Banca Nazionale dell’Innovazione, un punto di vista interessante

Vorrei pubblicare un messaggio estremamente interessante che ho ricevuto da Andrea sul tema della Banca Nazionale dell'Innovazione che contiene un paio di riferimenti importanti. Grazie Andrea!

 

Ho seguito con molto interesse gli ultimi commenti intorno al progetto di Banca dell'Innovazione in stile Yozma e ringrazio Gianluca per il suo impegno in questo ed in ogni altro senso.
I dubbi intorno all'importazione di un modello innovativo sono fondati ed anche forward loop li ha raccolti, a seguito del commento di Jesper Bergmann.

Vorrei dare il mio piccolo contributo in tal senso segnalando due teorie fondamentali d'interpretazione della storia economica, due teorie che sicuramente fanno parte del bagaglio di chiunque possieda una formazione economica, ma che forse sono sparite nella memoria.

Queste teorie sono nate nel periodo in cui la rivoluzione industriale inglese travolse il mondo (parlo della prima rivoluzione industriale, quella nata in Inghilterra fra '700 ed '800), un mondo del tutto incapace di adottare un modello simile. Una situazione che assomiglia incredibilmente a quanto sta accadendo oggi con l'hi-tech e la Silicon Valley, che in ogni dove si tenta di replicare. Senza successo.

Le due teorie di cui parlo sono la teoria dei fattori sostitutivi e dei vantaggi dell'arretratezza di Gerschenkron insieme a quella del differenziale della contemporaneità di Pollard.

Gerschenkron crede che i Paesi arretrati siano in grado di colmare il proprio svantaggio mettendo in campo "fattori sostitutivi" che si sostanzino in caratteristiche differenziali poste in atto nel processo imitativo. Gerschenkron dimostra anche come i Paesi arretrati possano godere di un "vantaggio dell'arretratezza" dovuto alla possibilità di imparare dagli errori altrui e realizzare l'innovazione con risorse inferiori rispetto ai Paesi pionieri.

Pollard spiega invece due cose. Per primo, l'innovazione coinvolge le Regioni e non gli Stati, ove per regioni s'intendano zone organizzate intorno ad un centro nevralgico e propulsivo; questo è illuminante per spiegare lo sviluppo disomogeneo comune a molti Paesi (e non solo all'Italia!). In secondo luogo, Pollard introduce il concetto di "differenziale della contemporaneità", che allude a quegli eventi, sia positivi che negativi, che deviano un Paese dal proprio corso economico previsto, eventi irripetibili ed impossibili da imitare.

Tornando ai temi affrontati da Gerschenkron, bisogna considerare come ogni posizione di leadership innovativa sia guadagnata con grande dispendio di risorse, commettendo errori ed imparando dagli stessi. E che questa leadership non è destinata a durare per sempre.
I Paesi rimasti indietro possono invece adottare le innovazioni in modo meno dispendioso rispetto al pioniere, fino a realizzare l'agognato raggiungimento (catching up).
Circa i settori trainanti e le modalità che diedero forma allo sviluppo durante la Rivoluzione Industriale, è utile notare come ogni Paese mise in campo fattori sostitutivi differenti. È facile trasferire osservazioni relative a due secoli fa con qualcosa di più vicino a noi: lo sviluppo italiano del Secondo Dopoguerra. Questo propose un modello del tutto nuovo, fatto di piccole imprese e distretti, oltre che d'estro imprenditoriale.

La storia insegna come, due secoli fa, i Paesi che conobbero uno sviluppo pari a quello inglese, seppur ritardato, furono quelli che riuscirono a far leva suoi propri caratteri distintivi, trasformandoli in vantaggi chiave.

Se la Gran Bretagna puntò su concentrazione dell'industria, banche private orientate al credito, impero coloniale ed istituzioni orientate al liberismo, Francia, Germania e Russia tentarono strade diverse.
La Francia fu protagonista di uno sviluppo diffuso, senza grandi balzi ma con una crescita costante, basata sulla diversificazione industriale.
La Germania inventò le banche miste, che unificarono credito e risparmio in  soggetti unici (cosa che oggi sembra ovvia), superando il modello focalizzato di tipo anglosassone. In Germania le banche investirono in prima persona nei progetti industriali, partecipando con quote ed occupando posti nei consigli di amministrazione: oggi lo chiameremmo Venture Capital.  E poi il sistema previdenziale, la geniale iniziativa di Bismarck.
La Russia realizzò invece uno sviluppo parziale, ma è di grande interesse come questo sia stato caratterizzato dall'intervento propulsivo dello Stato, ancora in epoca Zarista. Qui non esisteva un ecosistema di capitali privati e lo Stato pensò bene d'investire in quei progetti che, altrove, erano stati promossi dall'iniziativa privata.

Quanto descritto fino ad ora pone molte domande e cerca di affermare un principio. La storia insegna come non sia possibile importare modelli esterni senza fattori sostitutivi, in grado di far leva sulle peculiarità di un Paese.
Il compito più difficile è individuare dei fattori sostitutivi per il Nostro Paese. In ogni caso, ciò di cui bisogna convincersi è come quello appena descritto sia un quesito fondamentale, a cui non si può non dare risposta.

Mi congedo con qualcosa che non sarà forse utile nel progettare un Fondo dei Fondi, ma che può forse accendere un lumicino.

In occasione di Mind The Bridge, Charles Versaggi ha convinto l'intera platea di come le storie d'impresa non siano storie di "denaro", ma storie di "significato", di "senso".  Quando si parla di vita e di significato, a me vengono in mente l'Italia e gli Italiani. E poco altro.

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One Comment on “Banca Nazionale dell’Innovazione, un punto di vista interessante”

  1. Paolo T. ha detto:

    Forse potranno essere di qualche interesse – visto che sarà d’obbligo rispettarli – gli “Orientamenti comunitari sugli aiuti d Stato destinati a promuovere gli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e medie imprese”:
    http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2006:194:0002:0021:IT:PDF


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