Startup 2.0 sul gaming

Dal 2007 Startup 2.0 è una competizione a livello Europeo per startup orientate al gaming. Oggi è l’ultimo giorno per registrarsi utilizzando questo form e per votare le applicazioni direttamente dal sito, attraverso un’applicazione Facebook.

Possono partecipare le startup europee fondate dopo il 2008. I cinque finalisti saranno ospiti della International Internet Trends Conference di Bilbao, conferenza a cui partecipano diversi investitori da tutta Europa.


Torino

Non torno mai abbastanza spesso nella mia amata Torino. Le ultime settimane sono state devastanti. Fisicamente ed emotivamente. L’occasione di respirare un pò di aria fresca, era l’invito di Dario Pejrone, una delle persone che hanno creduto in dpixel e ci hanno consentito di partire.

A Palazzo Graneri (provare per credere! Toglie il fiato) ho partecipato alla presentazione di Startup Nation. Libro uscito ora in Italiano, di cui ho avuto la fortuna di conoscere uno dei due autori, a Gerusalemme, nella mia prima visita all’amico Saed Nashef.

Un altro libro da mettere nella reading list, per chi di questi tempi vuole farsi la punta al cervello sui temi dell’innovazione di sistema. Il centro del libro è di nuovo il petri dish, che gli autori hanno descritto perfettamente.

Ricetta che fa girare il più denso distretto di innovazione tecnologica del pianeta. In Israele l’investimento pro-capite di venture capital è il maggiore al mondo. Con più società quotate al Nasdaq di tutta l’Europa messa insieme. Alla faccia dei fondi ‘POR e PIR’.

Come mai? Qual’è la ricetta degli Israeliani che fa funzionare la macchina dell’high tech in questo modo? Macchina di posti di lavoro, che impiega giovani altamente specializzati. È come ci riescono con una popolazione comparabile a quella di Napoli e dintorni?

Innanzitutto i fattori culturali, di una società pragmatica, orientata al risultato. Una società che si sente assediata, e che ha reagito sviluppando una propria industria militare potentissima, con mille derivazioni. Dal software al medicale. Alimentata da centri di ricerca di eccellenza.

Israele si trovò ad un certo punto con una massiccia immigrazione dall’Est, una popolazione di centinaia di migliaia di ingegneri. Che incorporavano nelle proprie sinapsi le conoscenza tecnologiche Russe. E che erano disoccupati.

Il servizio militare è obbligatorio per tutti e questo porta molti giovani Israeliani, a doversi confrontare con situazioni di combattimento. Situazioni critiche in cui le capacità creative, manageriali e di leadership sono vitali.

Yozma fund fu creato su questi presupposti umani e infrastrutturali. Colmando una lacuna che era assolutamente fondamentale. Mancavano sofisticate competenze di venture capital.

I fondi di venture finanziati da Yozma, dovevano avere team con specifiche caratteristiche, tra cui almeno un partner estero. Con un duplice effetto: importare competenze di investimento da mercati come la Silicon Valley o Boston e creando istantaneamente una rete globale, fortemente connessa con i mercati tecnologicamente più avanzati.

A Napoli è nata Splinder per anni una delle migliori piattaforme di blogging sul web. Ciaopeople, Fanpage di Gianluca Cozzolino.

L’Italia è uno dei principali mercati di Facebook al mondo. E i Napoletani hanno inventato la socialità, ne hanno intriso il DNA, Zuckerberg l’ha solo ingegnerizzata. Talenti, ingegneri, creativi e disoccupati abbondano. Mancano solo gli investitori. Quelli competenti, intendo.

Napoli potrebbe essere una delle capitali del social media al mondo. Ma sfiderei Zuckerberg a sopravvivere con la sua startup per più di qualche mese.

Che vogliamo fare?

Torino, aria fresca, senso di comunità seminato da 40 anni di TOXI, dal Politecnico, dalle decine di centri di ricerca e di eccellenza tecnologica. Imprenditori. Come mio padre, come mio nonno. Torino che si reinventa, produce musica, street culture. I Linea 77 e le sucai. Ingegneri, il Poli, i Subsonica e gli mp3.

Quando un venture capital fa fundraising, non ‘cerca soldi’. Deve convincere investitori di aver individuato un mercato. Un modo di operare, un team e una capacità di execution. Come una startup. Anzi peggio. Perchè i modelli metrici giocano contro.

Deve convincerli ad ‘allocare’ alcune proprie risorse sulle startup. Per ogni milione investito un vc costa una percentuale del 2,5%. In media. Molto spesso le startup non capiscono che ogni euro investito è costato un fundraising lungo e difficile. E stressante. (Ragazzi, di nuovo scusatemi).

E che spesso nel venture, se i capitali sono scarsi e difficili, si determinano vincoli assurdi. Territoriali e dimensionali. Che hanno un impatto diretto sul dealflow. Su quello che vorresti fare come vc. E quello che puoi veramente fare.

Mio nonno avrebbe scommesso sui suoi nipotini.

Torino. Che cosa vogliamo fare?

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Il fattore scarso dell’innovazione

Lavoro nel settore di Internet dal 1995, quando la rete era ancora in bianco e nero e Yahoo! era l’unico elenco di siti web disponibili. Quindici anni fa io, come tanti altri, affascinato dalla rete, giovane e inesperto, avevo preso un abbaglio madornale. Pensavo che Internet fosse una rete di computer, collegati via IP, che grazie a questa lingua franca si potevano parlare tra loro, da qualunque angolo del pianeta. Poi dopo tanti anni un amico, anche lui imprenditore digitale – Salvo Mizzi, ritrovato sul lavoro presso Working Capital – mi fece capire quanto quella visione fosse fuorviante e sbagliata.

La rete è una biosfera. La rete siamo noi. Neanche Facebook  e il social networking con quella visione del mondo ‘positiva’ (Californiana, direi) in cui si può solo dire ‘mi piace’ riusciva a rappresentare correttamente la situazione. E’ vero, è ovvio, e forse era ingenuo pensarla così. Anche se già fin dai primi momenti la rete era ‘community’, era The Onion, Geocities, le prime chat interattive che giravano con pochi Kb di connettività. In effetti Internet non è una rete di computer, ma di esseri umani che oggi sono collegati. Nel bene e nel male.

Si parla di ecosistema dell’innovazione, di startup, di venture capital. Negli ultimi anni ho esplorato in lungo e in largo l’Italia e non solo quella, ponendomi alcune semplici domande. Perchè in Silicon Valley nascono così tante aziende di successo? Perchè diventano così rapidamente grandi e potenti? Perchè generano tutti questi posti di lavoro e conquistano il mondo con le loro tecnologie? E soprattutto perchè tutto questo succede solo in certi posti e in altri no?

Alle domande, sempre uguali dei convegni su questi temi, la mia risposta era sempre la stessa. Perchè non si può fare? In fondo i nostri ragazzi hanno lo stesso DNA di Mark Zuckerberg, che anzi a vederlo da vicino in fondo poi non è esattamente Albert Einstein. Ma uno in gamba, con una grande vision, la capacità e i mezzi per realizzarla insieme ad altri. Uno come tanti altri, come alcuni dei ragazzi che ho conosciuto a Vulcanicamente, a TechNest e a Potenza dove siamo fortemente impegnati a fare scouting e coaching.

In fondo gli ingredienti dell’innovazione imprenditoriale e tecnologica sono semplici: talenti, idee, capitali, sono quello che serve per creare le nuove Amazon, Google e Facebook. Tra i vari esempi illuminanti di Rainforest, uno in particolare mi ha colpito per la sua evidenza. L’esperimento del ‘petri dish‘. Sarebbe facile mettere in un grande petri dish le componenti essenziali della vita: acqua, carbonio e quello che serve nelle dosi giuste. Poi frullare tutto e vedere se magicamente nasce la vita. Ovviamente da quel frullato di molecole non ne uscirà nulla di vivo.

La ricetta dell’innovazione non sta tanto negli ingredienti (peraltro necessari ed essenziali), ma nella ricetta con cui questi vengono messi insieme. Di conseguenza per far funzionare l’ecosistema dell’innovazione Italiana, non è sufficiente avere a disposizione gli ingredienti, ma – cosa ben più essenziale – è fondamentale scoprire la ricetta con cui questi interagiscono e reagiscono tra loro, fino a che da un ambiente arido e scarno, cominciano a nascere piante diverse, animali e nuove specie, che si sviluppano e popolando l’ambiente lo rendono ricco, vitale e unicamente speciale.

Questo è il vero segreto dell’innovazione. Il problema è che non esiste una ricetta unica per ogni ambiente. E’ inutile pensare che scimmiottare la Silicon Valley, copiare il modello Francese, replicare TechHub, imitare Startup Chile,  ci porterà particolari risultati positivi qui da noi, in posti così diversi da Palo Alto, Berlino, Londra, Santigo. Posti come Milano, Roma,  Napoli, Torino, Palermo, Bari. Culture così diverse, ambienti totalmente differenti e assolutamente non comparabili.

In questo momento, come molti, sto riflettendo moltissimo su questi aspetti. Si sta discutendo e forse (speriamo) il nuovo governo, che ha improvvisamente aperto uno squarcio di speranza su questi argomenti, si appresta a varare provvedimenti e leggi per lanciare finalmente l’imprenditoria tecnologica giovanile anche da noi, in Italia. I Ministri Profumo e Passera, sono in prima linea su questo fronte. Il primo ha in mano i la ricerca, l’educazione, gli incubatori, il trasferimento tecnologico. Il secondo decide sui soldi.

E la vera grande domanda è: cosa fare? Quali leggi? Come procedere? Quali provvedimenti?

Quale ricetta?

Alcune azioni sono ovvie e banali. Ovviamente senza gli ingredienti non può succedere niente. Talenti e idee non ci mancano, di questo possiamo stare certi. Mancano i capitali (anche questo non è esattamente vero, ma sicuramente mancano capitali adeguati al fatto che siamo una grande nazione, Napoli ed hinterland da sole fanno circa gli abitanti di tutta l’Irlanda). Ma se stiamo all’analisi che pienamente condivido del VC Hub, serviranno nei prossimi 10-15 anni, almeno 3-5 miliardi di Euro (che probabilmente non abbiamo) ed una lunga serie di misure di accompagnamento e di supporto. Misure che in molti casi all’estero già esistono da un decennio e nuove idee che rapidamente stanno prendendo piede (come la regolamentazione del crowdfunding ad esempio).

Ma tutto questo non basta, non servirà a molto, anzi potrebbe diventare dannoso e controproducente se gli ingredienti saranno mescolati a caso, senza regole, senza aver individuato la giusta ricetta e soprattutto le persone giuste.

Come nel petri dish. Tra i tanti ingredienti che servono per far funzionare il canvas dell’ecosistema Italiano, purtroppo, è la triste verità, ce n’è uno in particolare che è il fattore fondamentale ed è scarso. E’ il moltiplicatore naturale che fa proliferare e germogliare capitali, talenti e girare rapidamente le idee, la condivisione e la collaborazione.

E’ la fiducia, il ‘social trust’. Questo è purtroppo un ingrediente estremamente scarso in Italia. E non parlo della fiducia nel futuro, nel credere di potercela fare. Qualcosa che non esisteva cinque anni fa e che adesso per decine di migliaia di giovani, nonostante tutto, comincia a vedersi in giro. Una speranza alimentata dai primi casi di successo e dall’azione estenuante e continua di inguaribili ottimisti come Riccardo Luna. Parlo della fiducia nel condividere le idee, nel lavorare insieme, nel costruire progetti mettendo  a fattore comune moltiplicativo competenze, provenienze ed esperienze. Purtroppo questo è il principale argomento mancante. Specie dal dibattito.

Il tema dell’innovazione è troppo facile, troppo bello e troppo a basso costo per far girare la retorica, la politica e mascherare la realtà abbagliando i giovani con falsi miti sull’innovazione e il futuro possibile. Senza fiducia, senza un significativo incremento del social trust non nascerà nulla in Italia, anzi quei soldi oggi così scarsi e preziosi si disperderanno in mille rivoli. Investiti nei posti sbagliati, nei modi sbagliati, con le regole sbagliate, in mano alle persone sbagliate. Generando disillusione, sfiducia, spreco, corruzione e kazzim.  Facendo avanzare i furbi, gli amici, gli inetti, scoraggiando i talenti veri e alimentando la fuga dei migliori da questa nazione in cui tutto sembra difficile, forse impossibile.

Non abbiamo 3-5 miliardi in questo momento, è inutile illudersi (probabilmente sarebbe anche immorale spendere tutti questi soldi, considerando che per molti oggi il problema è tirare a fine mese e mangiare tutti i giorni) e a maggior ragione dovremo fare il massimo con quello che sarà disponibile, se poi veramente ci sarà.

Per questo trovare la giusta ricetta del petri dish è l’unica cosa veramente importante adesso. A tutti quelli che ci tengono, consiglio vivamente la lettura del bellissimo libro di Greg Horowitt e Victor Hwang. Ne abbiamo comprato una cinquantina di copie in dpixel da mandare a persone che pensiamo abbiamo il DNA giusto per comprendere questo discorso, il nostro piccolo contributo al dibattito su questo fondamentale e spinoso tema. Mi sono stufato di parlare di innovazione, basta panel, mi sono rotto dei convegni e dei dibattiti. Per quanto mi riguarda non c’è molto altro da dire.

Ora c’è solo da fare, prima che non ci sia più niente da fare.


Il rainforest canvas

Sono alla seconda rilettura del libro di Greg Horowitt e Victor Hwang. Il loro modello non è solo molto interessante, ma tra le pieghe del libro si intravedono un sacco di spunti utilissimi per ragionare su come operare nel concreto per sviluppare l’ecosistema dell’innovazione in Italia. Al centro di tutto c’è il canvas. Un quadro di riferimento mutuato dal business model canvas, che da tempo si utilizza con profitto nel mondo delle startup. Ma si tratta di un canvas diverso dal classico di Osterwalder.

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Quale ricetta per la foresta pluviale Italiana?

Possiamo affermare che esiste una rainforest italiana? E se esiste chi sono i suoi protagonisti e quali sono le pietre angolari del modello di sviluppo disegnato da Greg Horowitt e Victor Hwang?

Fino a cinque anni fa la risposta alla prima domanda sarebbe stata no. Lo scenario italiano delle startup si presentava abbastanza arido, quasi desertico, con un numero di startup tecnologiche post-bolla largamente inferiore a cento. L’interesse riguardo al tema era scarso e sul mercato gli investitori erano pochissimi. Ma poi lo scenario è cominciato a cambiare e man mano la voglia di startup è cresciuta sempre di più, anno per anno, in modo abbastanza spontaneo. Attraverso i social network e i blog specializzati, le informazioni si sono sparse e se oggi sono solo una decina di migliaia le persone iscritte ai vari gruppi rilevanti su Facebook, e le loro news raggiungono centinaia di migliaia di amici collegati. Possiamo quindi affermare che oggi il quadro è molto diverso: l’ecosistema iniziale ha senza dubbio raggiunto uno suo stadio di maturazione e quelli che una volta erano piccoli germogli sparsi qua e là adesso hanno cominciato a crescere, ad incrociarsi, collegarsi, intrecciarsi. Insomma hanno cominciato a fiorire. Certo non stiamo parlando di una foresta pluviale sudamericana,e al massimo possiamo paragonare questa realtà ad un piccolo bosco. Ma qua e là, a macchia di leopardo, si cominciano a veder emergere degli alberi interessanti. E soprattutto numerose nuove piantine, germogli e creature di tutti i tipi. Di fatto l’interesse per le startup è cresciuto. Volendo usare come termometro Working Capital è indubbio il consistente trend di crescita annuale dell’afflusso di business plan, la partecipazione e la risonanza del tema startup. Basti pensare che nella scorsa edizione si è superata la soglia dei 2000 business plan ricevuti. Sono operativi sul campo investitori di diverse tipologie: fondi di venture, fondi di trasferimento tecnologico, fondi seed, investitori pubblici, accelleratori, incubatori, business plan competition, meetups di geeks e ragazzi interessati alla tecnologia, Hackatons, barcamps e così via. Ed intorno a loro decine di migliaia di ragazzi, super-istruiti e spesso super-disoccupati, ma pronti a scommettere tutto sulle proprie idee e capacità. Giovani con una vision, che non ci stanno a subire la crisi. Menti che spesso trovano la soluzione a problemi che noi nemmeno comprendiamo. Dunque il nostro ecosistema c’è. Questa è la buona notizia. La seconda buona notizia è che è nato e cresciuto in modo abbastanza spontaneo. Dal basso, come si dice. Ma è microscopico se confrontato con esempi di successo internazionali e con il potenziale inespresso dei milioni di giovani e di talenti che abbiamo in Italia. Sicuramente inadeguato anche rispetto agli investimenti ‘infrastrutturali’ che il governo comunque ha fatto negli ultimi anni. E’ un potenziale vasto e tutto da sviluppare. Ma ci si può costruire sopra. Mancano ancora molti pezzi, e soprattutto mancano storie di grandissimi successi, ma considerando i cicli di vita medi delle startup cominceremo sicuramente a vedere alcuni casi di successo nei prossimi 3-5 anni. Si vedono i primi segnali, team di eccellenza come Glancee acquisiti dall’azienda tecnologica in cima all’attenzione oggi, Facebook. Exit come Jobrapido di Vito Lomele. E solo per citare i due casi più recenti. La notizia di Glancee da sola porterà via dall’Italia centinaia di developer, ne ho sentiti già molti che stanno facendo le valigie per emulare il successo dei loro amici. E’ fisiologico. Ma ora è il momento di cominciare a creare le condizioni per rendere attraente il contrario: restare in Italia perchè qui ci sono le condizioni giuste per fare startup. E da qui partire ed andare a conquistare i mercati esteri. Non più il contrario. Quindi ecco la mappa del boschetto. Non pretendo che questa sia una mappa esaustiva (me ne scuso fin da subito per gli assenti) ma ritengo sia significativa per descrivere l’ecosistema dell’innovazione in Italia. Gli ingredienti base per sviluppare l’ecosistema dell’innovazione Italiana ci sono tutti, ora la questione è solo più di trovare la ricetta giusta per farli interagire insieme, far sviluppare le piante migliori ed allargare la base della foresta.

——–Ed ecco la mappa della Rainforest Italiana——–

Hangouts online/offline/community leaders

Italy Startup Scene. Oltre 5.000 membri su Facebook. Gruppo di ritrovo degli startupper italiani fondato da Stefano Bernardi. Imprenditori, investitori, bloggers, sviluppatori e chiunque abbia un interesse per startups e venture capital.

Codemotion. L’evento geek per definizione in Italia, sta cominciando ad avere risonanza attrattiva internazionale. Un progetto di successo nato dentro Roma3, che probabilmente è la migliore per la tecnologia web.

Frontiers of Interaction. Evento cult per i temi di interaction design, robotica, UX e tante altre cose.

Indigeni Digitali. Associazione fondata da Fabio Lalli. Con oltre 3.000 amici su Facebook, organizza anche un sacco di ‘cocktail’ ed eventi sul campo. È un gruppo di persone motivate a perseguire la diffusione della cultura digitale e la creazione di un network che supporti lo sviluppo di un’ economia e di una cultura dell’innovazione in Italia

Startup Business, di Emil Abirascid. Il network di Startupbusiness è una piattaforma che ha l’obiettivo di mettere in rete startup e spin-off, investitori, imprese, istituzioni, centri di ricerca, università, acceleratori d’impresa, incubatori, parchi scientifici e tecnologici, ricercatori, inventori, innovatori.

Italiani di Frontiera, di Roberto Bonzio. Roberto ex-giornalista Bloomberg va in giro per il mondo a scovare e raccontare le eccellenze Italiane nel campo dell’innovazione ed è un grande ispiratore con i suoi talk espliciti e motivanti.

– Luoghi di coworking come The Hub a Milano e Fablab, che stanno nascendo in tutta Italia e che grazie a Massimo Banzi, e ci stanno ponendo in prima fila nel mondo della personal fabrication. TedX un pò dappertutto.

Topix. Con il suo development program, diretto da Leonardo Camiciotti, si propone di supportare a livello infrastrutturale (banda, server, hosting, housing) la fase di avvio e di sperimentazione di tecnologie, servizi, modelli operativi e di business che usano Internet a banda larga come strumento principale.

HackItaly, hackatons organizzati da Max Ciociola.

FunkyProfessor. Aka Marco Zamperini. L’uomo più prestigioso dell’industry high-tech in Italia.

Stefano Quintarelli, tessuto connettivo di chi vuole promuovere innovazione e tecnologia in Italia, con iniziative come Agenda Digitale ed Equiliber.

Media

Wired Italian Valley. La versione Italiana della mitica rivista Americana.

CheFuturo! La nuova pubblicazione di Riccardo Luna.

Wikli. Startup, acquisizione e venture capital, via email le ultime news, da Marco Magnocavallo.

Innov’azione. Rivista trimestrale edita da Emil Abirascid. Business Plan competition, startup events

– StartCup. Ce ne sono una ventina in diverse regioni Italiane ed alcune nazionali come quella organizzata dal CNR. Le StartCup sono focalizzate sugli spin-off accademici. Milano e Lombardia, Veneto, Piemonte e Valle d’Aosta, PugliaStartCup CNR, Calabria. In genere le varie StartCup si tengono tra la primavera e l’autunno, ognuna ed indipendente, si organizza e struttura autonomamente.

Premio nazionale dell’Innovazione. Raccoglie il meglio delle StartCup in un premio nazionale. E’ un’associazione che si occupa di politiche di trasferimento tecnologico attraverso la creazione di imprese innovative dal mondo della ricerca accademica. Presieduta dal Prof. Loris Nadotti

Innovaction Lab. Fondata a Roma da Augusto Coppola, Paolo Merialdo e Alberto Pratesi. Oggi operativa in diverse regioni oltre al Lazio, in Puglia e Trentino. ambisce ad insegnare principalmente a chi è nel mondo universitario quali siano gli elementi che devono essere considerati per comprendere il potenziale di mercato di un progetto innovativo e come presentare tale progetto in modo efficace ad investitori e fondi di venture capital.

Bollenti Spiriti, progetto della Regione Puglia sull’imprenditorialità giovanile. Guidato da Annibale D’Elia. Tra le varie iniziative Principi Attivi, finanzia progetti di startup. Principi Attivi infatti è volta a favorire la partecipazione dei giovani pugliesi alla vita attiva e allo sviluppo del territorio attraverso il finanziamento di progetti ideati e realizzati dai giovani stessi.

IntesaSanpaolo Startup Initiative. Una business plan competition e iniziativa di mentorship gestita da Livio Scalvini e Roberta Profeta. Startup Initiative è un insieme di iniziative focalizzate sulle startup in cerca di concrete opportunità: attraverso un processo di selezione e formazione, le migliori startup vengono presentate in degli incontri chiamati Arena Meetings, presso i quali posso presentare ad investitori Italiani, internazionali ed aziendali.

Il Talento delle Idee, organizzato da Unicredit, si pone l’obiettivo di individuare, premiare e sostenere i giovani imprenditori in grado di produrre idee innovative.

Microsoft Bizpark. Selezione startup promettenti offrendo servizi ICT e di cloud computing gratuitamente. Gestito da Mario Fontana.

Programma Ego di Ericsson Italia e Fondazione Lars Magnus Ericsson. Si tratta di un programma di incubazione (presso campus Ericsson a Roma) a cui si accede tramite business idea/plan competition.

Wind Business Factor. Business plan competition e piattaforma online di formazione rivolta alle startup digitali, organizzata da Wind con Andrea Genovese.

Dentro a WBF ci sono più di 200 video tutorial esclusivi e gratuiti

Fulbright Best. Borse di studio e mentorship per i migliori talenti nell’Università e nella ricerca accademica. Nato per iniziativa dell’Ambasciata Americana in Italia è un programma di sostegno a giovani imprenditori promettenti per imparare i principi dell’imprenditorialità, è inoltre un’opportunità per fare conoscere in Italia un modello efficace di collaborazione tra università, imprese e capitali di rischio.

Mind The Bridge. Associazione no-profit tra Silicon Valley e Italia fondata da Marco Marinucci. Lo scopo dell’associazione è di supportare l’ecosistema dell’innovazione Italiana, creando un ponte e mettendo in contatto startup locali con la Silicon Valley.

Techgarage. La missione di Associazione TechGarage è l’animazione dell’High-Tech Entrepreneurship in Italia, presieduta da Michele Costabile. Organizza in tutta Italia degli eventi ‘demo day’ (i Techgarage appunto) dedicati a nuove startup in cerca di finanziatori e le mette in contatto con il mondo Italiano del venture capital, le istituzioni locali, i media ed altri giovani interessati al mondo delle startup Italiane.

ItaliaCamp. Associazione che promuove e sostiene l’innovazione sociale e lo sviluppo di nuove risposte a domande reali, lavorando per colmare la distanza tra la nascita di un’idea e la sua realizzazione.

Incubatori

I3P presso il Politecnico di Torino. Uno dei più grandi e meglio funzionanti incubatori accademici. Guidato dal Prof. Cantamessa. I3P è il principale incubatore universitario italiano e uno dei maggiori a livello europeo. Favorisce la nascita di nuove imprese science-based con validata potenzialità di crescita, fondate sia da ricercatori universitari sia da imprenditori esterni, fornendo loro spazi attrezzati, servizi di consulenza e professionali per avviare la propria attività imprenditoriale e una network di imprenditori, manager e investitori.

Area Science Park. Il Consorzio per l’Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trieste, che gestisce e promuove il Parco, Ente Pubblico Nazionale di Ricerca, è un punto di riferimento in Italia per il trasferimento tecnologico. Parco industriale e incubatore sono all’interno dell’area scientifica e di ricerca nata intorno al sincrotrone. Presieduto da Adriano De Maio.

TechNest, presso l’Università della Calabria, l’ottimo incubatore gestito dal Prof. Barberi. TechNest, con una superficie di 2.000 m2, 20 locali attrezzati, 6 uffici amministrativi e 1 sala multimediale, ospita fino a 20 imprese hi-tech in start-up alle quali mette a disposizione una serie di servizi per supportare e accompagnare le imprese durante i primi anni attività

Polo Tecnologico di Navacchio. Un’ottima struttura, che ha originato già alcuni casi di successo, fondata da Alessandro Giari. Il Polo Tecnologico ha lo scopo di creare i presupposti per la crescita di competitività sul mercato delle piccole e medie imprese attraverso l’integrazione tra le esigenze innovative delle stesse e l’offerta di conoscenze tecnologiche provenienti dai centri di eccellenza e dal sistema della ricerca.

Consorzio Arca. Incubatore presso l’Università di Palermo. Il Consorzio si propone, attraverso l’integrazione delle competenze e delle professionalità dei propri soci, di promuovere la nascita e lo sviluppo di iniziative imprenditoriali di spin-off accademico a partire dai risultati conseguiti dai centri di ricerca operanti in sicilia e di favorire l’innovazione ed il trasferimento tecnologico verso il sistema produttivo e la società siciliana.

Acceleratore d’impresa del Politecnico di Milano. L’Acceleratore d’Impresa del Politecnico di Milano, gestito dalla Fondazione Politecnico di Milano, è l’incubatore di start-up tecnologiche dell’Ateneo che sostiene lo sviluppo dell’imprenditoria innovativa e offre alle start-up le infrastrutture e i servizi necessari alla loro crescita.

Toscana Life Science. La Fondazione Toscana Life Sciences (TLS) è un ente no-profit che opera dal 2005 nel panorama regionale con l’obiettivo di supportare le attività di ricerca nel campo delle scienze della vita e, in particolare, per sostenere lo sviluppo di progetti dalla ricerca di base all’applicazione industriale.

Technopolis. Incubatore che ha lo scopo di sostenere, rafforzare e promuovere il ruolo del Parco Scientifico e Tecnologico come polo attrattivo per le organizzazioni produttive e le iniziative imprenditoriali basate sui risultati della ricerca (spin off) generati nell’Università di Bari. Ci sono decine di altri incubatori e business park un pò in tutta Italia. La lista è qui.

M31. Incubatore tra Padova e la Silicon Valley, focalizzato sulla commercializzazione di innovazione e ricerca nato in ambito universitario, fondata da Ruggero Frezza e Aldo Cocchiglia.

Seed capital (focus <1m euro)

Working Capital, ideato e guidato da Salvo Mizzi. Working Capital di Telecom Italia è un acceleratore di impresa che investe nelle migliori startup italiane del settore digital, aiutandole a fare il grande passo dall’incubazione al mercato. favorisce la creazione di partnership e network utili allo sviluppo e all’internazionalizzazione delle start up, in primo luogo attraverso la collaborazione con il Kauffman Fellow Program. Investimenti nel campo Internet: MyoTV, Oilproject, Jooink, Smappo, Frinzer, C6.TV, Pazienti.org, Liber Liber, Cineama, Meetecho. Working Capital ha inoltre finanziato 59 progetti di ricerca in tutti i settori (Internet, cleantech, lifescience, sociale), diversi di questi stanno generando delle startup.

The Net Value. Incubatore di startup Internet fondato a Cagliari da un veterano di Internet in Italia, Mario Mariani. The Net Value fornisce supporto strategico e gestionale ad aziende di ogni dimensione che vogliono sviluppare progetti nel digitale, con un focus specifico sulle startup. Investimenti nel campo Internet/ICT: Paperlit, Onegratis, JobforYou, Appsbuilder, Ketogo, Spotvisor, Sounday,

H-Farm. La fattoria delle startup fondata da Riccardo Donadon a Treviso. H-Farm è un venture incubator con la missione di accelerare lo sviluppo di startup Internet attraverso una combinazione di seed capital e servizi di incubazione. Investimenti nel campo Internet: Uannabe, H-Humus, H-art, wifi.com, Wishpot, Bigrock, Domainsincome.com, H-Care, NEW, Thounds, Shado, Slicon, Zoopa, Logpro, Brand Potion, Takeacoder, Splitgigs, Showme, 1ring, Getbazza, Reeplay, Jobslot, Stylejam, Gowar, Tiltap, Corso12, Responsa, Grow Planet, Misiedo, Garage.

dpixel, fondata da Franco Gonella, Antonio Concolino e me (Gianluca Dettori). Investiamo per far partire nuove startup nel settore Internet. Siamo focalizzati nel cercare, supportare e far crescere talenti imprenditoriali con la motivazione, le capacità e le idee per costruire aziende significative in mercati digitali ad alta crescita. Crediamo che le nostre expertise e le nostre reti, aggiungano alle startup un valore anche superiore al capitale apportato. Internet: Sardex, Geomercato, Viamente, Iubenda, Ibrii, Crowdengineering, SmartRM, Vivaticket, Seolab, Kiver, Sounday, Glomera.

Italian Angels for Growth. L’angel network gestito Lorenzo Franchini, Marco Villa e Francesco Marini Chiarelli. IAG ha lo scopo di finanziare progetti industriali in fase early stage che presentino un alto contenuto di innovazione e potenziale di successo, tale da rendere ipotizzabile in circa 5 anni una exit redditizia per gli Angels. Internet/ICT: Stereomood, Nomesia, Spreaker, Trumedia, S5Tech, Senseor, Passpack. Lifescience: WIN, Quotient Diagnostics, Biogenera Altro: Agroils, Eugea, Ohikia.

Annapurna Ventures, fondata da Massimiliano Magrini. La missione di Annapurna Ventures è di identificare e supportare innovazione disruptive nell’industria dei media digitali, creando grandi aziende con un processo proattivo di investimento. Investimenti Internet/ICT: Paperlit, Money360, Appsbuilder, Moneyfarm, Plugg.

Enlabs, un è un incubatore e acceleratore di impresa che offre anche spazi di coworking, basato a Roma, fondato da Luigi Capello. Investimenti: Interactive project, Nextyler, Urlist, Soundreef, Risparmio Super, S5Tech, Trumedia, Ohikia, Qurami.

Digital Magics, incubatore e investitore early stage basato a Milano e fondato da Enrico Gasperini. Investimenti: Growish, Telecom Design, Sinapsi, Easy Baby, Jumpin, Wazzap, LX, Adpersonam, 4W, Singring, Bibop, Good Games, Realize, Parole di Cotone, Mobnotes, Digital Bees, Sportextension, TheBlogTV, Sodo, Brainspark, Il Cannocchiale.

Boox, incubatore di Milano fondato da Andrea Di Camillo. Internet/ICT: Banzai, Geomercato, Ofootball, Viamente, Fubles.

Club degli Investitori. Un Gruppo di Imprenditori Piemontesi ha deciso di investire in società anche di nuova o recente costituzione, aventi consistente contenuto innovativo ed elevato potenziale di crescita. Guidato da Giancarlo Rocchietti, investe anche in campo industriale ed in Piemonte. Investimenti: Authix, Caspertech, Lachesi, Microcinema, Microwine, Nicanti, ScuolaNet.

Early stage venture capital (1m+ euro)

Principia. Principia SGR è partecipata dal management, Andrea Di Camillo, Michele Costabile, Stefano Siglienti e Andrea Gerosa di Vintage Capital, e da partner e investitori istituzionali: CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e Fondazione BNC. Due fondi, di cui uno in fase di investimento (63 milioni di euro), investe al sud Italia (fondo HT). Startup finanziate: Internet: Banzai, Liquida, Crowdengineering, CityNews, Docebo, Neodata, 6Sicuro, X2TV, Applix, Keesquare, Neodata Group. Lifesciene: EOS, Pharmeste Cleantech: GreenFluff

Innogest. Fondo di 80 milioni di euro, gestito da Claudio Giuliano e Marco Pinciroli. Attualmente ha completato la fase di investimento (investment period). Gli investimenti sono: Internet/ICT: Cascaad, TheBlogTV, HT, Mobango, Intelligence Focus, Singular ID, Authix, Noodls, BeeTV, Stereomood. Lifescience: Silicon Biosystems, TwoF DNA Microarrays, AdriaCell, Igea, Erydel.

360 Capital Partners. Storica firm Italiana fondata da Fausto Boni, Diana Saraceni, Francois Tison ed Emanuele Levi. 100 milioni di euro, early stage. Francia e altre nazioni: Aramis, BMI, E-blink, IMinent, Invendo Medical, Jettable, Ieetchi, Videoforever, Yellow Corner. Italia: Electro Power Systems (cleantech), Mutuionline, Newlisi, NSE Industry.

Vertis. Basata a Napoli, 25 milioni di euro, guidata da Amedeo Giurazza. Internet/ICT: Promoqui, AutoXY, Money360, Mosaicoon, Personal Factory. Lifescience: Biouniversa, Glomeria Therapeutics.

TT Venture/Fondamenta. Fondo basato a Milano, 65 milioni di euro, guidato da Mauro Odorico e Nicola Redi, specializzati in ‘hard science spinoffs’

Lifescience: Bluegreen Biotech, Glomeria Therapeutics, Bionsil, Biouniversa.

Altri settori: Personal Factory, Direct Plus, D-Orbit, IPAD Lab.

– Finlombarda – Next Fund Lifescience: BioXell, Dialectica, TOP. ICT: HT, Microcinema. Altro: Nomos.

Atlante Ventures. Il fondo di venture capital di Banca Intesa di 50 milioni di euro (25 al Nord e 25 al Sud Italia), gestito da Davide Turco e Aurelio Mezzotero. Atlante Nord: YogiTech, Tethis, Silicon Biosystems, Igea. Atlante Sud, gestita dall’ottimo Giovanni De Caro: SpinVector, Pantea, Samares, Admantix.

– Aladin Venture/Friulia. Fondo di trasferimento tecnologico gestito da Roberto Della Marina. Lifescience e biotech. Investimenti: Sprin Technologies, Surgica Robotica, Vivabiocell, AdriaCell, G&Life.

iDoo. Holding di investimento fondata da Alessandro Vannucci. Investimenti: Pixope, Kiver, ModoModo, Innogest.

Lifescience Capital, gestita da William Cavendish. Investimenti: AAA, Im3D, Cerma, Li-Tech, Abiel, Echolight.

ZernikeMeta Ventures, gestita da Luigi Amati. Investimenti: Pharmeste, RisparmioSuper, Biogenera, Paperlit, S5Tech.

Eporgen. Fondo di venture specializzato in biotech e seed capital nel campo delle scienze della vita. Investimenti: Apavadis, Bionucleon, Genovax, Glyconova, Rotalactis, Spider biotech, Target heart biotech, Biopaint, Narvalus, NoToFarm, Smile biotech.

– Connect Ventures, recentemente lanciato da Piero Bezza.

Fondazione Filarete. Incubatore specializzato nelle scienze della vita.

Venture capitalist esteri con un team operativo in Italia

Doughty Hanson. Fondo tecnologico early stage basato a Londra, il partner Ivan Farneti, segue con attenzione le startup Italiane. Investimenti Italiani: Mobango.

TLCom. Basato a Londra, gestito da Maurizio Caio e Mauro Pretolani. Investimenti Italiani: Im3d.

Balderton Capital, guidato da Roberto Bonazinga. Da anni segue con attenzione il mercato Italiano.

Earlybird. Fondo tecnologico Tedesco, ha un team dedicato sul mercato Italiano guidato da Michele Novelli e Barbara Poggiali.

Sofimac. Fondo Francese specializzato in scienze della vita. Il partner Mario Caria segue il mercato Italiano.

Sofinnova. Storia firm Francese, Alessio Beverina è l’investment manager di riferimento nel campo del clean tech e segue l’Italia da Parigi.

Banner Ventures. Fondo Americano che investe in Italia.

Fondi di later stage (10m+)

Kreos Capital. Specializzato in venture debt, Luca Colciago segue l’Italia.

Fondi di fondi

Fondamenta – M31, Vertis, Terra, Sofimac, Axxon Partners.

Finlombarda – Next Fund – 360 Capital, dpixel, Innogest, Principia, TLCom II

Associazioni di settore

AIFI. Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital. Presieduta dal Prof. Bracchi.

APSTI. Associazione degli incubatori e parchi tecnologici

BAIA. L’associazione degli Italiani in Silicon Valley.

IBAN. Associazione degli angel investor, guidata da Tomaso Marzotto Caotorta.

– C’è una bella e completissima lista di associazioni ‘digitali’ qui.

Questa Polaroid, parltro largamente incompleta del boschetto, si sta arricchendo anche di nuovi esseri, nuove piantine e giovani virgulti. StartuppaMI (lanciata da Marco Ottolini) e Roma Startup (Peter Kruger), due iniziative che si pongono l’obiettivo di animare e mettere in rete lo scenario delle startup rispettivamente a Milano e Roma. Attività in campo nel crowdfunding (Siamosoci), fondata da Dario Giudici e nel seed (Nana Bianca a Firenze, fondata da Paolo Barberis), nuovi fondi (JVCapital, lanciato da Paolo Gesess), nuovi fondi di fondi (Fondo Italiano di Investimento).


Vulcanicamente, seconda puntata

Seconda tappa di Vulcanicamente. Finito lo scouting e chiuso il bando, il Comune di Napoli ha aperto la casella di email e il comitato valutativo ha emesso la graduatoria, pubblicandola su Slideshare (yeah:-). Sono arrivati 64 progetti di startup! Così il Comune ha deciso di ammetterne 40 alla TechWeek, per la messa a punto dei business plan. Questo ha richiesto una rapida riorganizzazione logistica, e così la carovana di Vulcanicamente si è trasferita dentro l’incubatore. Sono appena rientrato da Napoli, la settimana di mentorship è in pieno svolgimento ed è partita alla grande anche grazie all’eccellente apporto di Artemat e il sempre prestigiosissimo keynote di FunkyProfessor oggi.

Sono rientrato a Milano, a pezzi, come ogni volta che vado a Napoli. Ma ci sta lasciare due note sul blog. I Vulcanici se lo meritano, ragazzi a voi vorrei dire alcune cose:

1) siete stati notevoli, in molti progetti ho visto un sacco di passi avanti;

2) ricordate che quello che dice un VC mediamente sono fesserie. Ascoltatele ma fate di testa vostra

3) siate pronti a cambiare strada, uscite dai binari morti

3) fatevi le domande giuste, datevi le giuste risposte

5) pensate in grande, pensate laterale, cercate le soluzioni

Giocatevela, adesso. E siate pronti a vincere e a perdere. Ma non stancatevi di andare avanti. In bocca al lupo a tutti

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What does Facebook think of Italian technology talent? Like.

Facebook acquired for an undislosed amount Glancee, a mobile startup that enables meeting people near you, people you don’t know but that share a common interest. A location based mobile app, that obviously has a clear fit to extend Facebook mobile experience. As social media data builds up and usage grows (Italy is one of the top countries for Facebook), we are going to see more and more steep growth in this space. The other day, at the Bergamo Airport, a nearly missed for a few minutes a friend. We connected at my Foursquare checkin and would have been cool to have a coffee and a chat before leaving for San Francisco. This kind of stuff is going to happen more and more in the next years.
But the other piece of news, is that Glancee is an Italian startup, founded in 2010 by Andrea Vaccari and Alberto Tretti. In an interesting interview, Alberto talks about the product experience. “The result of a search is in the discovery itself, in such case a ‘social’ discovery, is focused on the people and your social world. Differently from apps that enable to discover restaurants, shops or events around you, Glancee makes you discover people that share connections with you. Besides search, Glancee has a surprise component: if you have the phone in your pocket with the app in background, as soon as there is someone particularly interesting, you are notified.”
Brilliant. After all Italians are social. 

And as Facebook said: We are thrilled to confirm that Facebook has acquired Glancee. The acquisition closed today. We can’t wait for co-founders Andrea, Alberto, and Gabriel (Chief Executive Officer Andrea Vaccari, Chief Operating Officer Alberto Tretti, and Chief Technology Officer Gabriel Grise) to join the Facebook team to work on products that help people discover new places and share them with friends.

And here is the founders note on their website:

We started Glancee in 2010 with the goal of bringing together the best of your physical and digital worlds. We wanted to make it easy to discover the hidden connections around you, and to meet interesting people. Since then, Glancee has connected thousands of people, empowering serendipity and pioneering social discovery. We are therefore very excited to announce that Facebook has acquired Glancee and that we have joined the team in Menlo Park to build great products for over 900 million Facebook users. We’ve had such a blast connecting people through Glancee, and we truly thank our users for being a part of the Glancee community.