Techgarage sbarca a Potenza

Si terrà il 3 luglio a Tito (PZ), presso “Il Cecilia”, TechGarage Basilicata 2012: il demo day del progetto  N.I.D.I. | TecNOfrontiere,  organizzata da Basilicata Innovazione e Camera di Commercio di Potenza. Presenteranno dieci startup, le più promettenti tra le oltre cinquanta che si sono iscritte, venti delle quali hanno poi lavorato insieme al team e agli amici di dpixel per due settimane al proprio business plan. Il 3 luglio i riflettori saranno puntati sui dieci team finalisti. ICT, Internet, biotech, creatività sono i settori di riferimento dei dieci progetti d’impresa.

Ci si registra online, qui.

PROGRAMMA

Modera l’evento Daniele Lepido – ottimo giornalista de Il Sole24Ore

Ore 14.30

Registrazione dei partecipanti

Ore 15.00

Saluti Istituzioni

Ore 15.30

“Il Venture Capital come strumento di sviluppo locale”

Gianluca Dettori – Digital Investments SCA SICAR  e Andrea Di Camillo – Principia SGR

Ore 16.00

Elevator pitch (presentazione dei dieci progetti imprenditoriali)

Voto della Giuria

Ore 18.00

Keynote speech – Marco Zamperini | Funky Professor

Ore 18.30

Proclamazione dei vincitori e consegna dei Premi

Chiusura dei lavori

Ore 19.00

Cocktail


Il canvas Italiano prende forma

Continua il flusso di suggerimenti che stanno riempiendo il Rainforest canvas, a valle dell’incontro con Greg Horowitt. È possibile lasciare la propria idea direttamente sul sito di Working Capital.


Alla ricerca della foresta pluviale Italiana

La presentazione di Rainforest direttamente da Greg Horowitt. E qui si possono scaricare le slides.


Una canzone per gli amici Vulcanici

Vieni a Vivere a Napoli – Le strisce


Chi è Mariano Pireddu? Ecco il cofondatore di Volunia

Non conosco Mariano Pireddu, indicato tra i soci di Volunia, di cui si continua a parlare un sacco anche su Twitter.

O meglio non lo conoscevo, fino a quando non ho trovato questo articolo. Volunia Marchiori: quell’idea nata con Mariano Pireddu in una pizzeria.

Pireddu aveva alle spalle avventure imprenditoriali nell’estEuropa tra le quali il ruolo di amministratore delegato dell’internet provider Czech On Line di proprietà del fondatore di Tiscali, Renato Soru. In pratica la versione ceca di Video On Line, uno dei primi internet service provider italiani lanciato nel 1993 che aveva attirato l’attenzione di Nicolas Negroponte, direttore del MediaLab al Mit di Boston. Così è iniziata l’avventura tutta italiana di Volunia che viene presentato in queste ore nelle aule dell’Università di Padova, davanti a 100mila beta tester da tutto il mondo.

Non ho mai avuto il piacere di conoscere Mariano Pireddu, ma sulla carta mi sembra un imprenditore nel campo tecnologico. A questo punto il mistero si infittisce. Ma cos’è successo in Volunia?

Ho seguito il dibattito sui social network in questi giorni ed ho trovato un sacco di commenti intelligenti a questa storia, segno che nonostante tutto la startup culture è viva e vegeta in Italia. Ma anche molto feedback negativo e un sacco di flames.

Volunia è in difficoltà, forse è già morta. Ma forse è anche il caso di smetterla con tutti questi flames, per una situazione che in effetti nessuno conosce. Il fatto che questo progetto sia un flop non è esattamente una buona notizia. E’ pessima.

E’ successo qualcosa in Volunia, è successo fin dal primo giorno. Il lancio è stato sbagliato. Il prodotto nessuno l’ha capito. La lettera di Massimo Marchiori non era esattamente il massimo della startup culture. Lanciare in questo modo, in questo contesto (molti user stanno ricevendo le attivazioni) non è forse il massimo delle idee.

In fondo di storie così ce ne sono tutti i giorni nel mondo delle startup.


Volunia in difficoltà nel boschetto pluviale

Si è innescata una gran discussione su web in merito al post che Massimo Marchiori, fondatore di Volunia, ha pubblicato su CheFuturo! Intitolato “Perchè lascio Volunia“. Il post è interessantissimo ed apre subito con una dichiarazione chiara:

Volunia, è risaputo, nasce qualche anno fa, da una serie di mie idee che ho concretizzato in un progetto strutturato e ambizioso. Un progetto, a mio avviso, troppo bello per non essere realizzato; e dal potenziale enorme

Cosa per il momento, da quanto mi consta tutta da dimostrare.

ho accettato di impegnarmi in questo progetto perché quello che faccio nella vita – Volunia incluso – non ha lo scopo primario di “fare i soldi”. Se il mio obiettivo fosse l’arricchimento personale, avrei da tempo abbandonato l’università e l’Italia e accettato una delle offerte provenienti dall’estero.

Verissimo e questo è in effetti molto triste. Un peccato, ma soprattutto un grande potenziale inespresso che siede nei campus Italiani. Molti, troppi invece fanno la scelta di andarsene.

Tantissime critiche sono arrivate per il modo in cui è stata gestita, anche dopo il lancio di Volunia. Anche qui, è una cosa abbastanza ovvia da capire: che si può avere anche il miglior prodotto del mondo, ma è essenziale nella nostra società presentarlo nel modo giusto, creare efficaci campagne di comunicazione ed affidarsi alle giuste competenze.

Totalmente d’accordo con Massimo. Il lancio di Volunia è stato l’esempio della lista di cose da non fare per andare online con una nuova startup.

lascio la direzione tecnica di Volunia perché qualcun altro vuole farla al posto mio. Vuole poter decidere tutto, senza di me. E si è quindi sostituito alla mia posizione, intimandomi di farmi da parte. Di fronte a questo io sono rimasto esterrefatto. Qualcuno ha pensato che dopo tutti questi anni, lavoro e sacrifici, l’infrastruttura del progetto è pronta a partire, ora ci si può sostituire a chi ha ideato e creato questo progetto.

e qui iniziano i problemi…ed ecco le conseguenze gravissime. Le conseguenze del futuro.

Il futuro
Personalmente, quello che per ora mi resta di Volunia, nella situazione attuale, è la parte imprenditoriale: le mie quote sociali, il mio posto nel consiglio d’amministrazione. Le implicazioni sono che non guiderò più il team, non troverò più soluzioni a tutti i problemi che quotidianamente usciranno nel progetto, tantomeno darò supporto per il codice e gli algoritmi che ho ideato e che sono attualmente usati in Volunia. Non darò al progetto tutte quelle cose che avevo pensato per farlo crescere, per restare sempre davanti agli altri.

Insomma da questo post, triste e preoccupante in cui Marchiori racconta di aver deciso di mollare Volunia, ma anche di mandarla definitivamente a fondo, si è scatenata una discussione ampia ed estremamente interessante. Sul blog e su vari gruppi Facebook.

Moltissimi startupper hanno reagito in modo molto negativo al post. Gente stimata nella community e molto ascoltata, come Stefano Bernardi e Max Ciociola. Arrabbiati per un atteggiamento che offende gli imprenditori ed è all’antitesi della cultura delle startup. Il fondatore di Volunia parla come se questa fosse uno strano oggetto esterno, al quale lui decide o no di contribuire con un meccanismo misteriosamente gestito dalla governance e dai ruoli sui biglietti da visita. Non esprime il minimo dubbio sul fatto che il prodotto è perfetto. Sono i suoi algoritmi, il suo progetto bellissimo, ma bisogna saperlo spiegare e presentare. Colpa del marketing, del lancio sbagliato. Che non basta avere una bella idea per farcela ma – ahime – bisogna anche portarla sul mercato. Sembra che qualcuno (forse dei terribili azionisti?) lo abbiano forzato, lui idealista, a fare una startup. Non lo ha mai fatto per soldi, ma racconta di mollare il suo bambino ad annegare, pur rimanendo nel board e tenendo le quote (…con tutti i filistei).

Inutile dire che da venture capitalist, ragionamenti di questo tipo mi fanno inorridire. Questi sono esattamente gli imprenditori (Marchiori è socio fondatore e persona chiave della startup Volunia, non è solo un matematico) da cui cerchi di stare alla larga. E per di più in questa storia, traspare un distillato di ‘mitologia della startup’ che per chi invece sta veramente facendolo è risultato sgradevole e per alcuni nausabondo.

Riccardo, probabilmente anche un pò stupito dalla reazione inaspettatamente aggressiva sulla rete, ha reagito con un suo articolo su Il Post, “La cultura del fallimento che non c’è“.

Leggo un accanimento nient’affatto terapeutico contro Massimo Marchiori che oggi ha annunciato di aver lasciato la guida del progetto Volunia. L’altro Google. Il futuro dei motori di ricerca, secondo le esagerate definizioni usate per il lancio sbagliato di un progetto evidentemente sbagliato. Startupper che stimo come Massimo Ciociola o Stefano Bernardi sono addirittura indignati. Mi scrivono che Marchiori con il suo comportamento avrebbe offeso tutti gli startupper. (…) Circola un fotomontaggio dove Marchiori è immortalato come un nuovo Schettino davanti alla Concordia che affonda. Calma, stiamo calmi. E cerchiamo di capire di che e soprattutto di chi stiamo parlando.(…) Massimo Marchiori non è uno startupper, ma un matematico e un ricercatore universitario. Ma il motivo per cui scrivo queste righe non è per difendere lui, ma per difendere gli startupper e gli aspiranti tali. Li vorrei difendere da un errore molto italiano che è la lapidazione di chi sbaglia e fallisce. In questi anni in cui ho partecipato forse a centinaia di eventi di innovazione ogni volta ci diciamo la solita cosa, ovvero che uno dei segreti della Silicon Valley è la cultura del fallimento, il premiare chi ci prova e sbaglia e riparte, rispetto a chi non fa nulla. Mentre da noi chi sbaglia è perduto. Appunto. Massimo ha provato e ha sbagliato. Non ha rubato. Non ha ingannato nessuno. Ha provato a fare una cosa utile per tutti e ha sbagliato. Per questo io, caro Stefano, caro Max, anche oggi sono con lui. E gli auguro di volerci provare ancora.

Volunia è una startup che ha raccolto circa 3 milioni di euro e che ad una settimana dallo strombazzatissimo lancio si trova in queste condizioni. Ed il suo fondatore lancia una lettera come quella che abbiamo visto.

La verità è che nessuno sa come sono andate le cose in Volunia veramente. Chi è responsabile di cosa e perchè. E tutto sommato sono anche fatti di Volunia. Ma questo non è il punto. La rabbia degli startupper non era legata al tema del fallimento, quanto mai dal dimostrare di non aver appreso nulla dallo stesso. Assolutamente nulla di cos’è un startup e cosa significa veramente portare un’idea sul mercato. Fare un prodotto guidati dal feedback degli utenti. Cercare investitori. Fare pivot. Sbagliare sbattere il muso e ripartire in una nuova direzione. Creare cultura di squadra nel team. Lanciare nel modo giusto, con i canali giusti. Lavorare con gli azionisti. Farsi da parte per il bene di quelli che hanno creduto in te, della società, dei suoi dipendenti e continuare a dare il massimo.

Io penso che una delle ragioni sostanziali per cui Volunia è in difficoltà è nell’humus sbagliato in cui è nato il progetto. Humus culturale e infrastrutturale intendo. Carenza di startup e di venture culture nel sistema. Accesso limitato ai capitali (e quindi accesso scarso al tempo e alla possibilità di fare errori). Tante carenze che hanno determinato una partenza sbagliata, demotivazione, difficoltà, fino ad arrivare un punto di rottura. Quello della lettera di Massimo Marchiori.

In Silicon Valley le cose funzionano perchè tutti conoscono le ‘regole del gioco’. Leggi non scritte che tutti imparano sul campo e grazie al fatto che la gente condivide esperienze, reti e capacità molto facilmente e rapidamente. Tutti sanno il ruolo che hanno nel gioco: gli imprenditori, i venture capitalist, gli scienziati, i giornalisti. Nessuno prova a fare il lavoro dell’altro o pensa di poterlo fare. Ma tutti insieme riescono a produrre aziende come Google. Perchè sanno perfettamente come lavorare insieme.

Un commento su FB, di Nino Palermo, uno dei tanti, riflette bene il succo della storia.

A malincuore, ma sottoscrivo le tue parole. Dico a malincuore perché sono stato uno di quelli che sperava molto in Volunia (tecnologicamente parlando) ancora prima del suo lancio, proprio “fidandosi” del nome Marchiori. E sinceramente puntavo le mie aspettative esclusivamente su una tecnologia veramente disruptive, e per questo ero andato sopra i tanto discussi errori di comunicazione.
Mi é bastato peró testare il prodotto il giorno dopo la conferenza stampa, per capire che qualcosa era andato storto. Purtroppo questa lettera non fa altro che peggiorare le cose. Oltre al fatto che non é mai una bella immagine scaricare le colpe e abbandonare tutto e tutti, onestamente mi é difficile credere che sia solo colpa degli altri, visto che personalmente non sono riuscito ad intravedere nemmeno un concetto nuovo e innovativo. Da qualcuno che si aspettava l’inizio di un web semantico, é stata una grande delusione, e il grido mediatico che é stato creato non ha fatto altro che alimentare queste aspettative.

Questo è il tema della Rainforest. Dei meccanismi con cui funziona l’interazione. Delle regole scritte e non scritte con cui interagiscono gli operatori. Delle norme etiche, del sistema di relazioni, della startup culture che vige nell’ecosistema. Di come operano i venture capitalist. Ho provato a sintetizzare questo concetto in questo modo:

Il learning di questo fallimento dell’ecosistema italiano è significativo. Impariamo da questo esempio, cose che non dovevano succedere. Conosco poco Marchiori, ma so che è uno stimatissimo esperto di search, tra i top in Italia. Sono sicuro che se fai l’esperimento di spostarlo a Stanford, Berkeley o Babson college, gli metti intorno le persone giuste e gli investitori giusti…(con i capitali giusti)

Beh Volunia aveva un ennesimo di chance in più.

Detto questo evidentemente la storia non finisce qui. Vedremo che succede nei prossimi giorni.

Roberto Bonzio titola: Massimo Marchiori lascia Volunia. Etica e stile nell’epilogo triste di una speranza Made in Italy.

Ed ecco il resoconto di Liquida. Ed il commento di Daniele Lepido sul Sole 24 Ore.

Francesco Sullo scrive: l’Italia delle startup e il problema etico che ritorna.

Volunia su CrunchBase. Funding 2,9 milioni di euro.


Prima tappa del Barcamper: Unical, Rende

L’11 e 12 Giugno parte Ideatour, la fase di scouting dell’edizione 2012 di StartCup Calabria. Saremo con il Barcamper al campus di Unical, nel piazzale davanti all’incubatore TechNest che coordina il progetto. Per partecipare alla selezione ci si iscrive online, dove è possibile ottenere anche il regolamento della startup competition. Sul sito ufficiale anche le FAQ, con le risposte alle domande principali. Startcup Calabria 2012 (Locandina ufficiale).

Il Barcamper è un’occasione per il team di dpixel e per gli amici che partecipano al tour di incontrare de visu le startup, sentire le idee e prepararsi alla selezione delle candidature che saranno poi analizzate nell’ambito della StartCup.

11 giugno 2012 – prima tappa, Rende

Università della Calabria – Technest, piazza Vermicelli – Rende (CS)

Ore 10,00 – 18,00 Pitching Session

Ore 18,00 – 18,45 Fablab Demo by Frankenstein Garage Milano

Ore 18,45 – 19,30 Visionary Speech by Cisco (Donatella Sanzone)

Dalle 19,30 Networking aperitif con dj-set

Special guest: Funky Professor (Marco Zamperini)

12 giugno 2012

Università della Calabria – Technest, piazza Vermicelli – Rende (CS)

Ore 10,00 – 15,00 One-to-one Session con selezionati nella Pitching Session del giorno prima

Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare David Bevilacqua e tutto il suo splendido team di Cisco per il fondamentale supporto che ci hanno dato. Con loro stiamo sperimentando le frontiere del telelavoro e l’utilizzo di cloud e telecomunicazioni, per costruire un’appendice del nostro ufficio in mobilità. Che consentisse al Barcamper di potersi spostare sul territorio ma operare in remoto, totalmente collegato a Milano dove abbiamo la sede di dpixel. Con un elevato utilizzo di video e necessità di telepresence in mobilità.