Celebrata la morte dell’album agli MTV days di Torino

“Il music business ha pochi mesi di vita… e per il mondo non
sarà una grande perdita”.

Thom Yorke, Radiohead.

Si è tenuto a Torino il panel “La morte dell’album”, a cui
ho partecipato insieme ad Enzo Mazza (FIMI, l’associazione dei discografici),
Max Gazzè, Stefano Fontana e Carlo Sayed. Il tutto moderato da Riccardo Luna.

E’ morto il business discografico? Probabilmente no, quello
che è defunto è il business di stampare, promuovere e distribuire CD. L’industria
si domanda per quanti anni durerà ancora questo formato, mentre l’unico
business ‘fonografico’ in crescita rimasto è quello digitale. Se ieri agli MTV
Days si è celebrato il requiem, in realtà il suicidio della discografia è
avvenuto dieci anni fa, il giorno che l’industria ha deciso di chiudere Napster
dopo averlo atterrato con le cause legali e poi acquisito. Chiuso, invece di
comportarsi come avrebbe suggerito un normale ragionamento aziendale:
rilanciare Napster e portarci dentro 600 milioni di persone anziché 60. Quando
ancora non esisteva iTunes.

Il tutto ignorando, come se non fosse importante, la
richiesta di milioni di giovani consumatori di poter avere la musica in formato
digitale e trattandoli come dei criminali (pirati) da perseguire legalmente.

Eravamo all’Università di Torino, a Palazzo Nuovo. In aula
una cinquantina di giovani Universitari; dal tavolo dei relatori, ho visto le
facce allibite del pubblico nel sentire la relazione di Enzo Mazza, capo
dell’Associazione dei discografici.

Una delle principali attività della FIMI di questi tempi,
racconta Mazza, è quella di far chiudere i gruppi non-ufficiali degli artisti
su Facebook (mi chiedo peraltro se sia legale fare una richiesta di questo tipo
accampando pretese di ‘copyright’). Dopodichè, a riprova che invece il CD ha un
futuro, Mazza ha portato come esempio la ristampa della raccolta dei Rolling
Stones, prodotto che ha venduto molto bene.

Di fronte a discorsi di questo tipo è evidente la ragione
per cui si parla di morte della discografia, un'industria che, anzichè premiare i fan, ne vieta la libertà di celebrare i propri eroi e che le uniche idee che riesce a tirare fuori sono di resuscitare cadaveri dal proprio catalogo per aficionados sempre più anziani e tristemente nostalgici.

L'industria è deceduta quando si è
dimenticata che la musica è un fatto che riguarda innanzitutto i ragazzi e gli artisti che loro amano.
E che la discografia è un’appendice di un mercato molto più
grande ed oggi più vivo che mai: quello della musica.

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10 commenti on “Celebrata la morte dell’album agli MTV days di Torino”

  1. Enzo Mazza ha detto:

    per correttezza di informazione io ho detto che l’80 % delle richieste di intervento che l’antipirateria di FIMI riceve riguarda la presenza di falsi profili di facebook di artisti.
    Non chiudiamo nessun sito di fan di artisti ma siti di soggetti che sostengono di essere l’artista (cosa preoccupante), fatto che è comunque illegale e sanzionato dalla legge (furto d’identità)

  2. dgiluz ha detto:

    Enzo, grazie per la precisazione. Addirittura ‘furto di identità’, come dicevo mi sembra un approccio punitivo che tende a rafforzare la mia convinzione

  3. Enzo Mazza ha detto:

    la richiesta giunge da case discografiche e dagli artisti stessi che dall’altra parte offrono la pagina FB ufficiale, non la trovo così scandalosa come pretesa. Abbiamo avuto casi di fake che facevano dichiarazioni a nome dell’artista, anche su temi delicati, e chi va ad immaginare che non sia l’artista reale ad avere la pagina FB. Si rischiano conseguenze pesanti sulla reputazione dell’artista.
    Questa idea che su internet chiunque possa fare quello che vuole e che chiudere la pagina di un mitomane sia repressione non produrrà nulla da buono in futuro..

  4. luigi ha detto:

    gli artisti (le loro case discografiche, i loro avvocati) non possono agire direttamente nei confronti degli “usurpatori di indennità”?
    Non mi sembra che Confindustria si occupi di far chiudere pagine fb ostili a qualche loro associato.
    Non sarà che state cercando di inventarVi un nuovo lavoro visto che l’evoluzione della distribuzione musicale vi ha spiazzato inesorabilmente?

  5. luigi ha detto:

    (ovviamente indennità=identità)

  6. dgiluz ha detto:

    Francamente un gruppo di fans non ufficiale su Facebook e il furto di identità sono due cose che non c’entrano nulla l’una con l’altra, la seconda peraltro è una cosa seria ed un vero reato.
    Mi sembra che quest’attività di delle case discografiche oltre che autolesionistica e anacronistica sia ingiusta, visto che passa sopra la libertà delle persone di associarsi e sul senso stesso del social networking e la mancanza di norme a tutela dei diritti degli utenti Internet. Se invece le case discografiche si occupassero di sviluppare gli artisti anzichè di trattare i fans come dei criminale, forse la crisi della discografia sarebbe meno evidente.

  7. Merlinox ha detto:

    E’ un vero peccato non si sia ancora capito che la discografia e il copyright sono cose talmente onerose da gestire e preservare, che non hanno più senso? Via alla musica libera, e focalizzate il business su concerti, collaborazioni, spettacoli e “valore aggiunto” dell’artista come persona/presenza e non come inciso.

  8. William ha detto:

    “Si rischiano conseguenze pesanti sulla reputazione dell’artista”
    Mi scusi, ma che senso ha!?!?!?!?
    a) la reputazione gli artisti (come chiunque altro del resto) se la devono guadagnare sul campo, ed alla fine avranno sempre chi parla bene di loro o chi ne parla male…quindi…viva il web che alla fine porta solo ad un’innalzamento del livello!!!
    b) …la reputazione poi…ma non è il caso di finirla con questa storia?! abbiamo davvero bisogno di questo tipo di rispetto? Io non credo proprio, questo è il paese delle querele, ma BASTA!!!
    Il web non è nient’altro che un passa parola velocizzato….perchè dato che ci siete non andate a controllare tutti i bar, i circoli, le scuole…!?!? è un’idiozia, non riesco a pensare che crediate fino in fondo in ciò che dite…o meglio non riesco bene a capire fino a che punto “ci siete o ci fate”….quei soldi, quel tempo, perchè non li mettete per far crescere come si deve gli emergenti?….invece di buttarli via in “tempo perso”!?!?
    Merlinox secondo me dice bene.
    Sig. Mazza, capisco che il suo lavoro sia principalmente difendere chi la paga, ma forse si dovrebbe preoccupare anche di avere un lavoro domani, no?
    …o anche lei fa parte dei Rolling Stones!?

  9. Giancarlo Catucci ha detto:

    Le pagine degli artisti create spontaneamente dai fan non vanno chiuse, vanno supportate.
    L’intelligenza (strategica) del managemente dell’artista dovrebbe risiedere nel capire che quel fan “sta facendo per voi un lavoro del tutto gratuito”: invece di denunciarlo o avvisarlo di probabili conseguenze legali sarebbe forse più intelligente “ingaggiarlo”.
    Sarebbe forse più intelligente incentivarlo cercando anche il modo – da parte dell’artista, del management e, soprattutto, della label – di redistribuire quello che i fan “devolvono” all’artista. Ci sono tanti modi per redistribuire, non esiste solo l’economia del commercio, ma anche quella della “condivisione” (dimensione nella quale si muovono i fan che spontaneamente supportano, promuovono e condividono il loro artista preferito.
    Un esempio? Una grande azienda italiana, Ducati, ha fatto esattamente questo con l’amministratore/creatore dell’omonima pagina Facebook del Brand. Cosa hanno fatto? Non lo hanno mica denunciato, l’azienda lo ha contattato, gli ha chiesto gentilmente, educatamente e rispettosamente di cedergli la pagina, ma alla fine, essendo la persona in questione un “True Fan” di Ducati e avendo già aggregato decine di migliaia di utenti su quella pagina hanno lasciato a lui la gestione (e non è una persona interna all’azienda e ha rifiutato di essere pagato per continuare a gestire la pagina).
    A questo punto, dato l’esempio, evito di parlare delle “pesanti conseguenze che si rischiano per la reputazione dell’artista”: se lo fa un’azienda come Ducati che ha ben maggiore reputazione da mantenere (e prodotti ben più costosi da progettare, realizzare e vendere), sono sempre curioso di vedere cosa di bello e interessante ne possa venir fuori dalla vicenda di un artista/musicista.
    L’Accesso è quello che conta, non il Possesso. La Reputazione dell’artista è l’insieme di tutte le narrazioni che ne fanno i suoi (e anche non suoi) fan.
    Anche quando avrete il controllo di queste pagine Facebook e dei contenuti in esse pubblicati non “controllerete” la reputazione del vostro artista perché i suoi fan, così come i suoi detrattori, andranno ad aggregarsi in un altro posto (online e offline) dove costruire un’ennesima narrazione che per l’ennesima volta farete fatica a monitorare.
    La questioni veramente importanti sono tre:
    1. Il copyright va eliminato (completamente)
    2. Bisogna supportare (anche con attività di crowd-funding) le nuove e tante realtà ed esperimenti di NetLabel (free, in CC, etc.) e nuovi modelli di distribuzione e sponsorizzazione musicale a discapito delle classiche e vecchie label discografiche. Non esistono più le Hit e non esistono più i Best-Seller, meglio cominciare a parlare di Well-Seller.
    3. Assecondare e facilitare – tramite la creazione di piattaforme ad hoc online, offline e su mobile – il remix ovvero la produzione e diffusione amatoriale di musica. Ognuno può aggregare e coltivare la propria nicchia di fan.
    La nostra cultura, lo spirito del tempo, la tecnologia oggi a nostra disposizione ci hanno riportato alla dimensione attiva della produzione, della composizione e della performance live dopo circa un secolo di ascolto passivo, etero-guidato e di (nella stragrande maggioranza delle radio, TV, negozi, etc.) di medio-basso livello artistico e culturale.
    Stiamo parlando di processi evolutivi, non di prodotti.
    La musica è linguaggio che si evolverà sempre nel tempo trovando il mezzo/supporto/canale migliore per esprimersi e diffondersi.

  10. paolo manzelli ha detto:

    Il Tema della INTELLIGENZA STRATEGICA nella scienza e nell’ arte che abbiamo proposto su Facebook , riguarda tutte le categorie di rinnovamento del pensiero
    http://www.facebook.com/home.php?sk=group_166515773392226
    Vedi anche : http://en.wikipedia.org/wiki/Strategic_intelligence
    Saremo lieti della vs partecipazione al dibattito , come premessa al Wokshop che organizzeremo a FIRENZE come EGOCREANET, NOVE da FIRENZE , ed altri collaboratori a fine Marzo 2011.
    Un caro saluto e buon Inizio del 2011. Paolo LRE@UNIFI.IT


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