High-tech digitale italiano e venture capital: lo stato dell’arte

E' passato più o meno un anno da quando "abbiamo messo la prima" con dpixel e recentemente in ufficio ci siamo messi a riflettere per fare il bilancio dello scorso anno. Ho avuto l'opportunità di parlarne con Daniele Lepido, giornalista del Sole 24 Ore che è uscito con un articolo sul numero oggi in edicola.

Lo scorso anno abbiamo ricevuto più o meno 300 business plan di startup Internet che volevano partire e abbiamo incontrato più o meno 150 team imprenditoriali che ci hanno presentato i loro progetti. 

Idee di tutti i tipi e di varia estrazione: software, social networking, mobile, communities, poche idee sull'ecommerce, alcuni spin-off universitari. 

Il primo con cui parlai del progetto di dpixel fu Elserino Piol nel 2007 e la nostra preoccupazione al tempo era che la latitanza degli investitori conseguente allo sboom post-bolla avesse ammazzato definitamente lo spirito imprenditoriale degli innovatori digitali in Italia. Non è stato così.

La prima buona notizia è che la voglia di innovare non si è persa e questa è la cosa in assoluto più importante.

La seconda buona notizia del 2008 è che sono riapparsi sul mercato gli investitori, fondi di venture capital early stage nuovi che hanno sicuramente contribuito fortemente ad una ripresa di fiducia da parte degli imprenditori e che stanno riaprendo la partita del venture capital in Italia. 

Ancora pochi ma decisamente meglio del niente che ha caratterizzato gli ultimi sette anni: 360 Capital Partners, Innogest, Quantica, Italian Angels For Growth e dpixel a cui si sono aggiunte recentemente iniziative di estrazione bancaria di MPS, Intesa Sanpaolo e delle Fondazioni Bancarie, oltre a fondi pubblici regionali come Piemontech, Finlombarda, Friulia ed Ingenium (Emilia Romagna).

La cosa non è passata inosservata da parte delle istituzioni pubbliche e finalmente recentemente si è sbloccata l'iniziativa del fondo di fondi del Ministero per l'Innovazione che farà partire nel 2009 nuove iniziative.

A dire il vero di questi tempi occuparsi di venture capital sembra che stia diventando 'di moda' per le regioni e diverse amministrazioni regionali in Sardegna, Calabria e Veneto stanno pensando di occuparsi della materia. 

A tutto questo ha sicuramente contribuito fortemente il dibattito che si è riaperto con lo stimolo dell'Ambasciata Americana  e il lavoro fatto all'interno dell'AIFI. Il tutto fomentato da diverse iniziative dal basso come First Generation Network, Face2Face, MindTheBridge, Techgarage e dal lavoro instancabile ed ostinato di gente come Emil Abirashid.

Insomma senza dubbio il 2008 è stato un anno di svolta che ha riacceso la speranza di tornare a fare high-tech anche in Italia.

C'è ancora moltissimo da fare ma qualcosa è decisamente successo. 

Le risorse sono ancora poche e soprattutto sono assolutamente latitanti gli investitori istituzionali, particolarmente di questi tempi in altre faccende affacendati a seguito del meltdown dei mercati finanziari dello scorso anno. 

Quello che è peggio però è che sono relativamente assenti le grandi aziende: media companies, telcos e società ICT Italiane hanno fatto poco o niente negli ultimi anni e sono ancora alla finestra. Questo sarà sicuramente uno dei temi principali a mio giudizio su cui lavorare nel 2009.  

Una sola grande preoccupazione: nel venture capital le parole contano ma quello che contano veramente sono solo i fatti ed i risultati. Così come tutto sta rinascendo può morire altrettanto rapidamente se non ci saranno risultati concreti e tangibili. Per questo non basta fare, bisognerà fare bene perchè il rischio è che questa volta la fiducia già precaria dei grandi investitori in questo business gli farà archiviare definitivamente il capitolo venture capital in Italia.

Ma più che mai ne sono convinto: si può fare

A chi legge questo blog i miei auguri: buon 2009.

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4 commenti on “High-tech digitale italiano e venture capital: lo stato dell’arte”

  1. michele ficara ha detto:

    parole sante gianluca !
    🙂
    parole sante !

  2. paolo ha detto:

    TUTTA ENERGIA

  3. Davide Lapomarda ha detto:

    Gianluca concordo pienamente. Sei uno dei pochi che ha il coraggio della sincerità. Il VC è uno degli strumenti cardine di una economia florida e dinamica. Purtroppo i crash di sistema avvengono per operazioni vergognose dove non è tanto il rischio insito nell’attività di VC, ma sono gli approci politici alla finanza, le politiche economiche a volte sbagliate o le furbate da quartierino che fanno i disastri. Ci fossero più imprenditori italiani che avessero fatto le tue scelte avremmo una chance in più tutti.
    Credo che i giovani siano una squadra forte nella partita di questa crisi.
    Ciao,
    Davide

  4. dgiluz ha detto:

    si ma i ‘giovani’ in Italia sono una categoria molto poco considerata. Se segui il mio blog sai come la penso in materia
    http://gianlucadettori.nova100.ilsole24ore.com/2008/11/al-ritorno-da-v.html
    La cosa ancora più grave è che sono spese ogni anni in Italia montagne di milioni di euro su questi argomenti (innovazione, imprenditoria, creazione di impresa, tecnologia, ricerca, etc.). Soldi nostri che spesso sono nella migliore delle ipotesi spesi male (non uso la parola investiti che per me ha un significato preciso ed indica un ritorno misurabile).
    Basterebbe una frazione minima di questi soldi nella giusta direzione per fare già moltissimo.


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