Annunciata una proposta legge per far partire il venture capital in Italia

Ho avuto il piacere di partecipare ad un dibattito, organizzato ieri da Lo Spazio della Politica, think tank di ragazzi con teste realmente pensanti e idee chiare tenutosi a The Hub, fantastica struttura che ha aperto a Milano nel centro di China Town. 

L'evento è iniziato con dei pitch di StartupToste, alcune anche con interessantissimi scopi di social impact. 

Nel dibattito pensavo di andare incontro al solito panel di over-70 sul futuro tetro dei giovani bamboccioni, e su quanto l'innovazione, parola che comincia a diventare quasi antipatica, sia importante. 

Invece no. Tre parlamentari miei coetanei con cui ci siamo trovati praticamente allineati su tutto. Alla fine del dibattito non ero ancora riuscito a capire chi era PD e chi era PDL, visto che sembravano assolutamente d'accordo sulle cose da fare. Confesso che ad un certo punto ho pensato che fosse una candid camera di qualche reality show.

Alessia Mosca, Beatrice Lorenzin e Sandro Gozi hanno annunciato di voler presentare una proposta di legge a che incentivi in Italia la creazione di nuove startup. Un provvedimento che ha l'obiettivo di sviluppare il venture capital anche in Italia. Così come è stato fatto in Francia, Israele e ormai in molte nazioni di tutto il mondo come Brasile, India ma sempre più spesso anche nazioni come il CIle o la Palestina.

Da quando esiste, circa trent'anni, il venture capital ha generato molte tra le più importanti aziende al mondo. Negli Stati Uniti, circa 40 milioni di posti di lavoro, riguardano aziende con meno di cinque anni di vita.

E' necessario dare linfa vitale alle prossime generazioni che dovranno affrontare una competizione globale e sempre più brutale. Ed è moralmente inaccettabile che la generazione oggi al potere non abbia il coraggio di investire sui propri figli.

Settori come Internet livellano l'accesso alla ricchezza per qualunque comunità remota. Esistono significative opportunità di mercato che oggi sono accessibili. La conoscenza è il vero unico petrolio ecosostenibile. E non c'è assolutamente nessuna ragione per cui queste cose non si possano fare anche in Italia e con successo. Basti la testimonianza di Yoox, unica quotazione in borsa dell'ultimo anno. Una startup Internet, finanziata dal venture capital.

L'iniziativa è assolutamente prioritaria ed è fondamentale però fare bene. Si sta sviluppando in Italia un settore di venture capital e questo è il momento di agire, ma se si sbaglia adesso si rischia di soffocare il bambino ancora prima che riesca a mettersi in piedi.

La proposta dei tre giovani parlamentari è di aprire un largo dibattito sulla rete, appena pronta la prima bozza sarà messa in rete per essere discussa. Ed inizierà l'ascolto.

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16 commenti on “Annunciata una proposta legge per far partire il venture capital in Italia”

  1. Rocco ha detto:

    bravo su internet, ma come cameraman…

  2. Lucio Biondi ha detto:

    Gianluca,
    Forse la mia è una considerazione scontata, però è incredibile come in questa congiuntura economica, dove si pensa solo a tagliare a destra e a sinistra, debbano essere dei giovani parlamentari a indicare la strada da percorrere per il rilancio del nostro paese a uno come Tremonti; tra l’altro dipinto da tutti come grande economista e quindi certamente a conoscenza della valenza del VC nei paesi anglo-sassoni e non solo.
    Vista la demagogia che c’è in Italia mi chiedo quale eco avrebbe una proposta che esentasse dal pagamento delle imposte una startup in un settore innovativo. Diciamo per i primi due-tre anni, solitamente i più critici. Dopotutto una startup nasce oggi, ieri non c’era, e quindi non vedo quale danno ne avrebbe l’erario dal favorirne la “pasturazione”.
    Se solo avessero il coraggio di fare qualche proposta di più lungo respiro…
    Naturalmente non devo convincere te 🙂

  3. dgiluz ha detto:

    Lucio, i conti sono presto fatti. Gli USA per esempio investono circa 25 miliardi di dollari nelle startup attraverso il venture capital. In Italia 98 milioni. E’ chiaro che bisogna fare qualcosa, ma cosa esattamente? Non siamo la Silicon Valley, nè Israele o la Francia. Quali iniziative proporre? Quando la bozza sarà esposta si potrà sviluppare il dibattito. Ci sono molti esempi di successo da cui ispirarsi ma occorrerà trovare la strada Italiana.

  4. Lucio Biondi ha detto:

    Gianluca,
    Voglio pensare positivo, ma quel che mi preoccupa è proprio la “strada italiana” 🙂
    Aggiungo alla tua nota, se per caso arriva sul tuo blog qualche politico poco avvezzo a quello di cui stiamo parlando, che quei $25B sono per lo più capitali privati e non sono soldi messi dallo stato.
    Anzi più lo stato ne resta al di fuori meglio è. Si deve solo preoccupare di creare le migliori condizioni perchè la cosa si possa sviluppare.

  5. Linn ha detto:

    Ciao Gianluca, grande post! Grazie di essere venuto e piacere di averti visto. Linnea

  6. Fabio ha detto:

    Questa tua frase è fantastica e molto significativa:
    “Ed è moralmente inaccettabile che la generazione oggi al potere non abbia il coraggio di investire sui propri figli.”

  7. dgiluz ha detto:

    @Lucio, hai ragione. Va sottolineato e ricordato che si tratta di capitali privati. In questo campo se il pubblico interviene male, è più facile che faccia danni anzichè aiutare lo sviluppo del settore. Questo rischio esiste già oggi, visto che sembra sia una ‘moda’ far partire fondi di venture capital regionali come in Veneto e Sardegna. Senza considerare i 6,5 miliardi di fondi POR sull’innovazione che non fanno altro che inquinare il settore senza produrre un gran che di concreto.

  8. Nicola Mattina ha detto:

    Gianluca,
    1. non capisco cosa dovrebbe prevedere questa proposta di legge, perché se si tratta di stanziare soldi ce ne sono già a carrettate e lo stesso Governo dovrebbe aver stanziato alcune decine di milioni di euro per i cosiddetti fondi HT.
    2. una proposta di legge non si nega a nessuno, tanto il problema non è scriverla, quanto farla discutere. E qui casca l’asino, visto che questo parlamento si limita a convertire in legge i decreti del Governo e poco altro.
    3. Cerchiamo di non fare facile demagogia con operazioni di comunicazione che non hanno nessuna probabilità di diventare atti concreti.
    Ciao
    Nicola
    P.s. I parlamentari in questione sono dei quarantenni. A questa età si entra nella mezza età, non si è più giovani. Forse dovremmo riconoscere anche questa banale realtà 🙂

  9. dgiluz ha detto:

    Nicola cosa conterrà la proposta lo si vedrà non appena la pubblicheranno e la potremo discutere online.
    1. In UK, Francia, Israele e molte altre nazioni il venture capital esiste grazie ad iniziative simili. Vai a vedere ad esempio la storia e il funzionamento di Yozma, il fondo di fondi che ha fatto nascere tutta l’industria high-tech Israelana. Anche in Italia stanno partendo quest’anno 3 nuovi fondi di venture capital: Vertis, Quantica II e Atlante Sud, grazie ad un’iniziativa pubblica varata lo scorso anno dopo un lungo e travagliato percorso che l’ha anche un pò stravolta. Si tratta di proseguire in quella direzione, con un provvedimento scritto meglio però;
    2. I politici li misuro da quello che fanno e non da quello che dicono, vedremo.
    3. Si Nicola, ma la demagogia la stai facendo tu in questo momento. Se su ragiona così non si riuscirà mai a combinare nulla in questo paese. Scusami ma questa politica dello 0-0 è classica degli Italiani e mi sta veramente sui nervi.
    PS non ho capito il discorso della mezza età, non so se hai notato l’età media dei nostri parlamentari, al confronto i tre proponenti sono dei bambini… altro che mezza età.

  10. SirDDT ha detto:

    Molto giusto.
    Da parte nostra, noi startuppers dovremmo cominciare a promuovere di piu i nostri eroi. Dopotutto il mito della Silicon Valley si autoalimenta perche’ i 18enni che vanno all’universita’ crescono a fianco degli imprenditori che hanno scritto la storia dell’industria hi-tech. Si deve fare in modo da far capire che:
    – di talento e voglia di fare ne abbiamo a palate, quindi investire venture capital su di noi, in Italia, porta senz’altro un ritorno positivo
    – bisogna evitare scene indecorose per cui professori universitari dicono a ragazzi 20enni di trovarsi il primo lavoro brutto che passa perche’ tanto non si riuscira’ mai a far di meglio nella vita
    – fallire non e’ un dramma, anzi puo’ far bene (il marchio di persona fallimentare dovuta alla macchia indelebile della mia startup fondata a 16 anni e fallita mi ha perseguitato durante tutti i miei colloqui di lavoro)
    Insomma, forse sta anche a noi far capire che ci siamo, siamo pronti, siamo carichi e abbiamo storie di successo (e di fallimento buono) da raccontare. E credo che dobbiamo essere noi stessi per primi a uscire dal guscio e farci vedere.

  11. Olivier ha detto:

    Gianluca,
    siamo sicuri che all’Italia serva una nuova legge da aggiungere alla miriade di leggi e leggine che già la soffocano?
    In Italia è il VC che è poco sviluppato, oppure c’è un problema culturale e strutturale di fondo che frena la creazione di startup?
    Ora, quale sia il succo di questa proposta di legge non lo so, anche perché nell’articolo non è minimamente accennato. Suggerisci di guardare alla storia di Yozma, ma sul loro sito più che un laconico “Originating from a government program aimed at prompting venture investments in Israel…” non ho trovato. The devil is in the details… peccato che i dettagli che non traspaiano dall’articolo. Potresti chiarire perché secondo te un intervento di questo tipo sarebbe, se non essenziale, almeno un punto di partenza per incrementare la creazione di startup innovative?
    Sarò fatto male io, ma certi proclami buttati lì hanno tanto il sapore della fuffa.
    Se i parlamentari in questione avessero detto: “Stiamo lavorando ad una proposta di legge che ci porterà alla creazione di impresa in one-click”, la cosa mi avrebbe impressionato di più…
    Cordialmente,
    Olivier

  12. dgiluz ha detto:

    Oliver, hai ragione su tutta la linea. Ho in canna un post che non ho avuto ancora il tempo di scrivere, sono d’accordo. Yozma è un benchmark ma non necessariamente da copiare punto per punto per varie ragioni, ma soprattutto i dettagli fanno la differenza. In questo ambito meglio che lo stato se ne stia fuori piuttosto che un provvedimento sbagliato. Ma non è solo un problema culturale, in Italia sono latitanti gli investitori e senza un forte indirizzamento pubblico, difficilmente spunteranno fuori. Questo è uno dei temi in cui un’iniziativa può funzionare, come sta funzionando il fondo sud varato lo scorso anno. Ma va fatto meglio e con più intenzione.

  13. Fabio L. ha detto:

    Caro Gianluca,
    innanzi tutto condivido il commento sulla tua splendida frase:
    “Ed è moralmente inaccettabile che la generazione oggi al potere non abbia il coraggio di investire sui propri figli.”
    ma mi piacerebbe specificare che non è valida solo per chi è al governo/parlamento, ma anche chi ha cariche ben più semplici.
    Guardiamo il mondo dell’università e della scuola per esempio: un giovane, come lo sono anch’io, che ha sperato e spera nella sua carriera scolastica e universitaria per lanciarsi nel mondo del lavoro con le sue tante idee, viene paralizzato quando scopre come la formazione in questo paese viaggi su binari paralleli al mondo del lavoro senza mai incontrarsi. Se non forse, e sottolineo forse, alla sua fine.
    Nel mio modo di vedere la formazione e il mondo del lavoro dovrebbero essere talmente intrecciati che quasi non si riesca a capire cosa sia scuola/università da lavoro.
    E per lavoro intendo anche e soprattutto la creazione di startup, dando la possibilità a chi si forma in ambiti diversi di creare insieme un proprio network fidato di startup e relazioni in cui crescere e non solo competere (spesso senza motivo).
    E chiaro che questo non è vero ovunque e per tutti, ci sono anche buone realtà per fortuna, ma non bisogna essere solo fortunati, in parte siamo noi stessi a creare la nostra fortuna. Non credi?

  14. donatella ha detto:

    nel post e in tutti i commenti successivi leggo tante riflessioni che condivido, alle quali aggiungo:
    perchè paragoniamo sempre i numeri italiani con quelli usa e non quelli europei complessivi con quelli usa! geograficamente Italia e Usa hanno ordini di grandezza diversi.
    questo non vuole essere una scusa per oscurare l’arretratezza italiana del settore, ma è una precisazione che sento di fare dal momento che (lavorando a contatto con il mondo BA) noto come anche piccoli segnali di miglioramento del settore vengano puntualmente smontati, sgonfiati, depressi, ignorati poichè ovviamente se si continua a metterli vicino a quelli della Sylicon Valley…
    in Italia la cultura dell’investimento in innovazione sta cominciando a intravedersi ora, mentre altrove è ormai tradizione secolare, ma rimane che da un lato c’è minore propensione al rischio da parte di BA e VC rispetto ad altrove, dall’altro anche la questione startup va vista per quello che ancora è: tante bellissime idee, pochissimi business plan accettabili.
    Fondamentalmente credo che sia il nostro contesto burocratico e legale che non va bene: bisognerebbe rendere più facile e meno gravoso la costituzione di una società, detassarla un pò all’inizio, impostare una radicale trasformazione di tutta la legislazione fallimentare, creare formule anche di incentivo per i VC tipo detassazione per capital gain reinvestiti, rivedere le condizioni legali che permettono alle università di ostacolare gli spin-off, ecc
    Insomma, se una proposta di legge ci sarà spero che vada in questa direzione, che analizzi e risolva le barriere create dalla legislazione e burocrazia vigente, con provvedimenti pratici immediati e non con indicazioni programmatiche che poi lasciano il tempo che trovano.
    In merito al discorso età: io ho quarantanni suonati e mi sento giovanissima, vedo coetanei vecchissimi, e anche ventenni vecchissimi.
    Insomma, largo ai giovani perchè tutta la classe politica, le varie baronie, molto top management italiano sono un vero schifo, ma altrimenti (come Yoda insegna) all’età che avanza dovrebbe corrispondere una maggiore saggezza.
    é un pò come nel caso delle “quote rosa”: da donna dico, che mi frega di avere più donne dentro se poi son deficienti?
    sesso, età, anagrifica non sono le cose importanti, quello che conta è sempre il cervello

  15. David N. Welton ha detto:

    Io penso che sia un passo nella direzione giusta, ma condivido anche il pensiero di donatella: “Fondamentalmente credo che sia il nostro contesto burocratico e legale che non va bene: bisognerebbe rendere più facile e meno gravoso la costituzione di una società, detassarla un pò all’inizio, impostare una radicale trasformazione di tutta la legislazione fallimentare,”
    Ho creato un sito, gruppo, e petizione per focalizzare l’attenzione su questo problema, e mi piacerebbe molto avere qualche collaboratore in piu`!
    Il sito in questione e`: http://www.srlfacile.org

  16. dgiluz ha detto:

    Condivido molte delle osservazioni. Ci sono carrettate di soldi sull'”INNOVAZIONE” una parola talmente abusata ultimamente da risultare spesso svuotata di significato. In realtà bastano poche iniziative ben fatte per sviluppare un settore che comunque sta nascendo. Serve una legge? A mio modo di vedere si. In realtà esistono già i provvedimenti, secondo quanto dice anche Bracchi, Presidente dell’AIFI e della Fondazione Politecnico di Milano, ma il tema non sembra in agenda in questo momento e i fondi per questo non si trovano.


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