Varata la StartCup Calabria: tra dieci anni i risultati

E' partita ufficialmente oggi la StartCup Calabria, che quest'anno ci vede coinvolti nell'organizzazione. E' sempre emozionante per me entrare in un'Università ma vado con grande piacere all'Unical, dove in Aula Magna si è tenuta la presentazione dell'evento di quest'anno. E' un campus molto bello, una striscia di tre chilometri, con 36.000 studenti, molto multidisciplinare con un forte orientamento scientifico ed ingegneristico. Unical dispone di un patrimonio immobiliare molto vasto, il più ampio delle Università Italiane, in quanto offre ospitalità alla maggior parte degli studenti dalla Calabria e dalla Basilicata. Molti studenti vivono li e sono sganciati da casa. In più la Calabria è una terra bellissima per la sua natura e per la sua asprezza. Sporcata ovunque da mezze strade e scheletri di cemento, talmente brutti ed inquietanti da essere talvolta affascinanti. 

Per quello che mi riguarda il posto perfetto per fare startup. Almeno sulla carta.

Eppure quando discutevo di questo progetto con il mio collega Saed Nashef, che fa venture capital tecnologico a Ramallah, dopo una lunga discussione siamo entrambe arrivati alla stessa conclusione: è molto più difficile fare venture capital in Calabria che non in Palestina. Due regioni che sotto molti aspetti potrebbero essere comparabili come dimensioni di popolazione, quantità di studenti Universitari, quantità di fondi di venture capital a disposizione. Entrambe territori che convivono con problemi esterni molto significativi ed un contesto difficile ed ostile all'innovazione e all'imprenditorialità.

Quando ho presenziato al lancio di Sedara Ventures, il fondo da 50 milioni di dollari che ha iniziato a lavorare alcune settimane fa, l'aria che si respirava in quella stanza è ben raccontata da questa foto.

Group picture w prime minister

In questa foto il Primo Ministro Salam Fayyad, il Ministro dell'Economia, investitori del calibro di Google, Cisco, la Banca Europea degli Investimenti, il fondo di investimento dei fondatori di eBay e America Online, imprenditori locali (il terzo da sinistra ad esempio è il fondatore e CEO di un'azienda software con 90 dipendenti) celebrano insieme il lancio del primo fondo high-tech della Palestina, creato da un veterano del venture capital Israeliano e da un espatriato Palestinese che dopo aver ottenuto il successo con la sua startup negli USA è tornato a casa dopo vent'anni.

Il Primo Ministro, negli ultimi anni ha creato l'Istituto di Statistica Nazionale, creato la Banca Nazionale e la Borsa Valori e ha dichiarato che il suo obiettivo è di affrancarsi nel giro di pochi anni dagli aiuti Internazionali. L'economia che cresce del 4% stimolata dal business immobiliare non offre prospettive di lungo termine, particolarmente in un paese come la Palestina dove la terra è merce rara. Ramallah assomiglia a Berlino Est oggi e non ci sono molte forme di economie praticabili. Il software e il business di Internet sono sicuramente tra quelle che in Palestina, come in Calabria si possono fare. Ma la gente che era in quella stanza trasudava entusiasmo per il futuro, accettazione di una sfida difficile ma una grande voglia di prendere il futuro con le proprie mani.

Oggi ospiti del Professor Riccardo Barberi, papà di TechNest in Aula Magna c'erano praticamente tutte le autorità locali, il Rettore – grande supporter dell'iniziativa – investitori istituzionali come Carical, Fincalabra e Quantica, con un sincero intento di creare le condizioni per dare nuove prospettive agli studenti Calabresi. Insomma le condizioni di partenza in fondo non sono poi molto diverse, se non fosse diciamo così…per "l'umore".

Oggi sui giornali il dato sconcertante di 2.100.000 giovani Italiani senza lavoro e fuori dalla scuola, in un'economia stagnante in una società ostile ai giovani. Si respirano anni sessanta a Ramallah, mentre le prospettive viste da Cosenza francamente non sono certamente il massimo. E in più puoi sempre prendere un aereo ed andartene, cosa che se sei Palestinese non si può fare.

So che se riusciremo a trasferire anche solo il 10% dell'energia che ho trovato quei giorni a Cosenza, sul campus Unical e nell'incubatore TechNest, non c'è ragione per cui non si possano nascere grandi aziende tecnologiche dalla Calabria, anzi ho avuto il piacere di dimostrarlo nei fatti, portando il fondatore di Personal Factory, Francesco Tassone.

La StartCup Calabria inizia oggi, ma i risultati potremo vederli solo tra dieci anni, come per il fondo di Saed Nashef. Un grande augurio da parte mia e di tutto la staff a tutti quelli che parteciperanno in questa come nelle altre StartCup in tutta Italia. Ragazzi se non vedete le prospettive del lavoro, ascoltate il mio consiglio: createvelo voi e prendete in mano il vostro futuro. Il mondo è grande, ricco e a vostra disposizione, dovete solo crederci e mettervi in gioco.

 

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One Comment on “Varata la StartCup Calabria: tra dieci anni i risultati”

  1. Callipo che conosco personalmente crede che in Calabria si possa fare impresa e crede nella possibiiltà di sradicare il malaffare. Un imprenditore di successo, un po matto e visonario. Ma ci crede e va avanti con il suo motto “io resto in Calabria”


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