La nuova economia della musica: motore del mondo digitale

E’ impressionante leggere il report IFPI 2013 “Engine of a digital world” ripensando agli ultimi 15 anni e alla guerra che le case discografiche hanno cercato di fare all’industria digitale per tanto tempo. Lo scorso anno, per la prima volta dal 1998, l’industria musicale è ricominciata a crescere. Poco (0,3%) ma si è arrestato il trend di calo che perdurava ormai da una quindicina d’anni.

Il digitale, un mercato di 5,6 miliardi di dollari, oggi cuba un terzo del business discografico e ne è il settore trainante.

Sono stati venduti 2,3 miliardi di singoli digitali e 207 milioni di album lo scorso anno, ma soprattutto hanno fatto irruzione i servizi di abbonamento (Spotify, Deezer in prima fila) che hanno registrato una crescita del 44% rispetto al 2011 e raggiungono oggi 20 milioni di abbonati. Realtà come Spotify stanno diventando davvero rilevanti, al punto che fino ad oggi l’azienda ha pagato 500 milioni di dollari di royalties agli artisti. Anche il video e i ricavi collegati procedono in modo significativo con YouTube e Vevo e stanno scatenando autentiche rivoluzioni delle charts internazionali. Come il fenomeno PSY – che dalla Corea del Sud con Gagnam Style – dopo aver spopolato su YouTube, è diventato il terzo singolo digitale più venduto al mondo con 9,7 milioni di download. Oppure come il caso del cantautore Brasiliano Michel Telò che con “Ai se eu te pego” – in portoghese – ha venduto 7,2 download in tutto il mondo.

Tira anche la radio online, con i 66 milioni di utenti di Pandora (che cubano oggi 8% dell’audience radiofonica negli US) e i 4,5 milioni di utenti mensili di Slacker (non disponibile in Europa).

Ma sopra tutti i numeri emerge che la  musica aggiunge valore ad un ampio spettro di business ed è al centro delle interazioni sui social network. Per fare un esempio 9 persone su 10 con i maggiori like su Facebook sono artisti e i 5 artisti più gettonati da soli hanno generato 110 milioni di views settimanali di media su YouTube e 59 milioni su Vevo lo scorso anno.  Justin Bieber ha 34,6 milioni di follower su Twitter e da ricerca effettuata sugli utenti Internet emerge che musica e film sono primari argomenti di discussione e condivisione.

Ce n’è voluto di tempo ma finalmente anche ai discografici appare chiaro quello che è sempre stato evidente a chi veniva dal mondo digitale.

L’unica maniera per vincere contro il ‘gratis’ e la pirateria è di offrire delle alternative valide ai consumatori (anche a pagamento) che rendano non attrattivo o poco attrattivo il gratuito.  In Olanda Spotify ha talmente preso piede da aver superato Pirate Bay ed avere oggi tre volte i suoi utenti.

Oggi nella musica digitale la scelta è ampia e competitiva, rendendo questo mercato estremamente interessante anche in termini di prospettive di crescita.

Un insegnamento che sarebbe da raccogliere ed ascoltare anche da parte di tutti quegli editori (penso alla carta stampata ad esempio) che devono competere con un sacco di valide alternative gratuite offerte inevitabilmente dal digitale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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