Si può fare

A San Francisco mi ha colpito il racconto di un professore di Stanford: “Anything is possible”. Nel mondo della ricerca tecnologica più avanzata si tende a pensare che qualunque cosa sia possibile, il problema (come al solito) è solo capire come farla.

Ora è diventato anche uno slogan elettorale.

Il mio lavoro mi porta spesso ad incontrare imprenditori che hanno nuove idee su come sviluppare dei business nel campo digitale. Negli ultimi anni questo mi ha fatto conoscere una generazione di nuovi imprenditori che sta cercando di emergere in Italia e in tutto il mondo: a Londra, San Francisco, a Pechino come in India.

Al mini-bar ne abbiamo incontrati alcuni e ben trecento persone si sono presentate per venire a vedere che cosa stava succedendo.

Negli ultimi 10 anni di web commerciale è emersa una nuova generazione di manager: hanno vissuto alti e bassi della new economy. Si sono occupati di vendite, marketing, tecnologia, operations, business development. Hanno operato in aziende come Virgilio, Italia Online, Infostrada. Portali e progetti editoriali web come Yahoo, Lycos, SEAT, DADA. Alcuni di loro sono cresciti professionalmente in aziende internazionali Tiscali, Excite e Vitaminic.

Ora molti di loro stanno pensando di fare gli imprenditori. E hanno visto quello che abbiamo tutti di fronte agli occhi sui nostri monitor.

Ci sono un miliardo di persone su Internet oggi, tre miliardi di persone hanno un telefonino. Ognuna di queste può essere raggiunta in modo digitale. Sono emerse nuove tecnologie, nuovi modi di pensare al web e nuovi modelli di business. Il lato sociale del web ci ha anche evidenziato come questo spazio digitale sia profondamente diverso da qualunque altro media precedente “uni-direzionale”. Una piattaforma globale che collega persone, applicazioni ed oggetti.

‘Content is king’ ma la nozione stessa di contenuti oggi va riconsiderata. Ha la forma di tecnologie e applicazioni web come Google. Aggregatori generati dagli utenti, comunità online, siti come ad esempio Flickr, MySpace e YouTube. Applicazioni software, ambienti virtuali tridimensionali come Second Life o giochi interattivi.

E’ una generazione, che ha differenza della mia, è nata con il mouse in mano al posto del telecomando e poi si è inventata un proprio linguaggio comunicando con i telefonini via sms.

E stanno emergendo in tutto il mondo. E quelli che emergono sono sempre gli stessi. Sono quelli che ad un certo punto hanno pensato: “forse tutto non si può fare, ma quest’idea io la posso fare”.

E’ la generazione di persone come Fabrizio, intervistato da Marco Palombi di First Generation Network.

http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-7702617856573923480&hl=it

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4 commenti on “Si può fare”

  1. Marco Palombi ha detto:

    Gianluca,
    si concordo, il punto e’ crederci. Sapere che il mondo sta cambiando e devi pensare che ce la puoi fare da solo 😉

  2. vitamin-HIC ! ha detto:

    >>E’ una generazione, che ha differenza della mia, è nata con il mouse in mano
    ha differenza?

  3. enrico ha detto:

    Complimenti per l’articolo, intervista molto interessante!

  4. dgiluz ha detto:

    Grazie. Beh, fa una certa differenza secondo me. Guardo come i ragazzi usano la tecnologia e mi rendo conto che è una generazione diversa dalla mia. Il primo computer per me era un Mac nel ’84, avevo 17 anni.
    Marco la tua intervista a Fabrizio Capobianco è davvero interessante, come lo è il progetto di Funanbol. Dimostra a tutti che si può fare, solo in Italia è una strada più in salita. Sarebbe bello sentire il tuo racconto di Splider


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