Dai pompelmi all’high-tech in 15 anni

Nel giro degli ultimi 15 anni Israele è riuscita a creare uno dei principali poli di innovazione e imprenditorialità high-tech a livello internazionale. I numeri di Israele in questo campo fanno impallidire: oggi è il terzo mercato di venture capital al mondo e negli ultimi due decenni ha attratto verso le imprese tecnologiche 55 miliardi di dollari di investimenti.

Il tutto è stato creato partendo praticamente da zero con il lancio del programma Yozma varato dal governo Israeliano. L’obiettivo del programma, studiato durante gli anni ‘80 era appunto quello di creare un mercato di venture capital in Israele.

Al cuore di Yozma ci fu la creazione di dieci fondi early-stage (il primo fu creato nel 1993) con un obiettivo di raccolta di 20 milioni di dollari ciascuno a cui il governo contribuì per il 40/50%. Un investimento iniziale di circa 100 milioni di dollari. Fu in seguito addirittura creato un fondo per sindacare investimenti, allo scopo di aumentarne la dimensione media.

I fondi avevano lo specifico obiettivo di attrarre investitori e gestori competenti sul territorio locale e non quello del rendimento. Per questo veniva concessa una call option agli investitori che partecipavano per poter entro 5 anni rilevare la quota del governo ad una rivalutazione del 5%, rendendo così particolarmente attraente la partecipazione. In pratica il governo si prendeva la metà del rischio, concendendo la totalità dell’upside a chi rischiava localmente.

Gli Israeliani si resero conto che il problema principale era che mancavano le competenze specifiche nel venture capital high-tech ed in questo modo riuscirono nel giro di pochi anni ad attrarre localmente i principali operatori e i migliori talenti del settore. Senza considerare che nel farlo hanno creato un network impressionante di relazioni internazionali che hanno di fatto creato l’industria tecnologica Israeliana. Network che tra le altre cose, ha inoltre generato un solido canale per le successive exit dagli investimenti. Lo schema tipico era quello di avere il cuore di R&D in Israele e la testa commerciale e manageriale in Silicon Valley.

Oggi oltre 100 aziende tecnologiche israeliane sono quotate al Nasdaq.

Il tutto ha generato ovviamente una impressionante serie di ricadute esterne. Ad esempio ci sono oggi circa 40 centri di ricerca e sviluppo di aziende internazionali Ma solo 7 sono stati creati ex-novo localmente, la maggior parte si trova in Israele a causa dell’attività di acquisizione generata come naturale conseguenza degli investimenti di venture capital.

Oggi in Israele ci sono oltre 60 fondi di venture capital attivi nell’early stage composti per il 95% da capitali esteri. Fondi che investono circa 1,8 miliardi di dollari l’anno in startup tecnologiche. I dieci fondi Yozma sono ancora attivi, solo che oggi hanno una raccolta complessiva di 5 miliardi di dollari. Tanto per fare un paragone in Italia nel primo semestre 2007 gli investimenti di venture capital early stage in Italia sono stati un totale di 39 milioni di euro.

Ma in fondo è bello vivere in Italia come dice Nino Moroni.

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2 commenti on “Dai pompelmi all’high-tech in 15 anni”

  1. Alberto Cottica ha detto:

    C’è un libro molto bello che racconta questa storia (come pure quelle di Taiwan, della Cina continentale e dell’India), “The New Argonauts” di Annalee Saxenian. L’idea è che un contributo molto importante al decollo delle industrie IT di questi paesi sia stato dato da imprenditori e tecnici che erano emigrati nella Silicon Valley, e lì avevano fatto fortuna. Più tardi hanno visto opportunità interessanti nei loro paesi di origine, e sono tornati per avviarvi nuove imprese. Ma noi siamo pigri, e emigriamo meno volentieri. No?

  2. dgiluz ha detto:

    ciao alberto, non lo conoscevo, lo vado a vedere, ne conosco qualcuno che lo ha fatto e lo sta facendo, l’immigrazione ‘di ritorno’ sta dando un contributo credo essenziale. Un mio amico di NY e origine Indiana, è tornato indietro e ha fatto un sito di dating…
    …che in India è un fatto strutturato.
    Nel senso che è uno strumento, direi una sorta di CRM sui generis poichè i matrimoni sono tutti organizzati dalla famiglia con il contributo dello sposo. Quando ti sposi si usa portare a mano l’invito ma tipo a 3000 invitati. Il fondatore di una società software con cui collaboro si è dovuto prendere due settimane solo per portare gli inviti porta a porta.


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