Scatto in avanti dell’Italia nella censura digitale, ma non ci sono limiti al peggio

L’Italia è terreno sempre più fertile per le norme assurde e fuori dal mondo, specie nel campo digitale, e così quatto quatto, trullo trullo, il garante per le Comunicazioni sta per varare un provvedimento che è una chicca delle più ghiotte, tra le proposte assurde, impraticabili e non allineate alle leggi e normative internazionali. Ma tant’è:

“Se il titolare dei diritti di un contenuto audiovisivo dovesse riscontrare una violazione di copyright su un qualunque sito può chiederne la rimozione al gestore. Che, «se la richiesta apparisse fondata», avrebbe 48 ore di tempo dalla ricezione per adempiere. Se ciò non dovesse avvenire, il richiedente potrebbe, secondo la delibera ancora in bozza, rivolgersi all’Authority che «effettuerebbe una breve verifica in contraddittorio con le parti da concludere entro cinque giorni», comunicandone l’avvio al gestore del sito o del servizio di hosting. E in caso di esito negativo, l’Agcom potrebbe disporre la rimozione dei contenuti. Per i siti esteri, «in casi estremi e previo contraddittorio», è prevista «l’inibizione del nome del sito web», prosegue l’allegato B della delibera, «ovvero dell’indirizzo Ip, analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, o ancora per i casi di pedopornografia».

Cari lettori, che pagate come me lo stipendio a questa gente che passa le giornate a “fare l’Authority” e questo è il prodotto che genera. Ma dico vi siete anche voi rotti di queste cose come me o è solo il caldo estivo? Ulteriori informazioni qui: http://www.agoradigitale.org/nocensura


Capitali alla ricerca di startup in Calabria

Startup Calabresi, questo evento è da non perdere, prossima settimana a Lamezia Terme, il 1 Luglio all’UnionCamere Calabria. Ecco il link per scaricare il programma, un’occasione per conoscere le persone con cui parlare per essere finanziati. Presenteranno anche alcune startup locali:

Artémat. Start-up TechNest dell’Università della Calabria - Ing. Domenico Ielasi
Calmed. Spin-off dell’Università di Catanzaro - Prof. Giovanni Cuda
Neuratek. Spin-off dell’Università di Reggio Calabria - Dott. Ruggero De Medici
SismLab. Spin-off dell’Università della Calabria - Prof. Giacinto Porco
Open Knowledge Technologies (OKTago) Start-up TechNest dell’Università della Calabria - Ing. Antonio Bevacqua
DLVSystem Spin-off TechNest dell’Università della Calabria - Prof. Nicola Leone
SensyCal Spin-off TechNest dell’Università della Calabria - Prof. Giancarlo Fortino

TechWeek startup school, ecco gli ammessi

La prossima settimana saremo impegnati insieme ai migliori team dell’Unical, ecco i ‘promossi’ che parteciperanno alla TechWeek:

• Ecocloud (sistema di risparmio energetico per i server) di Agostino Forestieri, Raffaele Giordanelli, Carlo Mastroianni, Giuseppe Papuzzo e Ivana Pellegrino;
• goRelax (piattaforma web per la gestione dell’auto) di Francesco Massimo Gallo;
• Condomini (social network gestionale) di Antonio Bevacqua e Giuseppe Rossi;
• Proactive Mobile Organizer (applicazione per la telefonia mobile) di Giuseppe Agapito, Giovanni Cannataro, Mario Cannataro, e Pietro Hiram Guzzi;
• Home Survey System (sicurezza nelle abitazioni) di Alfonso Saccà e Mauro Leonardi;
• BrainSeeker Maica (social network per la gestione dei colloqui di lavoro) di Giulia Apa e Terenzio Tommaso;
• Creative Net (social network per la ricerca e l’offerta di idee innovative) di Loris Barbieri, Alessandro Gallo, Gianfranco Bianco e Francesco Cosco;
• iNav (applicazione geolocalizzata di realtà aumentata) di Francesco De Simone e Francesco Scarcello;
• Brainexplorer (applicazione per la predizione di crisi epilettiche) di Nadia Mammone, Fabio Frustaci e Anna Maria Alampi;
• UW – ADAS (sistema integrato di sicurezza attiva e passiva per i sub) di Marco Lupia e Gianni Cario;
• Doppio Scarto (realizzazione di “prodotti alimentari funzionali” a base di frutta) di Pasquale Alfano e Riccardo Berardi;
• CalBatt (soluzione innovativa per l’accumulo ad alta efficienza di energia elettrica in accumulatori standard) di Gregorio Cappuccino e Francesco Amoroso;
• iRimborsoSpese (web application per la gestione di rimborsi e spese aziendali) di Marco Carnuccio, Marco Ferragina e Alessandro Liguori;
• Sistema di navigazione per applicazione biomediche (Navigatore stereofotogrammetrico per la guida alle biopsie di precisione in congiunzione con i fluoroscopi) di Paola Nudo, Mario Donnici, Michele Perrelli e Guido Danieli;
• Immersive Labs (applicazione di Tecnologie Immersive ed Interattive per scopi educativi, ludici e professionali) di Domenico Zungri, Alessandro Dattilo e Luca Sicari;
• Chi Sono I Nostri Vicini (social network per l’integrazione degli immigrati) di Manuela Napoli;
• Arintha Shoes Factory (Soluzione innovativa per la calzatura artigianale) di Matteo Reda.

A questo elenco si aggiungeranno tre startup da altre regioni per partecipare alla TechWeek: 3D Reconstruction on demand, Oikoi 2.0 e Sardiniafarm-Adotta una pecora.


Italia, fanalino di coda del venture capital

ArcticStartups ha pubblicato un post molto interessante, misurando la quantità di investimenti di venture capital pro-capite: Israele 142$, US 72$, Finlandia 46$.

http://www.arcticstartup.com/2011/06/15/vc-per-capita-europe-7-us-72-israel-142

La media Europea è invece di 7$, cosa che evidentemente pone l’attenzione sulla scarsa competitività del vecchio continente sul tema dell’innovazione. Se qualcuno si chiede quale sia il dato dell’Italia, il conto è facile. Sicuramente meno di un euro pro-capite. E vediamo di finirla con questi discorsi che si ‘vuole investire sui giovani’, pura retorica, questi i fatti. Siamo il fanalino di coda, probabilmente diamo un gran bel contributo vista la nostra popolazione nell’abbassare in modo significativo la media europea.


Europe Accellerators and Incubators – Nesta Startup Factories slides

Back from London for the Startup Factories event, organized by Nesta, a no-profit endowment, funded by the National Lottery. Nesta is deeply investigating incubators, accellerators and emerging models in startup formation. The event was great, inspiring and very well directed by the Nesta team. Everybody was there, 150 people that are deeply connected in the european incubator ecosystem.
These are the somehow controversial slides I presented. I consider this first run of the study 50% a win and 50% a miss.
Win: for sure we have identified a clear methodology to measure, track and compare the performance (beyond profitability and IRR of course) of these models and clearly YCombinator, Techstars and Seedcamp have gone long ways in proving how this model can scale and how it can find it’s spot in the entrepreneurial/venture capital food chain.
Miss: it’s clear that a strict application as we decided to have for this first run of the map criteria and ranking system (which was the exact same for US and Europe) is not a good description of the European space. But this presentation at Nesta and listening to several points of view on this topic, has certainly helped me in terms of understanding how to improve much in the next European specific edition, I would like to work on in the next months.
Any suggestions, idea, criticism, offer to partecipate, welcome. Thanks for the great event Nesta.

Accellerators and incubators:the 2010 European chart

  1. Seedcamp
  2. Startup Bootcamp Spain
  3. Startup Bootcamp Denmark
  4. Springboard
  5. Openfund
  6. NDCR Lanchpad
  7. Propeller Ventures
  8. Startup Bootcamp Ireland

This is what came up after one year of analysis both on the quantitative side and qualitative side of European incubators and accellerators. The chart is comparable to the US one, that was released a few weeks ago by Techcocktail (here the top 10 US):

  1. TechStars Boulder
  2. Y Combinator
  3. Excelerate Labs
  4. LaunchBox Digital
  5. TechStars Boston
  6. Kicklabs
  7. Techstars Seattle
  8. Tech Wildcutter
  9. Dreamit Ventures
  10. The Brandery

When we started discussing this project with Aziz Gilani was around one year ago. Incubators and accellerators where popping up in the US and Europe at such a rate, that we were seriously getting ‘bubble’ feelings. We started to count and found around 200 entities between the US and Europe that were somehow active, most of them just launched. While this is certainly great news for entrepreneurship at large, it looked to us more like a jungle, in which we wanted to provide some kind of guide to startups.

We wanted to build a map and a ranking that could help entrepreneurs while choosing where to apply. The model was built at the Venture Center of the Kellogg School of Management, NorthWestern University, with the precious help of Kelly Quann and with the support of Marco Ciccolini from the European side.

We decided to focus on some specific incubators:

–          they had to be for profit

–          with closed terms of less than one year

–          paid in equity and not in cash (which unfortunately excluded relevant entities such as Plug&Plan in Silicon Valley and Pier38 in San Francisco)

We wanted to look both at quantitative aspects (how many graduates, how many of them raised money with VCs, what stipend value, how much equity taken by the incubator, which terms) and qualitative ones byinterviewing VCs and program partecipants  to obtain their perspectives on programs, particularly to assess the quality of mentorship, startups and demo days).

Europe seems to be developing with a couple of years of delay compared to the US, as often happens in technology innovation. However there is a lot of activity right now and the chart really does not make justice of the European accellerators and incubators ecosystem. There are around 40incubators right now active in the old continent, many of them launched in the past twelve months. Europe innovation ecosystem is made of several islands, often loosely connected and is quite different from the US environmnet where venture capital is much more developed and present. Therefore European incubators and accellerators often operate with different variations of the model due to the different environments. Often have a no-profit model (The Different Engine in UK, LeCamping in France, AAlto in Finland and Techgarage in Italy are some good examples) others charge startups for their services.

Where will all of this lead? How much will it scale? What will work and how far can all of this be developed?

These are the next questions I intend to address with the further developments of the Accellerators and Incubators study. One thing is sure:YCombinator, Techstars and Seedcampare showing how this is can be a sustainable model and is filling a spot in the innovation food-chain.

Startups like like Dropbox (YCombinator, 2007), DailyBurn (Techstars, 2008), Heroku (Ycombinator, 2008), Reddit (Ycombinator 2005) and Posterous (YCombinator 2008) have also demonstrated that this model can certainly generate significant companies.

Put it in perspective and in a few years these startup factories could easily generate thousands of new startups every year.

More today @Nesta’s Startup Factories.


Accellerators and incubators study

Tuesday I will moderate a panel @ Nesta: Startup Factories, in London. I will also be presenting the findings of the Accellerator and Incubator study developed by the team at the Kellog School of Managment for Europe.