Techgarage: com’è andata?

Secondo me bene: siamo rientrati venerdì a Milano con tutto il team di dpixel soddisfatti. E come prima cosa vorrei ringraziare oltre a tutti quelli che hanno partecipato, Frank, Emanuele e i dpixeliani, tutto il team della LUISS, gli speaker, chi ha supportato questa iniziativa e in particolare Dada.

Si sono presentate oltre 350 persone, finalmente in una bella giornata di sole. Un discreto numero di startup in diverse fasi di sviluppo in vari settori: web, social media, tecnologia. Business già avanti nel raggiungimento di obiettivi importanti in cerca di crescita o consolidamento. Venture capitalist (Innogest, 360 Capital Partners, Quantica e il network di angels (Italian Angels for Growth). Da Londra è venuto Mike Butcher, editor di TechCrunch e ha presieduto la giuria dei premi messi in palio da Topix. Tre startup sono uscite vincitrici dal Seed Match: Pervactive, Bookerang e Gingercraft.

Ma più di tutto mi interessano critiche e commenti di chi è venuto…in autunno nuova tappa di Techgarage a Milano.


8 commenti on “Techgarage: com’è andata?”

  1. Francesco Federico ha detto:

    Ho trovato l’evento molto ben organizzato e unico nel suo genere in Italia. E’ stata la prima vera occasione di incontro per le startup italiane, per fare vero networking, per conoscerci e per iniziare a capire come muoversi nel mondo dei VCs.
    Spero riusciate a fare tanti altri eventi così in futuro, unico consiglio: fateli in inglese! Se davvero vogliamo aprire anche agli investitori europei, è fondamentale che tutto l’evento si svolga in inglese (o che quanto meno le startup si presentino in inglese con materiale in inglese).
    Complimenti ancora e grazie!

  2. Marco Ottolini ha detto:

    Ottimo, come ho già avuto modo di dirti a voce.
    Da segnalare l’assenza di inutili speech istituzionali: un rischio certo a Roma.
    Tutta roba interessante, gente competente, molto networking e finalmente una prima spallata all’ingessato mondo imprenditoriale e finanziario italiano. Se perdiamo punti veri di ricchezza è evidente che le nostre risorse economiche non sono indirizzate nel verso giusto…
    Speriamo che alla prossima edizione ci siano più investor, magari anche stranieri, e che si possa raccontare qualche bel funding andato bene.

  3. dgiluz ha detto:

    Al prossimo garage ci saranno sicuramente più investitori stranieri e speriamo anche più italiani. Magari non tutto ma forse una sessione in inglese potrebbe avere senso se riusciamo a portare un significativo numero stranieri

  4. Alessandro Nasini ha detto:

    In quasi vent’anni mi pare questo sia stato il primo evento del genere e sentire delle Venture dire “…chiedete, chiedete bene e vi verrà dato…” è una novità credo quasi assoluta. Il mio giudizio è sicuramente positivo, anche se mi è rimasta la sensazione che sia mancato “qualcosa”.
    Sino all’intervento di Dettori ero quasi pago tanto della forma che del contenuto dell’evento: rispetto agli “ingessamenti istituzionali” che sembrano essere la regola (concordo con Ottolini, sopratutto romana) il salto di qualità era già stato notevole.
    Con l’interventio di Dettori l’ingessamento si è definitivamente sgretolato ma a quel punto il tempo rimasto era poco e l’agenda già definita. Capisco bene la difficoltà, ma cercherei di dare a Techgarage una forma ancora più diretta. Se tavola rotonda deve essere, sarebbe molto interessante trovare il modo (escludendo un tavolo tondo da 400 posti) di rompere lo schema palco-platea. Forse anche la location della LUISS, pure prestigiosa, non è l’ideale dal punto di vista logistico.
    Mi viene a questo punto di fare anche qui la domanda: in attesa del prossimo Techgarage, cosa succede? Su Techgarage.eu non ho trovato il follow-up che mi sarei apsettato. Questioni tecniche, o non è prevista la nascita di una qualche community (scusate il termine che odio…) di techagargisti?

  5. Caterina ha detto:

    Ciao,
    concordo con Alessandro sull’opportunità di fare un po’ di follow-up sul sito di techgarage: potrebbe essere utile non solo per raccogliere feedback sull’evento (e quindi opportunità di miglioramento per la prossima edizione) ma anche e soprattutto per raccogliere commenti sulle start-up che si sono presentate.
    Sono piaciute ?
    Chi ha effettivamente possibilità di emergere ?
    I modelli di business proposti reggono ?
    Alla fine, infatti, la parte dell’evento che probabilmente é stata più apprezzata é stato l’elevator pitch, dove la platea ha avuto però solo 2 minitui per azienda per porre domande: immagino molti commenti/richieste di chiarimento siano rimaste “inevase”.
    A me per esempio sono piaciute molto Memopal, Jobrapido, Gliaffidabili e Yubuk, a voi ?

  6. Alessandro Nasini ha detto:

    Sei minuti per raccontare la propria azienda, prospettive di business comprese sono certamente pochi. Non ho avuto ancora modo di approfondire la conoscenza delle quattro che citi ma posso darti un piccolo accenno.
    Memopal ha ad oggi un grosso punto debole: dichiara di avere una sola sede ed un solo data center, cosa che per il tipo di servizio che offre è un punto debole serio.
    Con Jobrapido ho fatto solo un paio di prove perchè stiamo cercando collaboratori ed abbiamo pubblicato alcuni annunci su Kijiji e sul sito aziendale, ma l’esito è stato negativo: gli annunci non erano indicizzati da Jobrapido. Passi per il sito aziendale, ma la mancanza di Kijiji mi pare un po’ anomala.

  7. Fabio ha detto:

    Da quanto leggo sembra che l’evento sia stato un successo e ne sono molto contento! Io tempo fa ho scelto di “emigrare” a Londra per far partire la mia start-up ma se questi tipi di evento fossero già stati presenti nel 2006 forse la scelta sarebbe stata più ardua.
    La quantità di eventi e la qualità del networking sono decisamente elevati e – a mio modo di vedere – in Italia potrebbe fiorire una cultura dell’aiutarsi e del confrontarsi molto simile. Speriamo che sia la internet-generation a portare questa ventata di novità!
    Fabio

  8. Stefano Mizzella ha detto:

    Come ho già avuto modo di commentare nel mio blog, ritengo che nel complesso l’incontro sia stato molto positivo, soprattutto per ciò che concerne l’affluenza del pubblico. Personalmente mi ha stupito positivamente il fatto di incontrare così tanti imprenditori, blogger e professionisti del web in un evento romano, città forse non ancora del tutto abituata a ospitare e gestire incontri del genere, rispetto soprattutto a Milano, dove c’è una maggiore apertura nei confronti del web 2.0 e dei social media. Tuttavia anch’io non posso fare a meno di evidenziare qualche errore a livello logistico: la LUISS è senza dubbio una gran bella Università, ma la location è risultata troppo formale e istituzionale per un evento del genere. Soprattutto, una copertura wi-fi open avrebbe permesso ai presenti di poter “bloggare” e “twitterare” liberamente senza grossi problemi.
    In vista dei prossimi appuntamenti di TechGarage, concordo anch’io con Francesco Federico riguardo all’idea di strutturare le presentazioni in inglese per attirare gli investitori europei ed internazionali, così come mi trovo d’accordo con Alessandro Nasini per ciò che concerne la proposta di rompere lo schema tradizionale palco-platea: mi piacerebbe assistere a un’organizzazione spaziale più orizzontale e interattiva tra speaker e pubblico.
    Soltanto una piccola annotazione al commento di Alessandro Nasini. Un primo incontro positivo tra VCs e start-up era avvenuto anche lo scorso febbraio, a Milano, durante il primo incontro di MiniBar-Italy (http://www.socialmedialab.net/), evento a cui ho lavorato, insieme a Francesco D’Orazio, Stefano Vitta ed Antonio Bonanno, e del quale dpixel è stato uno degli sponsor principali. Dico questo non certo per voler mettere in evidenza un mio progetto personale, ma perché ritengo sia importantissimo, ancor più nel contesto italiano, che iniziative come MiniBar o TechGarage ricevano tutto il riconoscimento che meritano. Magari tra qualche anno anche in Italia iniziative del genere rappresenteranno la regola e non certo l’eccezione, ma ancora per il momento creare spazi di dialogo tra investitori e start-up significa innovare, rischiare, sperimentare e osare.


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