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Microfinanza senza garanzie più solida dei subprime

L’economia occidentale sta attraversando una fase di crisi con pochi precedenti. L’esplosione della bolla immobiliare e finanziaria che si era accumulata negli ultimi anni sta detonando una recessione e aprendo un preoccupante periodo di instabilità.

Mi ha colpito in questo contesto lo stridente contrasto con i contenuti di un bel report di Credit Suisse sulla responsabilità sociale in campo finanziario. La micro-finanza moderna è nata negli anni 70, con la Grameen Bank fondata dal Premio Nobel professor Muhammad Yunus. I fondi di micro finanza ammontano oggi a circa US$ 4,4 miliardi e questo è un settore che ormai comprende oltre al microcredito anche la microassicurazione, il micro-venture capital e i servizi di deposito e trasferimento per individui a bassissimo reddito. Si tratta di fondi che investono ‘alla base della piramide’: microimprese, piccole aziende spesso familiari in centri urbani e rurali.

I prestiti vengono forniti senza garanzie e la cosa che colpisce è il fatto che i fondi che forniscono questi microprestiti hanno un tasso di default molto basso e un elevato grado di solvibilità. I soldi sono dati sulla parola e sulla parola sono restituiti. Spesso finanziano progetti legati all’economia informale e sono quindi anche abbastanza scollegati dagli sbalzi dell’economia formale e lontani dalle oscillazioni dei mercati finanziari.

A Pachacutec, una baraccopoli in Perù, l’acqua corrente è arrivata grazie ad i prestiti di Vivencia, società appartenente al gruppo ACP (Acción Comunitaria del Perù»). di Lima. Il prestito consente alla popolazione di allacciarsi alla rete idrica ad un costo inferiore all’acqua comprata dalle autobotti. Vivencia è un developer immobiliare che investe in progetti infrastrutturali nelle baraccopoli e nonostante questo è una società che genera dei rendimenti.

La cosa che colpisce è che ‘alla base della piramide’ nella maggior parte delle economie meno industrializzate e nei paesi poveri si trova la maggior parte della popolazione.
Mibanco, banca del gruppo ACP, è specializzata nel prestare soldi a chi non riesce ad ottenerli dalle altre banche: finanzia aziende che tipicamente hanno meno di dieci dipendenti e ricavi inferiori ai 150.000 US$. Parliamo di circa 3 milioni di imprese in Perù che impiegano complessivamente il 76% degli occupati del paese e generano il 42% del PIL nazionale.

Pur avendo al centro dei suoi obiettivi la responsabilità sociale, il gruppo ACP non fa beneficenza e ha registrato lo scorso anno un utile di US$ 15,4 milioni che sono stati reinvestiti nello sviluppo della holding e delle sue aziende.

A chi interessano questi temi: un’ora di YouTube ben spesa.


Microfinanza senza garanzie più solida dei subprime

L’economia occidentale sta attraversando una fase di crisi con pochi precedenti. L’esplosione della bolla immobiliare e finanziaria che si era accumulata negli ultimi anni sta detonando una recessione e aprendo un preoccupante periodo di instabilità.

Mi ha colpito in questo contesto lo stridente contrasto con i contenuti di un bel report di Credit Suisse sulla responsabilità sociale in campo finanziario. La micro-finanza moderna è nata negli anni 70, con la Grameen Bank fondata dal Premio Nobel professor Muhammad Yunus. I fondi di micro finanza ammontano oggi a circa US$ 4,4 miliardi e questo è un settore che ormai comprende oltre al microcredito anche la microassicurazione, il micro-venture capital e i servizi di deposito e trasferimento per individui a bassissimo reddito. Si tratta di fondi che investono ‘alla base della piramide’: microimprese, piccole aziende spesso familiari in centri urbani e rurali.

I prestiti vengono forniti senza garanzie e la cosa che colpisce è il fatto che i fondi che forniscono questi microprestiti hanno un tasso di default molto basso e un elevato grado di solvibilità. I soldi sono dati sulla parola e sulla parola sono restituiti. Spesso finanziano progetti legati all’economia informale e sono quindi anche abbastanza scollegati dagli sbalzi dell’economia formale e lontani dalle oscillazioni dei mercati finanziari.

A Pachacutec, una baraccopoli in Perù, l’acqua corrente è arrivata grazie ad i prestiti di Vivencia, società appartenente al gruppo ACP (Acción Comunitaria del Perù»). di Lima. Il prestito consente alla popolazione di allacciarsi alla rete idrica ad un costo inferiore all’acqua comprata dalle autobotti. Vivencia è un developer immobiliare che investe in progetti infrastrutturali nelle baraccopoli e nonostante questo è una società che genera dei rendimenti.

La cosa che colpisce è che ‘alla base della piramide’ nella maggior parte delle economie meno industrializzate e nei paesi poveri si trova la maggior parte della popolazione.
Mibanco, banca del gruppo ACP, è specializzata nel prestare soldi a chi non riesce ad ottenerli dalle altre banche: finanzia aziende che tipicamente hanno meno di dieci dipendenti e ricavi inferiori ai 150.000 US$. Parliamo di circa 3 milioni di imprese in Perù che impiegano complessivamente il 76% degli occupati del paese e generano il 42% del PIL nazionale.

Pur avendo al centro dei suoi obiettivi la responsabilità sociale, il gruppo ACP non fa beneficenza e ha registrato lo scorso anno un utile di US$ 15,4 milioni che sono stati reinvestiti nello sviluppo della holding e delle sue aziende.

A chi interessano questi temi: un’ora di YouTube ben spesa.


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