori, università, fondi e imprenditori facciano cerchio e collaborino, la direzione é giusta.”

Ci sono i realisti. Come dice giustamente Massimo Banzi “come biasimarli?”

In fondo vista dall’estero la classe dirigente Italiana appare per quello che mediamente è: mediocre, provinciale, rissosa, inaffidabile e troppo spesso corrotta, con una politica incomprensibile che tollera, convive con ed avalla situazioni e personaggi che in un paese mediamente civile sarebbero probabilmente finiti in galera già da un bel pezzo e in ogni caso gente a cui non affideresti nemmeno la gestione di un condominio.

Come dice Maurizio “Italiani …fanfaroni pizza e mandolino!….

Eppure quanto sostiene Marco Bicocchi Pichi è vero: non avremmo bisogno di capitali esteri per lanciare high-tech e startup in Italia. “Abbiamo abbastanza capitali in italia per finanziare una valanga di startup il problema è che siamo noi i primi a non credere in noi stessi”. A partire dalle nostre istituzioni aggiungerei io, che nonostante le parole non investono nel settore delle startup. Come al solito in Italia, grande supporto a parole, ma poi quando bisogna passare ai fatti tutto si vaporizza. Inoltre come sottolinea giustamente Marco “quello che manca è capitale di RISCHIO che vuol dire avere cuore e palle, ed in Italia mi sembra prevalere la mentalità della rendita. Se mancano i finanziamenti è perchè i soldi sono indirizzati a finanziare il debito pubblico oppure gli Italiani preferiscono essi stessi investirli fuori Italia”

Ma cosa possiamo fare per cambiare questo pregiudizio e cominciare a diventare un posto in cui anche gli investitori Europei (non dico gli Americani per i quali non siamo nemmeno sulla cartina geografica) cominciano a frequentare il nostro ecosistema e lasciare giù capitali?

Ci sono alcuni ordini di problemi che andrebbero affrontati e risolti, a mio modesto parere, per cambiare questo odioso trend:

1) creare un ambiente favorevole all’imprenditoria. Le classiche cose che sento dire dai nostri politici da sempre e da sempre sono il fulcro di tutte le campagne elettorali di tutti i nostri beneamati partiti: semplificare, ridurre la burocrazia stupida, avere un sistema giudiziario funzionante. etc. Bene ho 46 anni e da quando sono nato sento questi discorsi senza vedere nessun vero cambiamento. I soliti Italiani tutte chiacchere e distintivo, incapaci di fare e di incidere. Ho smesso di crederci ed in ogni caso per far succedere qualcosa di questo tipo serviranno decine di anni. E non abbiamo tanto tempo.

2) creare le condizioni perchè i capitali privati Italiani possano essere investiti sul suolo Italiano utilizzando la leva della detrazione fiscale per compensare lo svantaggio competitivo e il rischio maggiore. In parte è quello che è stato fatto nel Decreto Sviluppo anche se in maniera molto timida e tutto sommato poco incentivante

3) sviluppare un ecosistema locale funzionante, in grado di fare da solo. In grado di generare successi visibili e tangibili. Nel momento in cui questo comincerà a succedere sono sicuro che i Francesi, Tedeschi e Inglesi probabilmente cominceranno a mettere il naso in Italia. Magari non saranno i first tier, ma sicuramente qualche fondo second tier o emergente comincerà a capire che qui in Italia c’è una concreta opportunità di business. Questo è fattibile ma occorre una determinazione e una competenza nella nostra classe dirigente che attualmente ancora non si vede (basta vedere alla legge sulle startup che è stata fatta).

4) organizzare attività di promozione delle migliori esperienze di successo in termini di startup e venture nei mercati chiave Europei. Anche questo sarebbe fattibile ed anche relativamente poco costoso. Ma fino ad adesso abbiamo visto solo baracconi e ‘gite scuola’, niente di significativo.

Sintomatico l’aneddoto raccontato da Augusto Coppola:

qualche anno fa ricevetti una skype call da parte di un importante fondo tedesco.

“Mi dicono che sei un tipo in gamba con una tecnologia fica, ho poco tempo adesso, ma mi chiedevo se riesci ad essere a Francoforte dopodomani mattina alle 11.00 così ne parliamo di fronte ad un caffe?”

Risposi subito: “Certo!”Incontrai il tipo a Francoforte, stretta di mano, convenevoli, poi lui mi fissa e mi chiede “Coppola…Coppola…è un cognome italiano?”

Io “Sì, italianissimo”

Lui “Ah! E da quant’è che hai lasciato l’Italia?”

Io “Ma veramente io vivo in Italia, a Roma!”

Lui “A Roma? E come fai a seguire la startup da Roma?”

Io “Basta andare in ufficio tutti i giorni, anche la startup è a Roma”

Lui “Ah! Allora mi dispiace, investiamo solo in Europa”

L’aneddotto dice tutto. Allora, classe dirigente Italiana, vogliamo restare pigs nel cuore del garlic belt, oppure vogliamo uscire da questo pantano? Datevi una mossa!

 


Parte in autunno il Digital Energy Tour del Barcamper

Partierà subito dopo l’estate il Digital Energy Tour, una call for ideas verticale per sviluppare progetti prototipi e startup sulle nuove tecnologie per le smart grid e l’efficienza energetica.

Il Digital Energy Tour è un progetto sviluppato con partner di eccezione come EON, GSE, Legambiente e SviluppUmbria e vuole promuovere e sostenere la creazione di nuove imprese innovative, offrendo la possibilità di accedere a venture capital per la trasformazione e realizzazione delle idee.

Attiveremo una piattaforma di comunicazione e marketing itinerante in grado di coinvolgere i protagonisti della ricerca in Italia su questi temi e gli opinion maker del settore, per favorire la cultura dell’innovazione attraverso la selezione di nuovi talenti creativi ed imprenditoriali.

Attraverso il Barcamper andremo nei luoghi più significativi in Italia dove vengono studiate e sviluppate le tecnologie di settore. Nella Techweek e il Techgarage lavoreremo insieme ai team proponenti e le loro idee per trasformarle in progetti imprenditoriali, sviluppare il business plan e si darà visibilità nazionale e internazionale coinvolgendo stakeholder, università, istituti di ricerca, imprese.

In attesa che vengano pianificate le tappe del tour, potete segnalarci il proprio progetto tramite questa form.