Secondo round di finanziamenti di Startup Chile: 110 startup finanziate

Dopo aver ricevuto 329 richieste, Startup Chile annuncia a Santiago di aver selezionato 110 startup per partecipare al programma di 'importazione' di imprenditori innovativi del governo Cileno. L'obiettivo è di importare 300 startup entro la fine di quest'anno e raggiungere un obiettivo complessivo di 1.000 finanziamenti erogati entro il 2014.

Gli imprenditori verranno accolti dalle Autorità Cilene a Luglio 2011, provenienti da 28 nazioni diverse. Il programma vede la partecipazione di Harvard, MIT, Wharton, the London School of Economics, e Stanford. La maggioranza dei progetti rientra nel campo dell'E-commerce, del software enterprise, del social impact e delle NGO. Quattro startup cleantech e cinque biotech. Le startup sono state selezionate da venture capitalist professionisti, imprenditori ed esperti industriali, oltre al comitato del Agenzia di Sviluppo Economico (CORFO).

A quando la prima startup Italiana che emigrerà in Cile?

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Il Tour dei Mille sbarca in Sicilia, quest’anno risaliamo l’Italia da Palermo

Il 3 maggio Working Capital 150 sbarca a Palermo. Trasmetteremo in webcasting dalla Sala delle Capriate di Palazzo Steri, per continuare il viaggio alla ricerca dei mille innovatori con una buona idea per costruire intorno a noi un mondo migliore. Innovazioni che possano affrontare le sfide e le opportunità che il futuro ci pone. Progetti che possano cambiare le scienze della vita, l'ambiente, Internet e la società civile intorno a noi. Con Riccardo Luna, cercheremo di fare il punto sul movimento delle startup in Italia, insieme ad un bel gruppo di personalità diverse. A ragionare di questi temi, ci saranno:

  • Franco Bernabè (Presidente Telecom Italia)
  • Ivan Lo Bello (Presidente Confindustria Sicilia)
  • Roberto Bonzio (Giornalista, Italiani di Frontiera)
  • Silvio Ontario (Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Sicilia)
  • Umberto La Commare (Direttore Consorzio ARCA)
  • Ugo Parodi (Fondatore di Mosaicoon)
  • Elita Schillaci (Docente di Economia dell'Università di Catania)
  • Roberta Torre (Regista)
  • Giuseppe Giglio (Fondatore Giglio.com)
  • Gioacchino Lavecchia (Amministratore Delegato Crowd Engineering)
  • Tony Siino (Blogger)
  • Aldo Pecora (Presidente movimento Ammazzatecitutti)
  • Giusi Carini (Maestra)
  • Caterina Di Chiara (Imprenditrice)
  • Assia La Rosa (Giornalista, i Press)

Per partecipare e ricevere l'accredito, occorre mandare un'email a: workingcapital@buddyevent.com.
I posti a disposizione sono limitati. L'evento sarà trasmesso live da: http://workingcapital.webcasting.it/

Per le startup, qui si iscrive la vostra idee. Ci sono mille biglietti d'ingresso per raccogliere fino ad 1 milione.

 

 


Esperimenti estremi

Ted Talk, amazing.

 

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Obama discute delle sue politiche con Zuckerberg in una visita a Facebook

Per chi lo avesse perso ieri sera. Vale la pena.

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La capital formation, ovvero come si crea l’economia

Sulla misteriosa scienza della formazione del capitale

 twitter.com/dgiluz

Cos’hanno in comune Cina, Singapore, Stati Uniti, Taiwan, Russia, India, Cile, Israele, Armenia, Rwanda, Irlanda, Colombia, Palestina, Kazakistan, Polonia, Arabia Saudita e Messico? Non molto, ma tutti questi governi stanno attuando politiche per stimolare imprenditorialità e venture capital. Alcuni successi nella capital formation, hanno persuaso le nazioni in via di sviluppo a giocarsi la carta dell’innovazione per costruire un futuro sostenibile.

 “Il mio sogno è che tra dieci anni, oggi verrà ricordata come la data di nascita dell’industria high-tech Palestinese.” Saed Nashef, venture capitalist, ha appena lanciato Middle East Venture Fund: fondo che ha raccolto 28 milioni di dollari,  che investe in startup tecnologiche della Palestina. Tra i suoi investitori Google.org il braccio no profit dei due fondatori, Soros, Jeff Skoll co-fondatore di eBay e la fondazione di Steve Case e la Banca Europea degli Investimenti.

Le forme di economia praticabili in Palestina sono poche, tra queste sicuramente il business digitale. E può dare lavoro a migliaia di giovani tecnici sfornati dalle Università locali. Ma cosa succederebbe se a Ramallah nascesse una nuova Facebook?

Ma cos’è la formazione del capitale?

Negli studi macroeconomici la Gross Fixed Capital Formation (GFCF), misura tecnicamente il valore delle acquisizioni di nuovi asset fissi da parte del settore privato, della pubblica amministrazione e dalle famiglie. E’ una componente di spesa del PIL e viene ridotta laddove invece si riduca la disponibilità di asset. Da un certo punto di vista quindi è un indicatore di quanto nuovo valore di un’economia viene investito anziché consumato. In tempi di incertezza economica ad esempio si riducono gli investimenti, mentre in momenti di crescita si osserva una crescita generalizzata degli stessi. La ragione e che le attese di crescita dei mercati rendono più probabile la profittabilità futura degli investimenti. Se nel 2009 la media globale nella capital formation era di 19%, economie come la Cina e l’India hanno investito il 47% e il 35% del proprio PIL sul futuro, mentre economie come UK ed Italia hanno invece investito rispettivamente il 14% e il 19%. (Statistiche mondiali complete su worldbank.org).

In tutto il mondo, gli economisti, collegano l’imprenditorialità (specie quella a “forte crescita”), con creazione di lavoro, incremento del PIL e aumento della competitività.  Ma non esistono ricette preconfezionate per generare distretti di innovazione come hanno fatto ad Israele o la Silicon Valley. Diversi governi che ci hanno provato, hanno fallito clamorosamente. Ma quelli che ci sono riusciti, hanno riscosso successi eclatanti.

“Lavoriamo con molti governi per strutturare fondi di venture capital, oltre alla nostra attività di investimento diretta”. Victor Hwang, direttore di T2 Venture Capital, è uno specialista nella formazione del capitale.

“Aiutiamo le istituzioni a strutturare un ampia gamma di strumenti, perché l’innovazione ha diverse necessità di capitali. Stiamo lanciando un’iniziativa di seed capital per il governo Palestinese. Il progetto denominato Bedaya (che in Arabo significa 'inizio'). Quest'iniziativa è stata sponsorizzata da USAID e Cisco, e stiamo lavorando in partnership con il primo incubatore della regione (PICTI), sponsorizzato dall'Autorità Palestinese. Nonostante la Palestina debba affrontare molte sfide, inclusa una grande incertezza geopolitica, le difficoltà di spostamento, i problemi infrastrutturali — c'è anche una grande passione imprenditoriale, un gruppo di sviluppatori software di talento, il sentimento di sfida per il futuro, in ogni caso il miglior contesto geopolitico in molti anni. Il nostro obiettivo con il progetto Bedaya è di costruire una grande rete di relazioni che mettano in collegamento tra loro le varie startup della Palestina, per mettere a fattor comune le loro risorse, che sono limitate. Stiamo cercando di cambiare il modo di fare generazione di aziende — oggi è possibile accedere ai clienti, talenti e partnership ovunque nel mondo, grazie ad Internet.

Abbiamo aiutato Taiwan a strutturare un fondo volto alla commercializzazione delle tecnologie di un prestigioso istituto di ricerca. Siamo advisor del Kazhakistan per il test operativo di un fondo di trasferimento tecnologico. Nella capital formation l’azione del governo è fondamentale. Molti hanno provato a copiare il modello della Silicon Valley, con pochi casi di successo. Per questo ogni singolo aspetto delle politiche pubbliche è rilevante per ottenere risultati concreti”.

Israele, Singapore, Finlandia e Francia sono spesso citati come esempi di successo. E’ possibile individuare altri punti di riferimento a Taiwan, in Rwanda, nella città di Austin (Texas) e in pochi altri casi; anche per questo è stato finora impossibile estrapolare risposte precise su cosa funziona e perchè.

“Il principale errore dei governi nel creare venture capital è che si focalizzavano sul capitale, con lo scopo di massimizzare la performance finanziaria dei fondi che creano. Ma avendo esaminato il DNA dell’innovazione è emersa una cosa sorprendente: il venture capital è semplicemente uno strumento, funziona nel lungo termine solo se si concentra sulla creazione di relazioni e di un ecosistema umano e culturale. Nessuno finora ha disegnato fondi di venture capital specificatamente volti allo sviluppo delle capacità e competenze degli imprenditori, dei fund manager e dei molti professionisti che servono per generare ecosistemi innovativi di successo”.

Il caso Rwanda: come ridurre la povertà del 25% in dieci anni

Lo scorso anno il Rwanda ha superato l’Italia nella “Classifica globale sulla facilità di fare impresa” della Banca Mondiale, superando peraltro anche Repubblica Ceca, Turchia e Polonia. La stessa nazione che è uscita dagli anni ’90 devastata dalla guerra civile è oggi addirittura undicesima al mondo nella classifica sulla ‘Facilità nell’aprire una nuova impresa”.

 

Tutto è iniziato nel 2001, quando il presidente Paul Kagame ha lanciato il “Piano Nazionale per l’innovazione e la competitività”. Un progetto che aveva lo scopo di individuare, finanziare e supportare la crescita di una nuova generazione di imprenditori. In dieci anni il piano ha fatto partire migliaia di micro-aziende in tre segmenti strategici: tè, caffè e turismo.

Il Piano ha erogato capitali, promosso talento ed aggregato le persone, così che una nuova classe di imprenditori ha abbattuto in dieci anni la povertà della nazione del 25%. Il governo ha anche lanciato una strategia unica sul caffè, basata sullo sviluppo di un marchio nazionale “Rwanda Bourbon Specialty Coffe”. Nel corso degli anni il reddito pro-capite è quadruplicato, facendo della piccola nazione dei gorilla la ‘Svizzera d’Africa’.

Il Cile: dall’industria del salmone alle startup Internet

Il Cile, ha dedicato grandissima attenzione all’attivazione ed “importazione” di imprenditori, ottenendo molti casi di successo. Oggi il Cile è il secondo fornitore di salmone sul mercato Americano grazie alle centinaia di aziende di pesca, nate su iniziativa del governo negli anni ’80 e ’90. L’Agenzia per l’Innovazione (CORFO) del Ministero dello Sviluppo ha oggi molte iniziative in campo per costruire un ecosistema dell’innovazione tecnologica. Il Governo è molto focalizzato a tutti i livelli, incluso quello Universitario per generare successi ed importare talenti.

Start-Up Chile è una recente iniziativa del Governo Cileno, per incentivare la formazione di startup in loco. Il bando internazionale cerca imprenditori ad alto potenziale, disposti a costituire la propria startup in Cile. Innovatori che hanno un business plan ed un piano per raggiungere business globali. Start-Up Chile copre il 90% del budget del progetto, incluse le spese operative, gli investimenti e le risorse umane. Chi accede al programma ottiene un visto di ingresso e il supporto per trovare ufficio ed alloggio. Nel primo bando sono state selezionate 17 startup da 14 nazioni di tutti i continenti. Il programma punta a finanziare 1.000 progetti entro il 2014.

 

Austin, Texas e Ohio Third Frontier, nuove capitali US dell’innovazione

Se tutti hanno sentito parlare della Silicon Valley, pochi sanno che la città di Austin è diventata negli ultimi dieci anni, una delle principali città del venture capital Americano. Grazie alle politiche attente dell’amministrazione cittadina, si è sviluppato un ecosistema di startup di successo e, solo nel primo trimestre 2010, sul territorio sono stati investiti 144 milioni di dollari in 21 nuove aziende, superando la città di Sunnyvale, nel cuore dalla valle.

Ci sono una dozzina di iniziative statali di capital formation negli USA in questo momento. Lo Stato dell’Ohio, da 2002, ha deciso di combattere la perdita di occupazione nell’industria manifatturiera attraverso la Ohio Third Frontier Initiative, un programma che ha investito 473 milioni di dollari in grant a 571 aziende, che, grazie a questi capitali sono riusciti a raccogliere ulteriori 3,2 miliardi di investimenti privati, impiegando 55.000 persone.

Programmi di finanziamento dell’innovazione da parte di Stati US

  • Ohio Third Frontier
  • Michigan Pre-Seed Capital Fund
  • Massachusetts Technology Collaborative
  • Ben Franklin Technology Partners
  • New York State Foundation for Science, Technology and Innovation
  • Texas Emerging Technology Fund
  • Maryland Technology Development Corporation
  • Connecticut Innovations
  • Maine Technology Institute
  • SC Launch
  • Indiana 21st Century Research and Technology Fund


E’ chiaro il collegamento tra la formazione del capitale e lo sviluppo. Ma come si forma veramente il capitale, come viene aggiunto valore all’economia? Quali sono i fattori determinanti e soprattutto, quali politiche possono essere attuate per stimolare la formazione del capitale e la generazione di valore in un sistema economico?

“Occorre capire nel profondo gli aspetti culturali che frenano il dinamismo economico ed intervenire su quelli – racconta Victor Hwang -   questo è l’unico vero punto comune che finora abbiamo potuto constatare in modo ricorrente nelle nostre esperienze con governi di tutto il mondo. Quando abbiamo lavorato per definire e lanciare un fondo nazionale di venture capital Armeno, con il supporto finanziario della Banca Mondiale, abbiamo fatto delle scelte radicali. A differenza di altri fondi, quello Armeno è stato disegnato per costruire competitività di lungo termine attraverso la formazione di venture capitalist. Perché la prima infrastruttura da costruire è quella delle competenze degli investitori. Inoltre abbiamo proposto di lanciare un progetto di mettere in rete la diaspora Armena nel mondo. Sia per fornire supporto e connessioni internazionali all’ecosistema locale, sia per supportare le attività di fundraising dei venture capitalist ed infine per fornire assistenza alle startup e agli imprenditori.”

Dal punto di vista di un venture capitalist, la capital formation riguarda un concetto più ampio e si riferisce al contesto (anche detto ecosistema) di relazioni personali che si creano tra imprenditori, investitori, professionisti, comunicatori da cui nascono e sviluppano aziende innovative.  Da questo punto di vista, la ricetta dello sviluppo e della formazione del capitale è più semplice di quanto non possa sembrare, basta partire sempre da un assunto. Dietro ogni innovazione, azienda, organizzazione, c’è qualcuno che ha avuto un’idea e poi si è messo all’opera. In quel momento si forma la parte più importante del capitale. Quello umano. Il resto può solo succedere come conseguenza successiva. 

Statistiche mondiali complete sulla capital formation, possono essere scaricate dal sito della Banca Mondiale: worldbank.org

 


Cara Gabanelli

L’Internet economy vale 31,6 milardi di euro del nostro prodotto interno lordo: 2% dell’economia Italiana. Ma è un segmento che a differenza di quasi tutti gli altri settori, cresce a due cifre l’anno. Oggi del 13% e ci si aspetta del 18% entro il 2015. Di ogni euro che transita oggi nella nostra economia, 15 centesimi sono collegati ad Internet.

Il pericolo della privacy su Internet non è da sottovalutare, anzi nell’ultima trasmissione di Report è stato descritto bene, per carità. Ma si è persa una grande occasione per raccontare un altro aspetto della rete, e non l’ennesima storia sui mille misteriosi pericoli del web. Roba già vista, poiché da quindici anni quando si parla di Internet in Italia si raccontano esclusivamente le storie della pirateria e della privacy.

2% dell’economia è come l’agricoltura. Robe che c’è addirittura un Ministero dedicato.

 

Quando ho iniziato a lavorare in questo settore, circa quindici anni fa, l’Italia aveva un ruolo importante in questo mercato, se la giocava tra i primi dieci al mondo. Oggi ci va bene se siamo nei primi quaranta. Internet cuba oltre 30 miliardi della nostra economia, ma sono decine le nazioni che ci hanno superato negli ultimi anni, ultima il Sud Africa.

Invece la rete non è solo una realtà sociale, è anche un settore che genera lavoro, sviluppo soprattutto tra le fascie giovanili. Uno strumento che consente alle aziende, specie quelle piccole e medie di essere più competitive, di vendere in tutto il mondo, rendere più efficienti e potenti le proprie organizzazioni. L’economia del "clicco-compro" da sola, vale 17 miliardi di euro. La pubblicità su Internet viaggia rapidamente verso il 15% del mercato totale, secondo mezzo in Italia dopo la televisione.

Ed è vero, non si parla mai abbastanza di Wikipedia, Kiva, della rivoluzione sociale che il mobile sta portando nel Nord Africa, di Twitter in Iran del venture capital a Ramallah. Robe che non sono poi così complicate e che anche la Sora Cesira è assolutamente in grado di apprezzare. Il problema è che suo nipotino invece su Internet c’è, si collega tutti i giorni ed usa "cose" online ben più sofisticate di Facebook, che utilizzano anche i miei genitori.

Questa frattura di linguaggi e conoscenze è il principale problema oggi dell’Italia ed è il vero digital divide che l’Italia deve superare. Oggi il 93% degli Italiani sopra i 65 anni non utilizza Internet. Mentre il 71% di quelli sotto i 24 si collega tutti i giorni diverse ore al giorno. I corsi di Facebook in Emilia sono stati un bellissimo esempio raccontato dalla trasmissione di quello che serve oggi in Italia. 

Sarebbe bello un giorno avere Internet tra le Good News, alla voce: sviluppo economico, innovazione, tecnologia, lavoro, startup, internazionalizzazione, imprenditorialità, talenti, competizione globale, crescita, rilancio, competitività.

E spiegare ad esempio alla Sora Cesira, che dopo l’Università sua nipotina cominciasse a mandare i propri curriculum a società come Facebook.

 Con stima, affetto e in attesa di vedere la prossima puntata su Report.