Digital fabrication @Supsi with Massimo Banzi

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Storie di foreste pluviali

Si è concluso il primo Global Innovation Summit in Silicon Valley. L’evento, lanciato dal libro di Greg Horowitt e Victor Hwang, ha raccolto a San Josè quasi 500 persone provenienti da ecosistemi di innovazione di tutto il mondo. Erano rappresentate oltre 40 nazioni e tutti i cinque continenti: USA, Canada, la vecchia Europa, i BRICS, Africa, Giappone, America Latina fortissimamente presente.

Sta emergendo in modo sempre più evidente il legame strettissimo tra sviluppo economico, imprenditorialità ed innovazione. Mentre in Italia gruppi di lavoro e soprattutto la ‘task force’ del Ministero Sviluppo Economico, sono da mesi a farsi la punta al cervello su come attivare e sviluppare startup e innovazione in Italia, nel resto del mondo gli esempi di azioni di successo sono tantissimi e troppo poco conosciuti a casa nostra. Ecco alcune delle storie tra le più interessanti che ho potuto conoscere nei tre giorni di panel, lavori e networking. Sperando possano offrire un utile contributo sul tema.

Endeavour. Fondato una dozzina d’anni fa Endeavour è una delle organizzazioni nel campo di venture capital di cui ho la massima stima al mondo. Il prospetto del fondo si apre con la missione aziendale: generare l’1% del PIL Messicano entro il 2020. Endeavour è perfettamente in linea con il proprio obiettivo e visto il successo a casa propria da alcuni anni ha lanciato un processo di internazionalizzazione molto spinto. Ha iniziato allargandosi a tutta l’America Latina per poi aprire nei paesi Arabi affacciati sul Mediterraneo. Ho avuto modo di fare due chiacchere con l’amico Fernando Fabre, Presidente di Endeavour Global, che ha annunciato al Summit l’ingresso in Europa dell’organizzazione, con la nascita di Endeavour Grecia. Prossimo obiettivo la Spagna e forse subito dopo l’Italia (c’è forte dibattito interno sull’Italia percepita, a ragione, come paese ricco).

Il modello di Endeavour è semplice, una volta verificato che le condizioni di base di una nazione sono in linea con le aspettative del fondo, attraverso calcoli econometrici si stima l’effetto che imprenditori ad alto impatto possono avere sull’economia locale. L’obiettivo del fondo è di generare un punto percentuale del PIL sui mercati in cui opera. A volte siamo smarriti di fronte alle notizie sulla crisi economica e i problemi sembrano insormontabili e irrisolvibili. Endeavour ha aperto in Grecia e il suo obiettivo è individuare e supportare fino al successo 25 imprenditori ad alto impatto. In grado di creare 25 nuove aziende innovative, che in un arco temporale ragionevole (totalmente disallineato dai tempi della politica, probabilmente ragione per cui non sono i governi a lanciare iniziative di questo tipo) sono sufficienti a generare un punto addizionale di PIL Greco. Facile no?

Crowdfunding negli USA. Ho avuto il piacere di conoscere Jason Best, uno dei tre fondatori di Startup Exemption. Jason e i suoi amici senza nessuna esperienza politica precedente, sono diventati famosi per essere riusciti in 460 giorni a far approvare il Crowdfunding Bill, legge inserita nel JOBS Act, che ha legalizzato il crowdfunding negli USA. La legge sarà operativa nel 2013 e consentirà a piattaforme online autorizzate e vigilate dalla SEC di raccogliere capitali online da persone fisiche (cittadini Americani) per conto di startup e aziende in genere. Jason e i suoi amici già fondatori di startup di successo non riuscivano a capire come mai il crowdfunding fosse illegale negli USA (come in Italia) nonostante il successo di Kiva e Kickstarter, solo per citare due esempi significativi.

La raccolta di capitali è fortemente (giustamente) regolamentata in tutto il mondo, per evitare truffe ai danni dei risparmiatori. La cosa evidentemente non impedisce ad operatori finanziari autorizzati di organizzare mega-ruberie; il taroccamento del LIBOR e di Euribor a danno dei mutuatari di tutto il mondo, ad opera di grandi banche è solo l’esempio più recente…ma tant’è. Bene, dal 2013 grazie al framework proposto da Jason e i suoi due amici, i cittadini Americani potranno finanziare direttamente online una startup o una PMI, oggi strette nella morsa creditizia. Ho trovato in particolare due aspetti interessantissimi. Il crowdfunding si presta bene a finanziare seed capital di startup ma anche meglio per seed e growth capital di PMI. Consentirà agli imprenditori di finanziare i propri progetti grazie alla propria rete sociale e alla community di sanzionare ed espellere dal sistema i truffatori. La cosa che trovo rivoluzionaria è che il JOBS act va bene sia per una startup high-tech che per un ristorante di successo che vuole aprire una nuova sede, giusto per fare un esempio. Quanto dovremo aspettare perchè lo stesso sia possibile anche in Italia?

Luce in Africa. Innovazione nei paesi poveri è una parola che assume significati completamente diversi dal mondo Occidentale, qui si parla di ‘frugal innovation’. Nelle nazioni alla base della piramide (redditi pro-capite sotto i 4$ al giorno) i problemi sono acqua, cibo, igiene, malattie endemiche da anni debellate nel mondo industrializzato. Ho conosciuto Neha Misra, di Solar Sister, organizzazione che si occupa di diffondere lampade LED e caricatori per cellulari ad energia solare nei paesi Africani. Ci sono 1,6 miliardi di persone senza accesso all’elettricità oggi, 70% donne nei paesi poveri. Utilizzano lampade al kerosene, legna, candele per illuminare e cucinare, cosa che impegna fino a 30% del loro esiguo reddito. Solar Sister ha sviluppato una rete di vendita diretta di donne (tipo Avon) che sta riportando nuova luce, speranza e sviluppo a centinaia di migliaia di persone.

Gabinetti e fognature nel Burkina Faso. Shigeo Okaya è uno scienziato Giapponese che partecipa a SATREPS, un’organizzazione che si occupa di innovazione nei paesi alla base della piramide. Insieme ad alcuni colleghi ha sviluppato SATREPS, un progetto di sanitation in Burkina Faso, uno dei paesi più poveri al mondo, 1,1$ pro-capite al giorno. In Burkina Faso, come in molti paesi poveri, la scarsa igiene determina una grandissima quantità di malattie ed un costo sociale altissimo. Nei paesi rurali solo il 4% delle famiglie ha il gabinetto, 30% nella città. Tuttavia il problema principale è che la gente non percepisce il valore dell’igiene e ritiene che le cose vanno bene così. C’è un disallineamento tra le autorità governative sulla necessità di attrezzarsi e la popolazione locale che ha problemi più impellenti da risolvere (tipo sopravvivere). Il team Giapponese così ha studiato un modo per inserire il problema all’interno della catena di valore locale. Sono stati costruiti centri di raccolta di feci ed urine per la produzione di fertilizzante agricolo, fondamentale per le economie rurali. In questo modo oltre a dare un senso preciso ed un modello di business nella raccolta per le popolazioni locali, non si rende necessario la costruzione di costose e irrealizzabili infrastrutture fognarie.

Seed capital in India. Paul Basil ha fondato una decina di anni fa Villgro, organizzazione che negli ultimi dieci anni ha incubato una cinquantina di aziende innovative in India, creando circa 4000 posti di lavoro e dando un grande contributo all’ecosistema dell’imprenditoria sociale nella più grande democrazia al mondo. Paul opera nel Sud dell’India, in un contesto in cui non esiste ecosistema intorno. Così anno dopo anno ha costruito tutti i pezzi della catena di valore necessari. Ha iniziato con Wantapreneur, una business plan competition a cui partecipano ogni anno migliaia di idee di tutti i tipi. Poi ha costruito una rete di coach, mentor e attività per supportare gli imprenditori. Successivamente ha creato un fondo seed, per finanziare le startup più promettenti. Ultima iniziativa una rete distributiva: Villgro stores sparsi in tutta l’India che aprono un canale distributivo alle società supportate.

Innovazione in Colombia. Francisco Manrique è un imprenditore immobiliare di successo ha cominciato ad interessarsi di innovazione nel 2009, come suo personale modo di ‘give back’. Come prima cosa ha creato un’organizzazione con lo scopo di collegare le persone, creare una base di fiducia reciproca e discutere di innovazione e sviluppo economico. Persone provenienti dalle università, governo, dal settore privato e dai media. Alla prima conferenza dell’organizzazione parteciparono mille persone. Il grande successo dell’evento spinse Francisco ad approfondire l’argomento con due missioni in Silicon Valley. Si decise così di creare Connect Bogotà, mettendo insieme 23 università e 25 aziende private con lo scopo di promuovere e realizzare progetti di innovazione. Grazie al suo lavoro oggi il tema dell’innovazione è uno dei cinque pilastri fondanti della politica del nuovo governo Colombiano.

Sarebbero tantissime le storie della rainforest da raccontare, storie di persone che stanno cambiando il mondo come Frederick Samitaur-Smith e sua moglie Laurie che con Samitaur Constructs hanno fatto rinascere Culver City, città Californiana in fortissimo degrado. Grazie ad architettura, arte e scienze hanno resuscitato un’intera città creando sviluppo e posti di lavoro. Gente come Edward Jung che dopo anni in Microsoft ha fondato Intellectual Ventures, un fondo specializzato nello sviluppo commerciale di proprietà intellettuale e brevetti accademici e industriali. Peter Singer, CEO di Grand Challenges Canada, organizzazione del governo che lancia competizioni di idee globali per la soluzione di grandi problemi.

Testimonianze, storie, keystones che non ci stanno ad accettare lo stato delle cose e si incamminano sulla via del cambiamento, trascinandosi intere reti sociali dietro. Eroi che danno significato alla parola innovazione altrimenti vuota e pericolosamente retorica. E’ evidente che nel mondo globalizzato il tema dello sviluppo economico vada rivisto e in parte riscritto, soprattutto in paesi iper-infrastrutturati come l’italia. E che qualunque ricetta per rilanciare la nostra nazione vada analizzata alla luce della sostenibilità di medio-lungo termine. Pensiamo ancora possibile un rilancio dell’economia Italiana basata sul settore immobiliare?

Alla Banca Mondiale il tema dello sviluppo nei paesi occidentali è diventato centrale. Con i suoi 150 milioni di disoccupati, un gruppo di lavoro dedicato ad imprenditorialità ed innovazione ha lanciato 24 progetti di sviluppo centrati sul mondo Occidentale. La teoria dei cluster industriali, nata negli anni ’70 ha chiaramente mostrato di non essere in grado di fornire soluzioni generalizzate al problema del declino economico. Come fare per generare crescita? Come innescare un processo sistematico di creazione e finanziamento di nuove imprese di successo? Di fronte al problema i governi che non hanno il privilegio di operare nella Silicon Valley, sono spesso in difficoltà nel trovare soluzioni. L’approccio della Rainforest offre una strada nuova. Il problema non è quello dell’uovo e della gallina, ma è quello del ‘nido’. Di creare quel set di condizioni di base in grado di innescare un processo di innovazione imprenditoriale e di sviluppo economico autonomo e ‘dal basso’.

Collaborazione e fiducia sociale sono alla base di un uso intelligente e più produttivo delle risorse (umane e finanziarie). Occorre creare il contesto in cui interazioni casuali (serendipity) generano nuove ‘erbacce’ nella foresta, quelle erbacce che prima passano inosservate, ma poi diventano piante ramificate e conquistano i mercati internazionali. E’ necessario che i governi creino le radici della foresta, le basi in grado di accellerare la circolazione delle idee e dei capitali.

La teoria dello sviluppo va riscritta ed alla base probabilmente ci sono alcuni ingredienti fondamentali per il successo di qualunque iniziativa:

1) Governi illuminati, in grado di sviluppare policies adeguate in settori difficili come quello dell’innovazione;
2) Smantellamento delle gerarchie, creando ecosistemi in grado di far parlare persone di strada come Jason Best con il Presidente Obama;
3) Un settore privato informato e coinvolto nei processi, in grado di dare sostenibilità a qualunque politica pubblica;
4) Sviluppo e formazione della forza lavoro adattivo e responsabile;
5) Un sistema universitario poroso e in grado di interfacciarsi con l’industria;
6) Coinvolgimento forte delle nuove generazioni;
7) Schemi di lavoro nella proprietà intellettuale più flessibili;
8) Celebrazione dei successi e degli eroi, stimoli all’emulazione di nuovi innovatori.

Non esiste una ricetta univoca, cosa che si toccava perfettamente con mano a San Josè. Le storie che ho raccontato ne sono la testimonianza più evidente. Occorre che ogni ecosistema sia in grado di sequenziare il proprio DNA dell’innovazione e sulla base di queste analisi generi politiche adeguate. Intanto qualche primo segnale positivo arriva anche da noi, il Parlamento si è mosso ed è stata presentata una proposta di iniziativa parlamentare bypartisan su startup e venture capital da Palmieri (PDL) e Gentiloni (PD).  E a Settembre la task force del Ministro Passera, ci illustrerà quali iniziative sta pensando di proporre.


Reporting from The Global Innovation Summit

San Josè, half way through the event and already we are drafting out ideas for dozens of Rainforest projects, which will be posted on YouTube. Today the most voted videos will get into a more focused part of the program. Each video is a 45 seconds pitch about a ‘family’ project (each family was a table). At each table partecipants work on a common project.

We decided as a group that our mission would have been to develop an Italian Rainforest project.

After some discussion and interaction, we decided that the first priority should have been the large talent pool of young people available in our country.

Additionally, Italian are recognized globally for their creativity, style and lifestyle. For their food, wine, cultural diversity and quality products. We are also known for being inventors. For having an entrepreneurial and likeable attitude.

We have in Italy today a all generation – millions of young Italians – unemployed and undermotivated. And they are probably the best trained and educated generation ever. Since Italy was born, 4-5 generations ago. We are also suffering a gigantic brain drain in our country these days. We identified as one of the potential biggest indicators of success of such a program would be if we could reduce or sometime even reverse this one-way flow. Which drains the best and most entrepreneurial forces.

Fernando Fabre, President of Endeavour Global explained the audience, very directly what entrepreneurship means to his organization. How this transformational force can be a fundamental instrument of economic development. And how such a problem impacts economic systems. Endeavour is today operating with it’s business model in more than 15 countries.

The latest being Greece. Just announced. It’s the first European country where Endevour lands. After having opened in most of the Southern belt of the Mediterranean sea and having covered all Latin America.

When Endeavour enters a new market, the organization typically targets to move at least 1% of it’s GDP. Fernando explained how in Greece this means there are two options. First identify and develop 30.000 new SMEs. Or. The alternative, the Endavour model: identifing and supporting 25 high impact entrepreneurs.

Can this be done? Well it does look possible to me. But it takes time and it’s a long journey. It just does not happen overnight. And you will not see the fundamental economic metrics develop much in the initial phase.

But it can be done!

Let’s try to run the metrics for Italy and assume that it is more or less somewhere 10 times bigger. That would mean a plan and a number of policies to identify 250 high-impact entrepreneurs. People that can develop 1% of Italian GDP in a reasonable number of years.

We called our project: A new peaceful Marshall plan for Italy. A project to identify the first 100 potential high-impact entrepreneurs. Put them on the spotlight, give them the tools and the support, by designing a network and a program around them. Help and support them in achieving success.

When we looked at the current context of Italy. Well, needless to say that the list of problems and issues got quickly long and overwhelming. However given that we are in a difficult contest, we quickly focused on some key cultural issues that needed to be tackled. We understood that we needed to fill some gaps. Italy has three major fractures in society. (1) Old generation/young, the big generational gap of Italy that pulls apart my grandma from my daughter. (2) Man/Women. It’s a ‘man-driven’ society. (3) Nord/South fundamental cultural and contextual diversity.

Additionally Italians are not very good at celebrating their heros. Unless they are soccer players of course. And the meaning itself of entrepreneurship, has its own flavour, in a country where the economic infrastructure is build around families and family driven businesses through generations.

We decided as a group that if we wanted to set the right nest – to resolve the chicken and egg problem – we then needed to address some of these cultural issues. The program should target the startup community and the Universities.

Key components of the project so far are:

– 100 leaders under 40. The target.

– Mentor network. It should include relevant ‘family’ entrepreneurs (Benetton came up as a name), startup heroes (I proposed Vito Lomele as a new generation example). Italians abroad (the Italian diaspora) that want to reconnect and support entrepreneurs in their location. ‘Friends of Italy’ that come from different organizations and geographies. All of these people, once identified could act as a network of keystones, instrumental to endorse, mentor and act as a support network for selected entrepreneurs.

We discussed quite some time about which industry focus should we try to address. There was a very intriguing intersection between our typically Italian abilities and some technology trends. Italians lead in creative industries (fashion, design, culture, architecture), lifestyle industries (food, wine, travel) and the strong network of industrial clusters. (Italy provides a lot of equipment and technologies to countries such as Germany). When we discussed these ecosystems, we all agreed as this could be a solid asset to build upon. Innovation here could have major impact, since the ‘Facebooks’ in fashion, typically live in Milano, Firenze and Rome.

Several times open source and specifically open source hardware popped up at the Summit. I fundamentally agree with Massimo Banzi, which everybody pretty much at our table knew. Personal fabrication, open source hardware couple with digitalization and ecommerce are transformational scenarios. This stuff is here to stay. Was born, largely invented and developed in Italy (Arduino is proudly Made in Italy. From Ivrea with love, to be precise).

Links perfectly with the Italian leadership in the creative industry.

And can put to work million of Italian creatives, engineers, designers, communicators, inventors. Entrepreneurs. That can build companies that can thrive online and sell globally their super cool digitally hacked products.

But nobody can say this better than Massimo himself.

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Cara sono tornato dall’ufficio

Un secondo vantaggio di lavorare in Google è che quando esci dall’ufficio sei a qualche minuto da questo spot (3d street).

 

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Cara vado in ufficio

Lavorare in Google ha tutta una serie di benefit a partire dall’ufficio.

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500 storie di Rainforest in arrivo all’Innosummit

Si è tenuta ieri sera la graduation night della nuova classe di Kauffman Fellow, che hanno concluso i due anni di percorso ed entrano a far parte della Kauffman Fellow Society, organizzazione che raccoglie oltre 300 venture capitalist attivi in oltre 40 nazioni del mondo. Tra loro Alessandro Santo (congratulazioni!!!), già nostro partner in dpixel ed ora imprenditore e advisor di startup. Un altro Italiano che rafforza la presenza nazionale nella fellowship di Stanford.

Intanto una nuova classe ha iniziato il nuovo corso, una trentina di venture capitalist ed innovatori di tutto il mondo. Molti di noi parteciperanno all’attesissimo evento della prossima settimana, Il Global Innovation Summit organizzato a San Josè da T2 Ventures ed una serie di partner tra cui la USAid, la Fondazione Araba di Scienza e Tecnologia, l’Agenzia Innovazione del Giappone (che sta sviluppando un massivo progetto di traferimento tecnologico nazionale), Intellectual Ventures (il fondo che acquista e finanzia IP di origine Accademica), l’Agenzia tecnologica della Malesia, la Fondazione Kauffman, la Skoll Foundation e Omydar Ventures, solo per citare alcuni dei nomi.

Ma soprattutto parteciperanno al Summit esponenti governativi, accademici e venture capitalist da una quarantina di nazioni di tutto il mondo. 500 persone si sono registrate, 500 storie di rainforest di tutti i tipi e da tutto il mondo. Avrò anche il piacere di moderare un panel martedi mattina, con partecipanti da cinque continenti:

Rainforest Stories
Specific examples of people in various places attempting to cultivate innovation ecosystems. Questions: What has worked? What has failed? What lessons have been learned?

  • Moderator:Gianluca Dettori, entrepreneur/executive; Chairman, dpixel (Italy)
  • Europe: Gianluca Dettori (moderator), entrepreneur/executive, Italy
  • Latin America: Francisco Manrique, advisor to President of Colombia
  • India: Paul Basil, Founder and CEO, Vilgro
  • Middle East: Saad Andary, Vice Governor, Central Bank of Lebanon
  • Africa: Professor Shaukat Abdulrazak, Chair of African Technology Policy studies (ATPS) and CEO of the Kenyan National Council for Science and Technology

Ognuno con la sua storia per cercare di capire i meccanismi e i segreti del successo nelle policies sui temi di innovazione ed imprenditorialità diffusa.

 


Techgarage Potenza, la magia si ripete

Ogni volta succede, ed ogni volta mi stupisco. Ieri si è tenuto il TechGarage 2012 di Potenza, demo day in cui hanno presentato i dieci migliori team tra i venti ammessi alla TechWeek, la startup school che abbiamo organizzato e gestito nell’ambito dell’iniziativa Nidi Tecnofrontiere. L’organizzazione del team di Basilicata Innovazione è stata davvero impeccabile. I ragazzi hanno presentato e hanno fatto una porca figura. Tutti. Per chi ha avuto modo di seguire il progetto dall’inizio, vedere l’input iniziale e l’output finale, la differenza era decisamente palpabile. Una magia a cui ancora oggi nonostante si ripeta in modo seriale (è successo a Cosenza a Napoli ed ora anche a Potenza) proprio non riesco ad abituarmi, ed ogni volta rimango lì un pò attonito a chiedermi come sia possibile.

Le idee erano quelle iniziali, nessun ‘lavaggio del cervello’, ma ieri al TechGarage erano chiare, comprensibili e cominciavano veramente ad assomigliare a delle aziende. Una giuria composta da una trentina di persone ha assegnato tre assegni da 10.000 euro l’uno messi a disposizione dalla Camera di Commercio di Potenza, dai consorzi fidi e dalla Provincia di Potenza. Hanno vinto tre team ma la verità e che tutte e dieci erano startup interessanti, alcune anche con ottimo potenziale di business e scalabilità.

Waway sta sviluppando una piattaforma per organizzare viaggi di gruppo, mercato enorme ancora largamente da sviluppare online. Quaptas, un team composto da due ottime ricercatrici dell’Università degli Studi della Basilicata sta sviluppando biosensori per il mercato alimentare. Il migliore dei dieci finalisti è risultato essere Refree, presentata in modo magistrale dal fondatore Ivo Marino. Un dispositivo digitale che sostituisce il taccuino cartaceo degli arbitri sportivi per consentire una più rapida e precisa refertazione e gestione degli eventi.

Ci sono stati dei premiati, ma i vincitori veri di Nidi Tecnofrontiere erano tutti i ragazzi partecipanti, che hanno dimostrato a tutto l’ecosistema locale il potenziale inespresso che questo come tanti altri territori ha. Gente con idee, soluzioni, volontà e motivazione. Giovani che vogliono cambiare il mondo, che non ci stanno a subire la crisi. Miniere di DNA, energia ed intelligenza da coltivare, altro che estrazioni petrolifere!

In chiusura una delle più belle soddisfazioni me l’ha regalata Fabiana Crispo, fondatrice di Qaptas. Mi ha detto che la cosa più importante che ha ricevuto da Nidi è la consapevolezza delle proprie potenzialità. Ha deciso di smetterla di mandare curriculum a destra e a sinistra, ora vuole rimanere a Potenza e prendere in mano il proprio futuro, facendo la propria azienda senza dover dipendere dal mondo esterno, ma iniziando finalmente a governarlo. Grazie Fabiana! Mi hai regalato uno dei rari momenti di soddisfazione del mio lavoro.

Son cose.

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