Decreto, capitolo 4: gli incentivi fiscali per chi investe in startup

Il Decreto ha fissato degli incentivi fiscali per chi investe in startup. Sia direttamente (angel investing), sia attraverso fondi gestiti da venture capitalist professionali.

Per le persone fisiche sarà possibile detrarre il 19% dell’investimento dalla propria dichiarazione dei redditi per i prossimi tre anni (2013-2015). Si potrà anche portare avanti la detrazione sulle tre dichiarazioni successive, con un importo massimo di 500.000 euro. Per mantenere il vantaggio fiscale però occorrerà non cedere la partecipazione per almeno due anni.

Lo stesso discorso vale anche per le aziende, che hanno però un’aliquota del 20% detraibile dal reddito d’impresa. Stesse regole, ma il cap della detrazione è a 1,8 milioni di euro.

Per le startup a vocazione sociale e nel cleantech la detrazione è del 25% e 27% rispettivamente per quanto concerne le persone fisiche e quelle giuridiche.

Evidentemente anche questa misura è utile per apportare liquidità al sistema dell’innovazione, quindi si tratta di una misura positiva. E come tale benvenuta. Anche perchè per poter detrarre dalle imposte occorre averle dichiarate, cosa che talvolta ‘sfugge’ al contribuente Italiano. Vedremo quanto sarà stata efficace realmente nei prossimi anni.

Siamo in tempi di ristrettezze economiche, quindi è difficile dire se si poteva fare di più. Se non ricordo male i nostro cugini Francesi hanno a disposizione una detrazione del 30% per investimenti sotto i 100.000 euro e del 70% per investimenti superiori. Si nota subito una certa differenza e forse qui una considerazione andrebbe fatta. In un paese in cui l’evasione è alta come in Italia, non avrebbe senso introdurre un’aliquota superiore per gli investitori più consistenti? Persi per persi, sono soldi che rintrerebbero in circolo nell’economia reale e nella creazione di nuove imprese.

In altri termini, un’aliquota significativa come in Francia (anche con un cap) non farebbe rientrare risorse fiscali sottraendole all’evasione? Eppoi d’altra parte, quanti sono i contribuenti in Italia che sono in grado di detrarre 500.000 euro?

E poi ci sono le aziende. Tutti sempre a lamentarsi che le aziende investono poco in innovazione. Ed è ormai risaputo che le grandi aziende non fanno innovazione. La fanno le startup e i grandi se le comprano esattamente per questa ragione.

Apple ha 230 miliardi di euro in cassa. Le aziende di successo di questi tempi hanno più liquidità dei governi e sono già oggi (all’estero) grandi investitori in startup, venture funds e soprattutto quelli che acquisiscono maggior parte delle startup.

Perchè non incentivare maggiormente quest’area rendendo la nostra economia più dinamica e competitiva?

Se mancano risorse si possono andare a prendere dai già molto discussi incentivi alla ricerca e sviluppo delle aziende. Si tratta di risorse molto ingenti dall’efficacia molto dubbia. Persino Confindustra si è espressa favorevolmente ad una loro riduzione.

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2 commenti on “Decreto, capitolo 4: gli incentivi fiscali per chi investe in startup”

  1. NoBrainDrain ha detto:

    Si può sempre fare di più. Ma qualcosina è meglio di niente! Vi segnalo un bando per la borsa di studio Fulbright. Un’esperienza formativa negli Usa incentrata su tutti gli strumenti per avviare la propria start-up. http://www.nobraindrain.it/programma/

  2. nicolasantoro ha detto:

    Reblogged this on nicolasantoro and commented:
    Qualcosa si muove.


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