La terza via dello sviluppo: la moneta complementare

In Svizzera 1,6 miliardi di transazioni commerciali sono regolate ogni anno con il WIR, la moneta complementare nata negli anni trenta a Zurigo. Moltissimi studi hanno dimostrato come la moneta complementare offra soluzioni nuove al problema dello sviluppo locale e che particolarmente in momenti di crisi economica contribuisce fortemente al sostegno di reddito ed occupazione.

In Sudamerica si fa utilizzo di monete complementari e camere di compensazione già da tempo. In Uruguay ad esempio è stata istituita una grande camera di compensazione nazionale in cui una nuvola di progetti di interscambio e tutte le utilities pubbliche effettuano transazioni senza usare la moneta ‘tradizionale’.

Oggi si è tenuto a Cagliari “La Terza Via” (davvero centrato il titolo!) un interessantissimo convegno scientifico su questo argomento, al quale hanno partecipato i massimi esperti economici in Italia della materia (tra cui i professori Amati e Fantacci della Bocconi) oltre ad importanti guru internazionali. E’ stato anche deciso che nascerà in Sardegna un centro studi internazionale interamente focalizzato su questo tema per capirne a fondo tutte le implicazioni scientifiche ed economiche.

La combinazione di digitalizzazione diffusa e della crisi economica finanziaria di questi anni stanno spingendo questo settore con grande velocità ed oggi esistono migliaia di monete complementari di tutti i tipi e le forme.

E’ un mondo completamente nuovo, con logiche, meccaniche, filosofie e modi di pensare profondamente diversi, decisamente più allineati all’economica collaborativa che stiamo solo adesso cominciando a vedere e percepire.

Ma non è facile capire come fare e cosa fare per sfruttare il pieno potenziale di questa innovazione (secondo me) per due ragioni:

– si tratta di un mondo davvero nuovo e differente (d’altra parte nonostante WIR abbia 80 anni, la moneta tradizionale ha ormai alcune migliaia di anni). Un mondo ancora largamente da esplorare;
– il modo di ragionare all’interno di un sistema come ad esempio Sardex è spesso diametralmente opposto a come siamo abituati a pensare di fronte a concetti come moneta, ricchezza, valore, credito. Dentro una moneta complementare queste idee a cui siamo visceralmente attaccati cambiano completamente di significato. Non ha senso accumulare Sardex ad esempio. Il credito non è commisurato alle garanzie, bensì all’utilità che la community ha dal bene o servizio acquistato. E così via. Non è facile spogliarsi di queste nozioni ed entrare nel nuovo paradigma.

Un esempio può aiutare a capire meglio di cosa parliamo. C’è un effetto diretto tra inflazione e disoccupazione, lo sappiamo. Ridurre i tassi di interesse aumenta l’occupazione. Ma come fare se i tassi di interesse (come succede oggi) sono vicini allo zero? Se pensiamo in modo tradizionale ‘siamo al capolinea’, visto che più bassi di così i tassi di interesse non possono andare.

Ma in una moneta complementare spesso ha molto senso introdurre tassi di interesse negativo (ovvero la moneta non utilizzata perde un pò del suo valore ogni giorno). Una specie di inflazione programmata che però ha l’effetto di far schizzare la velocita di rotazione, con la conseguenza di aumentare consumi e investimenti, disincentivare l’accumulo e far girare più rapidamente l’economia creando occupazione.

Peccato che nel modo di pensare ‘normale’ il tasso di interesse negativo non è contemplato.

Perchè? Perchè c’è un bug fondamentale: ovvero che la moneta nel corso della storia ha assunto un valore in se stessa che è superiore a quello che veramente invece fornisce il valore (ovvero i beni e servizi che ci consente di utilizzare). In altri termini il ruolo di accumulazione è largamente sopravanzato quello di essere uno strumento per regolare transazioni economiche. Ed ecco che un sistema che combina moneta ‘tradizionale’ e moneta complementare comincia ad avere tutto un suo preciso significato e ambito di applicazione.

Ci sono alcune migliaia di monete complementari al mondo. E’ un campo molto eterogeneo. Una matrice che combina diverse geografie, regole di funzionamento, scopi e funzionalità della moneta, effetti finali sull’economia. Dalle grandi camere di compensazione tra nazioni largamente utilizzate in Sudamerica, fino alle monete di quartiere che stanno nascendo ad Atene per aiutare i cittadini a campare durante la crisi.

In Italia convivono ad esempio sistemi molto diversi tra loro come BEXB (camera di compensazione nazionale tra aziende), Sardex (credito commerciale per l’economia locale), Scec (no profit per lo sviluppo del turismo di qualità). In aggiunta a tutto ciò con la digitalizzazione e nuove generazioni di sistemi software sarà sempre più semplice aggiungere funzionalità specifiche ad una moneta (cosiddette ‘monete funzionali’) con la possibilità di far viaggiare ed interoperare queste diverse monete sulla rete Internet.

Sono un paio d’anni ormai che ho scoperto questo nuovo mondo grazie ai Sardex, e mi sono convinto che siamo all’inizio di una vera e propria rivoluzione monetaria. In futuro coesisteranno decine, forse centinaia di monete diverse, disegnate ed implementate per raggiungere specifiche funzionalità ed obiettivi. Monete e sistemi che potranno interoperare ed essere gestiti dagli utenti tramite i propri borsellini elettronici. C’è chi sostiene che in futuro ognuno di noi emetterà una propria moneta che sarà scambiata con le altre attraverso marketplace online basati sul trust e valore specifico di ogni emettitore. E’ certamente uno scenario possibile.

A volte pensiamo che le cose possono essere solo bianche o nere. Che dobbiamo scegliere tra la crisi economica e il becero consumismo: tertium non datur. E invece no. C’è una terza via ed abbiamo solo iniziato ad esplorarla. E’ quella dell’economia collaborativa, in cui il ruolo della moneta complementare sarà assolutamente centrale.

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2 commenti on “La terza via dello sviluppo: la moneta complementare”

  1. Marco Giustini ha detto:

    L’ha ribloggato su FAZ.


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