Decreto sviluppo e dieci considerazioni sul crowdfunding

Il Presidente Napolitano ha firmato il decreto sviluppo, ora il testo passa alle Camere per la discussione e dovrà essere convertito in legge nei prossimi due mesi. Come ho già avuto modo di dire, considero questo un ottimo decreto. Si può sempre fare di meglio, ma come dice il mio amico e socio Frank l’ottimo è nemico del buono. E questo è sicuramente un grandissimo passo avanti, sia sul tema dell’agenda digitale che su quello delle startup. Tra le cose che mi hanno colpito positivamente del decreto c’è sicuramente l’inserimento di una prima legalizzazione del crowdfunding. Su questo tema il Governo ha preso un approccio più conservativo del JOBS Act di Obama, per cui in una prima fase verrà legalizzato il crowdfunding di startup ed in particolare di quelle affiancate da un investitore professionale (secondo le definizioni fissate dal testo stesso). Questa misura è una delle più qualificanti  – a mio modesto parere – del pacchetto startup e tutto sommato l’unica che potrebbe veramente portare liquidità significativa nell’ecosistema dell’innovazione Italiana. E’ una misura che ci pone, una volta tanto, all’avanguardia mondiale ed apre in Italia una finestra di opportunità che se sfruttata rapidamente e bene potrebbe portarci a guadagnare in competitività rispetto a molti altri paesi nel mondo.

Ora il tema cruciale è da un lato la conversione, ma dall’altro soprattutto l’attività di regolamentazione che dovrà essere svolta dalla Consob. Nel crowdfunding, come in tutti i campi dell’innovazione ‘il diavolo sta nei dettagli’, quindi il successo dell’iniziativa sarà fortemente collegato alle modalità con cui Consob regolamenterà il settore. Anche su questo tema, per fortuna avremo la possibilità di poterci ‘ispirare’ alla SEC, senza dover reinventare la ruota, poichè nei prossimi mesi uscirà la regolamentazione del JOBS Act e avremo la possibilità di vedere come questa misura verrà implementata negli Stati Uniti.

Saranno molti i temi fondamentali da considerare, grazie ai consigli di Jason Best, uno dei tre ‘padri’ del JOBS Act, ecco quelli che penso siano i più delicati ed importanti.

1. Quanti capitali potranno raccogliere le startup sui portali di crowdfunding? Il JOBS Act pone il limite di 1 milione di dollari l’anno, dovremmo allinearci a questo importo oppure impostarne uno più basso? Chiaramente più alto è l’importo e maggiore è il rischio di frodi e failures significative con un potenziale impatto negativo sul settore stesso.

2. Negli USA le società potranno raccogliere sia equity che debito, come vorremo regolarci in Italia? Quali strumenti saranno utilizzabili? Negli USA è molto comune per le startup finanziarsi le fasi iniziali attraverso convertible notes, cosa molto meno frequente in Italia.

3. Quali saranno i limiti di investimento personali? Negli USA sono fissati in base al reddito e vanno da un 5% del proprio reddito per quelli più bassi fino ad un massimo del 10% per i più benestanti. Anche questo aspetto è cruciale per ridurre effetti bolla e per evitare che i risparmiatori si ‘giochino’ troppi soldi su investimenti ad alto rischio.

4. Informativa sui rischi ed educazione degli investitori. Come fare a rendere chiara e diretta l’informativa ai risparmiatori? La SEC sta regolamentando questo aspetto in modo brillante con l’utilizzo del video. In pratica i portali di crowdfunding dovranno far vedere un video che spiega in modo semplice e chiaro i rischi dell’investimento che si sta effettuando, in modo che chiunque sia informato. Niente disclaimer legali illeggibili in corpo 8. Come promuovere l’educazione degli investitori alla gestione del proprio rischio, alla creazione di un portfolio di investimenti ed ad un corretto utilizzo di questi strumenti?

5. Adattamenti normativi. Questo aspetto è molto importante, delicato e andrà studiato con cura, visto che il terreno di partenza tra USA e Italia è profondamente diverso. Quali adattamenti normativi sarà necessario fare per accogliere il crowdfunding in Italia? In America la SEC ha forti poteri investigativi e sanzionatori e può anche mandare in galera chi si comporta in modo scorretto. In Italia il falso in bilancio è stato legalizzato dal precedente governo, gli adempimenti burocratici sono ancora in grande parte costosi, analogici e c’è una diversa cultura sull’etica nel business. Insomma i temi qui sono molti, occorre però anche considerare che l’introduzione delle startup come categoria societaria nel nostro quadro normativo, consentirà di implementare in modo più agevole regole e innovazioni in grado di affrontare diversi tra questi temi.

6. Come avverrà la sollecitazione al pubblico risparmio? Con quali mezzi, modalità e linee guida? Come bilanciare la necessità di promuovere l’investimento con quella di ridurre il rischio di frodi e comportamenti scorretti? Si potranno utilizzare anche i mezzi analogici (TV, radio, carta stampata) oppure solo Internet e il social media che consentono una maggiore trasparenza e soprattutto il feedback di utenti e risparmiatori?

7. Informativa, reportistica e documentazione. Che tipo di informativa dovranno fornire gli imprenditori e che reportistica dovrà essere fornita dalle aziende? In quali formati? Come bilanciare la necessità di un’informativa con i costi e gli oneri connessi? E come bilanciarla con la necessità delle startup di mantenere comunque riservate alcune informazioni? Che informativa, reportistica e documentazione dovranno fornire le piattaforme autorizzate? Occorre ricordare che si tratta comunque di importi limitati che non consentono ad esempio di gestire requisiti stretti come ad esempio quelli di una società quotata. D’altra parte va anche considerato che l’azione di filtro di investitori professionali e piattaforme autorizzate e vigilate sono già un buon elemento di tutela rispetto al mercato USA dove qualunque azienda (anche una PMI) potrà utilizzare il crowdfunding come strumento per finanziarsi.

8. Anti-riciclaggio. In America le norme sono molto precise su questo punto. Per poter accedere al crowdfunding un investitore deve passare un ‘check’ legale, non avere alcun tipo di pendenza nè attuale, nè pregressa. Come implementare delle regole efficaci in grado di evitare il riciclaggio attraverso il crowdfunding? Occorrerà un adattamento della normativa anti-riciclaggio attuale?

9. Tutto o niente. In America il crowdfunding funzionerà come su Kickstarter, ovvero l’operazione di finanziamento si concluderà positivamente solo a patto che la startup riesca a raccogliere l’intero capitale richiesto. Questo meccanismo è essenziale per limitare un potenziale effetto bolla e per ridurre il rischio frodi. Verrà adottato anche in Italia?

10. Fiducia. Forse l’aspetto più importante. Come creare un contesto di fiducia tra investitori e imprenditori? Come creare un mercato sano, in grado di espellere i furbi e i disonesti, premiare il merito e limitare il ‘fuff-ware’? Quali azioni normative, educative e culturali saranno necessarie per sviluppare un contesto competitivo sano in grado di evitare un potenziale effetto boomerang che anzichè farci progredire ci porti potenzialmente indietro?

Per chi è interessato ad approfondire e riflettere su questi temi, ecco la presentazione che Jason ha fatto ai Global Shapers del World Economic Forum qualche settimana fa.

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One Comment on “Decreto sviluppo e dieci considerazioni sul crowdfunding”

  1. […] renderla più organica nella visione e più efficace nell’implementazione. Ci sono almeno una decina di macro temi rilevanti che potrebbero essere […]


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