Il database Enron e il futuro della privacy

Nel 2003, durante il processo per il caso Enron, i giudici hanno adottato un'iniziativa forte e da un certo punto di vista storica: hanno reso disponibile su Internet un database contenente 1,5 milioni di messaggi di posta elettronica di 150 top manager nel corso della crisi fino alla bancarotta. Dall'analisi di massa di queste informazioni sono venute alla luce – con tanto di nomi e cognomi – responsabilità di essenziali per l'emissione delle sentenze. 

Crowdsourcing, diciamo così, per analizzare un'enorme mole di informazione. 

Ovviamente dal database è emerso di tutto: email assolutamente private, tradimenti familiari in ufficio, corruzione di politici, visite allo strip bar. Tutto su Internet, informazione nuda, cruda: digitale a disposizione di tutti. Informazione interessantissima, che viene ora utilizzata per studi di semantica, ontologia e relazioni sociali.

In futuro la linea di demarcazione tra privacy e disclosure segnerà le possibilità delle persone e delle aziende, di mantenere il proprio diritto all'onorabilità. Le tracce elettroniche che volenti o nolenti oggi lasciamo in giro per il pianeta sono tantissime ed in grado di ricostruire nei più minimi dettagli dove, quando, come e con chi abbiamo fatto qualcosa.

Sono nei database di società di carte di credito, banche, operatori telefonici, social network, fornitori di email. Quali sono i limiti entro i quali è lecito, anzi giusto, renderli pubblici? Vale la pena riascoltare il talk di Maurizio Ferraris a Venice Sessions.

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