La terza rivoluzione industriale sta iniziando: svegliati Italia!

Sono convinto che un giorno mi guarderò indietro e potrò dire ‘quel giorno io c’ero’: Neil Gershenfeld era oggi a Roma, per celebrare la Maker Faire Europe – che si terrà a Roma quest’autunno – con un evento all’Acquario Romano, stracolmo. 

Ho avuto la fortuna di incontrarlo e parlargli e vorrei ringraziare davvero di questa opportunità l’Ambasciata Americana, i Global Shapers e la Camera di Commercio di Roma che lo hanno reso possibile.

Neil Gershenfeld è il direttore del Center for Bits and Atoms, all’MIT di Boston. Ideatore del primo FabLab, è uno dei punti di riferimento mondiali della comunità dei Maker e le sue idee sulla digital fabrication e sulla democratizzazione dei mezzi di produzione stanno potentemente ispirando decine di migliaia di innovatori in tutto il mondo.

Mentre il numero di FabLab nel mondo sta raddoppiando di anno in anno.  Ad oggi sono 261.

Il FabLab è un laboratorio (mio nonno avrebbe detto un’officina) che contiene una serie minima di macchinari (frese a controllo numerico, laser cutters, stampanti 3D, etc) necessari a produrre oggetti partendo da un file. Macchinari in cui l’intero processo produttivo è guidato digitalmente da computer e dai software di modellazione tridimensionale.

Esistono una quarantina di processi produttivi che oggi possono essere fatti in 3D con macchinari che costano da poche migliaia di euro. Attrezzare un FabLab costa qualche decina di migliaia di euro e con un investimento minimo è possibile comprare i macchinari che servono per stampare altri macchinari. E’ una fabbrica  completa che consente di costruire oggetti nei quali è possibile oggi anche incorprare un sacco di elettronica e sensori facili da usare e a basso costo, tipo un bell’Arduino per esempio. Ovviamente con il tutto collegato ad Internet.

Se tutto questo non fosse già abbastanza, una grandissima parte di questo hardware, moltissimo software ed una quantità già oggi enorme di contenuti, progetti, modelli e design sono open source e a disposizione di chiunque. Così come sono disponibili materiali educativi, corsi, formazione e tutto quello che può servire per imparare.

Oggi posso andare su Internet, scaricarmi (gratis!) ad esempio il file tridimensionale di una casa, andare al FabLab nella mia città, costruirmi i pezzi e in un paio di giorni con l’aiuto di un amico e le istruzioni online montarmela.

Come dice Gershenfeld, la vera rivoluzione non è nelle stampanti 3D che peraltro hanno il pregio di catturare rapidamente l’immaginario collettivo. La vera rivoluzione è la possibilità di trasformare bit in atomi e viceversa.

Un giorno le stampanti 3D saranno oggetti così evoluti ed integrati che anziché comprare un bicchiere in un negozio ci scaricheremo il file e lo stamperemo direttamente a casa nostra. Ma siamo solo all’inizio di questa rivoluzione, già definita la terza rivoluzione industriale. Oggi quello che Gershenfeld chiama il Replicator (citazione supergeek di Star Trek) è di fatto il FabLab.

Stiamo entrando nell’era della democratizzazione dei mezzi di produzione (e grazie a Kickstarter e il crowdfunding si sta democratizzando anche la finanza). Oggi fare una fabbrica costa poche decine di migliaia di euro e al limite se non si hanno i capitali, si può sempre andare a produrre i propri progetti al FabLab locale. Oppure metterli su Internet e consentire a chiunque abbia un FabLab vicino di produrseli, modificarseli, adattarseli e magari migliorarli direttamente in loco.

Infatti una delle regole dei FabLab è che qualunque cosa che può essere fatta in un lab è fattibile anche in un altro.

Siamo ancora nella fase 1.0 della digital fabrication in cui i computer fanno le macchine e le macchine sono in grado di fare altre macchine. Nella prossima era si potrà inserire del codice o del software direttamente nei materiali. Gershenfeld ha fatto vedere alcuni video dai suoi laboratori all’MIT di materiali in grado di cambiare forma o di nanomateriali a base biologica in grado di trasmettere informazioni tramite la programmazione del DNA.

La potenza di queste idee e di queste tecnologie si sta spargendo a macchia d’olio in giro per il pianeta. In Spagna la disoccupazione giovanile ormai è quasi al 50% e la città di Barcellona ha lanciato il progetto FabLab City con cui aprirà in città 12 FabLab per consentire ai ragazzi di crearsi un’occupazione direttamente con le loro mani.

Gli Stati Uniti stanno iniziando la discussione in Congresso di un progetto di legge presentato da Bill Foster che sta proponendo di fare una rete no-profit di FabLab interconnessi distribuiti sul territorio Americano che farà da backbone della rete nazionale di digital fabrication.

Anche in Italia la quantità di persone che si stanno mettendo insieme per fare un FabLab è notevole: community molto attive a Napoli, Pisa, Milano, Reggio Emilia, Novara, Torino, Firenze. Dopo aver dato un sguardo a questo fenomeno in giro per l’Europa con il Barcamper ci dirigeremo a conoscerli. In dpixel siamo fortemente convinti che se mai ci sarà una Silicon Valley di queste cose, questa potrebbe e dovrebbe essere il nostro paese.

Abbiamo qualche milione disoccupati e siamo all’alba della terza rivoluzione industriale. Svegliati Italia.

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2 commenti on “La terza rivoluzione industriale sta iniziando: svegliati Italia!”

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