Ripartono gli investimenti di venture capital in Italia

Si è svolta ieri in Assolombarda, a Milano, l’assemblea annuale dell’AIFI, associazione che raggruppa i principali investitori di private equity e venture capital in Italia. In occasione dell’assemblea, come ogni anno sono stati rilasciati i dati di consuntivo del settore. In questo caso quelli del 2011.

Ha riassunto la situazione, Anna Gervasoni, direttore generale dell’associazione. Il quadro è decisamente orientato finalmente al buono, sicuramente al meglio rispetto al buio pesto degli anni passati. I tempi dei grandi write-off – almeno in questo segmento – sono dietro le spalle.  Anni in cui gli investitori hanno ‘portato a casa’ le perdite.

Il 2011 sembra essere stato un anno di ripartenza. Nel corso del 2011 sono state registrate nel mercato italiano del private equity e venture capital 326 nuove operazioni, per un controvalore complessivo pari a 3.583 milioni di Euro, con un incremento del 46% rispetto al 2010. La crescita in termini di numero di operazioni, invece, è stata pari al 12%.
Come negli anni passati, il segmento dell’expansion si è classificato al primo posto in termini di numero, con 139 investimenti, seguito dal comparto dell’venture capital (early stage) che, con 106 operazioni, ha superato, ancora una volta, il numero dei buy out (63 deal). Sono tornati i mega-deal nel private equity e il venture capital in Italia lo scorso anno ha macinato investimenti.

Il problema lo scorso anno è stato il fundraising e sicuramente si è visto sul campo l’impatto del Fondo Italiano Investimenti. Sia in termini di investimenti diretti che in fondi di private equity.  Nel 2010 infatti il FII ha effettuato investimenti per 600 milioni di euro, cosa che ha parzialmente sopperito alla ridotta raccolta degli altri operatori indipendenti. Ed ecco proprio sul fundraising una seconda buona notizia. Sono tornati gli stranieri, con 21% della raccolta complessiva proveniente dall’estero, contro il 2% del 2010. Buon segno da un certo punto di vista e segnale del fatto che a questo punto e a questi prezzi, ci sono un sacco di opportunità interessanti sul mercato Italiano.

Le cose non sono ancora rosee, intendiamoci, tant’è che la sala era piena di gente. Gremita, con moltissimi in piedi. Segno che molti nel private equity hanno poco da fare di questi tempi, e praticamente tutti stiamo facendo fundraising. D’altra parte la crisi si porta anche questo, difficile fare private equity se, come dice Luigi Abete, “manca la materia prima, ovvero le aziende su cui investire.”

Ma la vera notizia – almeno dal mio punto di vista – è che è partito il venture capital (era ora!) nel 2011. Ed è partito proprio grazie al controverso fondo HT (High Technology) partito per iniziativa del Ministero Sviluppo Economico, che ha finanziato 4 fondi di venture capital. Tutti dedicati ad investimenti da effettuarsi al Sud: Vertis Venture, Atlante Venture, Principia e Vegagest (che non ha mai fatto nessun investimento). Il fondo è stato anche recentemente criticato da un articolo del Sole 24, che curiosamente dopo anni di silenzio, ha deciso di svegliarsi e criticare l’unica iniziativa che stava funzionando, proprio nel momento in cui sta mostrando di fare bene.

E’ vero il fondo HT non è stato 100% un successo. Il fondo Vegagest, non ha mai fatto nessun investimento, mentre gli altri tre fondi sono stati molto poco attivi nei primi due anni di attività. Ma tra la fine del 2010 e per tutto il 2011 le cose hanno decisamente cambiato marcia:
Principia ha fatto molti investimenti ed oggi ha in portafoglio aziende come Banzai, Liquida, Crowdengineering, Citynews solo per citare quelle con cui ho avuto a che fare direttamente;
Vertis ha investito in Personal Factory, Mosaicoon e AutoXY;
Atlante Ventures ha investito in aziende come Admantx e SpinVector.

Insomma l’aria che si respirava in AIFI ieri è che il mercato sta partendo, si sta investendo, l’attenzione del governo su questi temi, sullo sviluppo, sull’imprenditorialità, sulla creazione di nuove imprese, sull’innovazione di processo, sul tema delle startup è massima. La pressione sul sistema è forte e tanti si stanno tirando su le maniche.

Non mi ha trovato d’accordo una sola nota del Presidente AIFI, Giampio Bracchi, che ha sostenuto che in Italia non ci sia il seed capital. Dal mio punto di vista, (peraltro associato ad AIFI da 4-5 anni) ho letto questi dati in modo diverso.

E’ proprio perchè negli ultimi anni è ripartito il seed capital (lo testimoniano i dati degli ultimi anni) che il settore sta ripartendo ed il fondo HT stesso, sta iniziando adesso a funzionare. Avendo la possibilità di mettere capitali in startup che hanno già superato una prima fase di validazione nel mercato del seed capital e degli angel investors. E non parlo necessariamente di noi, di dpixel.  Parlo di gente come H-Farm, Banzai, TheNetValute, Italian Angels for Growth, Annapurna e family office  che da anni invece il seed lo praticano sul campo e con le proprie forze.

Fatto questo piccolo distinguo nell’interpretazione dei dati e posto che la mia analisi fosse giusta.  Allora è doppiamente vero quello che dice Bracchi stesso: questo è il momento di sviluppare ulteriormente il comparto del venture capital in Italia e in particolare il seed. Non posso che essere d’accordo, ovviamente. Questo è il momento di ripartire a generare nuove imprese.

Qui il report della ricerca, condotta dall’Aifi in collaborazione con PwC – Transaction Services.

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2 commenti on “Ripartono gli investimenti di venture capital in Italia”

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