Mappa, gente, sogno, big bang

Venice Sessions

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Venice Sessions, riflessioni sul futuro

E’ online il sito di Venice Sessions l’evento organizzato da Telecom Italia il 27 Novembre. Qui l’intervento di Alessandro Baricco.


Costruire il futuro

E’ stato un weekend splendido, passato insieme al team, le famiglie e i bambini di Bakeca, una delle aziende Internet italiane più interessanti in questo momento a mio modesto parere.

Ho avuto l’onore e il piacere di essere stato invitato all’offsite meeting del ‘Craiglist italiano’ il cui tema era ‘building the future’. All’Hotel Jafferau, 2000 metri di altitudine l’aria rarefatta, la neve, il sole hanno creato un’atmosfera frizzante e piena di energia.

Bakeca è un concentrato di ottime idee ed energia esplosiva, costruita giorno dopo giorno da una squadra giovane, estremamente competente ed entusiasta. Il sito di annunci è ormai in rampa di lancio e finalmente intravede il break-even. Dopo tre anni di duro startup autofinanziato, i suoi 3 milioni e mezzo di utenti caricano sul sito mediamente oltre 300.000 annunci divisi in una mega-matrice di città per categorie che macina 140 milioni di pagine al mese ed ha un tasso di crescita impressionante. Il ‘bakeca-style’ permea l’azienda. Genio e sregolatezza, idee brillanti ed eccellente capacità di esecuzione.

Lavorare in Bakeca significa investire su se stessi: in azienda gli stipendi sono bassi perchè una startup deve tenere sotto controllo ogni centesimo di spesa fino a che non supera il bivio. Eppure tutti sono entusiasti, altro che sindacati. Hanno una chiarissima percezione di dove stanno andando e sanno che quando ci saranno arrivati, tutti quelli che hanno contribuito ne trarranno dei grandi benefici.

La politica di tenere bassi gli stipendi determinata dallo stato di necessità ha inoltre a generato una serie di effetti collaterali positivi:
– chi è valido fa rapidamente strada;
– chi non ha sprint se ne va altrettanto rapidamente;
– in Bakeca sono tutti imprenditori, chi resiste è perchè ci crede e chi se ne va si porta dietro un bagaglio di imprenditorialità notevole.

Tant’è che senza farlo apposta, in dpixel abbiamo finanziato due società in qualche modo vicine a Bakeca: Seolab uno spin-off del team SEO che ha costruito la strategia e gli strumenti di search engine marketing e Glomera, di cui uno dei due fondatori – Daniele Alberti – è stato direttore marketing.

Bakeca è una media company decisamente di nuova generazione: i canoni tradizionali sono spesso ribaltati. Il sito fondamentalmente ha 3 pagine: l’homepage, la pagina con l’elenco di annunci e quella per caricare un annuncio. Stop. Per il resto grande sviluppo di tecnologie e applicazioni per rendere sempre migliore il sito e introdurre nuove funzionalità e strumenti. Un focus maniacale sui sistemi che ha permesso di superare un micidiale attacco di pirati organizzati questo inverno. Il team editoriale anzichè produrre contenuti si occupa di cancellare contenuti. Non 1 euro speso in pubblicità tradizionale e 100% del budget dedicato al marketing non-convenzionale: un pullman giallo che da tre anni gira l’Italia ha costruito e reso vitale una comunità costruita interamente dal basso. La passione di una squadra molto compatta e divertente hanno creato una vera community vitale e vibrante: il 60% degli utenti arrivano al sito digitando direttamente l’indirizzo, il 70% torna dopo la prima visita.

Su esperienze come Bakeca e sulle persone che la stanno facendo ci sarebbe da scrivere dei libri e insegnarli nelle università: ragazzi non aspettatevi che il futuro arrivi, rimboccatevi le mani per costruirvelo perchè sennò sarete relegati ai margini della società nei prossimi anni.


Aiooooo!!!

Mi ero perso questa intervista, stasera trasmessa in replica su La7. Grande Soru! Uno che parla poco, ma quando lo fa dice le cose dritte e sa veramente cos’è la tecnologia.
Un vero maverick, altro che McCain.


Internet non è vera economia

Fare venture capital nel business digitale in Italia è difficile e fin qui non ci piove. Un pò meno evidente è cercare di capire perchè veramente sia così.

Eppure soldi in Italia ce ne sono e anche tanti: investitori istituzionali, fondazioni bancarie, privati per non parlare dei fiumi di denaro pubblico sprecati sull’altare dello sviluppo, competitività, ricerca e innovazione.

Ma allora se i soldi ci sono perchè non vengono investiti? Perchè gli investimenti in venture capital in Italia sono bassissimi, praticamente inesistenti?

A volte ho sentito dire che in Italia non ci sono imprenditori. Francamente anche questa mi sembra un’argomentazione che non sta in piedi. In dpixel riceviamo più o meno un business plan al giorno e questo ci costringe a selezionare a priori gli imprenditori che possiamo fisicamente incontrare perchè altrimenti passeremmo il nostro tempo chiusi in una sala riunioni. D’altra parte, credo che qualunque persona di buon senso che conosce gli Italians, tutto direbbe tranne che non abbiamo spirito creativo e imprenditoriale. Nè tanto meno che non siamo capaci a costruire aziende di successo.

Spesso si fa l’osservazione che mancano le competenze. Anche questa affermazione è semplicemente un luogo comune che non corrisponde al vero.

Quindi – posto che i soldi ci sono e che ci sono anche gli imprenditori – perchè non vengono effettuati investimenti se non a livello marginale?

Ieri ho conosciuto dei colleghi che come me fanno venture capital all’interno di una importante istituzione finanziaria e abbiamo passato il pranzo a sfogare le nostre frustrazioni su quanto sia difficile fare il nostro mestiere in Italia.

Ad un certo punto parlando di strategie e perimetri di investimento è emerso che il loro fondo investe in tutto tranne che in Internet. Ovviamente la cosa mi ha colpito particolarmente. Come si può pensare di fare venture capital in Italia senza investire nel digitale, nel software e nelle telecomunicazioni? Alla fine la risposta del mio interlocutore è stata illuminante e finalmente mi ha fatto capire la vera ragione.

‘Sai non investiamo nel digitale perchè quella non è vera economia’.

Io sono un tipo abbastanza tollerante ma di fronte a stupidaggini e pregiudizi di questa natura perdo completamente il controllo. Ho brutalizzato di insulti il mio interlocutore e abbiamo concluso li la nostra riunione che non aveva ragione di proseguire ulteriormente.

Ma la cosa mi ha fatto riflettere. Quali sono stati i casi di successo di aziende italiane high-tech nate negli ultimi anni? Ho provato a fare l’elenco e mi sono venuti in mente alcuni casi significativi nel campo delle biotecnologie, medicale, dei nuovi materiali e del nanotech.

Nel campo di Internet ho cominciato a fare la lista: Tiscali, Fastweb, Dada, Venere, Yoox, Mutuionline, Virgilio, Inet, Italia Online, BravoSolution. Ma anche una nuova generazione di aziende come Funanbol, Jobrapido, Volagratis, Bakeka, Banzai e così via.

Ah già… ma questa non è vera economia.


Tre Allegri Ragazzi Morti a Torino

Come sempre buona musica all’Hiroshima Mon Amour. Venerdi. Mi perdo il concerto dei Tre Allegri Ragazzi Morti! A questo punto lancio un’appello: aprire Hiroshima Mon Amour 2 – Milano Edition.


Chicca mediatica

Una autentica perla dei nuovi media il sito del neoeletto presidente della regione Abruzzo. E’ difficile re-imbottigliare il genio quando esce dalla bottiglia e finisce su Internet.

Il video elettorale che ha scatenato un putiferio di polemiche continua a riapparire in tutti i modi sulla rete, qui sotto forma di ripresa della pagina che lo trasmette da una web TV abruzzese, una specie di guerriglia mediatica.

Come dicevamo…siamo nudi su Internet.