La sfida dell’urbanizzazione Cinese

La Cina ha oggi 153 città con oltre un milione di abitanti (in Europa sono 35). Quattordici di esse hanno una popolazione superiore ai cinque milioni. Se questi numeri possono apparire già impressionanti di per sé, la vera sfida dell’urbanizzazione Cinese avverrà nei prossimi anni, considerando che per il 2030 quadruplicherà il reddito pro-capite e  raddoppierà il numero di città con oltre cinque milioni di abitanti (passando a 32).  Tra queste circa quindici megalopoli con oltre 25 milioni di abitanti. Questo significa che nei prossimi vent’anni dovranno essere costruiti 40 miliardi di metri quadri abitativi, pari a 5 milioni di case tra cui 50.000 grattacieli (dieci volte quelli di New York) e le città con oltre un milione di abitanti diventeranno 226.

E’ una sfida impressionante per il governo Cinese che dovrà trovare una sistemazione a 240 milioni di immigrati provenienti dalle campagne. Persone che vorranno la propria fetta di sviluppo e richiederanno acqua, cibo, energia, trasporti e lavoro. Una sfida che metterà a dura prova i leader Cinesi su temi come l’ambiente, l’approvvigionamento di risorse e il traffico solo per citare alcuni tra i principali.

Sono questioni che richiedono di effettuare oggi scelte radicali in merito al modello di urbanizzazione da perseguire per ogni municipalità. Costruire enormi megalopoli, grandi hub con immensi sobborghi oppure provare a sviluppare un modello di urbanizzazione più diffuso e a misura d’uomo? Ognuna di queste strade si porta dietro conseguenze e problematiche diverse, ma le scelte intraprese avranno impatto non solo sulla Cina e sulla popolazione locale; si porteranno dietro implicazioni importanti per il resto del mondo e per ognuno di noi.

Tutti sembrano correre a velocità tripla a Shanghai di questi tempi: urbanizzazione e migrazione sono i driver principali di questa crescita impetuosa e genereranno oltre 200 milioni di posti di lavoro aggiuntivi nei prossimi vent’anni. Un’impressionante sviluppo economico con implicazioni e problemi di magnitudine inimmaginabile per noi Europei: dovranno essere costruiti 5 miliardi di metri quadri di nuove strade, 170 nuovi sistemi di trasporto di massa.  Asfalto e cemento provocheranno una riduzione del 20% delle terre coltivabili e le nuove città raddoppieranno la necessità di energia elettrica attualmente disponibile. La pressione sulle risorse idriche sarà molto forte, specie nelle regioni del nord che richiederanno lo sviluppo di infrastrutture in grado di trasportare grandi quantità d’acqua.

Il potere in Cina è largamente decentralizzato e la maggior parte delle tasse sono incamerate e reinvestite a livello locale, mentre solo una piccola parte è inviata al governo centrale. Questo significa che ogni città dovrà trovare in qualche modo una propria ricetta in grado di bilanciare il modello di sviluppo perseguito con l’utilizzo delle risorse finanzirie, ambientali ed umane disponibili. Per contro un’impostazione fortemente decentralizzata di questo tipo ha la conseguenza di provocare talora distorsioni e duplicazioni preoccupanti negli investimenti e nelle scelte effettuate.

Abbiamo avuto modo di visitare, durante la permanenza a Shanghai, un incubatore tecnologico costruito negli ultimi 10 anni. Incubatore (niente a che vedere con i nostri) che ha richiesto finora un’investimento di 170 miliardi di dollari, trattandosi di una vera e propria città, costruita da zero, in grado di ospitare 12 milioni di abitanti. Una città fantasma ancora in gran parte vuota, che il governo di Shanghai dovrà riempire nei prossimi anni con scienziati, startup e venture capitalist. Interi quartieri fantasma, senza persone, ristoranti ed automobili pronti ad ospitare chilometri di laboratori di ricerca, aziende e fabbriche high-tech.

Questa è la Cina urbana oggi: qualcosa che non possiamo permetterci di ignorare con cui le generazioni dei nostri figli e nipoti dovranno certamente fare i conti. Ma anche un’opportunità, considerando che il sistema Universitario Cinese, è già oggi in deficit di talenti e persone con elevato livello di scolarizzazione e professionalità.

Un libro per chi vuole approfondire: “Factory girls: from village to city in a changing Cina” di Leslie T Chang

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