NYC la nuova stella dell’high-tech in America

New York sta diventando la nuova capitale dell’high-tech in USA: nel giro di pochi anni si è sviluppato un movimento di startup e venture capitalist tra i più dinamici e creativi al mondo, al punto di fare della Grande Mela la prima scelta per chi vuole startup negli USA fuori dalla Silicon Valley.

A fare da capofila di questo movimento di imprenditori c’è un sindaco illuminato: Michael Bloomberg. Qui il suo programma, un documento che sembra più il business plan di una Google che non il programma elettorale di un sindaco (con tanto di milestones raggiunte nei vari piani di intervento). Un documento che prescriverei come testo obbligatorio su cui essere interrogati, per avere la patente di candidato ad amministratore pubblico in Italia. A vederlo dall’Italia infatti, sembra fantascienza che un sindaco sia in grado di scatenare un rivoluzione imprenditoriale, ma bisogna ricordare che Bloomberg è un imprenditore tecnologico di prima generazione di grande successo, come diremmo in Italia ‘prestato alla politica’. In un paese in cui la ‘politica’ coincide innanzitutto con la buona amministrazione, più che con il conflitto ideologico o pseudo ideologico su una teoria piuttosto che un’altra.

A raccontare questa affascinante vicenda, utile in momenti come questo in cui siamo tutti ad interrogarci sul futuro, sono Maria Teresa Cometto ed Alessandro Piol, con il loro libro “Tech and the City”,  che consiglio assolutamente a chiunque sia interessato nel capire meglio il fenomeno delle startup e l’impatto che un ecosistema dell’innovazione funzionante può determinare su un territorio in termini di sviluppo.

Paradossalmente la rinascita di NY come capitale high-tech coincide con una gravissima crisi: le Torri Gemelle prima, e poi quella economico-finanziaria che portò al fallimento di Lehman Brothers. La finanza – che dava da lavorare ad un terzo dei cittadini – nel giro di un paio di anni bruciò oltre 50 miliardi di capitalizzazione lasciando disoccupati il 25% dei lavoratori del settore finanziario in città. E così Bloomberg per la sua rielezione del 2009 si propose di fare della città una capitale globale del settore high-tech. Il lavoro viene sviluppato insieme a NYCEDC (NY City Economic Department Corporation), una società no-profit alle dirette dipendenze del sindaco. Sono passati 4 anni da allora ed oggi New York è in pieno boom (qualcuno già parla di possibile bolla) dell’industria high-tech: interi quartieri della città sono in fase di ristrutturazione per ospitare le nuove aziende che stanno rapidamente conquistando i mercati globali, il loro indotto e lavoratori. In città l’amministrazione ha organizzato una dozzina di incubatori in tutti i quartieri, che negli ultimi anni hanno sfornato una quarantina di società rilevanti: startup come ad esempio Foursquare, Meetup, Etsy, Kickstarter, Shapeways, Makerbot, Zemanta, Bit.ly, Drop.io e una nuova generazione di venture capitalist come Fred Wilson (Union Square Ventures), Flybridge, Betaworks, First Round Capital, Founder Collective, solo per citarne alcuni.

Tutto questo successo nasceva su un territorio già fertile che aveva comunque alle spalle una forte attività di angels, imprenditori seriali di successo e qualche società di venture capital. Ma bisogna dare credito a Bloomberg per aver messo tutto a sistema e con intelligenti politiche di sviluppo aver fatto da catalizzatore, amplificatore e main sponsor della nuova community di imprenditori cittadini.

E se tutto questo non bastasse la città ha lanciato un nuovo ambiziosissimo progetto, la nascita di una nuova Stanford sulla costa Est: CornellNYC Tech, un investimento di 2 miliardi di dollari, che lascerà un segno nel lunghissimo termine e potrebbe essere l’elemento di svolta con cui NY supererà la Silicon Valley in futuro. A regime il progetto (a metà tra un’università e un acceleratore) avrà 200 docenti e 2.000 studenti, ognuno affiancato da un mentor industriale. CornellNYC Tech creerà 20.000 posti di lavoro per la sua costruzione ed 8.000 permanenti. Dal suo campus  usciranno 600 startup nei prossimi 30 anni che si stima genereranno altri 30.000 posti di lavoro e circa 1,4 miliardi di dollari di introiti fiscali.

Intanto a Brooklin sta sorgendo il nuovo Institute for Data Sciences and Engineering e il Center for Urban Sciences and Progress due iniziative volute dal sindaco sulle scienze applicate. Niente male per un sindaco, che tra le altre cose è il primo a lanciare un top level domain tutto cittadino: il .nyc Altro che smacchiare leopardi, organizzare feste Burlesque e V-Day.

Come direbbe l’assessore alle varie ed eventuali di Roccofritto: fatti non pugnette.

Annunci

6 commenti on “NYC la nuova stella dell’high-tech in America”

  1. marco ha detto:

    il link al programma di Bloomberg non va

  2. ValentinaP ha detto:

    Fantastico davvero. A tutto questo aggiungerei anche la presenza di quirky.com un sito che fa venire “l’acquolina in bocca” a chi ha voglia di testare il proprio prodotto sul mercato. Ma anche il nuovo e sembra (eio ci credo davvero) dirompente “crowdfunding”: a New York hanno la loro sede KICKSTARTER e INDIEGOGO. Insomma questo è davvero il posto più bello del mondo per vivere e lavorare. E lo posso dire a gran voce visto che ci ho vissuto per cinque anni e vorrei solo tornarci!

  3. Nice post! I just picked up Alessandro’s book, and I’m looking forward to reading it. Please visit us in NYC soon.

  4. […] NYC la nuova stella dell’high-tech in America […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...