Gli investimenti in innovazione in Francia

La scorsa settimana ho viaggiato a Parigi per incontrare alcuni fondi di venture capital Francesi. Un volo di aereo e atterrando a Charles De Gaulle sembra subito di mettere il piede su un altro pianeta, rispetto al desolante panorama dell’Italia in questo campo.

Tanto per inquadrare il fenomeno un po’ di numeri. Gli investimenti di venture capital early stage in Francia lo scorso anno, hanno ampiamente superato il miliardo di Euro. In Italia sono state investite risorse pari a circa 1/20 questo importo.

In Francia negli ultimi dieci anni il settore del venture capital si è consolidato grazie ad un attento supporto del governo e degli investitori istituzionali francesi. Dieci anni fa circa il governo ha impostato la propria politica per sviluppare il venture capital, imperniata su diversi elementi tra cui un ruolo attivi di CDC (la Cassa Depositi e Prestiti Francese), che attraverso la creazione di un fondo di fondi ha fatto nascere decine di nuove realtà di venture capital. I team di allora sono oggi alla loro seconda o terza esperienza di fund managment e molti casi si sono affrancati dalla ‘mamma’ CDC che rimane comunque uno degli investitori istituzionali più attivi e attenti. Alcuni di questi sono professionisti che ho avuto modo di conoscere in quanto investitori di Vitaminic o di aziende che acquisimmo sia come Vitaminic sia successivamente in Buongiorno Vitaminic.

Una politica di defiscalizzazione molto aggressiva ha consentito ai fondi di continuare ad avere accesso a risorse finanziarie private con il risultato netto che oggi sono attivi in Francia diverse decine di fondi significativi con un ampio ventaglio di tipologie di investitori e focus di investimento. Con queste azioni la Francia negli ultimi dieci anni ha recuperato molto terreno per configurarsi un mercato del tutto paragonabile al mercato UK, tedesco e scandinavo.
L’Italia da tutti i punti di vista è più o meno dove era la Francia una decina di anni fa in termini di sviluppo del venture capital. In aggiunta a questo dato siamo il fanalino di coda nella ricerca.
L’Italia investe la metà della Francia in ricerca e sviluppo, oltretutto con una maggiore presenza di fondi pubblici (circa la metà), molto superiore a Francia, Germania e UK dove i privati finanziano circa i 2/3 della ricerca. Technology transfer e brevetti sono al fanalino di coda dell’Europa e spesso materia sconosciuta nelle Università o nei migliori dei casi materia poco e mal praticata.
Impressionante poi entrare nel dettaglio degli investimenti per aree geografiche. Gli investimenti in R&D fatti al sud Italia sono circa 1/5 di quelli del nord-ovest e la cosa fa il paio con un’amministrazione degli ingentissimi fondi destinati all’innovazione e alla creazione di impresa che da queste parti delle Alpi sono gestiti malissimo particolarmente se se confrontati con il modus investendi dei Francesi e con la maggiore efficienza ed efficacia della macchina pubblica.

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2 commenti on “Gli investimenti in innovazione in Francia”

  1. Alberto Cottica ha detto:

    Grazie di avere condiviso queste considerazioni. Le faccio un po’ girare tra i miei amici romani, che conoscerai al Kublai Camp.

  2. Ale ha detto:

    Il problema pero’ sono sempre i ritorni che questi fondi fanno…


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