Decreto crescita, capitolo 3: le stock options

Uno dei provvedimenti di pregio del Decreto è il trattamento fiscale dedicato alle opzioni di startup. In sintesi, all’articolo 27 infatti si dice che il reddito di lavoro derivante dall’assegnazione da parte di startup e incubatori certificati agli amministratori, dipendenti o collaboratori continuativi di strumenti finanziari nonchè di diritti di opzione non concorre alla formazione del reddito imponibile di tali soggetti sia a fini fiscali che contributivi  a condizione che siano esercitati dai soggetti stessi.

Questa è una misura fondamentale per i fondatori di una startup, che finalmente ci rimette in linea con i competitor stranieri. Ho notato nelle conversazioni su Internet un sacco di pregiudizi e poca conoscenza di questo strumento, per cui con l’occasione vorrei fare un piccolo sunto sul tema per spiegarne meglio il significato, l’importanza di questo strumento per una startup.

Innanzitutto è fondamentale capire che le opzioni di una startup sono profondamente diverse dalle stock options di una grande azienda. Questa differenza non risiede nel diritto in sé (che è lo stesso), ma nella diversa natura di una startup rispetto ad un’azienda consolidata. L’attribuzione di stock options al manager di una grande azienda infatti è uno strumento di incentivazione alla creazione di valore. A pagare il costo delle opzioni sono gli azionisti, che ne subiscono la diluzione. Ma il trade-off della maggiore diluzione sta appunto nell’incentivo che il management ha nel creare valore aziendale, beneficiando della differenza nel valore dell’azienda tra il momento in cui vengono attribuite e quello di uscita quando vengono esercitate. In una startup però questo valore può essere molto significativo e può essere generato in breve tempo. E nel farlo l’azione del management team e dei fondatori in particolare è assolutamente cruciale e la possibilità di incidere positivamente sulla creazione di valore decisamente superiore rispetto ad una grande azienda già consolidata.

Un buon piano di stock options è quindi uno strumento potente per una startup che può consentire di fare un sacco di cose:

– attrarre management di valore, incentivandolo sul risultato a medio termine e riducendo i costi di stipendi e bonus che impattano nel breve, bruciando cassa preziosa;

– ridurre la diluzione dei fondatori connessa al funding della startup. Le stock options infatti possono andare anche a beneficio dei fondatori stessi (anzi è prassi abbastanza consolidata nel venture capital), in questo modo attutiscono la diluzione del funding iniziale, consentendo in seguito di rientrare in possesso di quote della società;

– incentivare in modo diffuso la partecipazione al rischio e alla creazione di valore dei dipendenti (in Silicon Valley i piani di stock options delle startup sono giustamente aperte a larghe fasce di dipendenti, proprio per la consapevolezza che tutti concorrono fortemente al successo dell’azienda);

– consentire la partecipazione al capitale della società di dipendenti, amministratori e collaboratori senza complicare la governance e i diritti di voto;

– le stock options funzionano sempre a ‘success fee’, nel senso che ha senso esercitarle solo qualora le opzioni risultano “in the money” come si dice. Ovvero solo se effettivamente c’è un delta positivo tra il prezzo di sottoscrizione e lo strike price di esercizio. In questo modo la diluzione si paga solo a risultato conseguito e ovviamente questo vale egualmente per i fondatori e gli investitori.

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