La mass production utilizzando tecniche di crowdsourcing

Bel post sul crowdsourcing di Airin. In dpixel siamo molto interessati al crowdsourcing, tra gli investimenti che seguiamo Crowdengineering affronta il tema da un punto di vista molto particolare. 

Distinguiamo il crowdsourcing in due livelli, laddove la variante essenziale è il contesto in cui si svolge l'attività. Da questo punto di vista ci sono due situazione tipiche: quella che chiamiamo del 'best effort' e quello che definiamo 'enterprise'. 

Il crowdsourcing ha dimostrato infatti di funzionare bene come metodo produttivo in contesti come Wikipedia, con un modello di 'best effort': le spontanee contribuzioni di decine di migliaia di editor sono state in grado di produrre la più vasta e aggiornata enciclopedia del mondo. Il crowdsourcing è l'unica metodologia efficace per generare un prodotto di questo tipo ed è in grado di scalare praticamente all'infinito.

Ma come dobbiamo attrezzarci se vogliamo utilizzare il crowdsourcing come metodo produttivo da utilizzare in azienda? In un contesto aziendale abbiamo bisogno di poter gestire il processo end-to-end: organizzare e profilare i contributori, assegnare i task e chiudere i processi, remunerare i contributori e verificare i loro deliverables. Se voglio utilizzare il crowdsourcing per fornire servizi di help online e di customer care, ad esempio, devo rispondere entro certi parametri di tempo, costo e qualità alle richieste dei miei clienti.

Di questo si sta occupando appunto Crowdengineering.

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7 commenti on “La mass production utilizzando tecniche di crowdsourcing”

  1. dgiluz ha detto:

    Emilio, molto interessante l’articolo che hai puntato. Appunto, se invece imposti il processo da un punto di vista ‘aziendale’ puoi cominciare a remunerarle. Ci sono già centinaia di markeplace di competenze e workforce da cui ‘comprare’ crowds di contributori. Amazon Mechanical Turk per citarne uno.

  2. emilio ha detto:

    Si, conosco mechanical turk (ci ho sprecato un paio di pomeriggi l’anno scorso ed in proposito, non so se sia migliorato, ma all’epoca la mia impressione non era stata molto positiva) ed altre piattaforme (una delle migliori credo rimanga innocentive). Qualche tempo fa mi ero iscritto ad un wiki che aveva come scopo quello di catalogare il maggior numero di esempi di crowdsourcing disponibili in rete: http://crowdsourcingexamples.pbworks.com/Individual-businesses%2C-sites-or-forums-that-channel-the-power-of-online-crowds .
    Sull’uso del crowdsourcing a livello aziendale non ho ancora un’opinione definitiva. La remunerazione è sicuramente un buon incentivo ma nasconde, a mio avviso, dei problemi di carattere etico-sociale. Se è un’alternativa all’outsourcing, come ipotizza l’articolo che hai linkato, si configura fondamentalmente come una strategia per l’abbattimento dei costi per la forza lavoro (sia che si tratti di manodopera specializzata da impiegare in R&D come per innocentive, sia non specializzata e venga utilizzata per taggare foto su Turk). Per l’azienda che utilizza il crowsourcing con successo è sicuramente un vantaggio, che magari avrà ricadute positive su un intero sistema traducendosi in nuovi investimenti, per un singolo lavoratore non saprei.

  3. dgiluz ha detto:

    Innocentive e Mechanical Turk sono marketplace il primo di innovazione e il secondo di tastk meccanici, piccoli e molto ripetitivi. Non credo però che l’effetto sia solamente la leva prezzo. In molti contesti di utilizzo che stiamo vedendo con crowdengineering non è quello l’obiettivo, anzi, il crowdsourcing potrebbe invece al contrario valorizzare le competenze rendendole accessibili, in modo del tutto simile al social networking.

  4. Marco Fabbri ha detto:

    All’interno del segmento cosidetto “enterprise” era interessante l’iniziativa di http://www.kluster.com che utilizzava un algoritmo decisionale [basato su metafore energetiche e logiche di trust/recommendation engine] per supportare processi di design. Le metafore energetiche rendono la logica di funzionamento piuttosto intuitiva. Nel 2008 ebbe il suo golive durante un evento TED con l’obiettivo [centrato] di arrivare dall’idea a prototipo (thanks to 3D printing) in 72 ore. Ho peraltro partecipato online alla fase di design raccogliendo qualche watt e ho appuntato qualche impressione prima del lancio http://questionmark.blogsome.com/2008/02/28/kluster-ted-72-hours-and-a-product/ . Da esplorare anche l’idea di concentrarsi su un problema specifico [i.e. name-branding] con uno spin-off http://www.namethis.com . Avendo un problema piuttosto specifico [immagino] si possono mettere in campo euristiche più efficaci nella selezione/ricompensa dei contributi – come contraltare tuttavia si restringe il mercato obiettivo. Adesso il tutto è stato acquisito di Quirky.com che credo ora ne utilizzi l’engine decisionale.

  5. Sono l’autore dell’articolo di Airin citato nel post nonchè il presidente di questa Associazione di Ingegneri per l’Innovazione. Innanzitutto grazie ai tanti complimenti di Gianluca, di Dgiluz ed altri. Sono vent’anni che mi occupo di governance dell’ICT e di outsourcing e questo mi permette di vedere in prospettiva il crowdsourcing non solo in se’ per quello che è adesso ma anche storicamente e nelle sue potenzialità “future” . Concordo con Emilio sugli aspetti “etici e sociali ” sottesi ma non direi che è una “alternativa” all’outsourcing quanto piuttosto un suo sviluppo per coprire nuove aree di interesse aziendale. Se mi si permette una metafora al quadro complessivo si aggiunge un livello e una nuova sfumatura e parte per nuove aree che estendono la “tela precedente” e in parte la rinnovano completamente. Per ogni attività o servizio ICT c’e’ un approccio ottimale e cosi come continua ad esser vincence l’outsourcing della prima fase (vedi articolo citato su http://outsourcing.airin.it ) per gestire grandi centri IT, cosi è chiaro che non risulta conveniente (spesso con i suoi strumenti classici del Cobol e del mainframe!) per pubblicizzare i propri servizi e prodotti nella comunità facebook!
    Per ulteriori e maggiori dettagli non esitate a contattarmi via email a francesco AT marinuzzi.it .

  6. Michele ha detto:

    Complimenti per il post che è linkato qui http://www.italoblog.it/2010/01/il-crowdsourcing-le-reti-dimpresa-e-i-processi-produttivi/ dove viene citato anche “Fare reti d’impresa. Dai nodi distrettuali alle maglie lunghe: una nuova dimensione per competere”


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