Capitolo 5: il crowdfunding

Il capitolo più importante del provvedimento sullo Sviluppo riguarda il crowdfunding. La legalizzazione di questo strumento è il principale elemento di novità ed è inoltre l’unico provvedimento in grado di apportare risorse fresche allo sviluppo. Negli Stati Uniti, questo è un cardine del JOBS Act di Obama, il provvedimento con cui il Presidente Americano intende affrontare il tema dello sviluppo creando nuovi posti di lavoro. Una volta convertito il decreto, la Consob dovrà varare la regolamentazione e definire i requisiti per consentire alle aziende di finanziarsi direttamente online attraverso i social media.

Ma la possibilità di raccogliere capitali online sarà limitata alle startup, secondo la definizione del provvedimento stesso. La prima cosa che colpisce è che le piccole e medie imprese siano escluse da questa possibilità. Ne discutevo a pranzo con Jason Best a New York recentemente. Io come lui sono su Kiva da diversi anni. Ho finanziato con il microcredito online 15 piccole aziende. Un negozio di vestiti in Perù e uno in Nicaragua. Un salone di parruccheria in Tanzania, un negozio il Bolivia e un punto vendita di beni sportivi negli USA. Ho anche finanziato un negozio di frutta e verdura in Kyrgyzstan per fare alcuni esempi.

In America il JOBS Act è principalmente indirizzato alle piccole imprese, le cosiddette PMI. Verranno finanziati hotel, ristoranti, negozi, “dry cleaners” my dice Jason.

Perchè questa limitazione? Perchè posso finanziare con microcredito online un ristorante in Rwanda e non posso finanziare la trattoria Napoletana, sotto casa da cui vado spesso a cena di cui apprezzo il cibo, la simpatia e prezzi onesti? Perchè non estendere il crowdfunding anche alle PMI? Anch’esse startup ma diciamo così “non innovative”?

Perchè se due ragazzi vogliono aprire un ristorante, non posso finanziarli online come per le startup?

Investire in startup è sicuramente necessario, ma sono aziende più rischiose di una PMI (che so, un negozio, un hotel, un nuovo servizio ad esempio). Anzi a dire la verità il JOBS Act è stato principalmente pensato per queste, visto che in America esiste già un ricco tessuto di investitori per le startup innovative. In questo caso ci si aspetta che le comunità locali finanzieranno il piccolo business locale. Un contesto tra l’altro in cui probabilmente sono gli stessi clienti a finanziare i piccoli imprenditori. Clienti che probabilemte usano e sono contenti del servizio che ricevono e magari conoscono direttamente i titolari.

Inoltre ci sono degli aspetti tecnici che potrebbero essere migliorati. La combinanzione di un ‘holding period’ delle azioni acquistate online di due anni (in America è di uno, dopo il quale le azioni della startup sottoscritta possono essere rivendute), con il fatto che non si potrà distibuire i profitti, rendono molto meno attrattiva questa categoria di investimento. Che invece è comunque un investimento produttivo, che stimola positivamente l’economia.

Moltissimo dipenderà dalla regolamentazione tecnica, che dovrà essere effettuata dalla Consob, ma ci sono molte questioni che potrebbero essere specificate nella legge stessa, in modo da renderla più organica nella visione e più efficace nell’implementazione. Ci sono almeno una decina di macro temi rilevanti che potrebbero essere approfonditi.

Si è parlato di questi tema al convegno Crowdfuture, tenutosi recentemente a Roma. E’ possibile vedere online tutti gli interventi.

In un recente articolo, Alessandro Fusacchia, che ha diretto la task dorce ha cominciato a fornire dei chiarimenti sul provvedimento e ha espresso la volontà del governo di migliorare il testo. E’ un’ottima notizia. Tra l’altro è confermato che verrà rafforzato il Fondo Italiano, con un apporto di almeno 50 milioni fino ad un massimo di 100. Che verranno investiti in startup.

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3 commenti on “Capitolo 5: il crowdfunding”

  1. Marco ha detto:

    Abbiamo parlato di crowdfunding all’evento http://www.crowdfuture.net a Roma il filmato con tutta la conferenza è on-line. Sono d’accordo che il collegamento tra Art. 25 (startup innovative) ed Art. 30 (crowdfunding) è una non necessaria limitazione dell’applicazione del crowdfunding.
    Alla conferenza erano presenti due rappresentanti della Consob e speriamo abbiano trovato utili presentazioni ed informazioni ricevute.

    • dgiluz ha detto:

      Grazie Marco, ho inserito il link. Consob qui chiaramente è la chiave vera di tutto la loro comprensione del tema è fondamentale per una buona implementazione.

  2. maurizio ha detto:

    Gli argomenti toccati in questo articolo e nel precedente – http://dgil.uz/2012/10/17/decreto-sviluppo-e-dieci-considerazioni-sul-crowdfunding/ – sono tali da non poter essere esauriti in poche righe. Mi preme solo far notare che il legislatore deve tener conto che ciò che scrive viene letto sia dagli “omnia munda mundis” che dai “furbetti del quartierino”. Sin dai primi anni 90 abbiamo dovuto tener conto dello spirito che animava le norme antiriciclaggio, in quell’occasione a causa della creazione del primo soggetto di finanza etica italiano. La difficoltà di finanziare la pizzeria sotto casa, infatti, dipende dal fatto che non è stato sinora trovato un sistema ritenuto sicuro da infiltrazioni “furbe”, problema che neanche il progresso digitale ha ancora risolto. Chi si fiderebbe infatti delle votazioni politiche fatte via web? Nessun sano di mente potrebbe oggi mettere la mano sul fuoco affermando che esiste un sistema che garantisca l’anonimato e la non manipolazione dei dati. Le problematiche sono comunque diversissime. Basti pensare (e per ragioni di spazio mi limito ad un esempio) al limite di finanziamento in base al reddito. Paradossalmente questo costituirebbe un grosso limite. Sappiamo infatti che ci sono tante somme che non entrano a far parte (per legge) del reddito denunciabile (mi riferisco agli interessi sui Titoli di Stato – solo per far UN esempio). Conoscete immagino l’enorme cifra che lo Stato raccoglie e, di conseguenza, gli interessi che distribuisce. Bene, questa apparentemente giusta e logica norma che limita al 5% del reddito i finanziamenti, è o non è un limite? Io potrei vivere solo di interessi sui Bot e non avere redditi in quanto in pensione. Che me ne faccio di tutta la liquidità? Di nuovo Bot? Non posso neanche finanziare la startup di mio nipote? Come si può osservare, limiti, da una parte e dall’altra, ce ne sono. La trasparenza può comunque essere garantita, questo si, grazie alle innovazioni tecnologiche. Anche se poi ci si trova di fronte all’esempio delle Poste, recentemente incensate come innovatrici, ma che di fronte ad un prelievo dal libretto postale e la spedizione della somma prelevata con un vaglia, fanno firmare ben quattro fogli, uno in più rispetto all’anno scorso. Alla faccia della trasparenza! Altro che “fare un strisciata e tutto è fatto”! Certo, bisognerebbe “stimolare” di più le autorità monetarie affinchè percorrano in modo più deciso la strada della sicurezza dei dati. Per cui, ben vengano articoli stimolanti come questi. La strada che sta percorrendo il gruppo di lavoro rappresentato da Fusacchia, mi sembra vada nella giusta direzione. Anche se, più che “adelante Pedro, con juicio” mi verrebbe da esclamare “con juicio Pedro, ma adelante!”


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