Luoghi comuni sulle monete complementari

Si discute anche a Torino di introdurre una moneta complementare (il Taurino). In questo post, Giuliana Tedesco, Assessore al commercio del comune di Torino, spiega perchè non ritiene utile introdurre questa moneta complementare. La proposta del Taurino, è stata fatta in consiglio comunale dal consigliere PDL Maurizio Marrone. Si può certo discutere dell’utilità o meno delle monete complementari ed avere opinioni diverse, tuttavia è fondamentale almeno chiarire alcuni luoghi comuni su questo tema e ristabilire come stanno in realtà le cose.

Occorre una premessa però, esistono migliaia di monete complementari, una dozzina sono attive in Italia con modelli, scopi e natura diversi tra loro. Differenze che a volte possono sembrare minimali in realtà definiscono strumenti transazionali profondamente diversi.

The 2006 Annual Report of the Worldwide Database of Complementary Currency Systems presented a survey of 150 complementary currency systems in which 94 respondents said that “all reasons” were selected, among cooperation, micro/small/medium enterprise development, activating the local market, reducing the need for national currency, and community development.(Wikipedia)

La proposta del Taurino, per quanto mi pare di capire, prende spunto dall’esperienza di SCEC. Questo è un modello di moneta per il consumo (B2C per chiarirci), gestita su base volontaristica. Ma si tratta di cose profondamente diverse rispetto a sistemi come Wir Bank in Svizzera. Entrambe monete complementari ma completamente totalmente differenti negli scopi, obiettivi e meccanismi di funzionamento.

Circuiti di credito commerciale come WIR e Sardex in Italia, hanno poco a che vedere con monete complementari come lo SCEC. I primi sono marketplace transazionali (B2B),  basati sulla fiducia che risiede tra i membri della rete. Reti di clienti/fornitori che regolano le loro faccende usando il credito reciproco. E sono 100% digitali.

Detto ciò, chiariamo alcuni luoghi comuni:

–  i ticket non sono monete complementari (non c’è nessuno scambio), come non lo sono i punti fragola Esselunga o le Millemiglia Alitalia;

– monete complementari come SCEC, WIR o Sardex sono assolutamente legali e si fondano sulla facoltà che le aziende hanno di concedere credito ad altre aziende, regolata dal codice civile. I crediti WIR o i crediti Sardex si mettono a bilancio tra i crediti, nello stato patrimoniale. Sulle fatture che determinano il credito si paga l’IVA. Paradossalmente le monete complementari hanno come principale concorrente il nero, infatti se non c’è una fattura non si origina un credito. Quindi oltre ad essere legali, combattono il nero e l’evasione fiscale.

– le monete complementari oggi sono fondamentalmente per la quasi totalità sistemi transazionali digitali;

– non sono convertibili, non è solo un fatto legale, proprio questo è lo spirito di una moneta complementare come il WIR, crea un ecosistema locale che si autosostiene;

Detto questo, non solo penso che le monete complementari siano utili, credo siano anche un meccanismo dell’economia che è destinato a prendere piede in modo estremamente significativo nei prossimi anni. Non potrebbe essere diversamente, essendo investitore e consigliere di amministrazione di Sardex, la moneta complementare sarda.

Penso che le monete complementari offriranno una significativa risorsa per affrontare la crisi economica che dovremo affrontare nei prossimi anni. Come mai se non serve a niente, da 70 anni il WIR è utilizzato da decine di migliaia di aziende Svizzere? Oggi WIR transa un sesto dell’economia totale Svizzera, penso ci sia un motivo.

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4 commenti on “Luoghi comuni sulle monete complementari”

  1. anna ha detto:

    Concordo sull’ analisi e vorrei solo specificare che lo Scec non è una moneta complementare ma un buono sconto.
    L’ Italia ha aderito ai trattati di Maasctricht e Lisbona e questi vietano di mettere in circolazione, altra moneta che non sia l’Euro.
    La differenza tra i due sistemi è che lo Scec viene distribuito alle persone fisiche ,(basta essere in possesso di codice fiscale) e non alle imprese, e permette di avere tra i soci una riduzione di prezzo che va dal 5 al 30 %.
    E’ cartaceo ed elettronico, si può scambiare anche tramite cellulare perchè ogni socio ha il suo conto corrente.
    Il coordinamento nazionale ha concordato un regolmento di emissione e circolazione che è uguale per tutte le regioni ( che noi chiamiamo Isole e da qui il nome ArcipelagoSCEC ).
    Questo modo di operare ha le sue fondamenta nello statuto di ArcipelagoSCEC.

    Cordiali saluti,
    Annamaria – Assistenza soci ArcipelagoSCEC

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