Chiusa la seconda edizione di Working Capital. Si riparte il prossimo anno!

Sul treno di rientro a Milano dall’ultima tappa di Working Capital ed è il momento di fare dei bilanci. Sono passati dalla sala macchine 7.121 aspiranti imprenditori, oltre 600 idee sono arrivate al management board, 21 sono in fase di preincubazione, 7 hanno iniziato il periodo di incubazione. A quasi due anni dalla prima edizione, la mia sensazione è che quest’anno è veramente nato qualcosa di nuovo, qualcosa che non era assolutamente ovvio sarebbe successo quando partì questa iniziativa.

Oggi a Roma abbiamo purtroppo dovuto lasciare fuori delle persone da Palazzo Valentini per aver saturato la capienza degli spazi e #WCAP era la conversazione numero uno della giornata su Twitter. La sensazione e che siamo riusciti veramente ad intercettare e coinvolgere un primo nucleo forte della community di talenti e aspiranti imprenditori Internet che può essere davvero una forza su cui costruire il futuro. Una community che ha cominciato a prendere coscienza di sé stessa ed è oggi molto più collegata. Questa è la strada su cui continuare, bisogna fare di più, bisogna fare meglio ma sta funzionando.

E’ migliorato il livello dei progetti presentati e dei team proponenti anche se su questo fronte c’è ancora molta strada da fare. Soprattutto quando si vuole aggredire le opportunità di business oggi offerte da Internet. Un posto dove facendo i ‘minatori’ dell’informazione che è a nostra disposizione, sapendola interpretare e maneggiare si può generare aziende di dimensioni notevoli con tassi di crescita a due cifre.

Solo oggi le startup e i progetti di ricerca che in qualche modo erano coinvolte nelle presentazioni della giornata erano oltre trenta e mi piace citarle tutte in rappresentanza degli oltre 700 team che hanno partecipato alla competizione: Davide Cavone (IPA), Silvia Peruch (Teyton), Lorenzo Blanco (Geo-localizzazione 2.0), Stefano Uliari (HucHic), Marco Ramilli, (BeMyGuest), Caterina Manolino (Fairytaling), Roberto Braga (P2P e modelli di business emergenti), Filippo Bergamasco (SolidWorld), Ugo Scaiella (TagMySearch), Giuseppe La Torre (Pico Explorer), Gabriele Paolacci  (Crowdsourcing e mercati del lavoro online), Elisa Porcaro (Applicazioni su supporti elettronici per l’editoria d’arte e il turismo culturale), Daniele Brazzalotto (Advanced Internet Application),Nicola Biffi (Dove Giocare), Emanuele Caronia (Panmind), Barbara Labate (Risparmio Super),  Andrea Giannangelo (Iubenda), Damiano Bazzoni (BrandMo), Claudio Mazzariello (Cast), Andrea Reginato (Lelyan Domus), Luca Rossi (Sigsna), Gianluca Reale (Umedia), Fabrizio Parzanese (Myotv), Simon Pietro Romano (Meetecho), Hannes Pardeller (Frinzer), Francesco Armellino (Cooperazionedalbasso.it), Alberta Parolin (Building Spirit), Fabio Scarselli (LookingForIt), Raffaele Galiero (Lift4u), Gabriele Loiacono (QubeOS), Attilio Torrone (Radio Imago).

Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno deciso di mettersi in gioco e tutti quelli che invece la startup la stanno facendo eccome – con o senza Working Capital – con con un piccolo decalogo, un bignamino di sopravvivenza per la startup che vuole finanziarsi dal venture capital.

1)   Puntate in alto e cercate di capire le poche cose essenziali che sono veramente importanti per quello che volete fare. Arrivarci è un percorso non è mai una linea retta da seguire. Ed è un percorso a tappe.

2)   Non fate una startup da soli. E’ troppo difficile, faticoso ed è infinitamente meno divertente. E’ molto più raro trovare investitori se vi presentate da soli. 2-5 persone bastano, evitate di mettere su una cooperativa di fondatori. Create un team o entrate in un team che vi piace. Mettete a fattor comune competenze complementari nelle aree chiave (prodotto, tecnologia, vendite, marketing).

3)   Cercate soluzioni a problemi veri, maggiore il problema, più brillante la vostra soluzione più state probabilmente creando qualcosa di veramente grosso. Non innamoratevi della tecnologia o del vostro servizio, ma dei vostri utenti che devono utilizzarla. Servite loro e servirete la vostra azienda e voi stessi.

4)   Basta un si per trovare i soldi e partire. Ma bisogna prendere tanti no dagli investitori per ottenere un si. Ogni rifiuto è un’ottima occasione per raccogliere feedback prezioso, approfondire il proprio progetto e ripartire più forte di prima.. Mettete in piano che servono almeno 9-12 mesi per trovare un investitore e convincerlo, quando ci si riesce.

5)   Lavorate e riaggiornate completamente il business plan. Sfruttate ogni occasione per raccogliere feedback e affinare i concetti e il modo in cui li presentate. Eliminate le cose superflue e mantenete il mirino a fuoco stretto sulle cose fondamentali. Trovate un chiodo da battere un milione di volte, non un milione di chiodi da piantare.

6)   Siate determinati ma non testardi. Fermi sulle vostre idee ma in grado di cambiare completamente la vostra opinione se si rivelano sbagliate. Credete in voi stessi ma siate sempre certi di non essere infallibili. Non dimenticatevi mai la ragione iniziale per cui vi siete buttati in questa storia.

Il bocca al lupo a tutti. Working Capital riparte a Marzo in una versione completamente nuova e potenziata. Il prossimo anno cercheremo 1.000 idee per riconquistarci il futuro, nell'ambito di Italia150.

 

 

 

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8 commenti on “Chiusa la seconda edizione di Working Capital. Si riparte il prossimo anno!”

  1. Raffaele ha detto:

    Ciao, i consigli sono sempre preziosi e quelli che hai dato sotto forma dei 6 punti possono essere sicuramente un punto di inizio o un percorso per tutti coloro che hanno un’idea d’impresa o dei semplici sogni. Vengo rapidamente al punto, o meglio al quarto punto 🙂 ovvero i feedback, cosa che ho capito, dopo esperienze fatte con Microsoft, di essere essenziali per migliorare o per abbandonare un’idea, che forse, è solo nella testa o magari di comprendere di esser stata espressa nel modo errato. Io sono uno dei tanti ragazzi che ha presentato un progetto di start up e che ha avuto la sfortuna di essere uno degli ultimi, non ho avuto nessun feedback da working capital e per tanto mi risulta di non avere appreso nulla da questa esperienza.

  2. Raffaele ha detto:

    Credo di aver fatto la mia peggiore presentazione, proprio perché avvilito dalla massiccia assenza dei valutatori o dei diretti interessati. Per esperienza posso dire che questo è un problema riscontrato al 100% ai vari camp/pitch ai quali ho preso parte,infatti anche ad ItaliaCamp è stato lo stesso, li ero uno dei primi a presentare, ma mi sono reso conto del danno che hanno subiti gli ultimi progetti presentati “da 100 a 10 ascoltatori”motivazione? era tardi ed in contemporanea era disponibile il buffet”.
    Quello che però voglio fare è una critica costruttiva e rigirare anche a voi dei feedback e dei consigli per migliorare:
    1) Non fare sessioni che prevedono 30 presentazioni, fatene poche!
    SOLUZIONE –> fate passare poche idee ma date attenzione più che sufficienti a quelle selezionate.
    VANTAGGIO—> i valutatori non si stancano e hanno attenzione per fare valutazioni serene.
    2)Si lega al punto 1,non è producente ascoltare un pitch per poi dirgli che la sua idea non funzionerà mai.
    SOLUZIONE –> non fatelo passare mandate una mail 🙂 filosofia semplice e non perversa, se a me non piace una ragazza non ci esco …
    VANTAGGIO –> più tempo a idee che reputate più valida.
    3)Lasciate feedback scritti!Lasciate feedback scritti!Lasciate feedback scritti! è importante avere dei punti di riferimento dove i proponenti possono capire cosa è stato fatto bene e cosa no. Ad esempio
    -Comunicazione : “commento”
    -Idea imprenditoriale: “commento”
    – Tecnologie “commento”
    4) MAI IN CONTEMPORANEA PITCH E BUFFET, siamo pur sempre italiani ed esseri umani! 🙂
    ps: capisco che per chi organizza è fondamentale avere una grossa affluenza, ma rendetevi anche conto che chi è li a presentare sta investendo con voi del tempo prezioso.

  3. Francesco Sullo ha detto:

    Gianluca, concordo su tutta la linea. Bravi!

  4. dgiluz ha detto:

    Raffaele hai ragione su tutta la linea. Il venture capital però è questo. Non è facile riuscire a fare una riunione in dpixel. Riusciamo a fare circa 150 riunioni l’anno. Molti progetti muoiono addirittura ‘sulle carte’ nella nostra pipeline.
    Per questo servono più investitori, più fondi di venture capital più angels. Ma serve innanzitutto migliorare la propria capacità di costruire un progetto e descriverlo in modo efficace per superare questo filtro. Su 700 progetti, finora una cinquantina sono riusciti ad entrare nel programma, includendo i progetti di ricerca.

  5. Partecipate al Premio Lifebility Award per l’innovazione sociale e potrete vincere 5.000 euro ed uno stage in azienda tecnologica.
    Per info: http://www.lifebilityaward.com

  6. Tino ha detto:

    Sig. Dettori (dgiluz) mi perdoni ma Raffaele evidenziava l’impossibilità di ricevere feedback visto che la sala si svuota dopo un certo orario per vari motivi.
    Feedback che lei stesso reputa importantissimo nel suo “bignamino” in ben 2 punti su 6.
    Inoltre lei stesso evidenza che accettate molti più progetti di quanti ne riusciate a vedere quindi ne deduco che adoperate una schedulazione di tipo FIFO che comporta inevitabilmente la mancaza di un FEEDBACK della prima scrematura. Inoltre non viene dato un commento (positivo o negativo che sia) neanche per le fasi successive.
    Pertanto è lapalissiano la necessintà nel non cercare “più fondi di venture capital più angels” per aumentare il numero dei premi ma far passare un numero di progetti adeguato in modo che possano realmente raccogliere da questa esperienza qualcosa di costruttivo… UN FEEDBACK!

  7. Enrico ha detto:

    Da aspirante start-upper con idea di ricerca scartata in ultima selezione WORKING CAPITAL (tra le 16 ultime idee che concorrevano ai 12 elevator pitch di Roma) concordo pienamente sull’importanza del feedback. Sopratutto se si è arrivati così vicini al palco TI.
    Tuttavia ringrazio il team Working Capital per l’opportunità offerta a tanti giovani aspiranti innovatori, e ancor di più per la ventata di novità sul panorama italiano.
    Un NO è comunque formativo, e chiusa una porta…

  8. dgiluz ha detto:

    Tino hai ragione, sono tutte osservazioni corrette. Il feedback è fondamentale. Nell’edizione del prossimo anno cercheremo di affrontare bene questo tema. La chiave è tutta qui. Il feedback dovrebbe inoltre essere scritto.


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