Cara Gabanelli

L’Internet economy vale 31,6 milardi di euro del nostro prodotto interno lordo: 2% dell’economia Italiana. Ma è un segmento che a differenza di quasi tutti gli altri settori, cresce a due cifre l’anno. Oggi del 13% e ci si aspetta del 18% entro il 2015. Di ogni euro che transita oggi nella nostra economia, 15 centesimi sono collegati ad Internet.

Il pericolo della privacy su Internet non è da sottovalutare, anzi nell’ultima trasmissione di Report è stato descritto bene, per carità. Ma si è persa una grande occasione per raccontare un altro aspetto della rete, e non l’ennesima storia sui mille misteriosi pericoli del web. Roba già vista, poiché da quindici anni quando si parla di Internet in Italia si raccontano esclusivamente le storie della pirateria e della privacy.

2% dell’economia è come l’agricoltura. Robe che c’è addirittura un Ministero dedicato.

 

Quando ho iniziato a lavorare in questo settore, circa quindici anni fa, l’Italia aveva un ruolo importante in questo mercato, se la giocava tra i primi dieci al mondo. Oggi ci va bene se siamo nei primi quaranta. Internet cuba oltre 30 miliardi della nostra economia, ma sono decine le nazioni che ci hanno superato negli ultimi anni, ultima il Sud Africa.

Invece la rete non è solo una realtà sociale, è anche un settore che genera lavoro, sviluppo soprattutto tra le fascie giovanili. Uno strumento che consente alle aziende, specie quelle piccole e medie di essere più competitive, di vendere in tutto il mondo, rendere più efficienti e potenti le proprie organizzazioni. L’economia del "clicco-compro" da sola, vale 17 miliardi di euro. La pubblicità su Internet viaggia rapidamente verso il 15% del mercato totale, secondo mezzo in Italia dopo la televisione.

Ed è vero, non si parla mai abbastanza di Wikipedia, Kiva, della rivoluzione sociale che il mobile sta portando nel Nord Africa, di Twitter in Iran del venture capital a Ramallah. Robe che non sono poi così complicate e che anche la Sora Cesira è assolutamente in grado di apprezzare. Il problema è che suo nipotino invece su Internet c’è, si collega tutti i giorni ed usa "cose" online ben più sofisticate di Facebook, che utilizzano anche i miei genitori.

Questa frattura di linguaggi e conoscenze è il principale problema oggi dell’Italia ed è il vero digital divide che l’Italia deve superare. Oggi il 93% degli Italiani sopra i 65 anni non utilizza Internet. Mentre il 71% di quelli sotto i 24 si collega tutti i giorni diverse ore al giorno. I corsi di Facebook in Emilia sono stati un bellissimo esempio raccontato dalla trasmissione di quello che serve oggi in Italia. 

Sarebbe bello un giorno avere Internet tra le Good News, alla voce: sviluppo economico, innovazione, tecnologia, lavoro, startup, internazionalizzazione, imprenditorialità, talenti, competizione globale, crescita, rilancio, competitività.

E spiegare ad esempio alla Sora Cesira, che dopo l’Università sua nipotina cominciasse a mandare i propri curriculum a società come Facebook.

 Con stima, affetto e in attesa di vedere la prossima puntata su Report.

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14 commenti on “Cara Gabanelli”

  1. Andrea Parmeggiani ha detto:

    Cara Gabanelli,
    un’esperienza positiva di Internet la dove non te l’aspetti.
    Alcuni Tribunali d’Italia e Curatori Fallimentari (fra cui il sottoscritto) utilizzano un’applicazione cloud-computing per gestire le procedure fallimentari ed interagire con Cancellerie, creditori e debitori.
    Si velocizzando le procedure con il risultato di rimettere nel ciclo economico le risorse produttive e riavviare al lavoro i dipendenti delle imprese fallite.
    Di questo ed altri casi simili vorremmo sentire nel prossimo Report.

  2. mirko soffia ha detto:

    Grazie per il post Gianluca, è il primo pensiero che ho fatto anche io guardando la trasmissione.
    Io, le persone con cui collaboro e molte delle persone che conosco, in questo mondo ci lavoriamo e ci mangiamo… chi bene e chi un pò meno bene.
    Lavoriamo tutti i giorni per cercare di migliorarla, ci inventiamo modi per usarla e spendiamo migliaia di parole ed energie per diffonderla.
    La rete da voce alle persone e permette loro di poter parlare con le aziende che hanno voglia di ascoltare, e anche con quelle con non hanno voglia di ascoltare.
    Che io sia un papà, una mamma, uno sportivo, un disoccupato, uno studente, un politico, un viaggiatore…qualsiasi cosa… oggi in rete uno spazio per dire quello che penso, lo trovo. E se non voglio dire qualcosa, posso solo informarmi, liberamente, a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo.
    Se poi qualcuno usa un pò delle mie informazioni per propormi della pubblicità, magari prima o poi riuscirà a propormi qualcosa che davvero mi interessa…sempre meglio che doversi subire dei messaggi fuori contesto su prodotti che nemmeno mi sognerei mai di comprare. Insegnamo alle persone come eserciare il proprio diritto alla privacy
    in modo che possano essere libere di scegliere, perchè gli strumenti ci sono basta usarli.

  3. marco cavicchioli ha detto:

    La Rai sta per fallire (basti pensare alla presenza minuscola sui servizi premium del digitale terrestre). E Report probabilmente fallirà insieme alla Rai (anche se fa audience).
    Perchè? Perchè… sono vecchi. E non perdono l’occasione di dimostrarlo.

  4. battello ha detto:

    Chi di voi ha giocato a risiko un paio di volte in vita sua capisce subito che alimentare due soli player a diventare monopolisti non è un gran bene per l’economia.. Tantomeno per la libertà, che è il substrato necessario affinché l’economia cresca. Report è stata ancora troppo buona con i due dinosauri google e facebook.. Ad esempio andrebbe chiarito chi, o come, paga i quotidiani (finti) servizi giornalistici (ma veri promo) sulla maggioranza dei media-network occidentali.. Se un giornalista vuol bene allo sviluppo di internet in italia, ma che parli degli altri.. Che riequilibri il baratro. Che ne sò..scriva di più su skebby.. Possibile non sia lampante che la differenza tra i due dinosauri e gli altri concorrenti della prima ora l’ha fatta solo ed esclusivamente il marketing e i miliardi spesi per esso.

  5. Cosimo Palmisano ha detto:

    Parlando di numeri sottolineerei che report ha 301 mila fans sulla fan page facebook. Probabilmente una delle più grandi fan page italiane. Quindi vuol dire che report ha la grande occasione di poter conversare con loro e capire veramente cosa pensano della trasmissione di domenica. Quei fan non sono un prodotto sono una risorsa inestimabile pronta ad essere ingaggiata in una conversazione che con i vecchi media non è possibile. Sono lì pronti a dare il loro contributo al continuo miglioramento del programma anche compromettendo qualche oncia della loro privacy.
    Cosimo

  6. bruna vergani ha detto:

    in genere le persone al potere non sono mai giovanissime. Inoltre i loro polpastrelli non amano le tastiere. Ho tentato più volte di far capire ai Nativi Digitali che dovrebbero spendere un poco del loro tempo per trovare iniziative che coinvolgano i “potenti”, ma inutilmente. Mi si è risposto che ci sono i corsi di informatica.
    E’ vero che il mercato ha saputo procedere da solo, ma NON con la sufficiente velocità, visto che siamo il fanalino di coda. Ancora una volta vi ripropongo coinvolgete i potenti e la velocità del mercato migliorerà-

  7. Paolo Franzese ha detto:

    Cara Gabanelli,
    molto semplicemente, senza internet , senza l’adv online, senza social network, proveniente da un piccolo paese del sud nel quale non c’è neanche l’adsl, sarei come il 90% dei miei amici laureati e masterizzati ma senza un lavoro.

  8. Alberto Campora ha detto:

    assolutamente d’accordo con te gianluca, putroppo quello che e’ successo a report e’ un po quello che succede sempre in italia quando bisogna parlare dell Italia stessa. Si parla sempre dei problemi, senza mai offirere soluzioni, e mai delle best practice italiane. C’e da dire che Report si discosta da questo scenario, ma avrebbe potuto sfruttare lo spazio dedicato ad internet per paralre di chi in italia lo sta utilizzando per cambiare le cose!

  9. Simone Cicero ha detto:

    Ciao Gianluca,
    non credo proprio onestamente che possiamo pensare che la Gabanelli e Report siano in qualche modo correlati con lo stato di internet (penoso, visto che siamo all’incirca al 55% di penetrazione) in Italia e alla inadeguatezza del sistema formativo, fiscale, imprenditoriale italiano che ci ha portati come dici tu, molto indietro.
    Peraltro, credo che discutere, non tanto dei potenziali problemi legati alla privacy, ma del ruolo dell’utente in facebook o negli altri social media (cosa su cui era imperniata specie la prima parte della trasmissione) sia invece importante in Italia e ovunque.
    Io scrivo spesso di Libertà personale e internet e ti assicuro che il problema è molto sottostimato per non dire completamente incompreso.
    Detto questo anch’io non ho apprezzato al massimo il taglio di questa puntata ma è veramente cruciale, più che criticare Report e contare i pochi peli nell’uovo, fare in modo che di questi temi si parli e che appunto diventino centrali, soprattutto se si parla di modello di sviluppo, innovazione e istruzione.

  10. dgiluz ha detto:

    Grazie dei molti commenti, si è discusso molto su Internet di questa puntata di Report, proprio perchè è una bella trasmissione e fatta bene. Ci mancherebbe pure di dire che lo stato delle cose non sia correlato allo stato di arretratezza sul dibattito di Internet. Anzi è stata una bellissima trasmissione che ha spiegato in modo semplice un tema complicato da capire. Per fare un paragone azzardato, è un pò come buttare l’attenzione sul tema della privacy in merito alle intercettazioni di Berlusconi. Dimenticandosi che non è quello il vero problema. Il tema di Internet è quello del divide culturale oggi in Italia. Punto, sotto questo profilo si è messo sotto il riflettore per l’ennesima volta la storia dei pericoli della rete, non del fattore positivo, quello costruens appunto che è decisamente più importante del tema rilevantissimo della privacy.
    Per Bruna, tu che li conosci i potenti. Io no, come si fanno a coinvolgere? Mi rendo disponibile a corsi di Internet economy gratuiti.

  11. sgrz ha detto:

    Report parlando delle truffe informatiche, della spregiudicatezza nell’uso dei dati personali ha informato su uno dei lati oscuri del web. Nelle obiezioni dei guru del 2.0 ci si è per lo più limitati a fare delle accuse di allarmismo e terrorismo senza però entrare nel merito di quanto detto dalla Gabanelli. Il miglior modo per liberarsi dei rischi della rete è farli conoscere, non metterli sotto silenzio.
    Report, i rischi dei social network e le critiche pelose dei guru del web.

  12. Biagio Teseo ha detto:

    Bravo Gian! sono d’accordissimo! la sera della puntata infatti ho scritto questo sul mio profilo FB:
    “L’unica puntata di report che non mi piace Tutto questo terrorismo verso i social network non lo condivido alla fine sei tu che decidi di dare i dati e le informazioni personali ed è chiaro che dietro c’è un business e dov’è il male? perché oggi guadagnare con il lavoro onesto è sbagliato? questo è l’unico caso in cui nessuno ti ruba soldi dove i politici non attecchiscono e poi i benefici sono molto di più se usato bene. Bisogna solo stare attenti soprattutto ai minorenni.
    oh mio Dio! sanno che a me piace la nutella! e adesso? 😀

  13. Stefano ha detto:

    Ancora un’altra voce che si accoda al coro (o carro?) dei difensori di Google e Facebook contro le “intollerabili critiche” della Gabanelli. Ma davvero voi “guru del web 2.0” pensate che Google/FB abbiano bisogno della vostra difesa d’ufficio?
    Mi risulta che entrambi paghino profumatamente degli specialisti per questo lavoro 🙂
    E tutto questo polemizzare con Report mi sa di trito, ritrito e… VECCHIO. Vecchio come la seconda Repubblica, vecchio come il Papa, vecchio come la maggioranza del Parlamento e dei dirigenti di spicco di Confindustria.


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