Riflessioni in metro sui giovani

Mi sono rotto della retorica, delle cantilene tristi sui giovani e sul loro futuro. E’ da Bologna che ci penso. Ragazzi annidati nelle scuole e tra i social network, questa storia è per voi.
Sono cresciuto negli anni ’70, tra crisi petrolifera, la svalutazione, il terrorismo. Torino, città operaia, una mattina un giornalista viene gambizzato e te lo trovi sanguinante, al parchetto mentre stai entrando alla scuola media. I picchetti, la violenza, insomma crescere non è stato tutto rose, fiori e confetti. Ed oggi?
I giovani sono sempre gli stessi giovani. Di tutte le generazioni. Inclusa questa.
Ma oggi sono schiacciati dalla retorica di noi matusa. Che perchè non capiamo questo mondo interconnesso, scarichiamo su di loro le nostre ansie su un futuro che ci sfugge. Basta con questa retorica.
Erano giorni che ci pensavo. È ho trovato la quadra solo ieri. A Roma in un convegno sul trasferimento tecnologico, dopo trent’anni ho reincontrato un mio capo ai tempi dei boy scout da ragazzino. Sandro oggi scienziato nel campo della metrologia, parlando di questo mi ha detto ‘la differenza ai nostri tempi era che nonostante il futuro fosse incerto, non ne sentivamo il peso’.
Esatto! Ed ecco perchè mi rode questa retorica sui giovani.
A voi ragazzi voglio dire invece che il futuro è vostro e dovete solo decidere di andare a prendervelo. Siate curiosi, andate a fondo delle cose. Avete tra le vostre mani un dashboard digitale per estendere le vostre potenzialità al massimo. Per cambiare e migliorare le cose.


How do we grow the Italian rainforest?

What is an innovation ecosystem? Why certain communities are able to develop it while other fail? And most importantly, particularly these days, how do you build an innovation ecosystem in places where it lacks?

Rainforest, from Greg Horowitt and Victor Hwang, describes perfectly how things in reality are. This great book starts with a very simple point. When building an innovation ecosystem the most important thing is not the ‘ingredients’ but the ‘recipe’.

This sounds all so true from here in Milano, Italy. We have capital, we have talent, we have a huge academia infrastracture, we have the creativity, entrepreneurial spirit of Italians, we have the incubators. We have it all. So how come this is not the Silicon Valley? The fact that we have abundance of the ingredients for a solid innovation ecosystem is a prerequisite, but it’s not enough. How do you ignite these ingredients to create the next Facebooks? How do you do it, so that it happens in a serial, consistent way? The secret to build an innovation ecosystem is how you put together capital, talent and ideas and how they interact. I fully agree and if there is only one thing I could add to this concept.

I would say it depends on the ingredients, the recipe and… the cook.

Greg Horowitt and Victor Hwang are veterans of the venture capital industry. But their firm is quite unique. At T2 Ventures they practise extreme venture capital. While doing direct investments (the first T), at T2 they help governments in building up and bootstrapping their innovation ecosystems. They practise venture capital in ‘extreme’ regions such as New Zealand, Mexico, Egypt, Colombia, Kazakhstan, Palestine.

Rainforest is a great book and a very interesting reading about the inner nature of innovation. It will not give you the recipe to build an innovation ecosystem, but the map so that anyone can build its own. I would strongly suggest the reading to all the many people, inside the government and out, which today are working on this topic in Italy. We have the ingredients (well one is very scarse, which is capital), we have a new cook – our new government – is very interested in this topic. Most importantly we have a newly fresh born generation of startups and innovators, which have emerged. It’s a first blossom, but it’s still too fragile and it could be killed just as fast as it was born by wrong governamental polices.

Now the thing to do is only to design and implement the Italian specific rainforest recipe. And watch out, because the wrong recipe and the wrong implementation will kill the newly born plants or will generate a long lasting raiforest in Italy.

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Basta con la retorica dell’innovazione

Oggi ho partecipato ad un panel su innovazione e startup a Bologna, evento nell’ambito della tre giorni sulle web TV in Italia organizzato da AltraTV. La parte più interessante del panel è stata la presentazione di alcune aziende (le famose PMI) che hanno usato Internet per sviluppare il loro business e alcune startup rilevanti nate negli ultimi anni a Bologna tra cui Musixmatch e Mopapp. Alla fine il discorso è caduto sulle solite tiritere dei giovani, la disoccupazione, l’Università, le startup e il mito dell’innovazione. Mito che rischia di diventare un feticcio di questi tempi. Su una cosa detta da Passera ultimamente sono molto d’accordo. Non esiste una pozione magica per far fare un salto di scala in questo campo, ma servono un set di interventi per indirizzare un ritardo che abbiamo accumulato negli ultimi dieci anni. Di tutti i provvedimenti in discussione si parla poco di quello che forse è il più fondamentale. Il tema culturale e quello educativo. Mi sono stufato della retorica sui giovani e vorrei fare una proposta ‘laterale’. Inventiamoci un giorno dedicato a questo, che so una giornata nazionale dell’innovazione e usiamola per fare cultura ed educazione sul tema del futuro e del digitale. Si parlava di digital divide culturale. Sarebbe bello che in quella giornata nelle superiori e nelle Università e nelle medie (forse anche le elementari), si ribalta la società. Per 24 ore gli studenti vanno in cattedra e insegnano internet ai loro professori ed insegnanti. Un Open DAY a cui anche genitori ( a loro volta lavoratori, manager, imprenditori) possano mettersi in ascolto ed imparare i fondamentali della digitalizzazione. Una giornata in cui la smettiamo di parlare di questi poveri giovani disoccupati e ci mettiamo tutti ad imparare ed ascoltare le loro idee. Corsi di LinkedIn, social media ed e- commerce nelle facoltà di Economia e così via. Smettiamola di chiederci cosa possiamo fare per i nostri ‘giovani’ e iniziamo a chiedergli cosa possano fare loro per noi e per la società Italiana. Sono sicuro e so che hanno le idee chiare in merito.

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Verso la peer-to-peer society

Questa sera da non perdere la puntata di Report in cui la Gabanelli esplorerà un concetto: è possibile eliminare completamente la moneta contante? Personalmente sono assolutamente convinto che il contante scomparirà nel giro di una decina d’anni. Il trend inarrestabile di calo di utilizzo del contante come mezzo per scambiarsi “valore” subirà l’ultima botta dalle reti e dalla tecnologia digitale. Un pò come il CD e gli mp3. Già con l’arrivo dei telefonini con pagamento NFC – in questo momento in fase di beta test in Italia – tutti potremo pagare (e ricevere pagamenti) fino a 25 euro con un semplice click. Quando queste tecnologie saranno in mano a tutti, probabilmente daremo l’addio definitivo alle monetine e il portafoglio. Sistemi come Sardex inoltre mostrano come è possibile ripensare completamente alla moneta come sistema di pagamento basato sull’accumulazione di ricchezza anzichè sulla produzione di valore. Caratteristiche della moneta analogica che determina non poche conseguenze negative sulla società odierna. A proposito di questo devo ringraziare la sempre brillante Milena Gabanelli. Quando due cari amici a Cagliari, mi parlarono di Sardex la prima volta, subito ripensai a quella trasmissione di Report su Banca WIR e le monete complementari e ho chiesto di poterli conoscere.

Stiamo diventando sempre più una peer-to-peer society con tutte le conseguenze del caso. Un fatto che su scala globale sta cambiando aspetti fondamentali come l’informazione, l’educazione, l’economia, il divertimento, le relazioni sociali e – attenzione attenzione – la politica. Con l’avvento della Wikicrazia, sarà sempre meno necessario avere degli ‘intermediari del consenso’, affinchè una certa comunità possano parlarsi e fare delle scelte.


Startup! La notizia della settimana

Tre ministri a parlare di startup per l’evento di Fernando Napoletano. L’unico modo per uscire dalla crisi è ripartire dai talenti imprenditoriali.

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Giovanni Gulino

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Working out for a solid backbeat

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