Intervista a Paolo Geymonat, fondatore e presidente di Bakeca

Chi vi ha attaccato e perchè?

Abbiamo sporto denuncia contro ignoti alla polizia postale di Torino. Dalle nostre indagini tecniche si poteva risalire ad una sorgente dell'attacco localizzata principalmente in Russia. Probabilmente l'attacco ci è stato portato da un pirata Russo in contatto con un committente. Di una cosa siamo sicuri: l'intento dell'attacco era di  tipo intimidatorio. In quei giorni però abbiamo anche sentito forte la solidarietà di molti, a cominciare da quella dei nostri utenti. 

Quali sono state le reazioni del team di Bakeca?

Tutti in azienda hanno fatto quadrato e in dieci giorni di passione ne siamo usciti con le spalle piu' larghe. Il primo attacco è durato una settimana ma il tempo si è dilatato ed è stato come se durasse un anno. Inizialmente non abbiamo  capito l'intensità dell'attacco, la prima reazione di tutti fu quella della sorpresa, l'incredulità e il terrore. Dopo tre giorni di sconcerto è emersa subito la voglia di combattere e venirne fuori a testa alta. Tutto il team era impegnato a far fronte all'attacco e malgrado si intensificasse il bombardamento sia in quantità  che in complessità nessuno ha mai perso le speranze di farcela. Due giorni di battaglia e passione dopo i quali però siamo ripiombati tutti nella disperazione. Al quinto giorno eravamo pronti a caricare i server su un furgone per un trasferimento verso un'altra server farm in Toscana che ci aveva promesso di allocarci un Cisco 5000 tutto per noi e due gigabit di banda.

Avremmo dovuto caricare i server sul furgone e guidare tutta la notte sull'autostrada per poi arrivare all'alba e rimontare negli armadi i nostri sistemi fino a passarne il controllo ai  tecnici che attendevano a Torino. Mi sono visto alla guida del furgone con un carico di un milione di annunci, nella notte…

Diedi quindi l'ordine che forse ha salvato l'azienda: fermi tutti; si va a dormire, domani i sistemisti dovranno accontentarsi di un Giga di banda.  La fortuna quella notte ci ha aiutato: il nostro provider era riuscito a chiudere l'accesso al traffico internazionale e il Giga di banda che avevamo a Milano era sufficiente: l'indomani l'inferno si fermò a 880 Megabit, il nemico aveva finito le sue armate di zombie e la nostra pila di filtri reggevano botta. Avevamo speso per la difesa 100 mila euro in cinque giorni, ma avevamo salvato Bakeca. 

Come si può debellare questo flagello?

Gli attacchi DDoS dovrebbero essere filtrati a monte dai carrier di telecomunicazione e dalle server farm mettendo in campo risorse e volontà operativa. La mia impressione è che manchi la capacità e la reale volontà di un coordinamento delle risorse verso questa direzione.

I costi di difesa sono quasi dieci volte quelli dell'attacco e se delegati alla singola iniziativa Internet tali costi, a livello aggregato, assumono delle dimensioni esorbitanti. Se  poi la frequenza e l'intensità degli attacchi aumenta,  la dimensione degli investimenti per farvi fronte, anche per le piccole e medie aziende Internet, cresce di un fattore dieci. Si tratta quindi di un grossa fetta di business anche anche per il lato della difesa.


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One Comment on “Intervista a Paolo Geymonat, fondatore e presidente di Bakeca”

  1. Michal Gawel ha detto:

    E’ passato ormai un anno dall’attacco, e Bakeca ha mantenuta sempre la curva crescente. Forza Bakeca!


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